CAPITOLO XXV

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Fiori e Cuori

Ana è in parte sulla difensiva e in parte pronta all’attacco. Che cosa c’è scritto su quel pezzo di carta? È una lettera da un suo ex? Non può essere. Lei non ha mai avuto un altro fidanzato. Vero? Il pensiero mi preoccupa. Lei è la mia ragazza. Divento sempre più nervoso ogni secondo che passa.

“Ana, che cos’è?” mormoro in tono circospetto. Lei non risponde; il suo sguardo è fisso su Katherine Kavanagh. Un brivido freddo mi attraversa come se qualcuno avesse calpestato la mia tomba.

“Kate! Questo non ha niente a che fare con te,” freme di rabbia. Kate è sorpresa dalla sua risposta e sbatte le palpebre di rimando con gli occhi sgranati. Lo scambio che si svolge tra loro due e lo sguardo che dice “Non dirlo a Christian!” sul volto di Ana mi rende più nervoso che mai! Che cosa mi sta nascondendo? Che cosa non vuole che io sappia? Che cazzo c’è scritto su quel foglio?

“Ana! Che cos’è?” chiedo in tono minaccioso.

“Christian, per favore, potresti lasciarci da sole?” Mi sta congedando! Nessuno può congedarmi!

“No! Fammi vedere,” dico in tono fermo, gelido, da “adesso non farmi incazzare!” allungando la mano per prendere il foglio che sta reggendo. Dopo una breve esitazione mi porge il foglio.

Non appena vedo che si tratta dell’e-mail che Anastasia mi ha mandato per discutere il contratto… Il Contratto di Sottomissione… il mio cuore affonda più veloce del Titanic! Sento Katherine parlare ancora.

“Che cosa ti ha fatto?” chiede in tono apprensivo.

“Questi non sono affari tuoi, Kate,” risponde Anastasia esasperata.

Il sangue mi si gela nelle vene. Questa è la prima volta che qualcuno così vicino alla mia famiglia scopre il mio stile di vita. Ma adesso non mi preoccupo di questo. In che modo questo condizionerà la mia relazione con Anastasia? Cercheranno di portarmela via? Ucciderei e morirei piuttosto che permettere che questo accada! Con chi ne avrà parlato? Elliot? I miei genitori? Oh, Dio! I miei genitori! Dove ha preso l’e-mail? Gliel’ha mandata Anastasia dal suo computer? Qualcun altro gliel’ha mandata?

“Dove l’hai presa?” chiedo col mio tono dolce e minaccioso che riservo per le persone che cercano di fregarmi. Piego la testa di lato, ho gli occhi spalancati pienamente concentrato. Lei ha almeno la decenza di arrossire.

“Questo è irrilevante,” risponde, e la sua risposta le ritorna indietro quando incontra il mio sguardo glaciale.

“Era nella tasca di una giacca che ho trovato appesa alla porta della camera di Ana. Presumo che fosse tua,” risponde con gli occhi fissi nel mio sguardo di fuoco. Abbiamo scoperto dove l’ha trovata. E ora la domanda diventa se l’ha detto a qualcuno. Con chi dovrò litigare?

“L’hai detto a qualcuno?” chiedo in un tono morbido come la seta. Non voglio che le mie abitudini perverse disonorino la mia famiglia troppo perfetta. Quello che mi preoccupa, irragionevolmente, continuamente e che mi tortura così tanto è l’idea che qualcuno possa in qualche modo portarmi via Anastasia a causa della mia esistenza perversa, imperfetta e malata fino al midollo! Tutte le mie Cinquanta Sfumature sono tornate a perseguitarmi ancora!

“No! Certo che no,” sbotta contrariata. Questo è già qualcosa. Annuisco in risposta e il sollievo mi investe. Con l’e-mail in mano mi dirigo verso il caminetto della sala da pranzo, prendo il lungo accendino dalla mensola soprastante e incendio il foglio. Rimango in piedi di fianco al camino mentre mi assicuro che del foglio non rimangano altro che ceneri grigie.

