CAPITOLO I

Lavori in corso

‘’Stanno buttando giù la casa?’’ pensò Giulia saltando giù dal letto. Corse alla finestra della sua camera e vide che c’erano camion, ruspe ed operai intenti a lavorare sul palazzo abbandonato a pochissimi metri dalla sua abitazione. Scese al piano di sotto dove la madre era al telefono ed emanava un’aura di rabbia e astio verso chiunque ci fosse all’altro capo del telefono. La sorella Gaia invece era già pronta per andare a scuola ed attendeva che la madre riagganciasse. << Cosa sta succedendo qui fuori? >> chiese Giulia alla sorella. << Non lo sappiamo. Improvvisamente sono arrivati questi camion e hanno iniziato a fare piazza pulita dello stabile bloccando anche l’uscita del nostro cancello. >> rispose Gaia scocciata dal ritardo che sicuramente si sarebbe beccata sul registro. Aveva quindici anni e frequentava il secondo anno di liceo linguistico. Possedeva un fisico slanciato e di altezza media. I suoi occhi erano verdi come quelli del padre e i capelli color ebano come sua madre. << Non mi interessa Sandro! Non possono lavorare senza preavviso. Sono una confinante ed è nel mio diritto sapere che diavolo vogliono costruire a due passi da casa mia. >> urlò la madre con il suo tono da avvocato. Il problema è che la donna lo era davvero, Anastasia Ramaglia la migliore di tutti i difensori di Roma. Giulia la osservava in ansia cercando di capire quanto più possibile della vicenda mentre i rumori infernali provenienti dall’esterno rompevano la quiete di casa. A differenza di Gaia lei aveva occhi azzurri come la madre e capelli biondi come il padre. Alta e magra con un fisico da far invidia ad una modella. Avrebbe compiuto tra qualche mese ventiquattro anni e le mancavano gli ultimi esami per conseguire quella maledetta laurea in giurisprudenza impostagli dalla madre. Loro tre vivevano da tutta la vita in una strada del quartiere Borghesiana a Roma, prima con il padre Renato De Angelis ed ora sole. L’uomo, importante imprenditore, aveva avuto una proposta di lavoro a Milano ma la moglie si era rifiutata di trasferirsi iniziando da quel momento discussioni che avevano fatto venire a galla i problemi della coppia a lungo soppressi per il bene delle figlie. Alla fine quando Giulia compì diciassette anni e Gaia otto i due decisero di divorziare. Renato combattè molto per avere la custodia delle figlie ma Anastasia non glielo permise. Aveva paura che il carattere del marito troppo aperto e permissivo potesse influire negativamente sull’educazione delle ragazze. << Okay, Sandro. Si, aspetterò il francese De Lyon. Se crede di ignorare la legge italiana e me si sbaglia di grosso. A presto e grazie delle informazioni. >> mormorò Anastasia riagganciando. << Mamma allora? Che sta succedendo? >> le chiese Giulia. << Oh cara, abbiamo a che fare con un altro imprenditore arrogante e farabutto come tuo padre. >> rispose la donna sedendosi su uno sgabello e sorseggiando il suo adorato caffè. << Cosa vuole? >> domandò la ragazza con insistenza. << Ha acquistato il palazzo abbandonato e vuole ristrutturarlo senza preavviso e senza mostrarci i progetti. >> le spiegò Anastasia volgendo lo sguardo poi su Gaia che ormai aveva perso ogni speranza di arrivare in orario. << Oh cielo, scusami piccola. La mamma non capisce più nulla quando tentano di fregarla. Entrerai alla seconda ora, m’inventerò una scusa con i professori. >>. Gaia alzò gli occhi al cielo e accese la tv sedendosi sul divano posto di fronte ad essa. Il salotto stile etnico formava un grande ambiente unico insieme alla cucina moderna composta anche da un bancone e quattro sgabelli. Accanto ad essa una grande portafinestra si apriva su un balcone che dava sulla strada da cui si vedevano chiaramente tutti gli operai. ‘’Siamo anche senza privacy ora.’’ pensò Giulia prima di parlare: << Come intendi procedere? >> chiese alla madre mettendo a scaldare il latte sul fuoco. << Non lo so cara, voglio incontrare questo De Lyon e capire che tipo è. Solo dopo posso decidere come attaccarlo. >> rispose Anastasia alzandosi in piedi. << Okay Gaia, andiamo ora. Giulia sta per arrivare De Lyon, fallo accomodare e offrigli da bere. Tornerò non appena avrò lasciato tua sorella in classe. >> mormorò la donna prendendo la borsa e il soprabito. << Aspetta mami. Non so neanche che aspetto abbia quest’uomo. >> affermò Giulia perplessa. << Ah, lo riconoscerai subito. Sandro ha detto che si tratta di un anziano e sfacciatamente arrogante e ricco. >> concluse Anastasia sparendo con Gaia giù per le scale. Giulia sospirò: ‘’Perché non ho accettato l’invito di Kara di dormire a casa sua?’’ pensò frustrata. Inseguito fece colazione si lavò il viso e i denti infine prese i libri per ripassare alcuni argomenti del suo prossimo esame quando però il citofono suonò. La ragazza sperò che fosse sua madre e non quel francese con cui non avrebbe saputo di che accidenti parlare. << Chi è? >> chiese. << Ehm..Salve signora..ehm sono l’architetto Stola, qui con me c’è il dottor De Lyon potrebbe farci salire? >> domandò un uomo con fare teso e reverenziale. E’ il fratello del Papa questo francese da incutere tanto timore? << Oh si, vi stavamo aspettando. Prego primo piano. >> disse Giulia ricordando le sue buone maniere. Premette il bottone e il cancello d’ingresso si aprì. Dopo aver attraversato il vasto giardino e salito una rampa di scale l’architetto e De Lyon suonarono alla porta. Giulia andò ad aprire e davanti ai suoi occhi si presentò un uomo dai capelli bianchi smilzo e sudaticcio, sicuramente l’architetto, e un giovane ragazzo bellissimo. Era alto e magro dagli occhi azzurri e i capelli ramati, poteva avere all’incirca ventotto anni e trasudava fascino