CAPITOLO VIII

Consapevolezze

<< Giulia, Giulia svegliati. >> disse Kara scuotendo la sua amica. La ragazza mugugnò qualcosa e si girò dall’altro lato ignorandola. << Dai Jules, ti ho portato la colazione: cornetto al cioccolato e cappuccino con poco caffè. Apri i tuoi grandi occhi e li avrai. >> insisté Kara e a quel punto Giulia iniziò a prendere coscienza. Si voltò verso l’amica e una volta averla messa a fuoco le sorrise: << Buongiorno Kara. Che ci fai qui? >> le chiese mettendosi a sedere lentamente sul letto. << Cosa ci faccio?Secondo te?Volevo sapere del ‘’dopo ballo’’ con Giorgio. L’avete fatto? >> domandò l’amica super emozionata senza preamboli. Giulia arrossì mentre il suo cuore iniziò a batterle forte nel petto, strinse il lenzuolo tra le mani e tornò con la mente alla sera prima:

<< Allora com’è andato il discorso?Matteo ha detto che sei stata incredibile. >> le chiese Giorgio una volta in auto. << E’ andato bene, ma dovevi esserci anche tu.>> rispose Giulia con una punta di rabbia. Il ragazzo sospirò sconfortato: << Cosa devo fare per farmi perdonare? >> le domandò poi fermando l’auto sotto casa De Angelis. Giulia avvertì il senso di colpa dal tono della sua voce e si voltò verso di lui osservandolo:quei capelli scuri, quegli occhi che lei sapeva bene che se colpiti dal sole diventavano verdi, quelle labbra piene e il fisico curato. Non c’era niente di sbagliato in quel ragazzo e lei sapeva bene che se tra loro un giorno sarebbe finita ci sarebbero state altre mille pretendenti pronte a prendere il suo posto. Giorgio poi era dolce, attento e premuroso (salvo certe volte), e allora perché non sentiva nessuna attrazione fatale come era accaduto con Andrè?E se quella con il francese fosse invece una sensazione sbagliata?Forse era solo ammaliata dalla bellezza fuori dal normale di quel ragazzo, come tutte. In fin dei conti lei era umana. Si mise a ridere quando capì che molto probabilmente quella che aveva sperimentato era un’infatuazione adolescenziale. Si, era l’unica spiegazione, provò a convincersi e decise che a quel punto non doveva più rimandare con Giorgio. Lo amava davvero e lui amava lei, uno stupido inconveniente come il ritardo di quella sera non poteva far collassare il loro meraviglioso rapporto. Decise allora di prendere in mano la situazione e con una mossa studiata, suggeritale da Kara, alzò leggermente la gamba destra facendola strusciare sulla sinistra voltando poi il suo corpo in direzione di Giorgio che attendeva una risposta. << Non devi fare nulla, è tutto okay. >> gli rispose con un tono di voce più caldo. Il ragazzo avvertì immediatamente la differenza e fissò Giulia che aveva assunto una postura provocante mettendo in evidenza il seno e le gambe. Il membro nei pantaloni di Giorgio si indurì subito anche se non aveva capito del tutto le intenzioni di lei. << Se-sei sicura? >> le chiese balbettando. << Si. >> rispose la ragazza avvicinando la bocca all’orecchio di Giorgio. Lui rabbrividì incredulo cercando di capire cosa avrebbe dovuto fare. Le labbra di Giulia iniziarono poi a lasciargli dei teneri baci sotto l’orecchio fino ad arrivare sul collo. Il cuore del ragazzo batteva a mille, la sua fidanzata non era mai stata così sensuale. << Giulia, co-cosa stai facendo? >> le domandò mentre tutto il sangue nel suo corpo si concentrava in un unico punto. << Voglio assaggiarti… >> rispose lei recuperando le parole nel vocabolario della sua migliore amica. A quella frase Giorgio scattò e afferrò Giulia tirandola verso di sé baciandola senza freni facendo poi scorrere le mani ovunque sul quel corpo meraviglioso. La ragazza rabbrividì ma non sapeva se di piacere o di fastidio. << Vogliamo andare a casa mia? >> le domandò Giorgio accarezzando il merletto dello slip di Giulia. << D’accordo. >> rispose lei incerta. Aveva esaurito tutta la sua sicurezza improvvisamente. Il ragazzo si staccò da lei e mise in moto quando però dietro di loro si fermò una bellissima Mercedes. Giulia la riconobbe subito, era suo padre. << Oddio papà! >> esclamò poi felice sistemandosi il vestito. << Tuo padre è qui? >> domandò Giorgio confuso. << Doveva venire per il compleanno di Gaia tra due giorni, avrà deciso di anticiparsi. >> disse la ragazza aprendo la portiera dell’auto per correre a salutare suo padre. Giorgio sospirò per calmare i suoi bollenti spiriti e scese a sua volta. La Mercedes si spense e da essa scese un affascinante uomo di quarantasette anni dai capelli biondi, gli occhi verdi e un fisico atletico che indossava un pantalone sportivo blu e una camicia verde chiaro. << Papà! >> urlò Giulia felice avvicinandosi a lui ma contemporaneamente l’altra portiera della Mercedes si aprì e ne scese una donna bella sui trent’anni, dai capelli biondo scuro e gli occhi color champagne avvolta in un tubino bianco di cotone: Selena.

