CAPITOLO VI

Sesto Capitolo

Fisso il soffitto come una cretina con un sorriso da ebete stampato sul viso. E’ sconcertante il potere che Diego ha sulle mie emozioni: un minuto prima ero devastata dalla paura e un istante dopo mi sentivo al sicuro fra le sue braccia.
Nella mia mente è marchiata a fuoco l’espressione sul suo viso quando ha capito che gli avrei aperto il mio cuore, senza remore, senza paura, affidandomi a lui.
Spero solo che sappia capirmi. Sono famosa per il mio caratteraccio e per i miei sbalzi d’umore… Pover’uomo, ha scelto alla grande. “Le donne facili sono per i perdenti.” Ecco, lui dimostra di essere un vero uomo.
Sono felice. Quest’emozione mi è estranea, ma è bellissima. La mia prima relazione seria. Il mio sorriso si allarga sempre di più; che stupida che sono, ma è più forte di me. Diego ha fatto riemergere il mio lato romantico.
Uno strano rumore mi fa ritornare alla realtà. Mi alzo dal letto – proviene dalla mia finestra – mi avvicino cauta. Abitiamo al primo piano, le probabilità che sia un ladro sono molte.
Il mio passo è impercettibile. Scosto le tende, giusto quel poco per vedere bene, e rimango di stucco nel vedere Diego che lancia sassolini alla mia finestra. E’ pazzo, sveglierà tutti.
<<Diego, sveglierai i miei zii. Cosa vuoi? >> sussurro aprendo la finestra. Mi sembra una scena alla Dawson’s Creek, solo che Diego non è Dawson ma Pacey; preferisco di gran lunga lui.
<<Scendi, Lucrezia, o fammi salire. Devo parlarti,>> mi risponde, serio in volto. I miei castelli crollano tutti in un colpo. Troppo bello per essere vero, ci avrà ripensato. Sono un stupida, mi illudo facilmente!
Gli faccio cenno di salire e mi avvio alla porta, cercando di non fare molto rumore. Asia è in coma totale, neanche un terremoto la sveglierebbe, vale lo stesso per mia zia, ma zio Filippo ha il sonno leggerissimo … Incrocio le dita. San Gennaro mandamela buona.
Faccio togliere le scarpe a Diego, lui mi guarda accigliato, ma acconsente. Entriamo in camera come dei fantasmi, senza neanche respirare, chiudo la porta a chiave e mi giro.
Mi guarda strano, come se avesse paura di parlare. Così prendo io in mano la situazione: via il dente, via il dolore.
Faccio un bel respiro. <<Diego, se ti sei penti…>> non riesco a finire la frase che Diego mi salta praticamente addosso. Mi bacia profondamente, che passione che ha quest’uomo, ed io mi sciolgo come neve al sole. Mi accende, mi fa ribollire il sangue.
Mi tiene stretta a sé, mi abbraccia, io ricambio … E’ una bella sensazione. Mi sento desiderata. Fa molto bene alla mia vanità!
Ci stacchiamo, respiriamo entrambi affannosamente. I suoi occhi sono quasi liquidi: onice nera liquida.
<<Vedi, Lucrezia … Non sono pentito, solo che avevo voglia di baciarti con la consapevolezza che tu adesso mi appartieni. Prima ero in confusione totale. Il tuo darmi una possibilità mi ha scombussolato,>> sussurra Diego.
In altre situazioni la parola appartenenza mi avrebbe impaurita, ma non in questa situazione. Sono felice di essere roba sua, come lui è roba mia!!!
<<Sappi che anche tu mi appartieni, sono gelosa delle mie cose, soprattutto se sono molto importanti come te.>>
Il suo sguardo si illumina. Sono felice di essere l’artefice di quest’emozione, perché anche lui provoca in me la medesima cosa.
Mi fa cenno di avvicinarmi. Come posso disdegnare un invito del genere? Mi avvicino con movenze felici. Mi caccerò in guai seri, ma chi se ne frega. Ecco che il mio lato ribelle viene fuori.
Mi abbraccia dolcemente. Un pizzico di delusione si impossessa di me. Pensavo che avrebbe osato di più, ma non è così, è davvero un bravo ragazzo, santo cielo.
Nasconde il suo viso fra i miei capelli, lo sento annusare il mio profumo.
<<E’ cosi bello stringerti,>> sussurra dolce.
Ci stendiamo sul letto. Guardo l’orologio, sono le tre del mattino, sono stanca, è stato un susseguirsi di emozioni fortissime che mi hanno portato allo stremo delle forze. Mi rannicchio contro Diego. E’ rassicurante la sua presenza, mi sento al sicuro, protetta del mondo.
<<Diego, tesoro, altri cinque minuti, anche se non vorrei che te ne andassi, ma devi andare. I miei zii mi uccidono se ci scoprono.>>
<<Ok, Lucrezia, cinque minuti, solo cinque minuti,>>mi dice con un timbro di voce roco, molto sexy.
Mi stringo forte a lui rilassandomi.