“Nemmeno a Elliot?” sento che le chiede Anastasia.

“A nessuno,” risponde sicura. C’è un momentaneo silenzio, pesante e opprimente. Katherine lo rompe.

“Voglio solo sapere che tu stai bene, Ana,” dice in un sospiro. Almeno le sue intenzioni cono onorevoli e giuste. Ma la strada che porta all’inferno è fatta di buone intenzioni. Lei ci può distruggere e non mi piace quando qualcun altro ha il controllo sul mio destino; e ancora meno su quello di Anastasia.

“Sto bene, Kate. Anzi, più che bene. Per favore, io e Christian stiamo bene, davvero. Questa è una storia vecchia. Ti prego, dimenticatene,” dice Anastasia.

“Dimenticarmene?” chiede la strega la cui scopa è parcheggiata fuori dall’ingresso principale. “Come posso dimenticare una cosa del genere?” chiede con enfasi indicando il caminetto con una mano. “Che cosa ti ha fatto?” La sua voce rivela la sua preoccupazione, come se io appartenessi a una qualche razza diabolica.

“Non mi ha fatto niente, Kate. Davvero, sto bene,” risponde Anastasia in tono convincente.

La malvagia Strega dell’Ovest sbatte le palpebre. “Davvero?” Sta cercando di far dire ad Anastasia qualcosa di cattivo su di me, quasi sforzandosi di portarmela via. Voglio che Anastasia si risvegli da questo incantesimo che la sta colpendo. Ad un tratto sento il bisogno di allontanare Anastasia da tutti, soprattutto da Kate, in modo che non me la portino via. Avvolgo le braccia attorno ad Anastasia e l’attiro più vicina a me. I miei occhi sono fissi su Katherine senza un battito di ciglia, come se fosse il predatore e stesse cercando di rubarmi la cosa più preziosa.

“Ana ha acconsentito a diventare mia moglie, Katherine,” dichiaro sommesso ma a voce abbastanza alta perché possa sentirmi.

Moglie!” squittisce in un tono che dice ‘sei fuori di testa?’. È arrabbiata, scioccata, incredula e i suoi occhi verdi sono così spalancati che quasi le escono dalle orbite.

“Ci sposiamo. Annunceremo il fidanzamento stasera,” dico e a mente aggiunto, ‘se tu non rovini tutto!’ Al momento si trova al primo posto sulla mia lista nera, con il distacco maggiore da tutti gli altri sulla lista.

“Oh!” è l’unica cosa che riesce a dire con la bocca ancora spalancata. Non avrei potuto sconvolgerla di più nemmeno se le avessi detto che sono Ian Solo. Una volta recuperata la voce si rivolge ad Anastasia e sibila.

“Ti lascio da sola per sedici giorni e questo è quello che succede? È una cosa così improvvisa. Quindi ieri, quando ho detto…” il suo sguardo cerca quello di Anastasia. Sembra confusa tutto ad un tratto. “E dove si colloca l’e-mail in tutto questo?”

Non voglio che mia moglie sia una sottomessa! Anche se mi piacerebbe se mi obbedisse. Ma questi non sono affari di Katherine!

“Da nessuna parte, Kate. Dimenticatene, per favore. Io lo amo e lui ama me. Non fare così. Non rovinare la sua festa e la nostra serata,” Anastasia sospira implorante. Odio quando deve implorare Katherine per me. Non voglio che la mia ragazza implori nessuno. Il suo amore per lei si rinnova nel mio cuore grazie alla sua dichiarazione d’amore.

“No. Certo che non lo farò. Tu stai bene?” indaga ancora. Che cazzo dobbiamo fare per dimostrartelo Kavanagh?

