CAPITOLO VII

Il ballo

<< Chi è? >> chiese Giulia rispondendo al citofono la mattina del fatidico giorno del ballo. << C’è una consegna per la signorina Giulia De Angelis. >> rispose la voce di un uomo. << Scendo subito. >> disse la ragazza. Per fortuna indossava una tuta così non doveva perdere tempo a cambiarsi. Era curiosa di sapere cosa le era stato spedito e soprattutto da chi, anche se mezza idea l’aveva già. Scese in giardino e aprì il cancello piccolo. << Buongiorno. Questo pacco è per lei signorina. Può mettere una firma qui? >> chiese un signore anziano e simpatico. Giulia sorrise e firmò la ricevuta dopodiché congedò l’uomo e rientrò in casa. Mise il pacco sul tavolo e lo aprì restando senza parole, si trattava di un piccolo bouquet da polso composto da roselline rosa pallido e fiorellini lilla chiaro che si allacciava con un nastro di raso dorato. Un biglietto accompagnava il tutto;Giulia lo aprì emozionata e lesse:

‘’So che è sciocco regalare dei fiori al fiore più bello del mondo ma spero che questi siano di tuo gradimento. Sono ansioso di vederteli indosso stasera. Ti amo.
Giorgio’’

La ragazza si portò la mano alla bocca tremante di emozione, il suo ragazzo stava rendendo quel giorno ancora più bello di quello che poteva essere. Salì nella sua camera e poggiò il bouquet sulla scrivania, prese il telefono e scrisse un messaggio a Giorgio:

‘’Non so cos’ho fatto per meritare un ragazzo unico come te. Anch’io non vedo l’ora che arrivi stasera, ho una bella sorpresa per te… Ti amo.’’

Premette su invio e il messaggio partì. Un’ora dopo era truccata e vestita di tutto punto con una gonna di velo bianca con le plessè che dava l’idea di una finta trasparenza, sopra indossava una camicia di velo trasparente (occultata da un top a fascia), larga di un rosa pallido portata nella gonna e ai piedi un mezzo stivaletto rosa pallido con il tacco non troppo alto per andare dal parrucchiere insieme a Kara. Sua madre e Gaia sarebbero rientrate per pranzo e lei le aveva avvisate di mangiare senza di lei. Un colpo di clacson l’avviso che l’amica era arrivata con la sua 500 bianca e l’attendeva. Giulia prese una giacca beije, chiuse la porta di casa e raggiunse Kara: << Buongiorno Giuly. >> disse la ragazza che indossava dei jeans scuri, una maglia di filo larga color panna con dei disegni neri e sotto una camicia bianca mentre ai piedi indossava degli stivali in pelle con il tacco non troppo alto. << Ciao Kara. Deciso da quale parrucchiere vuoi andare? >> << Si, mia madre ha detto che costa un po’ ma dobbiamo assolutamente andare all’Atelier Roberto D’Antonio. >> affermò Kara partendo a tutto gas. << Sei sicura? Non so se ho tutti questi soldi. >> domandò Giulia facendo un piccolo calcolo mentale. << Non preoccuparti è un cliente del mio papà commercialista, ci farà avere uno sconto. >> la rassicurò la ragazza sorridente. << Okay mi fido. >> disse Giulia divertita. << Ah un’altra cosa. Stasera dovrai sostenere tu il discorso di commiato a nome di tutti laureandi. >> aggiunse Kara con finta non curanza e soppesando le reazioni di Giulia che strabuzzò gli occhi nell’udire quella notizia. << Cosa?Io? Sei impazzita Kara?Chi ti ha detto questa sciocchezza?Raffaella che fine ha fatto? >> sbottò poi quasi isterica. << L’hanno deciso i tuoi punti di credito e l’influenza di Raffaella. In graduatoria ci sei tu dopo di lei quindi congratulazioni e nel cruscotto trovi i fogli del discorso. >> disse Kara indicando davanti a se. << Quando hai saputo tutto ciò? Potevi dirmelo prima. >> esclamò Giulia in panico totale. Non le piaceva essere al centro dell’attenzione soprattutto nella sua università dove tutti cercavano di scavalcare gli altri. Il minimo errore l’avrebbe segnata per sempre. << Domenico è venuto stamattina da me insieme a Matteo. Non ti ho avvisata prima altrimenti ti saresti chiusa in camera a studiare quei quattro fogli. >> mormorò Kara prendendo la A24. Giulia alzò gli occhi al cielo, la sua amica la conosceva meglio di quanto pensasse. Una volta arrivate al salone di bellezza le due ragazze furono accolte dalla segretaria che le fece accomodare su un comodo divano in pelle offrendo loro tè, caffè e anche dello champagne. Giulia lesse il discorso mangiucchiandosi le unghie e muovendo nervosamente la gamba. Si chiedeva come avrebbe fatto a parlare davanti a tutti quella sera senza neanche qualche giorno di preparazione. Una ragazza in seguito le fece accomodare ai lavatesta e insieme ad una collega iniziarono a fare lo shampoo alle due amiche che provarono a rilassarsi per un po’.

