CAPITOLO VI

Provocazioni

<< Allora monsieur Andrè, se non è un disturbo per lei la chiamerò in questi giorni. >> mormorò Cécile sulla soglia dell’ufficio del ragazzo. << Oui modemoiselle. Mi dia anche del tu. Siamo coetanei più o meno. >> rispose Andrè fingendosi simpatico. << Oh va bene. Grazie per aver accettato di farmi compagnia. Non avrei saputo a chi altro rivolgermi. Mi sento così sola qui a Roma. >> disse Cécile arrossendo. << Non preoccuparti, vedrai che Roma ti piacerà. >> affermò Andrè sorridente. Dopo aver congedato i Dumas il ragazzo corse direttamente nell’ufficio di suo padre per mostrargli il contratto. Auguste sorrise e diede una pacca sulla spalla a suo figlio ordinando poi alla segretaria di far portare lì una bottiglia di Bollinger. Andrè la stappò e brindò insieme a suo padre ed alcuni soci. << Benvenuto nel mondo degli affari figlio mio. >> disse Auguste alzando il suo flute. Tutti i presenti lo imitarono e dopo bevvero lo champagne.

Due giorni dopo.

Era giovedì tre di maggio. Mancava ormai una settimana al ballo di metà primavera e dieci giorni al compleanno di Gaia. Giulia si era districata tra lo studio e gli ultimi preparativi per il grande evento. Giorgio le aveva fatto trovare i biglietti accompagnati da un mazzo di rose e lei si sentiva sempre più emozionata ma soprattutto convinta della decisione presa di concedersi a lui alla fine del ballo. Non stava più nella pelle e Kara non faceva altro che indicarle completini intimi e suggerirle trucchi per gestire meglio la loro prima volta insieme. << Pronto? >> disse Anastasia rispondendo al telefono del suo studio. << Mami vado in facoltà non torno per pranzo.>> disse Giulia aggirandosi per casa in cerca della sua borsa dell’università. Indossava un jeans chiaro, una camicia a mezza manica azzurra,sopra un cardigan celeste e ai piedi degli stivali con il tacco non troppo alto. I suoi capelli erano intrecciati e il suo viso coperto da correttore, eye-liner e mascara. << Okay. Passo io a prendere Gaia allora. Mi raccomando mangia qualcosa di salutare. >> si raccomandò la donna premurosamente. << Si, non preoccuparti. Per caso sai dove è la mia borsa della Guess? Quella grande. >> chiese Giulia. Anastasia guardò davanti a se e vide l’oggetto incriminante. Le era sempre piaciuta quella borsa e quel giorno l’aveva presa perché non sapeva che sarebbe servita a sua figlia. << Ehm..ce l’ho io. Non pensavo ti sarebbe servita. >> rispose poi. << Ma mamma ho tutte le mie cose lì dentro. >> << Le ho messe nella borsa nera, stai tranquilla. >> << Okay, allora vado. Ci sentiamo più tardi. Buona giornata mami. >> concluse la ragazza trovando l’orribile borsa nera. << Buona giornata anche a te tesoro. >> rispose Anastasia. Giulia riattaccò, chiuse a chiave la porta di casa e poi scese le scale. Il sole delle dieci riscaldava il suo giardino dove le prime rose del mese iniziavano a fiorire. La ragazza annusò il loro profumo sorridendo felice, dopodiché salì in auto e aprì il cancello automatico. Mise play allo stereo che iniziò a produrre ‘’No more I love you’s’’ di Annie Lennox. In quel momento come una visione angelica man mano che il cancello si apriva si andava definendo la figura di Andrè De Lyon. Il cuore di Giulia iniziò a battere all’impazzata e tutto intorno a lei cominciò a rallentare. Notò tutti i particolari di quel bellissimo ragazzo: i capelli biondo ramato mossi dal vento, le sue labbra perfette, il fisico meraviglioso avvolto in un completo blu, con una camicia bianca e la cravatta grigia. Decise di lasciare per ultimo quegli occhi azzurro cielo che una volta averli osservati le fecero perdere completamente la ragione. Lui alzò gli occhi sulla ragazza ed ebbe un sussulto. Era passata una settimana dall’ultima volta che l’aveva vista al ristorante Imagò con quel coglione del suo ragazzo. La mangiò con gli occhi trovandola inspiegabilmente attraente anche vestita in modo casual da quel poco che vedeva. Si avvicinò all’auto con fare disinvolto e poi parlò: << Signorina De Angelis, sua madre è in casa? >> chiese cercando di apparire distaccato come sempre. Giulia abbassò il volume della radio e si sentì in dovere di scendere dall’auto. << No, mi dispiace. Deve chiederle qualcosa? >> mormorò poi arrossendo imbarazzata. L’ultima volta che entrambi avevano parlato Andrè stava per stringerla a sé e quel pensiero le faceva contorcere lo stomaco da un’inaspettata emozione. << Dovremmo chiederle il permesso per avviare un lavoro che forse vi porterà qualche disagio. >> rispose il ragazzo avvicinandosi a Giulia involontariamente. Era attratto da quegli occhi così grandi e dolci. Si perdeva completamente in essi. << Capisco, beh se vuole può passare questo pomeriggio qui oppure andare allo studio. >> disse la ragazza cercando di combattere contro ciò che stava avvertendo. Non poteva reagire in quel modo primo perché lei era già impegnata e da quello che aveva potuto vedere al ristorante anche lui lo era. << Mi dispiace ma non posso fare nessuna delle due cose. Dica a sua madre di passare domani nel mio ufficio alle undici. >> affermò Andrè tentando di allontanarsi da Giulia ma senza riuscirvi. Voleva restare a parlare con lei ma non trovava alcuna scusa per trattenersi, era come se il suo cervello fosse andato in tilt. Questa cosa lo shoccava e spaventava anche se il suo istinto lo incitava a restare. << D’accordo. Grazie per l’informazione. >> mormorò Giulia non sapendo cosa fare. Qualcosa dentro di lei le urlava di trovare qualsiasi altra cosa da dire per prolungare la sua compagnia con Andrè ma alla fine la ragione ebbe la meglio. << Ora dovrei andare. A…arrivederci. >> aggiunse risalendo in auto. Andrè assentì con il capo e uscì dalla proprietà De Angelis più confuso delle altre volte.