“Non sono mai stata più felice,” dice Anastasia in un sussurro e la sua conferma mi rende felice. Ma Katherine Kavanagh non sarebbe lei se non fosse implacabile. Si sporge e afferra la mano di Anastasia anche se le mie braccia sono avvolte attorno a lei. Non mi piace la sua reazione. Sembra che stia cercando di sottrarla dalla mia presa…

“Sei sicura?” chiede ancora per avere una conferma.

“Sì,” risponde Anastasia con gioia questa volta. Anastasia si allontana dal mio abbraccio e Katherine l’abbraccia. Un milione di cose mi passano per la testa. La paura è quella principale, seguita da rabbia repressa. Paura di perdere Anastasia, paura che la mia famiglia scopra quanto sono incasinato, o, ancora peggio, quando lo sono stato. Non meritano di essere contaminati dalla mia merda! Rabbia invece verso me stesso per essere stato disattento e verso Katherine per il suo sforzo di allontanare Anastasia da me. Anche se la sua intenzione è quella di proteggere Anastasia, nessuno può proteggerla meglio di me. Lei è la mia ragazza, la mia donna, la mia fidanzata. Morirei mille volte prima di permettere a qualcuno di portarmela via!

“Oh, Ana… Ero così preoccupata quando ho letto l’e-mail. Non sapevo che cosa pensare. Me lo spiegherai?” chiede ad Anastasia con voce piccola.

“Un giorno, ma non adesso.”

“Bene. Non lo dirò a nessuno. Ti voglio troppo bene Ana, come a una sorella. Pensavo che… Non sapevo cosa pensare. Mi dispiace. Se sei felice allora sono felice anch’io.” Grazie al cazzo!

“Christian. Mi dispiace così tanto! Ero così preoccupata per Anastasia. Mi dispiace di essermi intromessa.” Io annuisco. Almeno le dispiace. Ma questo non ti toglierà dalla mia lista nera. I miei occhi sono punte di ghiaccio affilate, il mio sguardo è glaciale. Ghiaccio che copre un vulcano.

“Sono davvero dispiaciuta. Hai ragione, non sono affari miei,” sospira e si imbarazza per il suo comportamento.

Qualcuno bussa alla porta e Katherine e Anastasia si separano dall’abbraccio. La testa di mia madre sbuca da dietro la porta. Si rivolge a me. Mio padre deve averle riferito il saluto tutt’altro che caloroso che Katherine ci ha riservato.

“Va tutto bene, tesoro?”

Ma Katherine Kavanagh risponde cercando di riparare al suo comportamento.

“Va tutto bene, Mrs. Grey.”

“Tutto a posto, mamma,” rispondo freddamente.

“Bene,” dice sollevata ed entra nella stanza. “Quindi non ti dispiace se do a mio figlio un abbraccio di compleanno,” dice raggiante di felicità. Ho bisogno di vedere anche lei. Dopotutto, ho bisogno del suo aiuto.

“Buon compleanno, tesoro,” dice mia madre con voce dolce. “Sono così felice che tu sia ancora tra noi.”

“Mamma, sto bene,” dico rassicurandola e le sorrido. Lei si tira indietro senza lasciarmi andare e mi guarda col suo sguardo inquisitore da madre e la felicità traspare da tutto il suo viso. È radiosa.

“Sono così felice per te,” dice e mi accarezza gentile il viso. Il suo affetto mi sorprende ma in maniera positiva e inizio a ridacchiare come un idiota.

“Bè, ragazzi, se avete finito col vostro tête-à-tête, ci sono delle persone qui che vorrebbero accertarsi che tu sia davvero tutto intero e augurarti un buon compleanno.”

“Arrivo subito, mamma,” dico rassicurandola.