Mi sveglio serena. Ho dormito da Dio, come non mai.
Mi giro sul lato e sbianco di colpo.
<<Oh cazzo! Diego, svegliati. Oh, per la miseria. Mi uccideranno, lo so. Diego, cazzo, svegliati!>> dico cercando di non urlare.
<<Dai, piccola, altri cinque minuti,>> bofonchia.
Guardo l’orologio, sono le otto. Mi zia a minuti verrà a chiamarmi per fare colazione, fortunatamente ho chiuso la porta a chiave.
<<Diego, alzati immediatamente! Siamo in guai seri. Cazzo, ci siamo addormentati! E’ mattino, gli zii ci uccidono entrambi. Mio zio ha il porto d’armi per il fucile per la caccia, ti uccide come un cinghiale,>> dico in preda al panico.
Diego salta letteralmente dal letto. Nel suo sguardo c’è panico, confusione, paura, la stessa che provo io adesso.
<<Cazzo, Lucrezia, ci siamo addormentati,>> dice.
<< Che perspicacia, Sherlock ,>> dico prendendolo per i fondelli. E’ cosi carino in preda al panico, mi fa quasi tenerezza.
Bussano alla porta. Ecco, è la fine … Fisso Diego che trattiene il respiro. Cazzo, che situazione.
<<Lucrezia, cara, sei sveglia? Come mai la porta è chiusa a chiave?>> dice mia zia.
Cazzo! Pensa, Lucrezia, pensa, <<Zia, sì, sono sveglia. Ah, la porta l’ho chiusa perché cigolava, ci sarà qualche spiffero,>> rispondo sperando che se la beva.
<<Ah, va bene, tesoro. Puoi aprirmi, per piacere? Dovrei prendere la tua cesta dai panni sporchi, per il bucato.>>
<<Non ti preoccupare zia, li laverò io,>> rispondo.
<<Come vuoi, cara. Vieni a fare colazione, questa mattina ho dato il meglio di me ai fornelli,>> mi dice con voce allegra, allontanandosi.
Diego è rimasto immobile per tutto il tempo, paonazzo, per la paura di essere scoperto. Credo che la storia del porto d’armi l’abbia intimorito non poco.
<<Allora, dobbiamo escogitare un piano,>> dico.
<<Sì, infatti, spremiamo le meningi,>> asserisce in preda al panico. E’ divertente vedere un ragazzo di 21 anni così in ansia.
Potrebbe uscire dalla finestra, siamo al primo piano, non corre particolari rischi, poi ci sono molte mensole in pietra all’esterno, dovrebbe farcela.
<<Allora, l’unica soluzione è la finestra. Non possiamo passare per il soggiorno perché, essendo un open-spece, la cucina è proprio di fronte.>>
<<Sì, infatti, è l’unica soluzione. Mi viene da ridere, è la prima volta che mi trovo in questa situazione. Tutta colpa delle tua dolcissime labbra,>> mormora avvicinandosi.
Mi prende il viso fra le mani. <<Buongiorno, dolcezza,>> sussurra baciandomi. Ricambio il bacio con lo stesso ardore, e chi se ne frega se non ho lavato i denti .
Lo osservo mentre si mette le scarpe e la giacca: appena sveglio è ancora più sexy .
Si cala dalla finestra in maniera impacciata, spero che no si rompa il collo.
Giunge a destinazione e mi manda un bacio con la mano. Che dolce che è. Se mi guardassi allo specchio sicuramente avrei gli occhi a cuoricino.
Sono fortunata ad averlo incontrato, anche io merito un pizzico di felicità.

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