<< Buongiorno Amore. Sei radiosa oggi. Cosa ti è successo? >> chiese Giorgio baciando poi la sua ragazza sulle labbra. Giulia represse la piccola sensazione di fastidio che avvertì e ricambio il bacio. << Non è successo nulla, sono solo felice. >> affermò la ragazza anche se sapeva di non essere stata del tutto sincera. << E’ per via del ballo, vero?Anch’io devo ammettere di essere emozionato. >> aggiunse Giorgio dolcemente. << Ma che dolce che sei. >> mormorò Giulia stringendosi a lui. Erano al bar della facoltà dopo che entrambi avevano chiesto delle delucidazioni ad un professore su alcuni argomenti d’esame. << Stasera passi da me? >> chiese la ragazza sorseggiando una coca zero. Giorgio sgranò leggermente gli occhi ma Giulia non lo notò. << No, stasera dovrei dare una mano a Veronica. Le avevo promesso di ascoltarla qualche giorno prima dell’esame di procedura civile I. >> rispose il ragazzo. << Veronica la tua vicina che è al terzo anno? >> << Si. Spero non ti dia fastidio, altrimenti posso… >> << Non sono così insicura Giorgio. So che mi ami. >> mormorò Giulia sentendosi in colpa per le emozioni sciocche provate nei confronti di De Lyon. << Certo che ti amo. Potremmo organizzare qualcosa per domani sera, se per te va bene. >> << Ehm domani è venerdì e la mamma vuole cenare con me e Gaia. >> rispose la ragazza dispiaciuta. << Non preoccuparti, allora domani farò un’altra capatina da Veronica così mi risparmio di andarci sabato e potremmo uscire la sera senza problemi. Domenico vuole portarci a ballare insieme a Matteo e Kara. Che ne dici? >> chiese Giorgio accarezzandole la mano. << Non saprei, sai che non adoro le discoteche. >> << Domenico mi ha assicurato che quello in cui vuole portarci è un posto tranquillo ed elegante. >> << Okay. Mi fido di lui. Ora però andiamo a pranzo, sto morendo di fame. >> concluse Giulia alzandosi. Giorgio la imitò e insieme si diressero nel parcheggio.