<< Oddio Giulia, cos’hai fatto tu? >> le chiese Kara. << Ho salutato papà con meno entusiasmo. Lui mi ha presentato Selena che devo dire si è dimostrata simpatica. Poi io gli ho presentato Giorgio che è stato teso come una corda di violino con papà ma si è sciolto come creta nelle mani della sua compagna. Quando Giorgio se n’è andato in seguito, ho dissuaso mio padre dal salire a casa, mia madre mi avrebbe uccisa se avessi fatto salire quella donna nel nostro appartamento mentre lei era a letto o meglio in vestaglia, gli ho poi bisbigliato che mi doveva una spiegazione per la presenza di quella donna qui. >> concluse Giulia tristemente. << Beh si, una spiegazione te la deve perché aveva promesso che sarebbe venuto da solo. Come l’ha presa tua madre? >> domandò Kara preoccupata. << Non bene. E’ furiosa ma le ho detto che me ne sarei occupata io. Non voglio che papà pensi che lei agisca in questo modo per gelosia. >> << E Gaia? >> << Non sa nulla. Mamma le dirà tutto oggi, se non l’ha già fatto mentre l’accompagnava a scuola questa mattina. >> disse Giulia guardando la sveglia che segnava le dieci del mattino. << Wow Giuly. La tua vita non è per niente noiosa in questo periodo. >> affermò Kara cercando di farla sorridere. << No infatti. Grazie per la colazione comunque. Sei sempre la mia cara Kara. Andiamo in cucina prima che si congeli tutto. >> mormorò la ragazza alzandosi dal letto. Le due amiche scesero in cucina e trovarono Anastasia appoggiata al bancone assorta nei suoi pensieri con una tazzina di caffè tra le mani. << Ciao mamma, hai visto Kara cosa ci ha portato? >> disse Giulia alla donna che trasalì visibilmente. << Oh ciao tesoro, si ho visto. Kara sei sempre premurosa con noi, grazie. >> disse poi con un sorriso triste che trapassò il cuore di sua figlia. Il colpo basso del padre aveva ferito sua madre più di quanto pensasse e lei non sapeva cosa fare per tirarle su il morale. << Non si preoccupi signora, lo faccio volentieri. Deve andare a lavoro anche oggi che è sabato? >> chiese Kara cercando di distrarre la donna. << Si, tra poco verrà a prendermi Sandro. Ho un caso importante tra le mani. Ah e Giulia, non torno a pranzo e credo che tuo…tuo padre voglia vedere sia te che Gaia quindi vi inviterà a mangiare un boccone in qualche ristorante. Mi raccomando vestitevi in modo elegante e fatemi fare bella figura. >> disse Anastasia andando a prendere la sua valigetta. Quel giorno non era truccata e pettinata in modo perfetto come suo solito e lo sconforto si evinceva dalle sue espressioni. Dopo dieci minuti arrivò Sandro, la donna baciò sua figlia, salutò Kara e uscì. << E’ proprio a pezzi tua madre. Hai in mente qualcosa per farla riprendere? Mia mamma quando ha scoperto che papà la tradiva con la tedesca ricca del terzo piano l’ha minacciato con un paio di forbici di renderlo uguale al marito di Lorena Bobbit. Lui si è spaventato e da allora riga dritto. >> affermò Kara sorseggiando un po’ di cappuccino. << Mio padre non tradisce mia madre, sono divorziati ricordi? >> << Si ma il senso è che tua madre deve dimostrarsi forte e lui la smetterà di fare di testa sua. Impara una cosa, nessun uomo è indomabile se trovi il suo punto debole. >> sentenziò Kara addentando uno dei cornetti. La sua amica aveva ragione, la madre non doveva mostrarsi debole soprattutto davanti a Selena e sfruttare ciò che sapeva essere il tallone d’Achille dell’ex marito. << Quando torna da lavoro le parlerò. >> disse poi sedendosi sullo sgabello. << Beh possiamo cambiare argomento e passare all’evento bomba di ieri sera? >> domandò Kara rivolgendo all’amica uno sguardo malizioso. << Sarebbe? >> rispose Giulia un po’ confusa. << Sarebbe?Oh Sweetie, tu ieri ti sei presentata al ballo con il ragazzo più bello del mondo, francese e ricco per lo più. Molte nostre ‘’colleghe’’ quando avete ballato ti hanno maledetta più del solito e devo essere sincera anch’io ho invidiato il fatto che lui tenesse le mani su di te e non su di me, inoltre io l’avrei invitato a fare una danza privata in qualche camera dell’hotel. Voglio sapere tutto per filo e per segno. >> affermò l’amica divertita. A quel punto la ragazza capì di non avere scampo e iniziò a raccontare di come Andrè l’aveva accompagnata al ballo nei dettagli.

<< Oh si, così… succhialo tutto, prendilo e lecca come piace a me, piccola. >> disse Andrè spingendo la testa di una ragazza verso il suo membro. Godeva così tanto che pensava sarebbe morto. Due occhi verdi poi lo guardarono e lui si rese conto che i capelli della ragazza erano rossi…<< Finalmente ti assaggio De Lyon. >> disse la ragazza che lui riconobbe come Cécile. Andrè urlò dal disgusto e la allontanò sconvolto ma poi aprì gli occhi…
<< Porca puttana! >> urlò il ragazzo ansimante e mettendosi a sedere di botto al centro del suo letto che per fortuna era vuoto. ‘’E’ stato un incubo, solo uno stramaledetto incubo.’’ si ripeté riprendendo fiato. Passò una mano tra i capelli sudati dopodiché si alzò dirigendosi nell’enorme e lussuosissimo bagno in camera, si guardò allo specchio spruzzandosi poi dell’acqua sul viso. La sua maglia a mezza manica bianca era madida di sudore come i suoi boxer neri. ‘’Ci mancavano solo gli incubi erotici su quella vipera.’’ si disperò mentalmente spogliandosi decidendo a quel punto di fare una doccia. Era esausto, quella notte aveva dormito malissimo e guardando il raffinato orologio a muro che indicava le otto del mattino, si rese conto che aveva dormito anche poco. Aprì l’acqua della doccia, che poteva ospitare benissimamente sei persone e circondata da un vetro opaco ornato da ricami più chiari, infilandosi poi sotto immediatamente. Si godette il massaggio del getto che lo svegliò completamente mentre i suoi capelli si bagnavano assumendo una tonalità più scura. Le gocce scorrevano sul suo bellissimo viso attraversando il collo, le spalle larghe e muscolose, la schiena liscia, i pettorali definiti in modo perfetto senza esagerazione, l’addome scolpito e piatto, l’inguine, il suo membro lungo e grosso, i glutei sodi, le cosce atletiche fino ad arrivare ai piedi. Iniziò ad insaponarsi i capelli con lo shampoo e i suoi pensieri tornarono alla sera precedente. Cécile come al solito si era attaccata a lui come una sanguisuga non dandogli tregua nemmeno per andare alla toilette e aveva temuto per il suo ‘’arnese’’ quando si era trovato la ragazza chiusa in bagno con lui che cercava di sedurlo aspettandolo seduta sull’enorme lavandino in marmo passandosi tra le mani il suo tanga. Lui aveva sorriso considerandolo uno scherzo ma quando Cécile l’aveva attirato tra le sue gambe mostrandogli il suo sesso nudo Andrè aveva dovuto trattenersi per non andare di stomaco e aveva allontanato quella ninfomane con tutte le scuse possibili, cercando allo stesso tempo di non ferirla: << Cara >> – le aveva detto in tono suadente – << tu sei una ragazza dolce, simpatica ed elegante. Non vuoi farlo qui ed ora davvero. >>. Lei si era messa a riflettere un po’ e poi aveva assentito con il capo. Andrè aveva sospirato di sollievo… troppo presto. << Andiamo in camera mia, allora. >> gli aveva suggerito poi. Lui era sbiancato non sapendo cos’altro dire ma per fortuna una volta usciti dalla toilette il signor Dumas li aveva intercettati per il brindisi finale. De Lyon si era ripromesso di andare in chiesa quella domenica per ringraziare Dio di averlo salvato in quel momento. Rabbrividì di disgusto sotto l’acqua calda al pensiero di infilarsi tra quelle gambe flaccide e bianchicce. Una volta finito la doccia Andrè si avvolse un asciugamano sui fianchi mentre con una più piccola si frizionò i capelli. Era sabato e non doveva lavorare, iniziò allora a riflettere sulle varie opzioni a disposizione per riempire quella giornata di maggio: Claudia? Deborah? Marina? Un altro nome passò però nella sua mente: Giulia. Il ricordo delle ore passate con quella ragazza lo invase totalmente. Aveva ballato insieme a lei, l’aveva stretta tra le braccia mentre lei si era affidata totalmente a lui. Si sedette sul bordo del suo letto ancora un po’ bagnato cercando di far luce sulle forti sensazioni provate la sera prima non riuscendo però a dar loro un nome. In quel momento sentiva solo il bisogno di rivederla, di parlarle… Avrebbe fatto qualsiasi cosa, donato tutti i suoi beni solo per guardarla di nuovo negli occhi e vederla sorridere in modo rilassato come aveva fatto quando era stata tra le sue braccia. ‘’Cosa mi sta succedendo?’’ si chiese poi alzandosi in piedi per accendere il suo impianto hi-fi che riprodusse ‘’Cannonball’’ cantata da Damien Rice. In seguito aprì il suo enorme e moderno armadio a muro tirando fuori un pantalone della tuta blu scuro e una t-shirt a mezza manica azzurra. Forse la corsa l’avrebbe aiutato a far luce sulla sua confusione mentale.

