CAPITOLO II

Scontri

<< Mamma sono a casa. >> disse Giulia chiudendo la porta d’ingresso alle sue spalle. << Ciao Giuly, com’è andata? >> domandò Anastasia curiosa. Si era trattenuta a stento tutto il pomeriggio dal chiamare sua figlia per sapere come procedeva l’appuntamento con Giorgio, di certo la pazienza non rientrava tra le sue qualità principali. << Oh mamma è stato un sogno! Giorgio mi ha dichiarato il suo amore su ponte Sant’angelo facendomi dono di questa collana. >> affermò Giulia girando su se stessa come una bambina. Anastasia si avvicinò alla figlia per guardare il ciondolo bellissimo di Giorgio: era una catenina in oro bianco il cui pendente aveva la forma di farfalla con un brillantino posto in cima. << Oh Giulia è davvero bellissima. Sono così felice che dopo Alessandro finalmente tu abbia trovato un bravo ragazzo. Te lo meriti piccola mia. >> disse la donna cercando di non commuoversi. Giulia aveva speso notti insonni e giornate vuote dopo la rottura con il suo primo ragazzo Alessandro. Sua madre aveva cercato continuamente di non farla chiudere in se stessa incoraggiandola ad uscire con le amiche e soprattutto a non mollare gli studi. Per fortuna Giulia si è rivelata una ragazza tosta ed riuscita a trovare il sorriso alla fine. << Grazie mamma. Dov’è Gaia? Voglio darle la bella notizia. >> << In camera sua a studiare. Ah a proposito puoi accompagnarla tu a danza tra poco? Io ho un appuntamento con la mia collega Catia. >> domandò Anastasia salendo le scale insieme a sua figlia. << Certo. Ci sarai per cena? >> << No, ma ci sono le lasagne da scaldare. Catia vuole analizzare ‘’un caso con me’’ ma so che è solo una scusa per uscire a divertirci. Dice che sono una stacanovista e non vedo un uomo da millenni. >> disse Anastasia esasperata. << Oh mamma un po’ di divertimento ci vuole nella vita. Su, non puoi sempre fare la monaca di clausura. >> rispose Giulia dopodiché entrò nella camera di sua sorella evitando la solita risposta della madre sulla vita da single e gli uomini tutti uguali. Gaia attendeva trepidante il ritorno di sua sorella per sapere sia dell’appuntamento che parlarle di Fabio, il ragazzo per cui aveva una cotta da qualche mese. << Che romantico su ponte Sant’angelo. Giorgio è davvero un ragazzo meraviglioso. >> affermò poi legando i suoi lunghi capelli in uno chignon. << Si, è davvero perfetto. >> rispose Giulia sdraiandosi sul letto della sorella ancora con aria sognante. << Te invece com’è andata scuola? >> aggiunse ritornando in se. << Ho preso otto in francese e… Fabio mi ha ignorata come sempre. >> mormorò Gaia afflosciandosi sulla poltrona. La sua stanza era molto femminile, con le pareti rosa e quadri di danza attaccati ad esse insieme alle foto fatte con le amiche delle scuole medie e del liceo. L’opposto di Giulia che si era tenuta su uno stile classico ed elegante. << Su non demordere vedrai che si accorgerà di te. Anche Giorgio ci ha messo un po’ per notarmi. Sei bella e hai carattere e se lui non se ne rende conto è solo uno sciocco. >> affermò la sorella maggiore sicura di sé. << Lo spero. Sono pronta comunque, possiamo andare. >> disse Gaia prendendo il suo borsone di danza della Freddy. << Mami accompagno Gaia, prendo la Smart. >> annunciò poi Giulia sulla soglia. << Okay, fai attenzione. Io rientrerò per le undici. >> rispose Anastasia comparendo in salotto più elegante del solito. << D’accordo, buona serata mami. >> disse la ragazza e con la sorella minore si avviò giù per le scale.