<< E’ un piacere fare affari con lei Andrè. Non vedo l’ora di vedere la mia nuova villa completata. >> disse il signor Costanzi stringendo la mano del ragazzo. Andrè sorrise e ricambiò la stretta dell’uomo in modo soddisfatto. Dopo averlo congedato decise di chiamare Luke per vedere se avesse accettato di pranzare insieme a lui visto che aveva voglia di uscire dal suo ufficio. << Pronto? >> disse il ragazzo dall’altra parte del telefono con voce assonnata. << Mio dio Luke, è quasi l’una come cazzo fai ad essere ancora a letto?Tua madre deve essere una bomba del sesso se il tuo patrigno te lo lascia fare. >> lo prese in giro Andrè avvicinandosi alle vetrate del suo ufficio. Quel giorno indossava un paio di jeans eleganti, una camicia azzurra senza cravatta e una giacca celeste. << Ma porca puttana perché devi farmi incazzare già appena sveglio De Lyon? Che vuoi? >> rispose Luke fingendosi offeso. << Volevo offrirti il pranzo ma se non ti va chiamo Claudia così mi faccio anche una bella sveltina. >> << Accetto, accetto. Dammi il tempo di sistemarmi e… chi cazzo è questa nel mio letto? >> si domandò il ragazzo sorpreso e divertito. << Credo sia l’amica di Eleonora. Non pensavo te la desse dopo che l’hai presa in giro per tutta la sera. >> rispose Andrè scoppiando a ridere. << Ricorda una cosa anche se non ho tutto il tuo charme le ragazze fanno la fila per venire a letto con me. Tu invece ieri con chi sei sparito? >> << Con Eleonora. Quella ragazza fa dei lavoretti davvero buoni. Ora svegliati e fatti trovare fuori al mio ufficio tra mezz’ora. >> concluse Andrè sbottonandosi la giacca e poi riagganciò. Si lasciò cadere sulla sedia quando il suo cellulare squillò. << Pronto? >> disse versandosi un po’ d’acqua in un bicchiere. << Andrè, finalmente! Che fine hai fatto? >> urlò quasi Cécile all’altro capo del telefono. Il ragazzo represse un’imprecazione e si sforzò di essere simpatico: << Ciao Cécile. Scusami ma ho avuto una settimana strapiena, come stai? >> domandò poi maledicendola mentalmente. << Sto male, mi sento sola e triste. Mi avevi promesso che avresti passato del tempo con me, ma mi hai abbandonata. >> affermò la ragazza. Sembrava una mocciosa isterica e ci volle tutta la forza possibile affinché Andrè non le attaccasse il telefono in faccia. << Non volevo farlo ma il lavoro per me è importante. Come posso rimediare comunque? >> domandò in seguito provando ad essere gentile. Cécile si illuminò e passò al piano B. << Stasera verrà organizzata, nella mia residenza in viale dei Parioli, una festa di beneficenza e voglio che mi accompagni. L’ho già detto a mio padre e ti attende. >> affermò vittoriosa. Andrè imprecò di nuovo mentalmente e decise che nel pomeriggio doveva assolutamente vedere il suo avvocato. Non poteva cedere ai ricatti di quella strega per sempre. << D’accordo. A che ora inizia la serata? >> domandò secco. << Alle ventuno. Mando la limousine a prenderti, mi raccomando sii puntuale. >> squittì la ragazza felice. << Non preoccuparti. A stasera allora. >> disse Andrè e riagganciò evitando di sbattere il nuovo iPhone su una parete. Mezz’ora dopo il telefono dell’ufficio squillò e la sua segretaria lo avvisò che Luke lo attendeva all’ingresso. Il ragazzo sospirò di sollievo e uscì dal suo ufficio.

<< Hai dei capelli meravigliosi Giulia, magari tutte le mie clienti avessero la tua lunghezza e il tuo colore naturale. >> disse un parrucchiere passando le mani tra le ciocche della ragazza. Giulia arrossì e sorrise timidamente come suo solito. << Allora, come vogliamo acconciarli? >> domandò poi l’uomo con fare molto effeminato. << Vorrei uno chignon elegante ma preferirei che il ciuffo cadesse lateralmente sulla fronte. >> rispose la ragazza mentre Kara si faceva acconciare i capelli tirandoli da un solo lato del capo e facendoseli arricciare per tutta la lunghezza. << D’accordo. Vedrai tesoro sarai un incanto. Tiziana spazzola quadra. Ludovica forcine e lacca. Su presto. >> ordinò il parrucchiere e tutte le ragazze iniziarono a correre in giro per il salone. Una volta finito Giulia non riusciva a riconoscersi, aveva l’aria ancora più raffinata del solito e i suoi tratti signorili erano evidenziati maggiormente. Kara invece era più sensuale e provocante che mai. La sua carnagione scura insieme ai capelli e gli occhi la facevano passare tranquillamente per una spagnola. << Wow Kara sei..sei una bomba sexy. >> esclamò Giulia quando entrambe furono in auto. << Tu invece sembri una principessa. Giorgio cadrà ai tuoi piedi stasera. >> rispose l’amica guidando verso un salone di bellezza per depilare sopraciglia, gambe e fare manicure e pedicure. << Lo spero tanto. Gli mando un messaggio e lo avviso anche dell’inconveniente del discorso. >> disse Giulia tornando tesa. << Chiamalo inconveniente, sarai applaudita da tutti e farai invidia alle malelingue della facoltà. >> disse Kara esasperata. << Comunque ho fame, fermiamoci a mangiare e poi andiamo a farci belle. >> aggiunse poi e Giulia non poté essere più d’accordo. Scelsero il Royal art Café un ristorante alla moda di fronte al Colosseo, il cameriere le fece accomodare all’aperto dove il sole non batteva in maniera troppo forte e un leggero vento rendeva l’aria fresca. << Salve ragazze, ecco a voi i menù. Passerò tra poco a prendere le ordinazioni. >> disse il ragazzo allontanandosi per servire altrove. << Cosa ordini Kara? >> domandò Giulia che aveva già deciso. << Prendo un antipasto all’italiana e per secondo scaloppe di pollo tartufo e noci. Tu? >> << Come antipasto trittico di affumicati e per secondo rombo con patate. >> << Sempre a fare la raffinata stai. Da bere che ne dici di un bel vino, Giuly? >> << Si per me va bene ma che sia fruttato. >> << Okay. >> acconsentì Kara e fece segno al cameriere di raggiungerle. Dopo aver ordinato le due amiche iniziarono a chiacchierare e a ipotizzare alcune mete per le vacanze quando una sorta di corrente elettrica attraversò Giulia la quale si voltò lateralmente e lo vide. Andrè era a diversi tavoli di distanza dal suo e chiacchierava con un ragazzo in modo allegro e divertito. Per poco non le mancò il respiro e il cuore iniziò a batterle nel petto come un tamburo. I tratti del ragazzo erano rilassati e in quel momento dimostrava la sua vera età. Non c’era limite alla bellezza assurda del viso e del corpo. Quegli occhi azzurri poi erano così luminosi e profondi che si sentì affogare in essi, come in un mare cristallino e inesplorato. << …e Giorgio potrebbe stare con i suoi amici. Che ne pensi? >> mormorò Kara riportandola alla realtà. << Si sembra un’ottima idea. >> rispose Giulia poco convinta. << Ma hai capito cosa ho detto? >> ripeté l’amica guardando nella direzione in cui la ragazza era rivolta. << Accidenti Giuly!Quello è il figo che ha iniziato i lavori accanto alla tua abitazione, vero? >>. Giulia le fece segno di abbassare la voce e assentì con il capo ma Andrè, come se fosse stato chiamato con il pensiero si voltò e incontrò lo sguardo di Giulia. Non riusciva a riconoscerla con i capelli acconciati in quel modo così elegante e non riuscì a frenare i suoi pensieri licenziosi. Percorse con lo sguardo la ragazza dal viso alle gambe lasciate scoperte dalla gonna. Immaginò di scioglierle i capelli e affondarvi le mani dentro durante un bacio lungo e passionale e desiderò di passare la lingua su quelle gambe lunghe e succhiare quei seni proporzionati e seducenti. Tutte quelle idee lo eccitarono e il suo membro si indurì come mai prima d’ora. << Andrè chi diavolo stai fissando? >> domandò Luke curioso. << Non sono affari tuoi. >> rispose Andrè secco ma il suo amico individuò subito il punto di interesse del ragazzo e scoppiò a ridere. << Accidenti a te!Sei peggio di Carlos in fatto di scopate. >> aggiunse Luke scoppiando in una fragorosa risata. Andrè non rispose e si alzò dal tavolo facendo segno all’amico di seguirlo. << Ma sto ancora mangiando. >> protestò il ragazzo. De Lyon lo ignorò e si avviò all’interno del locale per pagare il conto. Giulia nel frattempo si stava sorbendo tutte le fantasie più spinte di Kara che descriveva le probabili prestazioni di Andrè. Non riusciva a capire perché era così attratta da lui, aveva evitato sempre i tipi arroganti e con la smania di dominio ma quel ragazzo aveva qualcosa di diverso, lo sentiva dentro. Le due amiche finirono di pranzare dopodiché si diressero al salone di bellezza. Giulia richiese un trattamento completo per via di ciò che aveva deciso di fare dopo il ballo anche se dopo aver visto Andrè si sentì meno sicura. Cercò di scacciare i pensieri su di lui e si concentrò sul trucco optando per un maquillage marcato ma raffinato dalle sfumature dorate e l’eye-liner nera, il fortunatamente tutto si sposava bene con la sua carnagione. Kara invece decise per un trucco dalle sfumature blu come il suo vestito e eye-liner ombretto nero. Alle diciotto le due amiche fecero rientro alle rispettive abitazioni. Giulia inviò un messaggio a Giorgio per dirgli che sarebbe stata pronta per le otto meno un quarto. Nel frattempo Anastasia e Gaia riempirono Giulia di complimenti sia per il trucco che per l’acconciatura. La aiutarono poi ad indossare l’abito comprato alcune settimane prima che era di un tenue dorato dal corpetto dritto senza spalline e dalla stoffa che arrivava a coprirle le gambe sopra il ginocchio. Dal corpetto poi partivano strati di tulle che arrivavano fino a toccare il pavimento bordati dal raso che li faceva apparire arricciati, le scarpe erano delle Chanel scamosciate in avorio dal tacco altissimo. Anastasia per poco non pianse dall’emozione mentre Gaia scattava foto da ogni angolazione: << Tesoro sei…sei perfetta. Non riesco a credere a quanto sei cresciuta. Ora sei una donna, stai andando al ballo prima della laurea presto ti sposerai e… >> Giulia interruppe sua madre abbracciandola e passandole poi un fazzolettino. << Stai correndo un po’ troppo mami, sai bene che non ti libererai di me e Gaia così facilmente. >> aggiunse poi divertita. << Infatti, ci dovrai cucinare e finanziare per un altro lungo periodo. >> affermò la piccola di casa sorridente. Alle sette e trenta la donna e sua figlia minore uscirono per cena avendo ricevuto un nuovo invito dalla zia Camilla, mentre Giulia attendeva l’arrivo del suo cavaliere che le aveva detto qualche ora prima via sms di non vedere l’ora di ascoltarla durante il discorso. Come al solito la ragazza si era lamentata anche con lui ma come sempre Giorgio l’aveva incoraggiata e ora si sentiva più sicura. Quella sera nulla sarebbe andato storto.

