CAPITOLO I

Capitolo primo

Cosa ne sarà di me? Sono sola, totalmente sola.

I miei genitori sono morti una settimana fa in un tragico incidente, totalmente per colpa mia͵il panico mi assale … Sono stata l’artefice della loro morte, erano la mia vita, li amavo con tutto il mio cuore e loro amavano me, che vita sarà senza di loro? Perché non sono morta io? L’avrei preferito di gran lunga, non merito di vivere, loro invece erano persone magnifiche, io solo una poco di buono. Sprofondo nel sonno sperando di sognarli… Le lacrime bagnano il mio viso, scorrono inesorabili, bagnando il cuscino. Vengo svegliata dalla maledetta sveglia che mi annuncia che devo alzarmi. Fra poche ore i miei zii verranno a prelevarmi per portarmi con loro, andrò a vivere con loro e con mia cugina Asia a Milano. Gran cambiamento Napoli – Milano, sarò in grado di adattarmi? Lo spero con tutto il cuore. Lasciare questa casa mi spezza il cuore ma non riesco più a viverci, ovunque guardo mi assale il ricordo dei miei genitori, nella mia mente rimbomba il suono delle loro voci. Dio come mi mancano. Il dolce profumo di mia mamma invade le mie narici … indosso il suo pigiama, ho dormito nella loro stanza accoccolata fra le loro coperte immaginando che fossero le loro braccia! Avrà mai fine questo dolore? Ma soprattutto, questo senso di colpa mi lascerà in pace?

Forza Lucrezia – mi ripeto per farmi forza – devo essere forte per loro, devo diventare una persona migliore solo ed esclusivamente per loro. Scendo dal letto e corro a farmi una doccia calda. Uso i prodotti di mia madre, mi piace sentire il suo odore su di me! Mi vesto in fretta e scendo in salotto per sistemare le ultime cose prima della partenza. Mi guardo in giro, il mio cuore perde un battito, un malessere mi assale… Li rivoglio indietro, tornate da me, vi prego. Mormoro questa triste preghiera mentre da i miei occhi scendono calde e amare lacrime.

La casa non sarà venduta, i miei genitori, come loro solito, erano molto previdenti quindi avevano fatto testamento molto anticipatamente lasciandomi tutti i loro averi; ma ho la sensazione che non tornerò molto presto in questa casa, un giorno forse… Molto lontano! Mi mancherà molto Napoli, la mia meravigliosa città piena di storia, piena di bellezza. Mio padre amava molto questa città, ogni volta che avevamo la possibilità, ci inoltravamo nei suoi vicoli, conosco Napoli alla perfezione grazie a mio padre. Mi ha insegnato tante cose, era un papà magnifico, lo amerò per sempre. Nell’ultimo periodo avevamo avuto qualche screzio per via del mio cambiamento caratteriale, so di essere cambiata radicalmente, da ‘Bambina innamorata della vita ad adolescente che odia il mondo.’ Questo mio cambiamento ha portato a tragiche conseguenze.

Il suono del campanello mi distrae dai miei pensieri. Guardo l’ora, sono le 10.04. Vado ad aprire accigliata. Strano, i miei zii sarebbero dovuti arrivare verso le 11. Apro la porta, ‘No… Non è possibile, loro no,’ i miei amici mi guardano immobili con le lacrime agli occhi, dopo la tragica sera ho rotto i contatti con tutti, volevo vivere il mio dolore da sola, volevo morire da sola!

Alessio e Carmela sono i miei migliori amici, siamo cresciuti assieme, mi sono mancati terribilmente in quest’ultima settimana. Li faccio accomodare in salotto, non riesco a guardarli in faccia, mi sento terribilmente in colpa anche con loro. “Quindi hai deciso di andartene, di abbandonarci senza dirci niente?” sbotta Alessio. “Hai ragione, sono una codarda, volevo andarmene senza dirvi niente, ma capitemi sono distrutta sia mentalmente che fisicamente,” dico con un filo di voce. Vengo stritolata in un abbraccio. Questo segno d’affetto mi fa piangere ancora di più, come mi sono mancati! Sciogliendomi dal loro abbraccio incrocio i loro sguardi, i loro occhi arrossati mi fanno sanguinare il cuore, Carmela mi sussurra parole dolci, come mi mancheranno! “Ragazzi, mi mancherete molto, ci sentiremo sempre, ogni giorno, ve lo prometto,” dico. Carmela scoppia a piangere e ridà il via anche a me e ad Alessio, ci abbracciamo forte promettendo di non perderci mai più di vista.

Una grande desolazione si impossessa di me… I miei amici se ne sono appena andati e già mi mancano terribilmente. Ci siamo promessi di scriverci ogni giorno, con tutti i social network di oggi saremo in contatto sempre.

Il suono del clacson mi informa che i miei zii paterni sono arrivati, mi abbracciano calorosamente. Mio zio è la copia esatta di mio padre, un grande omone di 1.80, capelli castani ed occhi incredibilmente verdi, distolgo lo sguardo, mi fa troppo male, mi concentro su mia zia, una donna paffutella, bassina, bionda con occhi azzurri, mi abbraccia forte mentre mio zio carica i bagagli in macchina.

La fine è arrivata, la mia vita in questa città volge al termine. “Perché è successo tutto questo, perché proprio a me?” mormoro arrabbiata.

Do un ultima occhiata alla casa, piena di ricordi che mi stanno uccidendo lentamente. Mi mancherà tutto ma devo andare via. Non lo faccio per me, lo faccio per i miei genitori; devo diventare la figlia che avrebbero meritato non la scapestrata che sono adesso.
Salgo in macchina, mio zio mette in moto e ci dirigiamo a Capodichino. Arrivati in aeroporto, come sempre io, da solita imbranata che sono, faccio cadere i miei bagagli, mi accingo a recuperarli ma all’improvviso una scarica elettrica si insinua sottopelle. Alzo il viso confusa da questa sensazione e incontro un paio di occhi neri come la pece e profondi come il mare. Ne ho conosciuti di ragazzi belli ma lui li supera tutti, è di una bellezza sconvolgente. Raccoglie i miei bagagli e me li porge, si presenta, si chiama Diego Forgianti, e mi sorride, il suo sorriso mi mette KO. Sono confusa e stordita da quest’uomo, mi presento goffamente e me la filo in preda a sensazioni che non ho mai provato in vita mia, per un momento, solo per un momento, il suo sorriso mi ha fatto dimenticare tutto il dolore che provo.

Si decolla… Ecco, la mia nuova vita sta per iniziare. Con la morte dei miei genitori è morta anche la vecchia Lucrezia. Chiudo gli occhi provando a dormire ma la scena della tragica sera si insinua nella mia mente come se fosse tatuata, è un ricordo indelebile che porterò per sempre con me.

3 thoughts on “CAPITOLO I

  1. Come scrivi bene!
    Scelta dei tempi giusta, la storia procede con ritmo cadenzato ma tranquillo…
    Non tralasciare l’analisi introspettiva, come ora, mi raccomando!!!

    Buona scrittura, Rosanera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


*