<< Alors, ti sei divertito ieri con Christine? Quella ragazza urla sesso da tutti i pori. Me la spasserei volentieri con lei una volta o due. >> mormorò Luke seduto al bar dell’hotel sorseggiando l’ennesimo caffè contro i postumi della sbornia. Andrè invece si era già ripreso. Non aveva dormito granché ma non per via di un’analisi di coscienza procurato dalle parole di Christine, la quale era stata sostituita un’ora dopo dalla sua migliore amica Cherry. << Christine è brava a letto ma crede di averla solo lei, tu invece con Michelle? >> chiese De Lyon con aria annoiata. << Alla grande. E’ una macchina del sesso, stasera però niente ragazze. Voglio spendere un po’ dei soldi di quel coglione del mio patrigno al casinò, ci stai? >> domandò Luke ordinando ancora caffè. << D’accordo, avvisa anche Philipe e Carlos sono imbattibili al black-jack. >> rispose Andrè quando il suo cellulare iniziò a squillare. << Pronto? >> disse scocciato. << Andrè? Dannazione dove accidenti sei? >> urlò Auguste De Lyon su tutte le furie. Suo figlio aveva spento il telefono per più di due giorni partendo di nascosto e tralasciando come sempre il lavoro. << Papà ciao. Sono a sbronzarmi a Las Vegas conosci? >> rispose Andrè con un tono strafottente. << Ascoltami bene o torni immediatamente qui a Roma oppure ti trovi con il culo sul marciapiede. Quella cazzo di scrivania non te la sei guadagnata e posso riprendermela quando voglio. Smetti di fare il ragazzino e cresci Santo Cielo. >> borbottò Auguste riattaccando poi immediatamente. Andrè si infiammò subito e scaraventò l’ultimo modello di Iphone sul muro spaventando gli altri ospiti dell’hotel che lo guardarono perplessi. << Luke, devo rientrare. >> disse poi rivolgendosi all’amico che tentava di rimorchiare una cameriera. << Vai in camera? >> << No, torno a Roma. Quel tiranno di mio padre ha minacciato di licenziarmi. Salutami gli altri. >> disse De Lyon infilandosi un paio di costosissimi occhiali da sole e afferrando la scheda della suite, dopodiché s’incamminò verso la reception e chiese al receptionist di prenotargli il primo volo per Roma.

Tre giorni dopo.

<< Accidenti! Sono in super ritardo! >> esclamò Giulia correndo in bagno a prepararsi. La sua sveglia non aveva suonato e quel giorno avrebbe dovuto sostenere uno degli ultimi esami. Si lavò, vestì e truccò in mezz’ora, un record per lei. Aveva legato i capelli in una treccia e indossato dei jeans stretti modello capri con sopra una camicia azzurra a cui aveva accostato una giacca a righe bianche e blu e ai piedi delle Superga bianche. << Mamma vado! >> urlò prendendo la sua borsa dell’università. Anastasia comparve in salotto in camicia da notte non doveva lavorare quel giorno e Gaia non doveva andare a scuola quindi nessuno aveva programmato un’altra sveglia. << In bocca al lupo cara. Sorprendi tutti e non farti intimorire da nessun assistente. >> disse la donna premurosa. << Crepi, mami. >> rispose Giulia sorridente e sparì giù per le scale, salì poi nella sua Smart e aprì il cancello automatico. Andrè De Lyon era nel cantiere del palazzo accanto alla casa della ragazza. Il padre l’aveva rimproverato incessantemente per la sua scappatella a Las Vegas e ciò non aveva fatto altro che aumentare il suo cattivo umore che durava ormai da qualche giorno. Un camion della ditta di costruzione in quel momento stava facendo manovra per entrare nel cantiere bloccando la strada a Giulia la quale iniziò a suonare il clacson per incitare il mezzo a muoversi più velocemente. Andrè vide Giulia e gli tornarono in mente le parole che quest’ultima gli aveva rivolto il giorno che erano iniziati i lavori. Non capiva perché quella frase bruciasse nel suo orgoglio. Anche Christine gli aveva detto le stesse cose ma lei lo conosceva bene, Giulia no. Non sapeva niente di lui eppure l’aveva offeso