<< Andrè, ho un urgente bisogno che tu ti diriga a via Fiumedinisi. E’ suonato l’allarme del cantiere e ora serve qualcuno che parli con i carabinieri. Io sono in aeroporto altrimenti ci sarei andato di persona. >> disse Auguste allarmato tirandosi dietro il suo trolley. << Accidenti papà, pensi che abbiano rubato qualcosa? >> domandò Andrè mentre scendeva la scalinata principale della sua villa. Era già pronto per la stramaledetta serata di beneficenza, indossava uno smoking Prada abbinato a delle scarpe Gucci. I suoi capelli erano domati e acconciati in modo impeccabile. Era più bello di qualsiasi attore avesse interpretato James Bond sul grande o piccolo schermo. << Non lo so. Spero di no. Fammi avere notizie appena sei sul luogo. >> rispose Auguste sedendosi impotente nella sala d’attesa di prima classe. << D’accordo papà. Sta tranquillo. >> lo rassicurò il figlio prendendo le chiavi della sua Porsche ma mentre stava per salirvi il suo cellulare squillò ancora era quella sanguisuga di Cécile: << Pronto? >> rispose il ragazzo mettendo in moto. << Andrè, il mio chauffeur sta per partire, sei pronto? >> domandò la ragazza con voce squillante. Andrè avrebbe voluto partire in quel momento per non tornare mai più ma non poteva venire meno ai suoi obblighi. Quella cazzo di francesina lo stava torturando ma come aveva detto Gigli, il suo avvocato, il frequentarla non era una clausola del contratto quindi poteva rifiutarsi e se Dumas avesse preso provvedimenti si sarebbero avverate le conseguenze di risarcimento nei confronti dell’impresa De Lyon. Andrè già lo sapeva ma voleva evitare comunque un contrasto con un importante uomo d’affari e come gli aveva suggerito l’avvocato poteva continuare a fare buon viso e cattivo gioco fin quando la streghetta non si sarebbe stancata di lui. Il ragazzo sospirò e poi rispose: << Cécile ho avuto un problema con un’abitazione che stiamo ristrutturando quindi farò un po’ tardi. Verrò con la mia auto. >> << Non è giusto Andrè, avevi promesso… >> << E’ importante Cécile, riguarda il mio lavoro. >> la interruppe lui tenendo a freno la voglia che aveva di offenderla e mandarla a quel paese. << D’accordo, ma se non verrai mio padre si offenderà molto. >> sentenziò la ragazza con fare altezzoso. << Non mancherò. A più tardi. >> concluse lui accendendosi poi una Marlboro light. Durante il viaggio si rese conto che l’abitazione indicatagli era quella accanto alla casa di Giulia. Forse l’avrebbe rivista? Inspiegabilmente il suo cuore iniziò a battere più veloce e non trovò alcun modo per rallentarlo. Arrivato al cantiere i carabinieri erano già lì a controllare. Andrè parcheggiò e andò a parlare con il capo della squadra: << E’ lei il proprietario della costruzione? >> domandò un carabiniere con aria stanca e annoiata dal fatto di essere ancora in giro dopo la fine del suo turno di venerdì sera. << Sono il figlio del proprietario, mi chiamo Andrè De Lyon. >> << Ah quindi la struttura è in mano all’impresa edile De Lyon. >>. Il ragazzo assentì con il capo e scrutò il cantiere illuminato dai fari notturni. << E’ stato rubato qualcosa? >> domandò poi. << No, da quanto abbiamo appurato. L’allarme è suonato per via di un gatto. I vostri sistemi sono più tosto sensibili. >> rispose il carabiniere. << Mio padre ci tiene alle sue proprietà. Posso stare tranquillo quindi? >> << Si, poi se si rende conto che manca qualcosa venga in centrale a sporgere denuncia. >> << D’accordo. Grazie per l’informazione. >> rispose Andrè stringendo la mano all’uomo che richiamò la squadra e andò via con essa.

