CAPITOLO V

Quinto Capitolo

E’ più facile dare un bacio che dimenticarlo, e questo bacio credo che non lo dimenticherò facilmente. E’ strano, ma credo che Diego abbia ragione, siamo come destinati: io sono il ferro e lui una calamita, ci attraiamo inesorabilmente.
Ho paura, tanta paura. Il mio cuore ha sofferto e soffre ancora, è in continuo sanguinamento. La morte dei miei genitori mi ha lacerato l’anima, non posso aprire il mio cuore a nessuno, non posso soffrire per lui. Ho la sensazione che se succedesse non mi riprenderei facilmente … Dal primo incontro ho capito che lui è speciale … Non posso premettergli di intrufolarsi dentro me.
<<Basta … Smettila,>> mi stacco bruscamente da lui.
<<Tesoro, che hai? Pensavo ti piacesse,>> sussurra avvicinandosi.
<<Non posso … E’ sbagliato … Tu … Io … Non lo sopporto,>> sussurro con gli occhi pieni di lacrime.
<<Ehi, tu non devi avere timori verso di me … Verso noi. Lucrezia, tu mi piaci davvero. Non metterlo in dubbio mai. Lo so che ci conosciamo appena, mai io so che tu sei quella giusta. I tuoi occhi mi hanno stregato il cuore, la tua voce è dolce melodia per le mie orecchie. Lo so, posso sembrare affrettato, ma è quello che provo.>>
L’amore è per i coraggiosi, tutto il resto è coppia, scriveva Barbara Alberti. Io sono coraggiosa? Posso lasciarmi andare a queste emozioni? Sarò abbastanza forte? Non lo so… Il mio cervello mi consiglia di stare attenta, ma il mio cuore ha voglia di amare, ha voglia di essere amato.
<<Diego, io sono molto confusa. Tu mi provochi sensazioni che mai ho provato. Sono curiosa, ma anche spaventata. Soffro molto … Non sono pronta,>> dico scappando via. Non ho il coraggio di guardarlo negli occhi. Sento in lontananza la sua voce che mi dice di ritornare. Non posso … Sono troppo fragile, mi spezzerei.
Raggiungo i ragazzi e fingendo un malessere improvviso annuncio di voler andare via.
<<Lù, vengo con te, non posso lasciarti andare da sola,>> mi dice Asia spaventata.
<<Tesoro non preoccuparti chiamerò un taxi, è solo un mal di testa. Ritorno a casa e filo a letto. Mi raccomando con Angelo, la serata è ancora lunga, fallo impazzire.>>
Asia annuisce non del tutto convinta. Adoro Asia, ma in questo momento ho bisogno di solitudine.
Diego è ancora fuori, tanto meglio, sarà più facile andarmene.
Saluto i ragazzi e mi avvio all’uscita, la discoteca è gremita, sarà un’impresa uscire di qui.
Vengo fatta girare bruscamente. Questo gesto mi provoca un capogiro. Vengo sostenuta da due braccia forti, giusto in tempo, salvandomi dall’ imbarazzante caduta.
Alzo lo sguardo e incontro due occhi arrabbiati, due labbra strette in una linea severa.
<<Dove cazzo credevi di andare?>> sibila Diego.
Mi libero dalla sua stretta, fortunatamente ho recuperato l’equilibrio.
<<Me ne torno a casa. Lasciami perdere,>> rispondo.
<<Come credi di tornare a casa?>>
<<Chiamerò un taxi.>>
<<Neanche per idea …. Ti accompagno io,>>annuncia impetuoso.
Odio questo suo modo di fare, da dittatore del cavolo.
<<Neanche per sogno. Ho bisogno di stare sola,>> rispondo adirata. Posso sembrare irriconoscente, ma è il mio modo di fare. Mi da fastidio quando mi si impone qualcosa, anche se questo è un gesto premuroso.
<<Col cavolo che ti faccio tornare a casa da sola! E’ mezzanotte passata e ci sono tanti squilibrati stasera in discoteca, con cattive intenzioni. Mentre aspetti il taxi potrebbe succederti di tutto.>>
Non ho altra scelta, non la spunto stavolta. Mi tocca andare con lui. Al diavolo il mio voler stare sola.
Ci avviamo verso il parcheggio. Diego non mi rivolge parola. Lo capisco, l’ho piantato in asso in due secondi. Sono cosciente di aver una carattere di merda, ma no posso farci niente.
Salgo in macchina e la mia mente si inoltra nei miei pensieri più profondi.
Ricordo mia mamma che mi raccontava la sua storia d’amore con mio padre: si erano conosciuti all’università, un incontro causale, ma fu amore a prima vista. Due anime che si ritrovavano, due cuori che battevano in simbiosi, due paia di occhi che vedevano per la prima volta il mondo. Dopo la laurea si sposarono e pochi anni dopo venni al mondo. Nel profondo del mio cuore anche io desidero una famiglia, un uomo che mi ami, ma sono terrorizzata. Mettere la mia vita nelle mani di un’altra persona, dandogli il potere di gestire le mie emozioni … Ho perso il controllo della mia vita molti anni or sono, adesso sto cercando di rimettere ordine. Il mio cuore non è in grado di reggere all’uragano Diego; lo vorrei, ma non posso.
Senza volerlo, da i miei occhi sgorgano dolorose lacrime. Una mano calda mi sfiora il viso,. spazza via le lacrime. Chiudo gli occhi. Il suo tocco è impercettibile sulla mia pelle, è di una dolcezza incredibile, mi da tanta sicurezza, mi sento amata. La sua delicatezza mi manda alla deriva, il mio cuore rompe gli argini facendo così trapelare il mio dolore. In meno di un secondo Diego parcheggia e mi prende fra le sue braccia. Mi stringo a lui. Non dovrei farlo. Sto aprendo il mio cuore, ma non riesco ad oppormi. Mi accarezza i capelli e il suo caldo alito mi sfiora l’orecchio provocandomi brividi.
<<Scusami, non piangere per me, non le merito. Sono stato troppo precipitoso. Ti ho spaventato. Non era mia intenzione, tesoro. Soffro. Facendo del male a te ne faccio anche a me stesso,>> le sue parole sono come una lama tagliente nel mio cuore.
<<No, non è colpa tua, ti prego di credermi. Sono io … Sono troppo complicata,>> singhiozzo.
<<Dammi una possibilità, te ne prego. Il tuo cuore, lo sento, ha bisogno di essere amato. Sono stregato da te Lucrezia … Non ho mai creduto all’amore a prima vista, ma devo ricredermi. Dio mi ha mandato il più dolce degli angeli, tutto per me. Un angelo che soffre, che ha bisogno d’amore, e solo così potrà essere lenito il tuo dolore.>>
Mi stringe forte a sé. Sento la sua supplica in questo abbraccio … Le sue parole hanno rotto la gabbia in cui era rinchiuso il mio cuore. Ho voglia di viverlo senza paura, senza timori. Ci conosciamo appena, ma ho la sensazione che sia il mio salvatore. Mi condurrà fuori dalle tenebre. Mi farà rinascere come una fenice.

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