in meno di un’ora. A quel punto De Lyon, senza farsi notare, si avvicinò alla portiera del camion e ordinò all’autista di fermare il mezzo facendosi che Giulia non potesse passare. La ragazza continuò a suonare il clacson fino a scendere direttamente dall’auto per avvicinarsi all’autista che era uscito dal camion. << Potreste spostare questo veicolo?Ho un esame e sono già in ritardo. La strada non può essere occupata senza permesso. >> affermò Giulia con tono deciso. Andrè fingendo di parlare con un altro manovale si girò verso Giulia e l’autista: << Scusami Alberto. Signorina Ramaglia, è inutile alterarsi in questo modo. Il camion ha un piccolo problema ma sto provvedendo nel risolverlo. >> mentì poi spudoratamente felice che la ragazza fosse in ritardo per una cosa importante. Finalmente le stava dimostrando che lui era il padrone del mondo. << Maledizione! >> esclamò Giulia su tutte le furie. << De Lyon si sta mettendo in un mare di guai! >> affermò poi guardandolo negli occhi. La rabbia però non le impedì di constatare nuovamente la bellezza celestiale di Andrè. Gli occhi azzurri illuminati dal sole e quei capelli biondo ramato mossi leggermente dal vento. Come poteva esistere un ragazzo così perfetto almeno fisicamente? << Oh signorina Ramaglia… >> << Ramaglia è mia madre, io sono la signorina De Angelis. >> lo interruppe Giulia furiosa. << Non m’interessa il suo nome, lei non deve provare a minacciarmi. Sua madre non è l’unico avvocato con le palle in giro. >> disse Andrè allontanandosi e facendo un invisibile segno all’autista di poter spostare il camion. Giulia risalì in auto e appena la strada fu sgombra partì a tutta velocità maledicendo mentalmente De Lyon e i lavori in corso. Arrivò in aula con mezz’ora di ritardo, si guardò in giro tra la moltitudine di ragazzi e ragazze che attendevano di sostenere l’esame cercando Kara e Giorgio, individuando poi quest’ultimo di fronte alla cattedra intento a rispondere alle domande rivoltegli da uno degli assistenti. Avevano già iniziato ad esaminare gli studenti e lei non aveva avuto né la possibilità di rispondere all’appello iniziale e né quella di consegnare il libretto. Per fortuna scorse Kara seduta nell’ultima fila di banchi che la chiamava a bassa voce. Giulia si avvicinò all’amica e si accomodò al suo fianco: << Giulia hai più di mezz’ora di ritardo, sei impazzita? >> esclamò Kara preoccupata. << Oh non me lo dire, ci sono dei lavori fuori casa mia che mi hanno bloccato il passaggio e poi non ho sentito la sveglia. >> rispose la ragazza alzando gli occhi al cielo. << Oddio! Sbrigati a consegnare il libretto prima che entri in aula il professore, altrimenti sei fregata. Sai che Cesaro è una canaglia sui ritardi. >> disse l’amica chiudendo il libro davanti a sé. << Okay vado. >> mormorò Giulia alzandosi. Si stava avvicinando velocemente ad una delle assistenti più gentili quando il professore Cesaro entrò. << Merda! >> esclamò la ragazza sottovoce. << Signorina cosa ci fa in piedi lì impalata? >> domandò Cesaro accomodandosi al centro della cattedra. Giulia prese un respiro profondo e si decise ad affrontarlo. << Professore volevo consegnare il libretto e rispondere all’appello fatto in precedenza. >> mormorò tentando di mostrare sicurezza. << E’ in ritardo? >> domandò il professore indignato. << Ho avuto problemi… >> << Non credo siano affari miei. Lei quando ha un impegno non lo prende mai sul serio? >> domandò Cesaro infuriato facendo zittire tutta l’aula tranne gli esaminandi. << No è solo che la mia auto… >> riprovò Giulia ma fu zittita nuovamente. << Non mi interessa per me può andarsene. L’università è una cosa seria e dovreste rendervene conto! >> esclamò il professore. Giulia avvampò sia d’imbarazzo che di rabbia. Lei la ragazza più precisa del mondo doveva sentirsi rimproverare sulla serietà dello studio. Cesaro fece un gesto con la mano e la congedò mentre Giorgio la guardava allibito distraendosi dalla domanda rivoltagli così ché l’assistente dovette tossire per richiamare la sua attenzione. Giulia si ammutolì e uscì dall’aula sotto i mormorii degli altri studenti. Corse in bagno dove scoppiò in lacrime. Non era una ragazza che perdeva facilmente il controllo di sé ma ci teneva troppo a quell’esame. L’aveva preparato meticolosamente e ciò avrebbe di sicuro comportato un ritardo nella tesi. ‘’Maledetto De Lyon!Gliela farò pagare.’’ pensò furiosa. Un’ora dopo respirò profondamente cercando di ricomporsi si guardò allo specchio e si incollò al viso un’espressione neutra. Uscì dal bagno e si recò nell’atrio sedendosi poi su una delle sedie poste lì. Kara le andò incontro insieme a Giorgio che aveva un’aria stremata: << Giulia eccoti! Dove eri finita? >> esclamò l’amica sedendosi accanto a lei. << Ero alla toilette. Com’è andato l’esame a voi ragazzi? >> chiese lei gentile. << Bene, io venticinque e il secchione del tuo ragazzo trenta e lode. Quel figlio di puttana di Cesaro ha davvero esagerato con te. L’avrei preso a sberle. >> rispose Kara fuori di se. << Non sai come mi è dispiaciuto non poter far nulla Tesoro. Ma come hai fatto a tardare? Sei sempre puntualissima. >> domandò Giorgio dolcemente. << La mia sveglia non ha suonato ed inoltre quel vile che sta ristrutturando casa accanto alla mia mi ha bloccato il passaggio. Quando lo saprà mia madre lo ucciderà con le sue mani. >> rispose Giulia cercando di dominarsi. << Non preoccuparti, vedrai che alla prossima sessione andrà tutto meglio e se vuoi ti aiuto con l’ultimo complementare che ci manca, così non perdi questa seduta d’esame. >> disse Giorgio sorridendole confortante. Giulia sorrise e riuscì a calmare la sua rabbia. << D’accordo. Ora però usciamo di qui. Non voglio che Felicia esca anche lei solo per lanciarmi una delle sue velenose frecciatine. >> aggiunse poi la ragazza alzandosi in piedi. Venti minuti dopo i tre ragazzi erano seduti al Cafè Romano nei pressi di Piazza di Spagna. << Cosa vi porto? >> domandò un cameriere che a detta di Kara era un ‘’figo da paura’’. Aveva lunghi capelli biondo scuro e occhi verdi dal fisico davvero mozzafiato. << Per me e la signorina due caffè a nocciola. >> disse Giorgio ordinando anche per Giulia continuando poi a confortare quest’ultima progettando con lei un piano di recupero. << Per lei invece? >> domandò il cameriere a Kara che nel frattempo si era aperta maggiormente la camicia sul davanti. << Vorrei un aperitivo all’arancia e il tuo numero. >> rispose facendogli poi un occhiolino. Il ragazzo fissò Kara: i suoi capelli neri, gli occhi castani, il fisico formoso e sensuale. Era la decima volta che la vedeva lì e anche le altre volte aveva flirtato con lui ma in modo più tranquillo. Il cameriere sorrise, segnò le ordinazioni divertito e si allontanò. Giulia e Giorgio guardarono Kara sorpresi: << Ehm… dovrei ricordarti che ieri siamo state a telefono fino alle tre del pomeriggio per parlare di Matteo? >> domandò sarcastica Giulia. << Ma su! Stavo solo flirtando un po’. >> affermò Kara facendo una piccola linguaccia. Giulia e Giorgio alzarono gli occhi al cielo, ormai dovevano rassegnarsi al modo di fare ‘’molto socievole’’ della loro amica. Dieci minuti dopo il cameriere tornò con le loro ordinazioni consegnando lo scontrino direttamente a Kara e facendole un sorrisino malizioso. La ragazza disse il totale ai suoi amici e si infilò lo scontrino in borsa. Quello doveva essere il suo giorno fortunato, l’esame era andato alla grande e aveva ricevuto il numero di telefono che desiderava da tanto. Giulia non poteva dire lo stesso e a peggiorare la situazione fu lo squillo del suo cellulare, sua madre avrebbe fatto scoppiare un putiferio.