<< Giorgio sono le nove meno un quarto dove diavolo sei? Devo fare quel maledetto discorso tra mezz’ora. Richiamami. >> disse Giulia alla segreteria telefonica del suo ragazzo. Si alzò e iniziò a camminare nervosamente avanti e indietro per casa. Giorgio aveva quasi un’ora di ritardo e il suo cellulare era spento. Aveva chiamato anche la madre di lui che le aveva assicurato che il figlio stava rientrando dopo un’uscita con il cugino fiorentino Manuel. ‘’Accidenti!Proprio questa sera Manuel doveva decidere di salutarlo?E poi Giorgio perché non mi ha avvisata?’’ pensò lei guardandosi il polso abbellito dal bouquet inviatogli da lui quella mattina. Quando era in compagnia di suo cugino quel ragazzo perdeva sempre la cognizione del tempo. Ma l’evento di quella sera era troppo importante per entrambi per scusarlo. Dieci minuti dopo il telefono squillò e Giulia rispose immediatamente senza guardare il display: << Pronto? >> disse in tono speranzoso. << Giuly, dove accidenti sei? Domenico ti cerca come un disperato. Dovevi essere qui alle otto. >> rispose Kara agitata. Giulia sospirò e strinse il pugno della mano sinistra fuori di se. Se non si sarebbe presentata in tempo per il discorso avrebbe fatto una figuraccia colossale davanti ai suoi colleghi e ai professori. Alla fine prese la decisione che ci sarebbe andata da sola inventandosi una scusa per Giorgio. << Sto arrivando Kara. Rassicura Domenico. >> sentenziò e poi riagganciò. Prese la sua pochette e le chiavi della Smart, chiuse la porta a chiave e scese in giardino. Camminò furiosamente verso la sua auto vi entrò poi mise in moto mentre la radio si accese sulle note di ‘’I Want To Know What Love Is’’ di Mariah Carey. Abbassò la voce della radio e si avvicinò al cancello schiacciando il pulsante sul telecomando ma esso non si aprì. << Maledizione! >> esclamò provando nuovamente ma senza alcun risultato. Stufa scese e decise di aprire il cancello manualmente. Non era proprio l’azione più semplice da fare con un vestito così elegante e i tacchi così alti ma alla fine riuscì nel suo intento trovandosi però faccia a faccia con Andrè De Lyon che si era avvicinato a quella proprietà per vedere se era tutto tranquillo anche lì. Non era da lui preoccuparsi in quel modo per gli altri ma quella sera qualcosa lo spinse a farlo. I due ragazzi si guardarono vicendevolmente studiandosi. Ad Andrè per poco non cadde la mascella nel vedere Giulia vestita in modo raffinato e sensuale allo stesso tempo. Era una visione angelica scesa in terra per rendergli la vita un inferno. Quei capelli meravigliosi, gli occhi così profondi e dolci, quelle labbra piene, la linea sinuosa del collo scoperto, il corpo mozzafiato avvolto in strati di stoffa e tulle dorati, quelle gambe affusolate e sexy che lo facevano impazzire, era ancora più bella di quando l’aveva vista a pranzo. De Lyon dovette trattenersi molto per non afferrarla e baciarla selvaggiamente. Dal canto suo Giulia cercava di capire se il ragazzo davanti a sé fosse del tutto reale, nella vita di tutti i giorni un uomo così bello e perfetto non poteva esistere. Lo smoking aderiva al suo incantevole corpo in modo perfetto, come se gli fosse stato disegnato addosso. De Lyon in quell’istante era la personificazione della perfezione. << Buona sera signorina De Angelis. >> mormorò Andrè cercando di calmare i battiti accelerati del suo cuore in modo inaspettato. << Buo-Buona sera Signor De Lyon. >> balbettò la ragazza completamente in tilt. Non riusciva a capire più nulla, era frastornata dalla visione di cotanta bellezza. << Sono dovuto venire qui a causa dell’allarme del mio cantiere, è suonato all’improvviso. Non so se ha notato i carabinieri. >> disse il ragazzo sentendosi in dovere di giustificare la sua presenza lì. << Non ho sentito nulla. Ero a prepararmi. >> rispose Giulia arrossendo. Non riusciva a guardarlo negli occhi, era troppo per lei. << Sta…cioè stai uscendo? >> domandò Andrè con un’audacia improvvisa e dandole del tu com’era accaduto alcune settimane prima. Giulia restò sorpresa da quella domanda, cosa poteva mai importare a quel ragazzo di cosa faceva lei? << Sto andando ad un evento organizzato dalla mia università. >> mormorò poi arrossendo di nuovo senza motivo. << Da sola?Come farai a guidare con quelle scarpe? E’ pericoloso lo sai? >> disse il ragazzo vedendo la smart pronta a partire e preoccupandosi per l’incolumità di lei. Quella sera aveva perso fino all’ultimo briciolo di cervello? A cosa gli importava se lei si sarebbe fatta male? Inoltre si ricordò del ragazzo con cui l’aveva sempre vista in dolci atteggiamenti… Quel Giorgio dove era? << Non preoccuparti, so badare a me stessa. >> rispose Giulia dolcemente ma con una punta di tristezza. Quello fu per De Lyon il colpo di grazia, la voce dentro di se gli urlava di difendere quella ragazza da tutto e tutti. Doveva saperla al sicuro e lui era l’unico che poteva badare a lei in quel momento. << Insisto, se vuoi posso accompagnarti io. E’ alla Sapienza, vero? >> le domandò curioso di sapere se aveva fatto centro. Giulia era confusa da quell’invito. Cosa voleva quel ragazzo da lei così all’improvviso? L’aveva offesa, derisa e trattata male sin dal primo istante che si erano conosciuti, lo credeva anche la personificazione dell’arroganza e del fanatismo ma in quel momento vedeva solo preoccupazione nei suoi occhi. << Si, studio alla Sapienza ma l’evento è organizzato al Grand Hotel De la Minerve… >> mormorò poi non sapendo cos’altro dire. Doveva accettare? << So dove è. Chiudi la tua auto e il cancello. >> le ordinò Andrè con un tono trepidante di desiderio. Giulia non seppe dirgli di no, come se il ragazzo l’avesse ipnotizzata. Fece ciò che le era stato detto e con la pochette tra le mani si avviò insieme a lui accanto a quella meravigliosa Porsche. Il ragazzo le aprì la portiera e la aiutò anche a fare entrare tutto il vestito. Il cuore di Giulia batteva all’impazzata. Non si sarebbe mai aspettata una cosa simile, stava andando al ballo della facoltà con uno dei più importanti uomini d’affari di Roma. Andrè salì al posto del guidatore e mise in moto l’auto il cui motore faceva le fusa sotto la sua guida esperta. << Grazie. >> si sentì in dovere di dire Giulia arrossendo per quella vicinanza con Andrè. Il profumo del ragazzo, che lei riconobbe come il ‘’Comme de garcon’’, era forte e dolce allo stesso tempo e riempiva l’abitacolo dell’auto estasiandola. Andrè non sapeva cosa risponderle. Non riusciva a capire nemmeno lui quello che stava facendo, l’unica cosa di cui era certo e che sarebbe voluto restare in compagnia di quella ragazza per un tempo