e ricchezza solo respirando. Giulia rimase a bocca aperta: << Sa-salve signorina io sono l’architetto Stola e lui è il do-dottor De Lyon. >>. Forse c’era un errore, la madre le aveva detto che De Lyon fosse un uomo anziano. << Salve io sono Giulia la figlia dell’avvocatessa Ramaglia. Mia madre è uscita ma sarà di ritorno a breve. Prego accomodatevi nel frattempo. >> disse la ragazza cercando di riprendersi dallo stupore. De Lyon sbuffò ed entrò in casa a passo deciso seguito dall’architetto che non aveva fatto altro che leccargli il culo per tutto il tempo. Lui odiava avere a che fare con queste persone e con queste situazioni. Si era già disperato per aver dovuto rinviare di cinque ore il volo per Las Vegas dove i suoi amici lo attendevano da diversi giorni, ma gli affari erano affari anche se non capiva perché suo padre si fosse ostinato ad acquistare un appartamento in quella zona di Roma visto che la sua famiglia possedeva già una villa spettacolare al centro della città. << Posso offrirvi da bere? >> aggiunse poi Giulia imbarazzata. Era davanti ad un ragazzo meraviglioso indossando una vestaglia e con i capelli in disordine. << Pe-per me niente grazie. >> rispose l’architetto. << Io vorrei un caffè al bayles. >> affermò De Lyon in tono arrogante sedendosi sul divano. Giulia gli lanciò uno sguardo perplesso. L’aveva presa per una barista oppure era solito trattare le persone comuni come zerbini? La ragazza andò a preparare il caffè pregando che la madre fosse tornata al più presto. << Beh Giulia sai per caso perché tua madre mi ha fatto correre qui di tutta fretta? Non ho tutta la giornata a vostra disposizione sai? >> chiese in modo poco educato De Lyon. L’architetto trasalì davanti a quel tono e arrossì ricominciando a sudare freddo. << Credo che se lei si fosse preso la briga di informare il vicinato dei suoi lavori magari ora non sarebbe costretto a stare qui. Sa comportarsi da padrone del mondo non porta sempre a buone conseguenze. >> rispose la ragazza sicura di sé. De Lyon la scrutò con freddezza. Nessuno fin’ora aveva mai usato un tono così altero con lui neanche i suoi amici. << Oh piccola, non hai solo un bel faccino sai anche il fatto tuo ma prova a rivolgerti di nuovo a me in questo modo e farò radere al suolo anche la tua bella casetta. >> affermò il ragazzo alzandosi in piedi e guardando minacciosamente Giulia. << Oh caro De Lyon non sai cosa siamo capaci di fare noi quindi ti conviene stare allerta. >> ribatté Giulia senza smuoversi. Per fortuna dopo qualche minuto il campanello della porta d’ingresso suonò e lei si precipitò ad aprire. << Mamma qui ci sono le persone che attendevi. >> affermò poi sollevata. Anastasia entrò in casa e il suo sguardo si spostò dall’architetto a De Lyon non trovando un nesso logico. Conosceva già Stola ma non poteva pensare che quel ragazzino che le stava andando in contro potesse essere l’imprenditore francese. << Salve. Io sono l’avvocatessa Ramaglia. >> disse la donna porgendo la mano al ragazzo. << Io sono Andrè De Lyon il figlio di Auguste De Lyon. Mio padre ha avuto un impegno e visto che conoscevo il caso in esame ha deciso di mandare me a discutere con lei. >> << Bene Andrè posso darti del tu visto che dovresti essere poco più grande di mia figlia? >> domandò Anastasia cercando di apparire simpatica. << No. Io sono il dottor De Lyon per gli altri. >> rispose prontamente Andrè. ‘’Poco modesto il ragazzino. Gli farò ingoiare tutta la sua superbia.’’ pensò la donna nascondendo la sua rabbia in un sorriso cordiale. << D’accordo, allora seguitemi nel mio studio prego. >> aggiunse facendo strada ai due uomini. Una volta che fu di nuovo sola in salotto Giulia riprese a studiare. Un’ora dopo Anastasia e i suoi ospiti uscirono dallo studio. Il sorriso smagliante della donna, lo sguardo duro di De Lyon e il colorito ancora più cinereo dell’architetto fecero capire a Giulia che la mamma aveva ottenuto un’altra vittoria. << Non finisce qui Ramaglia. >> esclamò Andrè freddo. << Per lei dottoressa Ramaglia. La aspetterò a braccia aperte De Lyon. >> rispose Anastasia divertita aprendo la porta di casa. Andrè uscì fuori senza salutare mentre il povero Stola si perdeva in saluti e scuse. << E’ fatta Giuly! E’ fatta! Il piccolo De Lyon ha violato la legge e ora ci tocca un bel risarcimento. >> iniziò a cantilenare la donna allegramente. << Che bella notizia! Quel ragazzo è davvero un maleducato ben gli sta. >> affermò Giulia raccattando i suoi libri. Stava per salire al piano di sopra quando il suo cellulare squillò. Vide il numero sul display ed il suo cuore iniziò a battere all’impazzata. Si trattava di Giorgio il ragazzo con cui stava uscendo da qualche settimana. Erano colleghi di università conosciutisi durante i vari corsi e dopo qualche tempo hanno scoperto di provare l’uno per l’altra più di una semplice amicizia. << Pronto? >> rispose Giulia emozionata. << Ciao Giulia, ti disturbo? >> chiese il ragazzo gentilmente. << No, affatto. Che facevi? >> domandò lei curiosa. << Ti pensavo, che ne dici di uscire per pranzo? >>. Sul volto della ragazza aleggiò un luminoso sorriso. Che quella fosse stata la volta buona per dichiarare in modo chiaro i suoi sentimenti a Giorgio? << Si, mi piacerebbe. >> rispose poi già sulle scale pronta a mettere a soqquadro l’armadio. << D’accordo allora passerò a prenderti alle tredici in punto. Non vedo l’ora. >> affermò Giorgio e poi riattaccò. << Giulia, cosa preparo per pranzo? >> le chiese Anastasia decisa a vestire i panni della madre affettuosa. << Per me niente. Esco con Giorgio. >> urlò la ragazza dalla cima delle scale. La donna sorrise, finalmente Giorgio si sarebbe deciso ad impegnarsi sul serio.