<< Pronto? >> disse Andrè fumando una Marlboro light affacciato alla magnifica terrazza della sua villa. << Andrè? Sono Cécile. Ti disturbo? >> disse una vocina, per il ragazzo fastidiosa, all’altro capo. << Cécile, ciao no non mi disturbi affatto. >> mentì lui pensando al contratto concluso due giorni prima. << Oggi pomeriggio sono libera, ti andrebbe di uscire insieme? >> propose la ragazza già certa di cosa avrebbe indossato. ‘’Merda!’’ pensò Andrè che non aveva assolutamente voglia di passare del tempo con quella tipa. << Oh, ma certo. Dove ti piacerebbe andare? >> si trovò invece a chiedere. << Vorrei vedere piazza di Spagna e girare per tutti i famosi negozi che sono lì. >> squittì Cécile vittoriosa. << D’accordo. Mi dici dove posso venirti a prendere? >> << Non preoccuparti, verrò io da te in limousine. Passerò alle diciotto se per te va bene. >> << Va benissimo. Ad oggi pomeriggio allora. >> concluse Andrè. << Ad oggi. >> aggiunse la ragazza caricando quella frase di seducenti promesse. Alle diciotto in punto la limousine di Cécile Dumas attendeva Andrè che la raggiunse quasi subito. Indossava un jeans Richmond, una camicia di Armani e una giacca sportiva Dior, avrebbe potuto sponsorizzare tranquillamente ciascuno stilista come modello. Cécile sgranò gli occhi vedendolo e per poco non smise di respirare. L’autista scese dell’auto e aprì la portiera ad Andrè il quale lo ringraziò con un cenno del capo. << Bon après-midi Andrè. >> disse la ragazza trattenendosi a stento dal saltargli addosso. << Bon après-midi Cécile. Come va? >> chiese lui educato ma distaccato. << Tutto bene, non vedevo l’ora di uscire. Stare in casa tutto il giorno mi annoia. >> rispose lei con aria stanca. Andrè le sorrise leggermente ripetendosi che faceva tutto ciò solo per il lavoro. Provò ad osservare la ragazza, indossava un tubino corto azzurro di cotone, con una scollatura da capogiro, sopra un cardigan bianco e un paio di Chanel altissime, bianche con i bordi azzurri ai piedi. I suoi capelli erano sciolti e cadevano in boccoli sulla schiena e il trucco era marcato e la faceva apparire più volgare e meno raffinata. Il ragazzo storse la bocca e preferì guardare fuori dal finestrino. Il viaggio fu lento e noioso. Cécile continuava a parlare dei suoi acquisti, della moda francese e di come riusciva ad ottenere sempre ciò che voleva con o senza soldi. Gli sbatté il seno in faccia accarezzandogli poi anche una gamba con la sua. Andrè avrebbe dato tutti i suoi averi per un Ipod in quel momento e per non essere costretto a guardare tutta quella carne insipida. Aveva trovato una persona più viziata ed egoista di lui e questo era molto difficile che accadesse. Una volta a piazza di Spagna la situazione peggiorò. Cécile volle farsi accompagnare in tutti i negozi comprando qualsiasi sciocchezza e trattando il povero accompagnatore come un facchino. Si fece poi portare a cena fuori provando a sedurlo con ogni scusa, arrivando addirittura a sedersi davanti a lui divaricando le gambe di tanto in tanto. Una cosa era certa Andrè si stava rendendo conto che il karma esisteva, eccome!