indefinito. Il ragazzo si immise su via Casilina procedendo in modo sicuro. Giulia lo trovò più sensuale che mai: la sua postura elegante, la scaltrezza con cui cambiava le marce e quella maledettissima aria da padrone incontrastato del mondo che la attirava verso di lui come una calamita. Andrè accese lo stereo che iniziò a diffondere le note di ‘’Un histoire d’amour’’ dei Gabin. Era una delle canzoni preferite di Giulia la quale non riusciva a credere che ci fosse un’altra persona che potesse conoscerla. << Ti piace questa canzone? >> chiese lei timidamente. Andrè si voltò a guardarla per capire dalla sua espressione la natura di quella domanda. La ragazza arrossì e distolse lo sguardo. Quell’azione fece impazzire De Lyon, la dolcezza e la timidezza di Giulia lo eccitavano più delle forme sinuose di qualsiasi altra donna. << E’ una delle mie canzoni preferite. >> rispose lui cercando di calmare il desiderio nella sua voce. Giulia annuì e guardò fuori dal finestrino, la serata dei suoi sogni si era trasformata in qualcosa di irreale. << Di quale evento si tratta? >> domandò curioso Andrè. << Si tratta di un ballo per i laureandi. Una sorta di festa di addio. >> disse la ragazza con un filo di tensione ricordandosi del discorso che doveva tenere. << Capisco. Ma è un ballo tradizionale? Cioè vi partecipano un cavaliere e una dama? >> scherzò il ragazzo. Giulia si rattristò aprì la pochette e controllò il suo cellulare ma di Giorgio neanche una traccia, c’erano solo i messaggi di Kara che la incitava a fare presto. << Si. >> mormorò poi con un filo di voce. << E dove è il tuo cavaliere? >> domandò il ragazzo divertito. << Non lo so. >> rispose bruscamente lei e Andrè si volto a guardarla notando la sua espressione triste. Di sicuro il ragazzo con cui l’aveva sempre vista le aveva dato buca. ‘’Che idiota!” pensò. << Capisco. >> disse invece. << Tu dove stavi andando invece vestito in modo così elegante? >> si azzardò a domandare Giulia vinta dalla curiosità e soprattutto ricordandosi della ragazza vista con lui quella volta al ristorante Imagò. << Una cena di beneficenza. >> rispose lui asciutto. ‘’Oh bene!Non è solo arrogante, per fortuna è anche altruista.’’ pensò la ragazza assentendo con il capo. Il resto del viaggio continuò in modo silenzioso i due ragazzi si studiarono in silenzio non sapendo cosa dire. Dopo mezz’ora arrivarono all’hotel, un addetto in uniforme si avvicinò a loro aprendo prima la portiera a Giulia e poi ad Andrè che gli lasciò le chiavi dell’auto. La ragazza era sorpresa del fatto che anche lui fosse sceso con lei. << Pensavo dovessi darmi solo un passaggio. >> disse Giulia emozionata al pensiero che il ragazzo sarebbe rimasto con lei. << Anch’io, ma ho cambiato idea. >> rispose Andrè scacciando completamente Cécile e la cena di beneficenza dalla sua mente. La ragazza si trovò a sorridere mentre il cuore non cessava di volerle uscire dal petto. Insieme si diressero all’interno dell’hotel e mettendosi in fila alla reception per sapere in quale sala si sarebbe tenuto l’evento e per consegnare i biglietti. << Speriamo di fare in tempo. >> mormorò Giulia tra se guardando l’orologio che indicava quasi le ventuno. << Buona sera signori. In cosa posso aiutarvi? >> domandò il receptionist quando fu il loro turno. << Siamo qui per il ballo universitario. >> disse Giulia. << Posso vedere i vostri biglietti? >> domandò l’uomo. << Certo. >> rispose la ragazza aprendo la pochette e prendendo il suo biglietto ma si ricordò improvvisamente di aver dato l’altro a Giorgio. Si voltò a guardare Andrè in modo colpevole e preoccupato: << Non ho l’altro biglietto con me. >> gli bisbigliò poi. Il ragazzo la rassicurò con un’occhiata furbetta. << Sono Andrè De Lyone la signorina qui è con me. Controlli velocemente il mio nome al computer. Abbiamo fretta. >> disse all’addetto con un sorriso smagliante. Il receptionist controllò e sbiancò: << Oh prego monsieur De Lyon. Se l’avesse detto subito vi avrei fatti entrare dalla porta interna evitando la fila. Hans conduci i signori velocemente nel Salone Olimpo e offri loro tutto ciò che desiderano. >> rispose il receptionist che quasi voleva inchinarsi ai piedi di Andrè rivolgendosi poi anche ad un altro addetto. Giulia guardò la scena sorpresa, De Lyon era davvero così importante da avere un lascia passare ovunque? ‘’Forse anche per il paradiso.’’ pensò sarcastica.
Hans si materializzò accanto ai due ragazzi e gli fece strada in modo svelto fino alla sala indicata offrendo comunque loro di tutto. All’entrata Giulia trovò Kara che passeggiava nervosamente insieme a Matteo e Domenico. La ragazza alzò lo sguardo e vide Giulia bellissima come sempre e provò un senso di sollievo come i suoi amici. << Giuly, finalmente! >> esclamò avvicinandosi frettolosamente a lei insieme a Domenico notando però che c’era qualcosa di strano. Per poco non le uscirono gli occhi dalle orbite quando si rese conto che accanto all’amica c’era quel ‘’figo da paura francese’’ e non Giorgio. << Che cavolo sta succedendo? >> le chiese poi spostando lo sguardo da lei ad Andrè mentre Domenico stava afferrando Giulia per portarla all’interno del Salone Olimpo mormorando che era in super ritardo. << E’ una lunga storia. >> rispose la ragazza entrando e cercando di non inciampare nell’abito. Kara seguì Giulia e Domenico anche se non smetteva di guardare Andrè ancora incredula della sua presenza lì. De Lyon entrò a sua volta nell’elegante sala conferenze in cui erano situate delle eleganti sedie poste frontalmente ad un piccolo podio su cui era poggiato un microfono. Delle statue in gesso erano poste in piccole nicchie ad arco sulle pareti color verde Tiffany ed un centinaio di studenti vestiti in modo raffinato ed elegante affollavano la sala chiacchierando, ridendo e bevendo champagne. Andrè decise di sedersi in prima fila e quando Domenico salì sul podio tutti i presenti si accomodarono. Kara vide Andrè e decise di sedersi accanto a lui trascinandosi dietro anche Matteo. << Ciao. Sono Kara, la migliore amica di Giulia. >> mormorò tendendo la mano a De Lyon che la guardò perplesso. << Sono Andrè De Lyon. >> rispose il ragazzo in modo freddo e ignorando la mano di lei. Kara stava per aggiungere qualcosa ma un applauso si levò in sala e le fece poggiare lo sguardo di fronte a sé. << Buona sera cari colleghi e professori. >> – iniziò Domenico – << Grazie per essere venuti qui stasera. Come sapete questo evento è stato organizzato dal comitato studentesco, di cui sono portavoce, per rendere omaggio ai laureandi di quest’anno. Voglio chiamare qui una di loro per l’orazione del discorso di