Le casse montate su una delle piscine più grandi del Wynn hotel di Las Vegas diffondevano ‘’Don’t stop the party’’ di Pitbull a tutto volume. Ragazze e ragazzi si muovevano a ritmo di musica bevendo drink alcolici e fumando sigarette e qualche altra sostanza illegale. Un gruppo di amici era radunato sul bordo della vasca pronto a lanciarsi in acqua per un bagno notturno cercando di convincere le ragazze più reticenti a slacciarsi i bikini striminziti. Altri ragazzi invece si scambiavano effusioni molto spinte sui divanetti posti in giro. Andrè De Lyon era uno di questi. Accarezzava il corpo sexy di Christina che si muoveva sotto di lui in modo allusivo. << Perché non andiamo in camera? Ho un paio di giochetti da mostrarti. >> gli sussurrò la ragazza all’orecchio in modo seducente. Andrè si specchiò negli occhi nocciola di Christine leggendovi la sua eccitazione e il suo desiderio. << Okay, andiamo. >> disse il ragazzo alzandosi in piedi. I due si districarono tra le altre persone dirigendosi verso l’ingresso dell’albergo passando anche accanto agli amici di Andrè: << Fils de pute déjà quitté le parti? (Figlio di p*****a già lasci la festa?) >> gli chiese il suo migliore amico Luke che aveva le mani sul sedere di una bellezza afroamericana. << Pour moi, la vraie fête est sur ​​le point de commencer. (Per me la vera festa è sul punto di iniziare.) >> rispose Andrè indicando la bellissima Christine che faceva ondulare i suoi lunghi capelli neri. Luke scosse la testa divertito e tornò alla donna che aveva davanti a sé. Una volta entrati nella Encore Tower Suite (la 3 bedroom duplex) Andrè afferrò il viso di Christine iniziando a baciarla appassionatamente. In sottofondo la dolce musica di un pianoforte rendeva l’atmosfera romantica anche se entrambi sapevano che tra loro non sarebbe mai nato niente al di fuori del letto. Ormai erano mesi che la storia andava avanti così, quando volevano ‘’divertirsi’’ si chiamavano e il giorno dopo era come se non fosse accaduto nulla. << Su mostrami cosa sai fare. >> le ordinò Andrè con voce seducente. Christine si inginocchiò ai suoi piedi e gli slacciò i jeans Just Cavalli. Guardò lussuriosamente il grande membro che aveva davanti e lo afferrò avidamente con le labbra. Andrè gemette abbandonandosi alla bocca esperta di Christine.