Lo sguardo ansioso di mia madre sta studiando Anastasia e Katherine e i loro sorrisi la rassicurano che va tutto bene. Mia madre ammicca ad Anastasia e ci apre la porta. Offro la mia mano ad Anastasia e sia lei che Kate la strega seguono mia madre che non ha la minima intenzione di lasciarci qui da soli, fuori dalla sala da pranzo. Prima di uscire, Katherine dice, “Christian, ti chiedo scusa, davvero,” dice con tono umile sinceramente pentita. Annuisco accettando le sue scuse, ma non me ne dimenticherò.

Quando lasciamo l’atrio, Anastasia guarda verso di me cauta e mi chiede, “Tua madre sa di noi?”

“Sì,” le dico rapido.

“Oh,” dice sorpresa, piacevolmente penso. Poi aggiunge sorridendo, “Bè, questo è stato un inizio di serata interessante.” All’improvviso sento un bisogno impellente di ridere alla sua battuta, ma mi trattengo e sorrido divertito. Nessuno può semplificare un problema come Anastasia. Ma questa è una delle cose che amo di lei. La sua rabbia è come una pioggia estiva nel deserto: arriva con un tuono, ma se ne va in pochi minuti.

“Come sempre, Miss Steele, hai un dono per gli eufemismi,” dico. Mi porto la sua mano alle labbra e le bacio le nocche. Quando entriamo nell’ampio salotto dei miei genitori dopo mia madre, sono sorpreso dalla folla riunita. Mi accolgono un applauso fragoroso e auguri di Buon Compleanno. Anche Anastasia è sorpresa dalla folla riunita e il suo sguardo scorre sulla folla timidamente. È presente tutta la mia famiglia al completo e poi c’è Ethan che sta frequentando mia sorella. Chiudo gli occhi a due fessure, ma mi decido che ormai è una donna adulta. John e Rhian sono qui, e anche Bastille, Mac, Lily la stronza, e oh, merda! Elena! Quando l’applauso cessa, gli occhi di tutti sono fissi su di me con aria d’attesa. Prendo la palla al balzo. “Grazie a tutti,” dico. Gretchen, la domestica dei miei genitori, arriva portando lo champagne su un vassoio e dico, “Sembra che mi servirà uno di questi,” e prendo due calici di champagne e ne porgo uno ad Anastasia, poi le prendo la mano e gliela stringo.

Sollevo il calice di champagne e tutti gli ospiti si avvicinano velocemente. Elena è la prima a raggiungermi.

“Christian, ero così preoccupata,” dice abbracciandomi e baciandomi su entrambe le guance. Anastasia cerca di togliere la sua mano dalla mia, chiaramente turbata da Elena, ma la mia presa si fa ancora più stretta.

“Sto bene Elena,” mormoro in tono distaccato.

“Perché non mi hai chiamato?” chiede con fervore guardandomi negli occhi.

“Sono stato occupato,” taglio corto, ma lei continua ad indagare.

“Non hai ricevuto i miei messaggi?” Cazzo! Non voglio che Anastasia senta queste cose! Mi sento a disagio, perché Elena si comporta in modo possessivo nei miei confronti anche se sa perfettamente che Anastasia è molto importante per me. Elena non si tira indietro e non sembra nemmeno notare la presenza di Anastasia che sto tenendo così vicina al mio corpo che chiunque penserebbe che siamo attaccati per i fianchi! Tiro Anastasia ancora più vicina a me, quasi come se fosse la mia copertina di quando ero bambino. Lei è il mio centro e la mia anima. Senza di lei non ho né un cuore né un’anima. Lei mi fa sentire quasi umano. Mi fa sentire qualcosa. Avvolgo le mie braccia attorno a lei. Se fossimo più vicini, staremmo facendo sesso. Rivolgo a Elena il mio sguardo più freddo e finalmente non può più ignorare Anastasia.

“Ana,” fa le fusa, “Sei adorabile, mia cara.”

“Elena,” Anastasia imita il suo tono. “Ti ringrazio.”