<< Quindi il ricorso per cassazione può essere proposto per provocare il controllo della Suprema Corte su taluni specifici motivi di doglianza che rientrano tra quelli elencati nell’articolo 360? >> disse Veronica cercando di essere più sensuale possibile. << Si e lunedì voglio saperli a memoria chiaro? >> rispose Giorgio in modo abbastanza severo. Era sudato fradicio, non solo per via dello sforzo immane di tentare di far entrare qualcosa nella testa della ragazza ma anche per via delle provocazioni molto esplicite da parte di quest’ultima. Aveva indosso una maglia trasparente senza reggiseno e il tanga spuntava fuori dai jeans a vita bassa. I suoi capelli castani erano raccolti e il trucco faceva risaltare i suoi occhi scuri. Sicuramente era una mise più pudica del ‘’vestitino’’ del giorno prima. << D’accordo prof…Visto che abbiamo finito perché non concludiamo questo venerdì bevendo qualcosa dall’armadietto del mio vecchio? >> domandò Veronica avvicinando maggiormente la sua sedia con le rotelline a quella in legno di Giorgio. Il ragazzo non poté fare a meno di guardare quei seni prosperosi e si leccò le labbra involontariamente. Veronica lo prese come un segno di cedimento e appoggiò la sua mano sulla gamba di Giorgio facendola salire piano. Il ragazzo emise un respiro profondo e tentò di calmare le fantasie che aveva nella testa. La sua ‘’piccola’’ vicina da qualche tempo a questa parte lo stava provocando in tutti i modi e lui si tratteneva pensando a Giulia e alla loro storia ma la carne era carne e lui non faceva sesso da molto tempo, inoltre non sapeva quando la sua ragazza avrebbe deciso di concedersi e ciò lo rendeva ancora più eccitabile. Quando la mano di Veronica arrivò all’inguine e da lì iniziò a stringere il suo membro tra le mani Giorgio scattò in piedi. << Devo…devo andare. >> disse senza fiato. << Proprio adesso? >> mormorò la ragazza rivolgendogli uno sguardo ardente. Giorgio deglutì rumorosamente poi afferrò i suoi appunti ed uscì dall’appartamento di Veronica come un fulmine.

<< Sono troppo contenta! >> esclamò Gaia entrando in casa, era appena tornata da danza e sua madre le aveva riferito la conferma che attendeva da tanto: suo padre sarebbe venuto a Roma il giorno del suo compleanno. Giulia infatti aveva ricevuto quella mattina una e-mail da Renato in cui le confermava la sua presenza da solo. La ragazza sperò che quell’azione fosse il primo passo verso una riappacificazione familiare. Anche se i suoi non sarebbero tornati mai insieme almeno potevano rispettarsi e volersi bene vicendevolmente. << Come potevi pensare il contrario? Lo sai che papà stravede per te. >> ammise Giulia che era intenta a preparare una ricetta greca per la cena del venerdì sera con la madre e la sorella. << Devo dirlo immediatamente a Daniela e Alba. >> squittì Gaia correndo nella sua camera. << Mhmh..Che profumino Giulia, cos’è? >> domandò Anastasia indossando delle comode pantofole. << Moussaka e Sarikopitakia. Potresti preparare tu l’insalata? Vorrei chiamare Giorgio. >> rispose Giulia pulendosi le mani sul grembiule. << Agli ordini! >> esclamò sua madre divertita. La ragazza sorrise poi salì in camera sua e prese il suo cellulare. << Pronto? >> disse Giorgio fresco di doccia. Aveva dovuto farne una fredda per calmare il subbuglio provocatogli da Veronica. << Amore, ciao. >> disse la ragazza dolcemente. << Oh piccola, ciao. Tutto bene? >> << Si, non ti sento dalle tre di oggi pomeriggio. Che fai? >> << Oh, scusami dopo essere stato da Vero ho avuto da fare. Tra poco Domenico verrà a prendermi. Tutto bene la tua cena? >> chiese Giorgio dandosi un ultimo sguardo allo specchio. << Ho optato per la cucina greca stasera. Non vedo l’ora di vederti domani. Mi manchi. >> mormorò Giulia guardando fuori dalla sua finestra. A quel punto il ragazzo iniziò a sentirsi in colpa. Forse avrebbe dovuto parlare in modo chiaro con Veronica spiegandole che lui non era interessato alle sue provocazioni per quanto fossero eccitanti. << Anche tu mi sei mancata Giulia. Domani passeremo una bella serata, te lo prometto. >> << Non vedo l’ora. Vado adesso, non vorrei che mamma bruciasse tutto. Buona serata Amore. >> concluse la ragazza affettuosamente. << Okay. Buona serata anche a te. Ti amo. >> rispose Giorgio e riagganciò.