<< Ti piace qui? >> domandò Giorgio sorseggiando il suo tè inglese. << Si, c’è una vista bellissima. >> rispose Giulia sorridente depositando su un piattino di ceramica la sua tazza. La Terrazza dell’Eden era uno dei ristoranti più romantici della città e lei lo sapeva bene. Ad aumentare l’atmosfera dolce contribuivano anche le note di ‘’Tutto quello che un uomo’’ di Sergio Camaliere. << Sono felice di essere qui con te, il sole primaverile accarezza i tuoi bellissimi occhi rendendoli ancora più affascinanti. >> mormorò il ragazzo sporgendosi verso Giulia e prendendole la mano. Il cuore di lei iniziò a battere forte. Guardò Giorgio timidamente dopodiché distolse lo sguardo arrossendo. Era così bello: Quei capelli castani e gli occhi color caramello. Il fisico slanciato e ben curato. La gentilezza e la raffinatezza fuori dal comune. Non credeva che un ragazzo così potesse capitare proprio a lei. << Vieni, facciamo una passeggiata sul lungo Tevere. >> disse poi Giorgio dolcemente. Lei non se lo fece ripetere due volte e si alzò dal tavolo. Per fortuna aveva indossato le sue ballerine eleganti insieme ai jeans chiari e una camicia a mezzamanica bianca con sopra una maglia aperta beije. Giorgio pagò il conto dopodiché prese nuovamente Giulia per mano e insieme uscirono dal ristorante. Salirono sulla BMW Z4 di lui e si avviarono verso il lungo Tevere costeggiandolo. La dolce brezza di aprile li avvolgeva mentre il sole si preparava a sparire all’orizzonte. Giorgio fermò l’auto in una delle strade di fronte a Ponte Sant’Angelo precipitandosi ad aprire la portiera di Giulia. << Cosa ci facciamo qui? >> chiese la ragazza curiosa. << Vedrai. >> rispose lui guidandola sul famoso ponte romano. Lei si guardò intorno, tutto era al solito posto: le statue, il castello e il fiume che scorreva tranquillo. Alcuni turisti fotografavano ogni centimetro del ponte ammirando la sua architettura e commentandola meravigliati. Una volta arrivati a metà di esso Giorgio si fermò appoggiando una mano sul corrimano in pietra antica: << Mia cara Giulia, mi sono reso conto che in questi ultimi giorni ciò che provo per te è un sentimento forte e sincero. Più forte di una semplice amicizia. >> mormorò lui emozionato. Gli occhi della ragazza si spalancarono sorpresi da quell’inaspettata dichiarazione mentre il suo cuore correva veloce. << Oh Giulia, credo proprio di essermi innamorato di te. >> aggiunse poi il ragazzo dolcemente. Giulia non credeva alle proprie orecchie, Giorgio l’amava come lei amava lui. A quel punto la ragazza non riuscì a trattenersi e si lanciò tra le braccia del ragazzo che la strinse subito a sé: << Giorgio anch’io sono innamorata di te. >> affermò lei arrossendo e nascondendo il viso sul petto di Giorgio. Lui si scostò lievemente e afferrò il volto della ragazza gentilmente. I due ragazzi si guardarono negli occhi per un momento interminabile dopodiché le loro labbra si incontrarono dando vita ad un dolce tenero bacio.