<< Monsieur Andrè alle quindici ha un colloquio con l’architetto Tommasi qui in ufficio, le annullo la prenotazione al ristorante Aldrovandi Villa Borghese? >> disse una delle segretarie dell’immenso ufficio dell’impresa edile De Lyon. << Di che diavolo di costruzione è architetto? >> domandò Andrè alzando un po’ la voce. << E’… E’la costruzione di Viale Aventino/Circo Massimo. >> rispose la segretaria intimorita. Sapeva che il ragazzo era arrogante e viziato ma era anche a conoscenza della facilità con cui si liberava delle segretarie per lui “incompetenti” e ciò la faceva resistere dal lanciargli qualcosa sul bellissimo volto. Come poteva un viso d’angelo simile avere un carattere così brutto? In questo caso preferiva i chili in più del suo fidanzato che però la rispettava e ricopriva di attenzioni. << Accidenti! Si, annulli la prenotazione questo è un pezzo grosso. >> disse Andrè entrando poi nell’ufficio del padre. Varcò la soglia con passo sicuro per poi bloccarsi di botto. Di fronte a se trovò suo padre alto e robusto dai capelli scuri e gli occhi chiari affascinante come sempre e al suo fianco l’avvocatessa Anastasia Ramaglia. << Oh eccoti Andrè, lei è l’avvocatessa Anastasia Ramaglia credo tu l’abbia conosciuta già, abita accanto al palazzo che stiamo ristrutturando a via Fiumedinisi nel quartiere Borghesiana. >> disse Auguste sorridendo alla donna rapito. Andrè sbiancò non sapeva per quale motivo quella donna fosse lì, per fortuna aveva già informato suo padre dell’errore fatto il primo giorno dei lavori ma non riusciva a calmare la sua coscienza. Sapeva bene che si trattava del brutto tiro fatto quella mattina alla figlia dell’avvocatessa. << Si, ricordo. >> rispose il ragazzo freddamente. << Sono felice che tu ti ricordi. Sono venuta per parlare con tuo padre del risarcimento che ci spetta e soprattutto a chiedergli di non intralciare più l’unica servitù di passaggio della strada. >> affermò la donna con sguardo ardente. ‘’Merda!’’ pensò Andrè ‘’ora mio padre mi scuoia vivo. ‘’ l’uomo infatti dopo la storia del risarcimento e aver scoperto chi ci fosse dietro il nome Anastasia Ramaglia, aveva raccomandato il figlio di prestare particolare attenzione allo svolgimento dei lavori per non essere spennato dei suoi beni da un avvocato del genere. << Capisco. >> rispose il ragazzo teso. << Si, per fortuna abbiamo risolto tutto pacificamente. Stia tranquilla avvocatessa Andrè da oggi in poi sarà più attento nella direzione dei lavori. Può dormire sogni tranquilli. >> disse Auguste completamente abbindolato dalla bellezza della donna ma cosciente della lavata di capo che dopo avrebbe fatto a suo figlio. Per fortuna Anastasia conosceva gli uomini e sapeva quali fossero i loro punti deboli, soprattutto quando erano ricchi e abituati ad avere tutto, pensano di poter comprare tutto anche l’amore e il corpo di una donna. Perché non usare ciò a suo vantaggio? << Oh, lo spero tanto. Non mi piace usare le maniere forti ma se costretta non risparmierò nessuno. >> ammise Anastasia sorridendo in modo suadente facendo sgranare maggiormente gli occhi ad Auguste il quale riusciva a stento a trattenere i suoi pensieri sulla donna. << Stia tranquilla, spero di rivederla in un’occasione migliore. Arrivederci avvocatessa. >> disse Auguste baciando la mano della donna e accompagnandola alla porta dove Andrè fumava di rabbia. Anastasia uscì sorridente dall’ufficio e una volta chiusa la porta il piccolo De Lyon si preparò alla sfuriata di suo padre.

