CAPITOLO II

Capitolo Secondo

“Benvenuta a Milano, tesoro,” dicono i miei zii calorosamente. Ricambio il loro benvenuto con un timido sorriso, mi sento tutt’altro che benvenuta, mi sento un’estranea. Tutto questo non sta succedendo a me, mi ripeto in continuazione sperando di svegliarmi e rendermi conto che è stato solo un lunghissimo e orribile incubo. Vorrei svegliarmi e rivedere il viso dei miei genitori, rivedere i baci che si scambiavano anche se mi lamentavo sempre, risentire il tocco di mia mamma sulla pelle e i suo baci della buonanotte. Oddio, sarà un inferno senza di loro; è già un inferno senza di loro.

Mi incammino verso lo smistamento bagagli, Dio solo sa quanto tempo impiegherò per recuperare le mie valigie … attendo … attendo … Panico! Dei miei bagagli neanche l’ombra, Oddio me li hanno smarriti… Mentre cerco di non andare in iperventilazione i miei zii si incamminano verso l’ufficio oggetti smarriti dell’aeroporto.

Facendomi forza, mentre miei zii sono a denunciare lo smarrimento, io cerco di non piangere. Perché capitano tutte a me? Riecco quella strana sensazione, una scarica elettrica mi invade mandandomi in tilt. Lui è qui, lo sento.

“Ciao Lucrezia,” sento sussurrare alle mie spalle. Per la sorpresa mando urlo, mi giro eccolo lì, Diego, in tutto il suo splendore. Ma cosa vuole da me? “Ciao Diego,” rispondo facendo trapelare tutto il mio disappunto, “la prossima volta, se ci sarà, sei pregato di non prendermi da dietro,” divento paonazza per il doppio senso che ho fatto involontariamente, mentre lui sorride beffardo, “Va bene,” mi dice ammiccando.

Involontariamente il mio sguardo cade sui suoi bagagli. Che strani gusti che ha, molto femminili, penso tra me e me. “Ma questi sono i miei bagagli!” quasi gli urlo in faccia, “Come ti sei permesso?” dico quasi piangendo.

Lui sbianca. “Scusami, Lucrezia, solo che ti ho visto e volevo parlarti ed ho escogitato questo piano, poi sapendo quali erano i tuoi bagagli, mi è sembrato un piano perfetto,” dice mortificato.

Sono senza parole, ha creato questo ridicolo piano solo per parlarmi, facendomi quasi morire per la paura? Non sono arrabbiata, ma di più.

“La prossima volta, sei pregato di comportarti come le persone normali, e di non escogitare questi stratagemmi da quattro soldi,” dico furente, recupero i miei bagagli e me ne vado lasciandolo lì impalato, come un pesce lesso.

“Tesoro, non sono stati smarriti allora,” dice la zia contenta per l’epilogo della situazione.

“Sì, zia, una svista, ma meno male, è andato tutto bene,” dico provando un grande sollievo.

“Dai, andiamo a casa tesoro,” dice zio Filippo, io annuisco con un sorriso.

Quale casa? Io non ho più una casa, la mia casa erano i miei genitori, ed io ho distrutto tutto. La mia desolazione mi sta portando alla fine!

Fuori all’aeroporto ci sta aspettando Asia, adoro mia cugina, l’unica cugina.

“Lucreziaaaaa! Che bello rivederti,” urla mia cugina correndo verso di me.

Mia cugina Asia è un terremoto vivente. “Asia, anche io sono molto contenta di rivederti,” dico mentre l’abbraccio calorosamente.

“Lu’, mi dispiace tanto per i tuoi genitori,” mi sussurra all’orecchio.

“Ti prego, non ne voglio parlare, Asia,” le dico, sperando che il discorso cada. Annuisce e mi stringe ancora più forte.

Asia è venuta con la sua macchina, ovvero un SUV Alfa Romeo, “Gran macchina, Asia,” le dico complimentandomi.

“Grazie Lu’, è il mio gioiellino,” mi risponde fiera.

“Papà, oggi guiderai tu, ritieniti fortunato,” dice Asia in tono scherzoso.

“Non lascio avvicinare nessuno al mio gioiello,” asserisce in tono scherzoso.

Ci inoltriamo nel frenetico traffico milanese , già mi manca Napoli. “Sarà dura abituarmi a Milano,” borbotto scoraggiata.