<< Oddio!Quindi si è offerto lui di accompagnarti e poi è rimasto al ballo? >> domandò Kara quasi urlando. Giulia arrossì ed alzò gli occhi al cielo: << Si. >> disse poi infilando le tazze sporche nella lavastoviglie. << La nostra Giula ha fatto colpo! Ti rendi conto?Il figlio dell’imprenditore De Lyon. Sai ieri notte, dopo essermi ‘’divertita’’con Matteo, ho preso tutte le informazioni possibili sul nostro francese. >> affermò l’amica tirando fuori dalla sua borsa l’Ipad. Toccò lo schermo un paio di volte, poi iniziò a leggere le notizie ignorando le proteste di Giulia che cercava di convincerla ma soprattutto convincersi che ieri non aveva significato niente per lei: << Andrè Charles Pierre De Lyon. Nato a Parigi il 30 giugno 1985. Si è laureato in economia in Francia a ventuno anni e si è poi trasferito con il padre e la madre qui nel 2006 per via del lavoro di monsieur De Lyon che ha spostato in Italia la sua importante e famosa impresa ricevendo richieste lavorative non solo in tutta Italia ma anche in molte città europee. Andrè lavora nell’impresa di famiglia sin dal raggiungimento della laurea conseguendo la specialistica, sempre in economia, qui alla Sapienza. Non è mai stato legato sentimentalmente a nessuna ragazza ed ha la fama di essere un playboy incallito. Ogni sera si diverte con una ragazza diversa, in questi ultimi tempi però è stato visto più volte ad eventi e in giro per Roma con Cécile Dumas la figlia di un importante uomo d’affari francese. Si vocifera che sia il padre di Andrè che quello di Cécile vogliano far fidanzare i due per unire le loro fortune. >> concluse Kara guardando Giulia che era rimasta sorpresa nell’ascoltare tutte quelle info. << E’ uno scapolo d’oro Giuly inoltre è anche bellissimo e ieri ha ballato solo con te, ha parlato solo con te. Ha ignorato completamente me, quando mi sono presentata gentilmente a lui, e qualsiasi altra ragazza presente al ballo. >> aggiunse poi. << Oh ma non significa nulla Kara. Come hai detto tu stessa è un playboy incallito quasi fidanzato con una ricca ereditiera e ieri voleva solo perdere tempo. >> affermò Giulia avviando la lavastoviglie. << Sarei strafelice se un ragazzo figo e ricco come lui decidesse di ‘’perdere tempo’’ con me. Se fossi in te ci farei un pensierino… >> << Per l’amor del Cielo Kara!Sono fidanzata e che tu ci creda o no io amo Giorgio. Si lo ammetto è stato emozionante stare con Andrè ieri sera ma non era niente di importante. >> mentì Giulia prima di tutto a se stessa e poi all’amica. ‘’E’ solo un’infatuazione’’si ripeté. Doveva convincersene primo per Giorgio e secondo perché di sicuro Andrè era interessato più a quella Cécile (che lei pensò essere la ragazza vista insieme a lui da Imagò) che ad una normale ragazza come lei, ieri era stata un’eccezione. Di sicuro De Lyon l’aveva accompagnata per divertirsi come si era divertito quando al ristorante le erano cadute le bibite addosso, oppure quando l’aveva afferrata quella volta a casa sua altrimenti non sarebbe andato via in quel modo. Il telefono dell’appartamento squillò e interruppe le riflessioni di Giulia che andò a rispondere e sia la replica di Kara. << Pronto? >> disse sospirando. << Giulia?Ciao sono papà. >>. La ragazza represse un rantolo nervoso e respirò per non iniziare a rimproverare suo padre per la questione di Selena. Stavano accadendo più cose in quel periodo della sua vita che in tutta la sua vita stessa. << Ciao papà. >> rispose lei con tono smorto. << Cos’è questo tono?C’è qualcosa che non va? >> le chiese Renato. << Certo che c’è qualcosa che non va. Avevi promesso che saresti venuto a Roma da solo. >> rispose Giulia un po’ risoluta. << Dai tesoro, non prendertela. Selena si è aggiunta al viaggio all’ultimo minuto, ha una zia qui e ne ha approfittato per venirla a trovare. Prometto che farò il possibile per stare solo con te e tua sorella. Siete libere per pranzo? >> chiese l’uomo. << Certo. Gaia esce da scuola alle dodici oggi, possiamo vederci verso l’una? >> << D’accordo. Vi passo a prendere a quell’ora. >> concluse Renato allegro. << Okay, rimandiamo la discussione a dopo allora. >> rispose la figlia rincuorata dal fatto che suo padre avesse detto ‘’vi passo’’ e non ‘’vi passiamo’’ a prendere. << Cos’ha detto tuo padre? >> chiese Kara dopo che Giulia aveva riattaccato. << Vuole pranzare con me e Gaia. Spero di riuscire a parlare con lui per sapere meglio che intenzioni ha. >> rispose la ragazza passandosi una mano tra i capelli frustrata. << Su non preoccuparti. Tuo padre infondo è un brav’uomo. Vedrai che troverete un punto di incontro. Tornando al discorso su De Lyon ho da dire un’ultima cosa poi scappo a pranzo con Simone. >> disse Kara prendendo la sua borsa e le chiavi dell’auto. << Simone il nipote sexy della tua vicina? >> le domandò Giulia divertita. << Si, lui. Riguardo a te, voglio dirti che puoi anche amare Giorgio ma nella vita esistono sentimenti che vanno ben oltre l’amore. Non parlo di anime gemelle e quelle cavolate lì, si tratta di un filo invisibile che lega due persone contro la loro volontà. Puoi mentire a me, a Giorgio e a te stessa ma sai bene che quello che c’era ieri sera tra te e Andrè non ci sarà mai con nessun altro uomo. Come lo so?Ho visto i vostri sguardi mentre ballavate, no so lui ma tu non hai mai guardato nessuno in modo così assoluto da quando ti conosco soprattutto il tuo Giorgio. E non provare a convincerti che sia solo un’infatuazione, non ci si emoziona così tanto quando il sentimento è frivolo. Pensaci, ci vediamo stasera per l’addio al celibato di Wanda. >> concluse Kara baciando l’amica sulla guancia e sparendo giù per le scale. Giulia era immobile al centro della cucina. Come al solito la sua migliore amica l’aveva smascherata.