<< Oh dai non dirmi che non sai ancora cosa indossare alla festa di metà primavera. >> disse Kara al telefono mentre Giulia metteva da parte i libri. Erano le sette di sera e lei era ormai stufa di Hobbes, Rosseau e gli altri filoni giuridici del settecento. << Certo che no, ho bisogno di trovare l’abito perfetto. Credi che Giorgio si ricordi dell’evento? >> domandò poi perplessa. << Si che lo ricorda!Il suo best Domenico è nel comitato studentesco quindi molto probabilmente avrà già acquistato i biglietti. >>squittì felice Kara. << Mah, non saprei. Giorgio non è un tipo mondano. Comunque nel dubbio andrò lo stesso a trovare l’abito dei miei sogni a via Cola di Rienzo. Mi accompagni? >> << Ma certo!Con il fisico che hai potrai indossare i vestiti più belli. Come ti invidio. >> mormorò Kara guardandosi allo specchio imbronciata. << Si, ha parlato il brutto anatroccolo!Ma se ti sta dietro mezza università. Non ti capirò mai Kara. >> <<Giuly è arrivato Matteo. Vado, ci sentiamo più tardi per gli ultimi aggiornamenti. Buona serata con Giorgio. >> << Buona serata anche a te, mi raccomando non fare scenate come tuo solito. Matteo ti vuole bene. >> disse Giulia dopodiché le due amiche si salutarono e riattaccarono. Giulia salì nella sua camera e iniziò a scegliere cosa indossare per uscire quella sera. Giorgio aveva casa libera e le aveva preparato una cenetta romantica. Finalmente un po’ di pace dopo la storia dell’esame il giorno prima e l’intera giornata di studio. Era così felice per la sua storia con lui da toccare il cielo con un dito. Non si sarebbe mai aspettata di potersi innamorare di nuovo e in modo così maturo e profondo. Finalmente il principe azzurro era arrivato a dispetto di tutti quelli che dicevano che non esisteva. Mise play al suo impianto Hi-fi che iniziò a produrre le note di ‘’Me and Mrs. Jones’’ cantata da Michael Bublé. Chiuse gli occhi e immaginò di ballare sotto le stelle con Giorgio alla festa di metà primavera. Aveva sognato di partecipare a quell’evento con lui da quando si erano conosciuti al secondo anno di università e finalmente ciò stava per realizzarsi. Sarebbe stato tutto perfetto come aveva sempre voluto. La serata più magica della sua vita distava solo tre settimane. Come avrebbe resistito fino ad allora?Il suo cellulare squillò improvvisamente e la riportò alla realtà. << Pronto? >> disse Giulia abbassando la voce dello stereo. << Hey piccola sei pronta per la serata? >> la voce di Giorgio le fece aumentare i battiti cardiaci. << Oh Giorgio, si dammi quindici minuti, ho tardato nella ripetizione di un capitolo. >> disse la ragazza decidendo finalmente cosa indossare. << Sempre la solita meticolosa. Okay allora passo prima da Veronica a prendere degli appunti. Quando sei pronta squillami. >> << Okay. A dopo tesoro. >> concluse Giulia dopodiché si affrettò nel prepararsi.

<< Ciao Andrè. Sono felice che alla fine tu sia venuto. >> disse una bionda platinata e dal fisico perfetto sulla soglia di un lussuoso appartamento nel centro di Roma. << Ciao Claudia, non potevo di certo rifiutare il tuo invito. >> rispose Andrè con un sorriso così bello che quasi fermò il cuore della ragazza. Claudia lo invitò all’interno, indossava solo un top elasticizzato viola senza spalline che le arrivava quasi a coprire il sedere e unito sul davanti da piccole striscioline di stoffa e un tanga dello stesso colore. << Ti trovo in forma bambola. Sei più sexy dell’ultima volta. >> disse Andrè guardando i seni della ragazza. << Grazie caro, ma prego accomodati. Ti va un po’ di champagne? >> domandò lei in modo sensuale. << Si, grazie. >> mormorò il ragazzo sedendosi su un costoso divano. Lei allora si allontanò e dopo poco la stanza fu inondata dalle note di ‘’Freeek’’ di George Michael mentre le luci del salotto si fecero più soffuse. Claudia tornò in soggiorno con una costosissima bottiglia di champagne e due flute che