commiato: Giulia De Angelis. >> concluse Domenico battendo le mani seguito dal resto degli studenti. Giulia salì sul palco con le gambe che le tremavano e il cuore che le batteva a mille. Non sapeva dove fosse rimasto Andrè sperava solo che non fosse lì ad ascoltarla. Quando però lo notò in prima fila le sue speranze svanirono e l’emozione stava per prendere il sopravvento. Non solo doveva parlare davanti a tutti gli studenti e professori ma anche davanti a quel ragazzo bellissimo. << Buona sera a tutti. >> – iniziò con voce incerta – << Questo evento, come sapete, è stato organizzato per dire addio ai nostri studi e ad augurarci un ‘’ in bocca al lupo’’ per il futuro. Ma non voglio focalizzarmi su ciò che avverrà, quello lo scopriremo giorno per giorno, voglio puntare gli occhi su quello che hanno significato per noi questi cinque anni. Sacrificio prima di tutto. Infatti come ogni lavoro, sport e passioni varie per essere portati a termine c’è bisogno di forza e determinazione. In secondo luogo abbiamo la dedizione e l’amore per quei libri che ci hanno portati allo sfinimento con il loro ‘’latinorum’’, articoli e codici, ma so bene che ciascuno di noi lo rifarebbe solo perché vuole raggiungere un sogno come indossare una toga, difendere un innocente oppure riuscire in qualche concorso. Come sappiamo la laurea non è la fine di un percorso ma l’inizio. E’ vero dovremmo preparare caffè e pulire uffici a non finire all’inizio ma se ce la mettiamo tutta ben presto potremmo definirci professionisti e raccogliere i frutti del nostro lavoro. Voglio però sottolineare che l’università non è stata soltanto libri e ore in biblioteca come Giacomo Leopardi, è stato anche il luogo in cui abbiamo trovato persone meravigliose, persone che non credevamo potessero esistere e che ci hanno sostenuto e incoraggiato quando pensavamo di non farcela. Ecco voglio dire grazie alla Sapienza per avermi forgiata e preparata per affrontare la vita insieme a delle persone che resteranno al mio fianco per sempre. In bocca al lupo a tutti noi, dimostriamoci dei Giuristi all’altezza della nostra università. >> Giulia condusse il discorso in modo tenace e divertito. Quelle parole vennero pronunciate con un ardore e devozione che tutti si alzarono in piedi ad applaudirla compresi i pochi professori presenti. Andrè era a bocca aperta, la determinazione dimostrata da quella ragazza nel proferire il discorso, come la prima volta in cui avevano discusso, l’aveva sedotto più di qualsiasi scollatura. Alla fine degli applausi Giulia fece un piccolo inchino e scese dal podio. Domenico annunciò che l’evento sarebbe proseguito in terrazza dove si sarebbe aperto il buffet. La sala iniziò a svuotarsi mentre Giulia si avvicinò a Kara che la abbracciò emozionata: << Sei stata fantastica Giuly! Sei un’oratrice nata. Complimenti. >> squittì poi. << Grazie Kara, non so chi mi ha dato la forza di parlare. Mi sentivo svenire. >> rispose la ragazza arrossendo. Si guardò in torno per vedere Andrè ma lui non c’era. Dove poteva essere andato? Forse si era stufato di partecipare a quell’evento? << Cerchi il tuo bel francese? >> le domandò Kara con tono malizioso. << Non è il mio francese, mi ha solo accompagnata. >> rispose secca Giulia che si era incamminata per uscire dalla sala. << Ehm sbaglio o tu hai un fidanzato? >> le chiese ancora l’amica. << Non so dove sia quello stupido di Giorgio. La madre mi ha detto che era uscito con suo cugino Manuel. La sera del ballo ti rendi conto? Non ci sarei mai venuta se non fosse stato per questo discorso. >> disse Giulia tristemente. << Manuel il fiorentino? Comunque non è un comportamento tipico di Giorgio, vedrai che dietro c’è altro. Forse sono rimasti a piedi con la macchina? >> ipotizzò Kara per consolare l’amica. << Lo spero proprio. >> concluse Giulia caustica entrando in terrazza. Essa era circondata da piante da cui proveniva un profumo inebriante di rose. Sul muro principale vi era un lungo tavolo con sopra diversi tipi di cibo, bevande, piatti, bicchieri e posate. I tavoli per accomodarsi erano stati messi ai margini per dare spazio ad una pista da ballo. L’atmosfera era suggestiva sia per via delle luci soffuse, della musica soft e sia per via della vista spettacolare di cui godeva la terrazza. La serata era piacevolmente calda e le stelle brillavano nel cielo limpido. Alcuni colleghi universitari si avvicinarono a Giulia per complimentarsi con lei per il discorso anche il suo relatore di tesi volle stringerle la mano fiero. Lei sorrise e parlò un po’ con tutti cercando però furtivamente Andrè che non aveva visto da nessuna parte. Una volta sola perlustrò meglio ma senza risultati, decise di dare uno sguardo al suo cellulare nella speranza di trovarvi un messaggio o una chiamata persa da parte di Giorgio ma restò delusa nuovamente. La sua serata perfetta era sfumata ormai. Si appoggiò al corrimano in ferro battuto quando vide con la coda dell’occhio un braccio che le porgeva un flute di champagne. Lo stomaco le si riempì di farfalle quando notò che si trattava di Andrè. Con una mano tremante prese il flute e sorrise al ragazzo che era stato lì tutto il tempo ad osservarla lasciandole lo spazio necessario da dedicare ai suoi colleghi e aveva salutato Claudia che era lì con il suo ragazzo di quella settimana: << Andrè De Lyon?Che ci fai qui? >> gli aveva chiesto lei correndogli incontro felice. << Claudia, che piacere. Sono qui come uditore. >> aveva risposto lui divertito. << Uditore?Oh non smetterai mai di prendermi in giro? Mi sei mancato questa settimana. >> gli aveva bisbigliato lei in modo seducente. << Sono stato impegnato. >> aveva risposto lui asciutto. Non capiva il fastidio procuratogli da quelle parole da dove provenisse. << Dimentico che sei un importante uomo d’affari oltre che un dominatore a letto… Se vuoi passare da me più tardi, mi sbrigherò prima con Federico. >> mormorò la ragazza indicando il suo ‘’fidanzato’’. Andrè si era limitato a sorridere e poi si era allontanato avendo visto Giulia da sola appoggiata al corrimano. Dopo averle dato il flute De Lyon alzò il suo e Giulia lo imitò: << Al successo. >> disse lui con sguardo ardente. << Al successo. >> ripeté la ragazza arrossendo dopodiché si portarono i bicchieri alle labbra e bevvero guardandosi intensamente. Le dolci note di ‘’Me and Mrs Jones’’ di Micheal Bublè si diffusero sulla terrazza e Giulia sorrise nell’udire la sua canzone preferita. << Conosci questa canzone? >> le chiese Andrè sorpreso visto che anche lui l’adorava. << Certo questa è la mia canzone preferita sin da piccola. >> rispose la ragazza sognante. Andrè la