Andrè correva tra i viali della meravigliosa Villa Borghese ascoltando ‘’Money’’ dei Pink Floyd. L’aria del mattino era frizzante e il profumo dei fiori e degli alberi rendeva la corsa più sana e rilassante. Finalmente stava trovando un po’ di pace dopo giorni di lavoro e vicissitudini ‘’sentimentali’’. Girò intono alla grande Fontana Rotonda aumentando man mano il ritmo. Cosa doveva fare con Giulia? Perché quando la vedeva perdeva il cervello?Inoltre perché era attratto fisicamente da lei nonostante sapesse che forse lei non aveva mai fatto un pompino in vita sua? Di solito fuggiva da questo genere di ragazze pure e timide alla ricerca di donne esperte e sfacciate. L’aveva sempre eccitato il fatto di poter sperimentare su di loro tutte le sue perversioni. Amava sottomettere le ragazze bollenti quelle che avevano carattere, traeva una soddisfazione assoluta nel vederle potenti, indipendenti e ricche ma piegate al suo potere anche se consensualmente. In quel momento si ricordò della sua prima volta a sedici anni, lei si chiamava Yvette era una studentessa più grande di lui di un anno dal fisico perfetto, occhi color fiordaliso e capelli neri come la pece. Tutti sognavano di andare a letto con lei e anche Andrè si era toccato tantissime volte pensandola. Quando finalmente Yvette si accorse di lui ad una festa lo portò a casa sua e fecero sesso. Andrè non riusciva a credere di essere stato dentro la ragazza dei suoi sogni e di averla fatta godere per quasi tutta la notte. Il giorno seguente pensava di essere diventato il suo ragazzo ma capì presto che si sbagliava. La sua Yvette, colei che gli aveva tolto la verginità, si divertiva con tutti e non si impegnava mai seriamente con nessuno. Andrè ne soffrì terribilmente ma capì che forse era così che funzionava il gioco, non esistevano relazioni durature, le cose forse erano cambiate dai tempi in cui i suoi genitori si erano innamorati. Decise così di iniziare a comportarsi in modo strafottente a sua volta. Quattro mesi dopo, infatti, cominciò a fare strage di cuori nella sua scuola andando a letto con tutte e legandosi a nessuna e quando Yvette si presentò un anno dopo da lui per divertirsi, capì che in lui non c’era più niente di innocente ma che comunque teneva ancora a lei. Iniziarono da allora una relazione di sesso, provando a fare cose sempre più spinte avvicinandosi man mano anche alle pratiche di BDSM perché a lei piaceva essere dominata e frustrata. Andrè presto si trasformò in un Dominatore e Yvette in una Switch*. Frequentarono insieme diversi locali Sadomaso facendo le esperienze più assurde. Da allora le uniche relazioni che intraprese il ragazzo furono D/s* fino a quel maledetto giorno…
Andrè continuò a correre quando intravide una ragazza dal volto familiare che faceva stretching indossando un top striminzito e un pantaloncino altrettanto corto e aderente: Claudia. Il ragazzo si fermò, spense il suo Ipod e si mise ad osservarla: << Certo che da qui c’è un panorama bellissimo. Mi sa che la prossima volta che passo da te ti prendo da dietro. >> disse lui mentre Claudia si voltò immediatamente per capire chi le avesse detto quelle cose. << Andrè. >> – esclamò poi sorridente – << che bello vederti. Ti alleni anche tu? >> << Si e volevo respirare anche un po’ d’aria fresca visto che sono costantemente rinchiuso in quell’ufficio. >> rispose lui ricambiando il sorriso. << Eh si ti capisco. Anch’io quando sono Claudia la segretaria rimpiango l’aria aperta. Su vieni, sediamoci un po’. >> lo invitò la ragazza verso una panchina. << Beh ti sei divertito ieri al ballo? >> gli chiese poi dopo essersi accomodati. << Si e no. >> disse Andrè guardando di fronte a sé. << Tutto qui?Mi sarei aspettata un’orda di parole sprezzanti sull’organizzazione e paragoni assurdi con la tua Francia… ma forse c’entra qualcosa la biondina sexy con cui hai ballato… >> lo provocò Claudia bevendo un sorso di Gatorade. << Era solo una mia conoscente. Non iniziare. >> << Conoscente?Oh Andrè raccontalo a chi non ha fatto sesso con te in quasi venti posizioni diverse. La guardavi come se fosse un diamante. Non pensavo che la dolce e secchiona Giulia De Angelis si concedesse di uscire con più ragazzi contemporaneamente. Giorgio Di Stefano non se l’è presa più di tanto, chissà… >> affermò la ragazza un po’ sorpresa. << Piantala Claudia!Giulia non esce con me. Ci siamo conosciuti perché sto ristrutturando una casa accanto alla sua e ieri era rimasta a piedi. >> si affrettò a dire De Lyon per difendere la reputazione della ragazza. Ecco un altro gesto altruistico nei suoi confronti. << Beh dalla chimica creatasi tra voi sembrava che vi conosceste da sempre. Tu poi eri totalmente perso in lei… Forse finalmente qualcuna ha toccato il tuo cuore. >> squittì Claudia felice per il suo amico di letto. << Che sono queste cavolate?Ho ballato solamente con lei, tutto qui. >> rispose Andrè sentendosi punto sul vivo non sapendo perché. << Non vuoi ammetterlo oppure non l’hai ancora capito? Guarda che l’amore è una cosa meravigliosa e puoi esserne contagiato chiunque… Anche uno freddo e distaccato come te. Non devi per forza reprimerlo. >> aggiunse la ragazza passandosi una mano tra i capelli. Amore? De Lyon, il playboy che cambiava letto ogni secondo innamorato? No, non era possibile. Non poteva non dopo quello che era successo in passato. << Claudia sei seria? Parli con me d’amore sapendo benissimo quanto consideri quella parola un utopia? Cioè senza offesa ma solo gli stupidi credono che questo sentimento esiste e se esiste che possa durare. >> sentenziò Andrè in modo freddo. << Pensala come vuoi ma ti conosco bene e non hai mai guardato una ragazza come hai fatto ieri con la De Angelis. L’hai venerata anche se inconsciamente e quando ti renderai conto che l’amore non è una malattia ma un’esperienza spettacolare forse saprai dare un nome a ciò che hai provato stando con lei. Ora devo andare è tardissimo. Buona giornata Andrè. >> concluse Claudia facendogli un occhiolino e alzandosi, dopodiché baciò il ragazzo sulla guancia e si allontanò correndo. Andrè rimase seduto con lo sguardo perso nel vuoto. Le parole di Claudia riecheggiavano nella sua mente: l’amore. No, l’amore non esisteva era solo una favola da raccontare ai bambini. Ma come spiegare allora quelle emozioni di cui era stato preda la sera precedente?