“Dai tesoro, ti ci abituerai in fretta. Milano è una bellissima città,” mi incoraggia Zia Cecilia.

Il tragitto scorre tranquillo ed io mi appisolo lentamente.

“Lucrezia, tesoro, svegliati,” mi sussurra una voce familiare all’orecchio, apro gli occhi e il mio cuore si gonfia di gioia.

“Papà, sei ritornato da me, ti prometto che cambierò, ma ti prego non lasciarmi mai più,” dico mentre lo stritolo in una abbraccio. “Quanto mi sei mancato. Ti voglio bene.” mormoro tra le lacrime.

“Lucrezia , tesoro, non sono tuo padre. Lucrezia, sono tuo zio Filippo.”

Queste parole mi fanno gelare il sangue, mi allontano da lui e mi rannicchio contro la portiera.

“Lucrezia , tesoro mio bello, tu devi essere forte per loro, non ti vorrebbero vedere in questo stato… Sii forte per loro, fa’ loro quest’ultimo regalo.”

“Zio, vorrei riuscirci, ma loro erano la mia vita, il mio tutto, ho distrutto tutto.”

“Piccolo angelo senza ali, ora non sarai più sola, hai me, tua zia Cecilia e Asia, adesso siamo noi la tua famiglia e ci prenderemo cura di te.” Lo abbraccio forte mentre gradualmente mi calmo.

Scendo dalla macchina e do un’occhiata al posto. “Bel posto,” dico a zio Filippo.

“Bello vero? Questa è Piazza Fontana, e questo di fronte è il nostro condomino. Vieni, entriamo.”

L’entrata del condominio è davvero molto bella, pareti e pavimento in marmo con inserti in legno, a sinistra ci sono le cassette per la posta e a destra la portineria.

“Buongiorno signor Nasti, buongiorno anche a lei signorina,” il portinaio ci saluta, un dolce vecchietto sui 60 anni circa, mi è simpatico a primo impatto.

“Buongiorno a lei Luigi, lei è mia nipote Lucrezia Nasti, da oggi vivrà con noi, si è trasferita da Napoli.”

“Benvenuta signorina Lucrezia, spero che le piaccia Milano.”

Ricambio con un sorriso, arrossendo, mi mette a disagio essere al centro dell’attenzione.
Ci incamminiamo verso le scale, non c’è l’ascensore ma per fortuna l’appartamento è al primo piano.

“Accomodati tesoro.”

“Wow, che appartamento magnifico.”

Osservo l’entrata che si apre in un enorme open-space con il parquet, pareti color corallo altissime, divano in pelle con un tavolino in vetro temperato. La cucina poi è magnifica, molto moderna, con elettrodomestici di prima qualità.

“Lucrezia, vieni, ti mostro la tua stanza.”

“Arrivo, zio,” replico.

“Spero che ti piaccia, l’ha arredata Asia. Preparati, potrebbe esserci molto rosa.”

Entro nella camera e rimango senza parole. “E’ magnifica,” mormoro emozionata.

C’è un grande letto a baldacchino con tanti cuscini sui toni del rosa e del bianco. Le pareti sono di un magnifico rosa antico, poi c’è un enorme armadio e una scrivania con un Mac nuovo di zecca.

“Sono sopraffatta, non merito tutto questo… Non merito tutto questo.”

Mi zio mi si avvicina abbracciandomi. “Lucrezia, mia adorata, ne hai passate tante, ti prometto che farò di tutto per renderti felice,” mi dice con le lacrime agli occhi.

“Cos’ho fatto per meritarmi uno zio come te?” gli dico abbracciandolo forte.

“Sei l’unica cosa che mi resta di mio fratello, ti custodirò come il più prezioso dei diamanti.”

“Filippo, Lucrezia, ci siete?” La voce di mia zia Cecilia ci riporta nel mondo reale.

“Amore , siamo in camera di Lucrezia. Adesso arriviamo.”

“Lucrezia, andiamo?”

“Cinque minute e arrivo, zio.”

“Va bene, tesoro.”

La mia nuova vita è iniziata. La nuova Lucrezia renderà fieri i suoi genitori e i suoi zii.
Prendo il mio borsone e lo apro, tiro fuori una foto che ritrae i miei genitori e la poso sul comodino. Vi renderò fieri, ve lo giuro, prometto solennemente.

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