appoggiò sul tavolino basso di fronte al divano. Lanciò uno sguardo ardente ad Andrè e iniziò poi piano a versarsi il contenuto della bottiglia sul corpo. Il ragazzo sgranò gli occhi e cominciò ad eccitarsi. Claudia si muoveva a ritmo di quella musica forte ed esplicitamente provocante facendosi scorrere una mano addosso. Andrè a quel punto si sbottonò i pantaloni e iniziò a toccarsi. La ragazza si avvicinò a lui, mettendosi poi a cavalcioni sulle sue ginocchia strusciando il suo sesso a quello di lui. Andrè iniziò a leccare lo champagne dal corpo di Claudia che ansimava e cominciò a sbottonare la camicia del ragazzo che dopo poco finì sul pavimento. De Lyon stese poi Claudia sul divano e le tolse il top iniziando a baciarle il seno prosperoso mentre lei si dimenava sotto di lui vogliosa. << Che buono il sapore dello champagne su di te. >> mormorò Andrè senza fiato. Claudia sorrise in modo lascivo e si portò poi sopra il ragazzo iniziando a baciare ogni centimetro del suo corpo perfetto. Non ricordava di aver fatto sesso con un uomo bello quanto lui. << Dai Claudia fammi godere. >> disse Andrè quando la bocca di lei era arrivata all’inguine. La ragazza gli lanciò uno sguardo sexy e iniziò a succhiare il grande membro che si trovò davanti. Andrè gemette di piacere e strinse i capelli della ragazza che lo guardava lussuriosamente negli occhi senza vergogna. Quando lui ne ebbe abbastanza la adagiò in modo sgraziato sul divano, le tolse il tanga e immerse la lingua nella zona erogena della ragazza che urlò estasiata dalla bravura eccezionale di Andrè, ma prima che Claudia raggiungesse l’apice del piacere lui si alzò ed entrò dentro di lei spingendo in modo forte e dominante. La ragazza emetteva suoni di piacere mentre la bocca di Andrè si muoveva contemporaneamente sul suo seno. Non era brava a letto quanto Christine ma Andrè non sarebbe mai tornato da lei strisciando. L’orgoglio prima di tutto.

Una volta finito i due ragazzi si rivestirono in silenzio e si accomodarono nuovamente sul divano. << Hai fame? >> chiese allegra Claudia. Non era innamorata di Andrè, sapeva che per lui le ragazze erano solo oggetti sessuali ma comunque gli era simpatico ed inoltre chi mai avrebbe detto di no ad una notte di sesso infuocato con un ragazzo così bello? << Si, ma non posso fermarmi è quasi mezzanotte. >> rispose lui scocciato. Aveva voglia di spassarsela ancora un po’ ma l’indomani aveva un importante incontro di lavoro. << Capito. >> fu l’unica risposta della ragazza che si alzò per versarsi da bere e Andrè la imitò accomodandosi al bancone della cucina. Claudia versò del succo d’arancia per se ed il suo ospite. Andrè bevve quando notò svolazzare davanti a se un pezzo di carta su cui c’era scritto: BALLO DI META’ PRIMAVERA FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA. << Cos’è questa roba Claudia? >> esclamò poi divertito. << Ah, solo un evento che la mia università organizza qualche volta. >> rispose lei non curante. << Che sciocchezze! I balli sono la cosa più ipocrita che esista. Dovrebbero chiamarli ‘’eventi per rimorchiare’’ visto che la maggior parte ci va per quello. >> affermò il ragazzo scuotendo la testa divertito. << Non è quel genere di ballo, è una cosa formale per i laureandi. >> << Sarà, per me sono cretinate. E’ ora che vada, alla prossima Claudia. >> disse Andrè avvicinandosi alla porta. Non capiva perché con quella ragazza non riusciva ad essere freddo come suo solito, Claudia gli piaceva caratterialmente era forte e indipendente ed inoltre le piaceva fare sesso più di un uomo. << Ciao De Lyon. >> rispose la ragazza sorridendogli. Lui aprì e andò via soddisfatto come sempre.

4 thoughts on “CAPITOLO II

    • Ciao Alice 🙂 sono contenta che la mia storia ti piaccia 🙂 presto verrà pubblicato anche il terzo capitolo 🙂 grazie per aver letto la mia storia :****

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