<< Com’è il tuo salmone gratinato, Giulia? >> chiese Renato seduto insieme alle sue figlie al ristorante Oliver Glowing a villa Borghese. Indossava una camicia azzurra e un pantalone di cotone classico sportivo che lo ringiovaniva di qualche anno. << Buono, è cotto a puntino. Com’è invece il tuo rombo? >> domandò la ragazza sorridente. Aveva indossato un abito aderente di lana sottile beije e ai piedi un paio di stivali marroni in pelle. I suoi capelli cadevano sciolti sulle spalle e il trucco era molto leggero. Anche se era arrabbiata con lui era contenta di rivedere suo padre, ogni volta che accadeva era una festa per lei e sua sorella. << Gaia com’è invece il tuo filetto di vitello? >> chiese l’uomo ricambiando il sorriso di sua figlia. << Buono, anche se preferisco le patatine fritte come contorno. >> rispose la piccola di casa ridendo. Lei indossava una camicia bianca,una gonna lunga fino al ginocchio di macramè color panna e ai piedi delle ballerine beije. << Okay la prossima volta si pranza da McDonald’s. >> affermò Renato alzando gli occhi al cielo. << Beh signorina, so che hai tenuto il discorso di commiato. Mi spiace che i genitori non abbiano potuto assistere. >> aggiunse poi versandosi del vino. << Si, ma l’ho fatto per sostituire una mia collega con l’influenza. Non ti sei perso nulla comunque. >> rispose Giulia sminuendosi come sempre. << La mia bambina parla a nome di tutti i laureandi della Sapienza e non è nulla? Quando Gaia mi ha inviato le tue foto le ho subito messe nel mio ufficio e informato tutti i miei colleghi. Selena si è entusiasmata tanto e non vedeva l’ora di conoscerti. >> affermò suo padre orgoglioso. La ragazza arrossì e bevve un sorso d’acqua cercando poi di spostare l’attenzione su Gaia: << Lo sai papà che Gaia invece farà un assolo al prossimo saggio di danza? >> << Si, mi ha già informato. La mia piccola stella di Broadway brillerà presto alla scala di Milano. >> rispose Renato facendo l’occhiolino a Gaia che sorrise felice. << Mi state riempiendo di soddisfazioni ragazze. Vostra madre sta facendo un buon lavoro. >> aggiunse poi con una punta di tristezza e senso di colpa. Dopo pranzo l’allegra famiglia si spostò al Roseto comunale. Il sole illuminava i cespugli di rose in fiore proprio in quel mese. L’aria era profumata e i colori dei fiori rendevano quel posto meraviglioso. Gaia correva da un roseto all’altro scattando foto e chiedendo alla sorella di scattarne alcune con lei e loro padre. Giulia non vedeva Gaia così felice da molto e sperava che il suo umore non venisse mutato dalla situazione con Selena. La madre le aveva riferito di quella donna mentre la portava a scuola, si era rabbuiata inizialmente ma quando sua sorella maggiore l’aveva rassicurata che Selena non sarebbe stata tra i piedi aveva riacquistato il buon umore. Quando Gaia si era allontanata vicino ad un cespuglio Giulia colse l’occasione per parlare con suo padre. << Papà vorrei parlarti di Selena. >> disse lei guardandolo seria. << Dimmi, cosa vuoi sapere? >> rispose Renato curioso. << Prima di tutto vorrei chiederti quanto è seria la vostra relazione. Cioè vivete insieme a Milano? >> << Si. Lei si è trasferita nel mio appartamento da circa due settimane, anche se la nostra storia va avanti da quattro mesi. >> rispose l’uomo sedendosi su una panchina e invitando sua figlia a fare lo stesso. << Si è trasferita da te dopo un fidanzamento così breve? Cioè è prestissimo papà, non è neanche il tempo necessario per innamorarsi. >> sbottò Giulia sorpresa e preoccupata. << Tesoro, io e Selena ci conosciamo da due anni. Era una segretaria della mia impresa ma grazie al mio aiuto e alla sua bravura è riuscita a diventare socia. Inizialmente non voleva uscire con me ma quando l’ho aiutata ancora con alcuni problemi finanziari si è resa conto che per me provava più di un’amicizia. >> rispose Renato salutando Gaia da lontano. Giulia osservò suo padre allibita alzando un sopraciglio. Davvero l’uomo che aveva creato un impero edile dal nulla si era fatto infinocchiare da un’oca bionda che dopo averlo sfruttato per diventare socia e aver risolto i suoi problemucci finanziari si era concessa di diventare la sua fidanzata? << Papà ti rendi conto che Selena si è solo accorta di quanto tu fossi bravo ad aprire il portafogli? >> disse poi sperando che il padre stesse scherzando. << Giulia ferma, so che detto così può sembrare la classica storia basata sul denaro, ma ti posso assicurare che Selena non è quel genere di donna. >> sentenziò Renato sicuro. << Ma sei cieco o cosa? Che ti serve per avere la conferma di ciò che la vostra relazione è in realtà?Pensavo fossi un uomo intelligente. >> esclamò la ragazza alzandosi in piedi. << Non ti permetto di parlare così di una persona che non conosci neanche. Tra noi c’è qualcosa di vero, fin’ora non mi ha chiesto nulla guadagna da sola i suoi soldi. >> << Vorresti dire i tuoi soldi. Papà non ha bisogno di chiederli, l’hai resa socia cosa può volere di più? >> << Ascoltami Giulia, conoscila frequentala e poi dopo potrai dire la tua ma per il momento chiudiamo qui il discorso. >> concluse l’uomo alzandosi e dirigendosi verso Gaia che lo chiamava a gran voce. Giulia invece si sedette confusa e triste, prese il suo cellulare e digitò un messaggio a Giorgio:

Giulia: ‘’Ho bisogno di te. Dove sei?’’
Giorgio: ‘’Sono con Manuel all’Eur. Cos’è successo?’’
Giulia: ‘’Nulla di grave, un piccolo screzio con mio padre. A che ora torni?’’
Giorgio: ‘’Verso le diciotto, ma se vuoi mi anticipo. Oppure potremmo passare la sera nella mia dependance e parlarne. ’’
Giulia: ‘’No, non preoccuparti. Per stasera non posso, ho promesso a Kara che l’avrei accompagnata all’addio al celibato di sua cugina Wanda.’’
Giorgio: ‘’Wanda il panda si sposa?’’
Giulia: ‘’Smettila di chiamarla così, è una donna corpulenta ma è pur sempre una donna.’’
Giorgio: ‘’Corpulenta?Okay la smetto. Mi raccomando stasera non esagerare con l’alcol e con gli spogliarellisti.’’
Giulia: ‘’Spogliarellisti?Ehm, si conoscendo Kara ci saranno anche loro. Ma non preoccuparti, penserò a te tutto il tempo…’’
Giorgio: ‘’Se vuoi domani posso farti uno striptease personale.’’
Giulia arrossì nel leggere la risposta audace del suo ragazzo. Era una frecciatina riguardo a quello che stava accadendo ieri in macchina?Al pensiero delle mani di Giorgio sui suoi slip la ragazza si sentì in imbarazzo totale.

Giulia: ‘’Ci penserò, ora stacco che torno a casa con papà e Gaia. Ci sentiamo più tardi Ti amo.’’
Giorgio: ‘’Okay a più tardi. Ti amo anch’io.
Giulia ripose il cellulare nella sua borsetta e si alzò. Ormai non poteva tornare indietro con Giorgio non c’era motivo, doveva solo rilassarsi e tutto sarebbe andato per il verso giusto.

Era mezzanotte e al Goa, una delle discoteche più in della capitale, la musica impazzava facendo ballare centinaia di ragazzi che si divertivano dopo una dura settimana di lavoro, studio o nullafacenza. Quelli meno fortunati o ritardatari, invece, facevano la fila all’esterno pregando di entrare almeno entro le tre di notte. Andrè e i suoi amici facevano parte dei pochi privilegiati ad essere passati dall’entrata VIP. De Lyon adorava quel Club dallo stile ‘’Palazzo indiano di un lord inglese’’ con mobili preziosi ed elaborati, le candele e decorazioni a tema indiano che distinguevano il Goa da altri locali notturni della città. Sembrava di entrare in un altro mondo con pareti color avorio, oggetti esotici e misteriosi e divani ornati con preziosi tessuti. Il tutto gli ricordava leggermente i locali sadomaso che aveva frequentato un tempo, ma forse solo a causa della cupezza delle luci e l’ambiente un po’ macabro. Luke, Carlos e Philipe erano in pista scatenandosi a ritmo di ‘’Revolver’’ di Madonna insieme a sei ragazze belle e ricche, come loro del resto, che gli si strusciavano addosso come gattine. Andrè invece era seduto su un divano in pelle nera su un piano rialzato del locale al cui fianco era posto il bancone piccolo. Quella sera indossava una camicia nera sportiva,dei jeans scuri e ai piedi le sue 4us preferite. Sorseggiava il terzo bicchiere di Mojito cercando di spegnere l’afflusso di pensieri che aveva in testa. Subito dopo aver parlato con Claudia aveva rifiutato un confronto con se stesso passando il resto della giornata con Luke e gli altri prima nella sua villa ad Ostia e ora lì. Una mora dagli occhi verdi gli passò davanti con fare invitante ma Andrè non era dell’umore adatto per divertirsi o meglio non aveva voglia di farlo. La sua mente era chiara non voleva essere lì ma a via Fiumedinisi. Decise allora di ordinare un drink più forte, magari l’avrebbe stordito per un po’.