guardò con maggiore curiosità avevano in comune due canzoni per il momento e per lui la musica non era altro che la poesia dell’anima, quindi alcuni pezzi della sua combaciavano con quella di Giulia. Quanto altro potevano avere in comune? Andrè prese Giulia per mano e la tirò dolcemente verso la pista da ballo senza rendersene conto. Sentiva un bisogno inspiegabile di stringere quella ragazza. Una scossa elettrica attraversò il corpo di lei a quel semplice tocco e il suo cuore iniziò a battere all’impazzata quando capì le intenzioni del suo cavaliere. De Lyon la attirò a sé in modo forte e sicuro poggiandole una mano alla base della schiena e con l’altra le strinse la mano destra iniziando poi a guidarla in quel ballo. La musica dolce li avvolgeva totalmente e le luci soffuse e il manto notturno contribuivano a rendere l’atmosfera romantica. I due ragazzi si guardarono l’un l’altra in modo intenso. Giulia si sentì affogare in quell’azzurro limpido degli occhi di lui mentre Andrè si perse totalmente in quel celeste puro e acquietante dello sguardo di lei. I loro cuori iniziarono a battere all’unisono ed anche i loro respiri si sincronizzarono in modo sorprendente come se in quel momento Andrè e Giulia si stessero fondendo in un unico essere. Tutto intorno a loro scomparve, in quel momento esistevano solo loro. Era una sensazione bella ma inquietante, come potevano due perfetti estranei sentire di appartenersi? Andrè allontanò e avvicinò Giulia facendola volteggiare elegantemente. Lei sorrise felice non riusciva più a distinguere la fantasia dalla realtà. Si sentiva al sicuro come non mai tra quelle braccia sconosciute, come se fosse a casa. Quella sensazione non era mai riuscita a provarla con nessuno e la spaventava il fatto di provarla proprio con Andrè, il ‘’villano’’ come l’aveva sempre definito. In quel momento però in lui non vedeva altro che la bellezza fuori dal comune ed avvertiva le sue stesse emozioni forti. De Lyon si rese conto invece che non si era mai sentito così nudo ed intimo con una ragazza, ciò era impossibile per un uomo come lui che aveva fatto sesso con decine e decine di donne. Le aveva assaggiate, legate, frustate, sperimentato pratiche di BDSM solo per appagare la sua natura di Dominatore ma la nudità di quel momento era diversa, era mentale ed emozionale, la più bella in assoluto ma anche la più pericolosa perché facilitava la sua vulnerabilità. Una volta terminata la canzone i due ragazzi rimasero immobili sulla pista a guardarsi come se il tempo si fosse fermato in quel momento: << Giulia! Eccoti! >> la chiamò improvvisamente una voce a lei familiare. La ragazza si voltò e vide Giorgio, il suo Giorgio tutto trafelato e con il fiato grosso. Giulia si staccò subito da Andrè che fu distratto contemporaneamente dalla vibrazione del suo cellulare. Guardò il numero sul display e sbiancò: ‘’Merda, Cécile!’’ pensò e tornò in se. Che cavolo ci faceva a quel ballo? Come aveva fatto a trovarsi lì dimenticandosi per l’ennesima volta una questione lavorativa? Rispose al cellulare e con un gesto della mano frettoloso salutò freddamente Giulia e si avviò verso le scale. La ragazza ricambiò il gesto altrettanto fredda e rivolse uno sguardo duro al suo ragazzo che oltrepassò in modo altezzoso senza degnarlo di una parola. Giorgio la seguì immediatamente, doveva scusarsi dirle che non era sua intenzione tardare in quel modo. << Giulia fermati. >> disse seguendola all’interno dell’hotel. << Fermarmi? E perché dovrei? >> rispose lei risoluta. << Perché voglio scusarmi. Mi dispiace di aver tardato. Solo che Manuel… >> << Tardato? >> – lo interruppe Giulia – << Dieci minuti possono essere considerati un ritardo sono le undici e un quarto Giorgio! Due ore, ti rendi conto? >> << Lo so, lasciami spiegare. Sono uscito con Manuel alle sei di questo pomeriggio dopo la lezione da Veronica. Non ci vedevamo da un po’ e sai mi ha invitato per una birra. Ho pensato che un’oretta fuori con lui non mi avrebbe fatto tardare ma quel cretino mi ha portato ad un party si è ubriacato e non sapevo se tornare da solo e lasciarlo lì. C’è voluta tutta la forza possibile per portarlo via, inoltre mi si è scaricato il telefono e mi sono perso per strada visto che non sapevo come tornare mentre Manuel era collassato sul sedile accanto a me. Mi dispiace davvero piccola. >> disse Giorgio dispiaciuto. Giulia lo guardò e sospirò. Era arrabbiata ma capiva comunque che il guaio in cui si era ficcato Giorgio non era stato del tutto volontario. Decise alla fine di calmarsi ma di non lasciar passare del tutto la questione. << Potevi non andarci, lo sai com’è fatto tuo cugino. >> mormorò poi. << Hai ragione piccola, mi farò perdonare lo prometto. >> rispose Giorgio avvicinandosi a lei per abbracciarla. La ragazza si lasciò andare ma non riusciva a sentirsi a suo agio con lui. << Possiamo tornare a casa ora?Sono stanca. >> disse successivamente. Non era per niente stanca fisicamente ma i suoi pensieri non le davano pace. Non riusciva a capire perché l’aver ballato con Andrè l’avesse fatta emozionare così tanto. Non lo conosceva, non sapeva assolutamente niente di lui eppure tra le sue braccia si era sentita a casa. << Va bene, sei con la smart? >> chiese Giorgio leggermente sollevato dal fatto che Giulia si fosse calmata. La ragazza sbiancò. Doveva dirgli la verità?Era stata così attratta da Andrè da non rendersi conto che forse l’accettare un passaggio da lui avesse potuto infastidire il suo ragazzo. Cercò allora di usare un tono non curante: << No, in realtà mi ha dato un passaggio… >> << Il ragazzo con cui stavi ballando. E’ quel ‘’villano’’ che sta ristrutturando casa accanto alla tua o sbaglio? >> la interruppe Giorgio con una punta di risolutezza nella voce. ‘’Colpita e affondata.’’ pensò Giulia. << Si, si è offerto di accompagnarmi perché era di strada ed io avevo questi tacchi altissimi ma poi è sceso per curiosità e abbiamo ballato per scherzare sai. >> gli spiegò in modo un po’ imbarazzato. << Ho capito. E’ comunque colpa mia e del mio ritardo, solo che la prossima volta indossa delle scarpette per guidare e le sostituisci con il tacco una volta a destinazione. I ricchi e importanti non sono spesso persone di cui fidarsi. >> affermò Giorgio prendendola per mano. Lei assentì con il capo, strinse la mano del suo ragazzo e insieme si diressero sulla terrazza per salutare Kara e gli altri loro amici. Per fortuna Giorgio non aveva indagato maggiormente altrimenti Giulia non avrebbe saputo come giustificare ciò che era successo quella sera con Andrè, era stato come un sogno meraviglioso di cui lei doveva dimenticarsi.