Il resto del week-end passò in modo tranquillo. Giulia e Giorgio trascorsero un piacevole sabato sera con i loro amici concedendosi poi una domenica a guardare film romantici e a pomiciare. Il lunedì i due sostennero l’esame per cui avevano tanto studiato ottenendo come sempre il massimo dei voti. Solo tre giorni li separavano dal ballo ormai. Giulia aveva scelto acconciatura e trucco, inoltre aveva acquistato un completino intimo davvero sexy: un tanga in pizzo nero e un reggiseno push up senza spalline coordinato. Giorgio sarebbe impazzito vedendola così ne era sicura. << Toc- toc. >> disse Kara sulla soglia della camera di Giulia. << Kara, ciao. >> rispose l’amica sorridente. << Mi ha fatta entrare tua madre. Che facevi? >> << Guarda qui. >> disse Giulia mostrandole l’intimo. << Oddio! L’hai comprato, wow che tanga. >> affermò Kara sorpresa dall’audacia della sua amica. << Sono così emozionata. Spero che la nostra prima volta sia speciale e romantica. >> << Su non ricominciare con le tue solite idee smielate. Stasera hai da fare? >> << No, Giorgio deve dare ripetizioni alla sua vicina e mamma e Gaia sono a cena da mia zia Camilla. >> rispose Giulia riposando il completino nel suo enorme armadio a muro. << Allora resto a dormire qui ho discusso nuovamente con Matteo. Cosa vuoi per cena? >> domandò Kara sedendosi sul letto dell’amica. << Mmm..non saprei, cinese? >> << Okay. Trovo il numero e chiamo. >>. Un’ora dopo le due amiche erano sedute in cucina a chiacchierare e a mangiare spaghetti alla piastra e pollo alle mandorle con la canzone ‘’Stay’’ di Rihanna in sottofondo. La stessa canzone veniva riprodotta dallo stereo di Andrè De Lyon che stava riaccompagnando Cécile a casa dopo un lungo ed estenuante week-end trascorso nella sua villa al mare ad Ostia. La ragazza l’aveva ossessionato con i suoi vizi e le sue preferenze. Non aveva voluto fare il bagno nella piscina interna perché l’acqua era troppo calda e quella esterna era troppo fredda. Non voleva stare in casa ma allo stesso tempo non voleva passeggiare sulla spiaggia al sole. Aveva insistito per farsi portare a pranzo e cena fuori lamentandosi del gusto del cibo e del vino nonostante i ristoranti in cui Andrè l’aveva portata fossero ottimi. Inoltre non era riuscito a chiudere occhio visto che la prima sera insieme Cécile aveva cercato, fingendo di essere ubriaca, di intrufolarsi nel suo letto. Non si sarebbe scopato quell’arpia viziata manco morto. Finalmente tra poco si sarebbe liberato di lei. Una volta fuori l’appartamento di Cécile, Andrè aiutò la ragazza a portare dentro i bagagli evitando l’invito a passare la notte lì del signor Dumas con la scusa che il giorno dopo avrebbe dovuto lavorare. Voleva restare solo. Risalì velocemente in auto e si accese una Marlboro light da cui prese un lungo tiro provando a rilassarsi, non aveva potuto neanche fumare perché quell’oca francese era allergica al fumo. Doveva escogitare un modo per scrollarsela di dosso, forse avrebbe potuto chiedere aiuto al suo avvocato. Andrè guidava per le strade di Roma quasi deserte alle quattro del mattino voleva sfogare la sua rabbia e frustrazione nell’unico modo che conosceva e preferiva: il sesso. Con il comando vocale compose il numero di telefono di Deborah. Era l’unica che a quell’ora avrebbe accettato di farlo entrare nel suo letto senza fare troppe domande. << Pronto? >> disse la ragazza curiosa. << Deb, sono Andrè. Sono sotto casa tua, apri. >> << Okay. >> concluse lei facendo ciò che le era stato chiesto. Andrè entrò nell’appartamento elegante e moderno di Deborah che indossava un baby doll senza biancheria intima. Era una ragazza non troppo alta con capelli neri, corti e spettinati;le sue forme erano prosperose ma non volgari. << Sei fortunato De Lyon. Stasera Philipe mi ha dato buca. >> mormorò poi conducendo il ragazzo direttamente nella sua camera da letto. Questo era il bello di lei, arrivava subito al dunque fregandosene delle circostanze. << Ho bisogno di un po’ di fortuna in questi giorni. >> rispose lui secco. Deborah accese le luci dell’abat-jour e guardò Andrè con fare provocante. Lui in risposta la stese sul letto e iniziò a toccarla ovunque sfilandole poi il baby doll. Deborah si contorceva sotto il tocco esperto del ragazzo senza però emettere alcun tipo di gemito. Anche per questo Andrè l’aveva preferita quella sera. Voleva silenzio e piacere. Quando il membro del ragazzo divenne duro da rompere quasi i jeans, Deborah si portò sopra di lui spogliandolo. << Cosa vuoi che faccia? >> chiese poi divertita. << Voglio che lo prendi in bocca. >> rispose Andrè deciso. La ragazza obbedì e inizio a succhiare il membro enorme che aveva davanti. << Si, continua Deb. Non fermarti. Lo fai benissimo. >> mormorò De Lyon senza fiato. Deborah continuò a leccare toccando tutti i punti caldi del ragazzo che le teneva la testa bassa con una mano. Prima di raggiungere il culmine però Andrè si portò sopra la ragazza e la penetrò con forza. Lei emise un mugolio di piacere mentre lui spingeva come un forsennato, leccandole i seni. Quando la ragazza raggiunse l’apice lui non era ancora soddisfatto usci da lei, la fece voltare e iniziò a prenderla da dietro. Era così furioso che non si accorse che Deborah aveva iniziato ad urlare dal piacere cosa che non le era mai capitato prima. << Andrè continua, spingi…ne voglio di più…ti prego di più… >> gridava la ragazza e lui non poté fare altro che soddisfarla fino a venire in modo violento e carnale.