<< Kara, che diavolo di posto è questo? >> domandò Giulia perplessa guardando la discoteca in cui l’aveva trascinata la sua migliore amica insieme a Wanda, futura sposa, Flora e Gina le damigelle. Quella sera inoltre era stata costretta da lei ad indossare un jeans bianco aderente, sopra un top blu scuro con l’attaccatura al collo e morbido sui fianchi e ai piedi un paio di sandali blu dal tacco altissimo. I suoi capelli erano sciolti e mossi mentre il trucco era definito sui suoi bellissimi occhi. << Perché, non ti piace? >> le chiese Kara urlando a causa del volume altissimo della musica. << E’ un posto inquietante. Guarda queste luci cupe, i quadri raffiguranti volti di persone dell’800’ e questi pupazzi circensi che sembrano essere usciti da un film horror. >> rispose Giulia rabbrividendo. << Su non dire sciocchezze, è un posto tranquillissimo l’arredamento è solo per fare scena. >> la rassicurò la sua migliore amica dirigendosi verso il loro separé composto da tre divani in pelle e un tavolino incassati in una parete ai margini della pista. Wanda che effettivamente era una ragazza più che corpulenta, dai capelli corti castani e gli occhi neri indossava comunque un tubino elasticizzato pieno di pailette argentate e un piccolo frontino con attaccato un velo bianco che stava ad indicare il suo status da quasi sposa. Le damigelle Flora e Gina erano più magre, dai capelli neri a caschetto e occhi castano chiaro la prima mentre dai capelli lunghi color mogano e occhi verdi la seconda, avevano optato per una minigonna di cotone e top. Kara invece aveva sfoggiato il suo look da rimorchio: abitino cortissimo nero che lasciava la schiena nuda e il seno in vista e un paio di Chanel nere pailettate dal tacco vertiginoso ai piedi. I capelli erano legati in una coda alta e il trucco molto marcato sugli occhi. << Cosa ordinate ragazze? >> domandò loro un cameriere appena si furono accomodate. << Ci porti una bottiglia di champagne Rosé Ruinart, due Cosmopolitan e due Vodka lemon li metta sul conto di Domenico Baldi. >> rispose Kara dopo aver ascoltato le ordinazioni delle amiche e aver ignorato la richiesta di un bicchiere di coca zero da parte di Giulia. << Bene arrivano subito. >> disse il cameriere e poi sparì. << Ragazze andiamo a scatenarci. Su. >> esclamò Wanda entusiasta alzandosi in piedi. << Si! >> risposero all’unisono le due damigelle imitandola mentre Kara si guardava intorno per vedere se c’era qualche sua conoscenza e Giulia contava le ore per tornare a casa. Non riusciva a rilassarsi con tutta quella musica e le centinaia di persone intorno e rimpiangeva la serata nella dependance con Giorgio. << Su Giuly, andiamo anche noi. >> la strattonò Kara. << No, non mi va. Questi tacchi poi sono altissimi. >> rispose la ragazza ritrosa. << Le scarpe che indossi sono alte come quelle di ieri e non ti hanno impedito di ballare con il francese quindi alzati subito. >> la rimbeccò l’amica strattonandola nuovamente e a quel punto Giulia dovette cedere. Seguì Kara che si infilava tra le decine di ragazzi e ragazze che occupavano la pista sino a raggiungere la futura sposa e le damigelle. Le casse pompavano ‘’I love it’’ degli Icona Pop ma il dj quella sera aveva deciso di alternare vecchi successi a quelli nuovi. Kara si muoveva in modo sensuale e sicuro insieme a Gina e Flora mentre Giulia sembrava un pezzo di legno: << Dai Giuly, muovi quel sedere e quelle braccia. Ci stiamo divertendo. >> la incoraggiò la sua migliore amica ma lei non riusciva a sciogliersi e pregò che l’incubo in cui si trovava sarebbe finito presto.