<< Andrè! E’ questa l’ora di arrivare? E’ quasi finita la cena. >> urlò Cécile all’ingresso della sua villa. Indossava un abito nero lungo, i suoi capelli erano sciolti e il trucco del colore dell’abito marcava i suoi occhi. Chiunque l’avrebbe definita carina ma per Andrè era la sorella rossa di Mortisia. << Ti prego di abbassare la voce Cécile. Il lavoro mi ha intrattenuto più del previsto. Sono stato anche alla centrale perché si è sospettato un furto ad una delle mie proprietà. >> mentì il ragazzo stringendo i pugni. Com’era arrivato al punto di dover dare spiegazioni a questa strega? << Non mi importa del lavoro, ci saranno dei segretari che si occupano di queste cose! >> rispose la ragazza stizzita. << Ascoltami Cécile, il mio lavoro è importante non posso delegare chiunque per questioni particolari. Siamo un’impresa meticolosa e affrontiamo tutto in prima persona. Ora dipende se tu puoi accettarlo. >> affermò Andrè serio. << Ha ragione monsieur De Lyon, Cècile. Dovresti apprezzare la sua dedizione e la sua serietà come la sto apprezzando io. >> intervenne il signor Dumas. Andrè lo guardò e si avvicinò per stringergli la mano. << Buona sera monsieur Dumas. Mi dispiace aver tardato alla cena. >> disse poi. << Non si preoccupi, come le ho appena detto apprezzo il suo amore per il lavoro. Ma prego entri. E’ in tempo per il dessert. Cécile togliti quel broncio e accompagna il nostro ospite. >> affermò Dumas facendo strada ai due ragazzi. Cécile sospirò ma decise di non dire altro, almeno il suo sogno proibito era arrivato e ora doveva solo cercare di portarlo nel suo letto.

20 thoughts on “CAPITOLO VII

    • Ciao Cris 🙂 sono contenta che il capitolo ti abbia emozionata 🙂 grazie mille x i complimenti ^^ a presto :***

    • Ciao Michela 🙂 sn contenta che la mia storia ti piaccia 🙂 Andrè sarà sempre più xfetto vedrai ^^ grazie mille :****

    • Ciao Alice 🙂 grazie mille x i tuoi complimenti 🙂 sn felice che il capitolo del ballo t sia piaciuto *_* presto arriverà anche l’ottavo :****

  1. Questa storia è semplicemente splendida!!! Non vedo l’ora di scoprire il seguito… sono già innamorata dei tuoi due protagonisti! Bravissima… spero aggiornerai presto! Baci

    • Ciao Cristina 🙂 mi fa piacere che la mia storia ti piaccia e soprattutto che sei innamorata dei personaggi ^^ non preoccuparti, aggiornerò al più presto <3 grazie mille di seguirmi 🙂

    • Ciao Patrizia 🙂 grazie mille *_* sn felice che la mia storia ti piaccia ^^ cerco sempre di fare del mio meglio e spero che il racconto vi attiri smp più :****

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


*