<< Wow Christine, sei fantastica stasera! Ce l’ho ancora duro e voglio svuotartelo addosso. >> affermò Andrè alzandosi dal letto in modo felino. Ogni parte del suo corpo perfetto trasudava sensualità e potere. Gli addominali scolpiti, l’addome definito, le spalle larghe e il sedere muscoloso lo rendevano un dio greco. Christine si muoveva tra le lenzuola indecisa se andarsene o meno. Le piaceva l’idea di Andrè ma erano le tre del mattino e Jaques quel pomeriggio le aveva fatto una proposta abbastanza indecente da incuriosire il suo lato libidinoso. Alla fine si alzò decisa a fare quella nuova esperienza: << Andrè io vado. Ho un appuntamento con Camille e Cherry. >> disse infilandosi il minuscolo tanga. << Oh chérie, la festa non è ancora finita. >> mormorò Andrè cercando di nascondere la delusione. Nessuna ragazza era andata via dal suo letto solo dopo un’ora. << Recupereremo domani. >> rispose lei chiudendo la lampo dei suoi calzoncini. << No. Ti voglio adesso. >> ribatté il ragazzo in modo scontroso. << Andrè lo sai che non mi piace quando usi quel tono. >> affermò Christine fredda. << E a me non piace chi non sta alle mie regole. Credi che non ti abbia vista scopare con Jaques ieri? >> sbottò il ragazzo infilandosi dei boxer. Christine trasalì ma cercò di mantenere la calma. << Sai Andrè? Mi sono rotta di essere trattata come un essere inferiore. Comportarsi da padrone del mondo non porta sempre a buone conseguenze. >> affermò la ragazza dopodiché uscì dalla stanza sbattendo la porta. Andrè rimase impalato in mezzo alla suite, quelle parole l’avevano colpito non per la loro durezza ma perché gli riportarono alla mente due grandi occhi azzurri. Si anche la figlia dell’avvocatessa aveva detto la stessa cosa e a quel punto si chiese se non ci fosse un fondo di verità dietro a quel rimprovero.

10 thoughts on “CAPITOLO I

    • Ciao Chris 🙂 sono contenta che il primo capitolo ti sia piaciuto 🙂 molto presto verrà pubblicato il seguito :***

  1. Ciao Anna 🙂 pubblicherò un capitolo ogni lunedì 🙂 ma spero di pubblicarne anche più di uno a sett ora che mi libero dallo studio ^^ sono felice che il primo capitolo sia stato di tuo gradimento 🙂 spero ti piaccia anche il resto della storia 🙂 a prestissimo :***

    • Ciao Cate 🙂 sono felice che l’inizio ti sia piaciuto, presto verrà pubblicato il secondo capitolo 😉 grazie per aver letto il primo :***

    • Ciao Joy 🙂 sono contenta che il capitolo ti sia piaciuto tanto 🙂 presto pubblicherò anche il 2 🙂 grazie per aver letto l’inizio della mia storia ^^ a prestissimo :****

  2. ciao complimenti per il racconto mi è piaciuto e gradirei continuare la lettura dei restanti capitoli. non ho però l’account facebook perché non registrata. E’ possibile ricevere copia dei capitoli tramite posta o libro?
    Ti ringrazio attendo una tua risposta

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