<< Hey bâtard d’un bourreau de travail pourquoi tu ne viens pas pour faire la fête? >> ( Hey, bastardo di uno stacanovista perchè non vieni a scatenarti? ) chiese Philipe ad Andrè che continuava a stare seduto. << Je suis désolé Philippe, mais pas dans l’humeur. >> ( Mi dispiace Philippe ma non sono dell’umore.) rispose poi posando il suo bicchiere ormai vuoto. Pochi minuti dopo tornarono ai divani anche Carlos e Luke, che indossavano maglie aderenti a mezzamanica e jeans all’ultima moda, con sottobraccio due ragazze ciascuno. << Signore, cosa volete da bere? >> domandò Luke conducendo il gioco. Le ragazze dissero quello che volevano e poi iniziarono a ballare tra loro insieme a Carlos che le palpava sfacciatamente. << Perché tu non sei con nessuna, Phil? >> chiese Andrè perplesso. << Perché sono impazzito per una mora che sta ballando con le amiche qui sotto, ma non mi ha degnato di uno sguardo. >> rispose il ragazzo frustrato. << Come fa a notarti in questa baldoria?Devi abbordarla tu. >> disse Andrè sorridendo. << Lo sai che in queste cose non sono come Luke e Carlos. >> << Ti do una mano io. Fammi vedere chi è. >> concluse De Lyon alzandosi. Philipe lo guidò verso la balaustra e indicò senza saperlo la bella Kara che stava facendo morire tutti i ragazzi nella discoteca ballando in modo meraviglioso e sexy. Andrè la guardò e rimase spiazzato quando vide a fianco della ragazza Giulia De Angelis. In quel momento la canzone ‘’Giulia’’ di Gabry Ponte esplose nelle casse come se esclamasse il nome della ragazza al posto di De Lyon. Nel frattempo Wanda si strusciava in modo esplicito accanto ad un ragazzo bellissimo che era eccitato dai movimenti di lei. E’ vero che la bellezza è una cosa soggettiva. Le damigelle finirono invece ubriache sui divani a baciare contemporaneamente lo stesso ragazzo che le toccava entrambe sul sedere. Giulia guardava la scena shoccata mentre Kara cercava di coinvolgerla: << Su Giulia questa è la tua canzone! >> esclamò poi sorridendole. La ragazza ricambiò il suo sorriso e iniziò a muoversi in modo più sciolto. Andrè osservava la scena non sapendo cosa doveva fare. Il suo cuore si era messo a battere forte improvvisamente e il suo stomaco si era riempito di farfalle mentre quella canzone, che lui non conosceva, esprimeva apertamente tutto ciò che provava e che aveva provato ogni volta che aveva visto quella ragazza. Si era l’unica, il suo angelo… << Andrè, che ne pensi? >> gli domandò Philipe portandolo con i piedi per terra. Contemporaneamente però un ragazzo alto e moro con la t-shirt su cui vi era la stampa della Coca-Cola si avvicinò a Giulia mentre un altro alto e castano si accostò a Kara che iniziò a dargli subito confidenza. Giulia si irrigidì immediatamente mentre il moro le sorrideva avvicinandosi sempre più a lei: << Ciao bellezza, vieni spesso da queste parti? >> gli chiese poi con uno sguardo malizioso. << No, in realtà è la prima volta. >> rispose Giulia asciutta cercando di allontanarsi. << Capisco, beh ti va di ballare un po’ con me? >> insisté il moro. La ragazza cercò aiuto nella sua amica che però si era allontanata con il tipo castano. << No, grazie sto bene qui. >> rispose poi cercando di non essere scortese. << Ma su, vieni che ci divertiamo. >> aggiunse il moro afferrandola per un braccio. Giulia fece resistenza e il ragazzo aumentò la sua forza: << Ti ho detto che non mi va lasciami andare. >> disse lei seria e determinata provando a divincolarsi. Il ragazzo la ignorò tirandola a sé quando si materializzò davanti a loro Andrè De Lyon. << Credo che la signorina abbia detto no. >> disse poi al moro con uno sguardo minaccioso che avrebbe fatto tremare il diavolo. Giulia rimase a bocca aperta. Che ci faceva Andrè lì? E come si era accorto di ciò che le stava accadendo? In quel momento però ne approfittò per divincolarsi dalla presa dello sconosciuto mentre il suo cuore iniziava a battere forte dall’emozione di rivederlo mentre il tipo guardò il francese con aria di sufficienza. De Lyon era alto un metro e ottantasette e il ragazzo moro lo sovrastava di cinque centimetri, pensando che quella differenza preoccupasse Andrè che in realtà era fermo e sicuro. << E’ la tua ragazza? >> chiese poi il moro con aria di sfida. << No ma devi lasciarla stare lo stesso. >> rispose De Lyon ostile. << Altrimenti? >> disse il tipo avvicinandosi a lui senza essere intimidito. Andrè con una mossa studiata gli afferrò il braccio piegandoglielo dietro la schiena. Il moro cadde in ginocchio a causa del dolore e urlò di essere lasciato andare: << Hai capito che devi lasciare stare la signorina ora? >> gli domandò De Lyon all’orecchio tenendo il ragazzo in quella terribile morsa. << Si, si. >> rispose il moro con le lacrime agli occhi. Andrè mollò la presa e lo sconosciuto si defilò tra la folla. Il caos che c’era non aveva fatto notare la scena e tutti i ragazzi presenti continuarono a divertirsi inconsapevoli. Giulia aveva assistito alla scena incredula. Non pensava che De Lyon potesse essere bello e letale allo stesso tempo. << Stai bene? >> le chiese lui avvicinandosi alla ragazza preoccupato. Lei si riscosse e assentì con il capo. << Ti ha fatto male quell’idiota? >> << No. >> rispose Giulia prontamente. << E allora perché ti reggi il polso? >> domandò Andrè prendendogli delicatamente la mano. Giulia trasalì leggermente non si era accorta di essere stata ferita dal moro che l’aveva stretta troppo forte. A quel punto il ragazzo tirò fuori il suo cellulare e digitò un numero: << Sal?Sono De Lyon. Ferma un ragazzo alto e moro con la maglia con lo stemma della Coca-Cola e mandalo a casa a calci in culo. Io vado negli uffici sul retro con una ragazza ferita. Inoltre fai girare meglio la tua cazzo di sicurezza. >> disse e poi riattaccò. Giulia non sapeva cosa dire, con chi aveva parlato Andrè? << Su vieni con me, rimettiamo a posto il tuo polso. >> le disse in modo rassicurante e la guidò poi, mettendole un braccio intorno alla vita, fino al suo separé alla cui destra c’era una porta che sembrava finta. De Lyon la aprì e lui e Giulia si trovarono ad attraversare un corridoio stretto silenzioso ma illuminato. << Dove siamo? >> chiese la ragazza curiosa. << Negli uffici direttivi. >> rispose lui con nonchalance. ‘’Dove non puoi entrare Andrè?’’ pensò Giulia divertita. Il corridoio si allargò in un’area spaziosa in cui si trovavano due uffici in uno c’era un uomo afroamericano sui quarant’anni ben vestito e affascinante e al suo fianco una ragazza sui venti coperta da un abitino minuscolo: << Ciao Tom. >> lo salutò Andrè. L’uomo gli fece un cenno con la testa e tornò ad osservare la ragazza davanti a lui. De Lyon condusse Giulia nell’ufficio vuoto ma arredato in modo elegante e raffinato. Una grande scrivania in legno scuro e due poltrone rosso sangue dominavano la stanza, insieme ad una libreria e altri mobili in legno laccato. << Siediti. >> le disse Andrè indicando una delle poltrone. Lei si accomodò rilassandosi per la prima volta quella sera. Quel ragazzo le conferiva un senso di sicurezza mai provato con nessun altro. Andrè aprì uno dei mobili e tirò fuori una cassetta del pronto soccorso poggiandola sulla scrivania. Sollevò il coperchio della valigetta e ne estrasse una pomata e una garza. << Oh no, non c’è bisogno di tutto questo. Un po’ di ghiaccio andrà… >> << Lascia fare a me >> – la interruppe De Lyon – << questa pomata agisce in modo immediato così non sentirai dolore e non si formerà alcun livido. >> << Okay. >> rispose Giulia fidandosi del ragazzo. Andrè le prese il polso e iniziò a spalmare la pomata in modo delicato. Quel gesto fece rabbrividire di piacere entrambi. Sentire le dita di De Lyon sfiorarla in modo così leggero fecero desiderare a Giulia di essere toccata ovunque. Il suo cuore ormai stava per esploderle dal petto e il suo respiro si era fatto pesante. Andrè non riusciva a smettere di massaggiarle il polso. La pelle della ragazza era morbida e compatta come aveva immaginato e desiderava baciarne ogni centimetro. Immaginò di sfiorarle i seni e l’interno coscia senza volerlo e immediatamente il membro nei suoi pantaloni reagì. Lui si scosse da quei pensieri, prese la garza e la avvolse attorno al polso di Giulia. << Quando arrivi sotto casa togli la garza, così a tua madre non verrà un colpo e vedrai che non avrai né segni né dolore. >> mormorò poi sorridendole. La ragazza arrossì e assentì con il capo: << Grazie. Sei stato davvero gentile, anche prima a togliermi quello di dosso. >> gli disse guardandolo dolcemente. La mente di Andrè stava per perdere il controllo, l’unica cosa che voleva fare era baciarla. Scosse la testa e decise di riportare la ragazza in sala prima di commettere qualche sciocchezza. << Figurati. Odio quel tipo di persone. Ora però torniamo di là prima che le tue amiche si preoccupino. >> affermò prendendola per l’altra mano. Almeno poteva bearsi di quel semplice contatto e il fatto che Giulia non se ne lamentasse lo fece esaltare ancora di più. Lei non riusciva a capire perché le mani di Andrè non le provocavano alcun fastidio, anzi voleva sentire il suo tocco ovunque… Quel pensiero le fece contrarre piacevolmente i muscoli al di sotto del suo giro vita cosa che non le era mai successa prima d’ora neanche con Giorgio. Il pensiero del suo ragazzo le fece tornare un po’ di lucidità: << Si, hai ragione. Kara si spaventerà a morte. >> mormorò poi pensando che forse la sua amica la stava cercando. Andrè la condusse nuovamente per il corridoio e ritornarono nella discoteca accolti da una musica assordante. Il ragazzo passò accanto al suo divanetto dove Luke e Philipe saltarono in piedi appena lo videro: << Hey, tutto apposto?Ho sentito dire da Sal che hai fatto nero uno. >> gli chiese Luke osservando Giulia con interesse. Il suo volto gli era familiare ma non ricordava dove l’aveva vista prima. << Tutto okay ragazzi. Non c’è da preoccuparsi. Ci vediamo dopo. >> rispose Andrè riprendendo a camminare. Una volta raggiunto il separé di Giulia, Kara le corse incontro stravolta. << Dove eri?Mi sono preoccupata da morire. Oddio perché hai una benda al polso? >> le chiese urlando sia per la paura che per via della musica. << Sta tranquilla Kara, non è niente. Ero con lui, è una lunga storia. >> rispose l’amica indicando Andrè che le sorrideva. Per la seconda volta in una settimana Kara era rimasta senza parole. La sua timida amica la stava sorprendendo di volta in volta. << Si tratta sempre di una lunga storia. Comunque andiamo via, ho recuperato sia Wanda che le damigelle. Prendiamo un taxi però, credo che nessuna di noi possa guidare. >> disse poi prendendo la sua pochette e quella di Giulia. << Veramente vorrei accompagnare io Giulia a casa, se non è un problema. Voglio assicurarmi che stia bene. >> si intromise Andrè che non voleva ancora salutare la ragazza. Sia Kara che Giulia lo guardarono sorprese. << No, nessun problema. >> rispose poi prontamente Kara mentre l’amica non trovava la voce per rifiutare quell’invito e presto capì che era perché aveva voglia matta di stare con lui.