13 thoughts on “CAPITOLO VI

    • Ciao Soph 🙂 sn contenta che anche qst capitolo ti sia piaciuto 🙂 presto arriverà il settimo :*** grazie di seguirmi 🙂

    • Ciao Vero 🙂 grazie mille per i tuoi complimenti 🙂 mi fa piacere che il mio lavoro vi piaccia *_* presto arriverà anche il settimo capitolo 🙂 :****

    • Ciao Alice 🙂 sono contenta che ti sia piaciuto anche qst nuovo capitolo, presto arriverà anche il capitolo del ballo don’t worry *_* a presto :****

  1. Brava,ancora una volta =)
    Sono proprio curiosa anche di sapere cosa farà Giorgio, perchè non vorrei che le mettesse le corna :/ , anche se ho questo presentimento ^^

    • Ciao Joy 🙂 m fa piacere che anche qst capitolo ti piaccia 🙂 non posso anticipare nulla xò 😛 grazie di aver letto anche qst aggiornamento 🙂 a prestissimo :****

    • Ciao Cate 🙂 sn contenta che anche qst capitolo ti piaccia ^^ presto arriverà quello del ballo 😉 grazie di seguirmi :****

  2. La storia si fa sempre più interessante. Sono curiosa di sapere il seguito. Hai già deciso di quanti capitoli sarà composta la tua storia? Bravissima al prossimo capitolo. Lo pubblichi in un giorno prestabilito?

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