Una volta fuori dal locale Andrè guidò Giulia verso la sua Porsche che era nel parcheggio a pochi passi dall’entrata. In seguito tolse l’antifurto e le aprì la portiera. Lei lo ringraziò e salì in auto tesa come una corda di violino. Perché Andrè si era offerto di accompagnarla?Che Kara avesse ragione e lui fosse interessato a lei in qualche modo?Voleva davvero assicurarsi che stesse bene? De Lyon nel frattempo fece il giro dell’auto e salì al posto del guidatore: << Va meglio qui fuori, vero? >> le chiese poi guardandola. << Oh si, decisamente. Non amo questi posti così rumorosi e affollati. >> rispose Giulia fingendosi inorridita. << Posso dedurre che sia una delle tue prime volte in discoteca. >> << Si, sono stata a ballare a Rimini e a Ostia ma sulla spiaggia dove si respira e la musica si disperde nell’ambiente. >> << Capisco. >> rispose Andrè mettendo in moto. Giulia si rilassò completamente e chiuse gli occhi mentre un venterello fresco le sfiorava il viso piacevolmente. << Tu vai spesso in discoteca? >> gli chiese poi la ragazza curiosa. La sua audacia ormai veniva fuori nei momenti più particolari. << Si nel week-end, ma non qui in Italia spesso vado a Las Vegas o in California. Lì ci sono dei luoghi meravigliosi per ballare. >> disse lui tranquillo. La ragazza strabuzzò gli occhi: << Cioè tu vai a ballare a Las Vegas nel week-end? >> gli domandò sorpresa. Quanti soldi poteva avere quel ragazzo da partire per l’America a suo piacimento? << Si, l’anno scorso lo facevo sempre ma quest’anno gli impegni lavorativi me l’hanno impedito. >> << Wow. La tua vita non deve essere affatto noiosa. >> << No, cerco sempre di renderla piacevole e divertirmi. >> rispose Andrè sorridente. << La tua fidanzata deve essere un tipo molto paziente. >> mormorò Giulia senza volerlo e mettendosi poi una mano davanti alla bocca. De Lyon si fermò ad un semaforo e guardò Giulia curioso mentre lei arrossiva come non mai. << Scusami, non sono affari miei. Dimentica ciò che ho detto. >> aggiunse imbarazzata. << Nessun problema, non ho una ragazza, quindi posso fare ciò che voglio. >> affermò Andrè facendole l’occhiolino in modo malizioso che per poco non la fece svenire. << Ca-capisco. >> concluse la ragazza. A quel punto lui accese lo stereo che iniziò a riprodurre ‘’How deep your love’’ cantata dai Take That. Giulia la riconobbe e iniziò a canticchiarla. << Conosci anche questa? >> domandò De Lyon curioso, visto che quella canzone era capitata nella sua play-list a causa di sua sorella Giselle. << Si, cioè una delle mie cugine più grandi era una fan di questa band ed io da piccola li ascoltavo insieme a lei. Tu invece ascoltavi la loro musica? >> rispose la ragazza divertita. << Certo che no. E’ stata mia sorella ad inserirla nella mia play list. >> si affrettò a dire lui scoppiando poi a ridere. Stava così bene in compagnia di quella ragazza. Desiderò che quel viaggio di ritorno durasse il più possibile infatti scelse la strada più lunga e Giulia si rese conto che sperava che Andrè facesse una cosa del genere. Parlarono di tutto, dai libri preferiti ai film, dagli hobby al futuro. La ragazza era sorpresa di scoprire che quel ragazzo non era solo bello ma anche intelligente prediligeva infatti letture impegnative come i libri di filosofi sia antichi che moderni e alcuni testi di statistiche economiche. Andrè invece non si sorprese nel rendersi conto che la ragazza che aveva davanti era si timida e dolce ma anche brillante, scaltra e determinata e perdeva la testa per lei ad ogni minuto che passava. Una volta arrivati a via Fiumedinisi era come se entrambi si stessero svegliando dopo un sogno meraviglioso. Giulia guardò Andrè che la osservò contemporaneamente e ancora una volta i loro cuori iniziarono a battere all’unisono. I loro sguardi si unirono e tutto intorno a loro scomparve, non esisteva ne tempo e ne luogo. << Grazie per il passaggio. >> mormorò la ragazza con un filo di voce. << Non c’è di ché. >> rispose De Lyon con lo stesso tono emozionato della ragazza. << Allora ci vediamo in giro. >> sussurrò lei non trovando la forza per aprire la porta nonostante sapesse che i sentimenti forti che stava provando l’avrebbero fatta finire nei guai. Andrè strinse il volante evitando di fare qualche gesto di cui avrebbe potuto pentirsi. << Si, ci vediamo in giro. >> rispose lui avvicinando il suo volto a quello della ragazza per baciarla sulla guancia con un’audacia che non aveva mai usato prima. Giulia si era voltata invece per guardarlo un’ultima volta così che le labbra del ragazzo finirono a pochi centimetri da quelle di lei. Un’emozione e un piacere inaspettato colse i due ragazzi come se non avessero mai baciato nessuno prima di quel momento. Giulia si tirò indietro improvvisamente rendendosi conto che sarebbe successo l’inevitabile se si sarebbe soffermata un po’ di più. << Devo andare. >> disse poi agitata, aprì la portiera e scese dall’auto avvicinandosi poi al cancello di casa sua. Lo aprì ed entrò senza voltarsi indietro. Andrè rimase interdetto per alcuni minuti prendendo consapevolezza di ciò che era appena accaduto. Quel lieve contatto l’aveva fatto tremare come non gli era mai successo in vita sua. Aveva assaggiato anche se per un attimo il sapore di Giulia e la cosa che più lo spaventava era che non avrebbe mai voluto smettere di farlo per tutta la vita. In quel momento il suo cellulare squillò, era Luke. Andrè ignorò la chiamata, mise in moto la sua Porsche e partì come una furia. No, non poteva farsi coinvolgere in quel modo. Era sbagliato, era pericoloso. L’amore era un’arma micidiale e lui doveva rifuggire da esso e l’unico modo per farlo era dimenticare quella meravigliosa ragazza a tutti i costi.

*Switch = donna o uomo che veste i panni sia di dominatore che di sottomesso/a.
*D/s = rapporto Dominatore/sottomesso-a

18 thoughts on “CAPITOLO VIII

    • Ciao Anna 🙂 grazie mille per i tuoi complimenti 🙂 sn felice che il mio modo di scrivere ti piaccia *_* cerco smp di migliorarmi ^^ grazie di leggere i miei capitoli :***

    • Ciao Cris 🙂 sono felice che la storia ti stia attirando smp più ^^ ce la sto mettendo ttt x fare un ottimo lavoro 🙂 grazie mille x i complimenti a prestissimo :*******

  1. buonasera! seguo sempre con passione i capitoli di questa storia, volevo chiedere ogni quanto pubblicate un nuovo capitolo. sono in astinenza!!! ahahah complimenti, bacini

    • Ciao Alessandra 🙂 non preoccuparti l’attesa è quasi finita 😉 sto riscrivendo al pc le ultime scene e poi ci sarà la pubblicazione del nono capitolo 🙂 grazie mille x la pazienza dimostrata :*******

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