Mia madre è confusa dal disagio e il disappunto che intercorre tra Elena è Anastasia. Si acciglia osservandole. E non è un buon segno se fa così. Mia madre è una donna intelligente. Non ho intenzione di tollerare l’assedio di Alamo da parte di Elena. Sappiamo come andrebbero a finire le cose. Devo troncare le cose sul nascere prima che diventi una guerra vera e propria.

“Elena, devo fare un annuncio,” le dico con indifferenza in modo che lasci stare Anastasia. Non voglio che qualcuno le guasti l’umore.

“Certo,” dice con il suo sorriso ingessato che utilizza per le cortesie insincere e si allontana.

“Ascoltate tutti!” dico a tutti gli ospiti con voce chiara. So come attirare l’attenzione di una stanza. Un avviso chiaro è tutto quello che ci vuole. Anche se questo è per un evento felice, la mia voce sta ancora ordinando ed esigendo la loro piena attenzione. In meno di un minuto, le voci nella stanza si sono spente e i loro occhi sono tutti rivolti verso di me.

“Vorrei ringraziare tutti voi per essere venuti oggi. Devo ammettere che mi aspettavo una tranquilla cena in famiglia, quindi questa è una piacevole sorpresa.” Mia sorella attira il mio sguardo e mi sorride facendo un cenno. È ancora di un umore giocoso.

“Ros e io,” dico ricordandomi l’inferno che abbiamo passato insieme mentre lei si trova qui insieme alla sua ragazza Gwen, “ce la siamo vista brutta ieri.”

Ros sorride felice e solleva il suo bicchiere verso di me. Io annuisco in segno d’intesa.

“Quindi sono particolarmente contento di essere qui oggi per poter condividere con voi una notizia davvero speciale. Questa donna meravigliosa,” dico guardando la mia bellissima fidanzata, “Miss Anastasia Rose Steele, ha acconsentito a diventare mia moglie e voglio che voi siate i primi a saperlo.”

La folla rimane senza fiato, completamente ammutolita, come se mi fossero spuntare le corna. Finalmente tutti ritrovano la voce e riescono ad esultare e poi ad applaudire. Pensavano tutti che fossi gay? Anastasia arrossisce per via di tutti gli sguardi. C’è chi è sinceramente felice, come la mia famiglia, John e sua moglie. C’è chi è geloso, come Lily la stronza, e chi invece ha un colorito verdognolo, come Elena. Fottetevi! Non voglio sprecare neanche un minuto a guardare negli occhi qualcuno che non sia la mia fidanzata. Le afferro il mento, lo avvicino alle miei labbra e la bacio velocemente.

“Presto sarai mia,” sussurro.

“Sono già tua,” mormora in risposta.

“Legalmente, piccola,” le dico sorridendo al pensiero che nessuno me la potrà portare via. Fin troppo presto i miei genitori si avvicinano e abbracciano e baciano Anastasia, passandosela come una caramella di Halloween.

Mia madre è fuori di sé. La sua reazione supera di gran lunga quella che ha avuto quando ci ha colti di sorpresa e si è resa conto che non ero gay. Dire semplicemente che è felice sarebbe come dire che il Diluvio universale è stato una leggera pioggerella.

“Oh, Ana cara! Sono così felice che entrerai a far parte di questa famiglia! Il modo in cui Christian è cambiato è così sorprendente. Lui è … è felice. Ti sono così riconoscente,” dice abbracciando Anastasia ancora. Compare Mia.

“Dov’è l’anello?” E ovviamente non ce n’è uno al suo dito perché non gliel’ho ancora dato!

“Mmm…” dice Anastasia smarrita e guarda verso di me in cerca di aiuto.

“Ne sceglieremo uno insieme,” dico accigliandomi.

Ma Mia è inarrestabile. Può tenermi testa come nessun altro. Bè, nessun altro a parte Anastasia.

“Oh, non guardarmi così, Grey!” dice in tono di biasimo e poi mi abbraccia con tutta la sua forza. “Sono così emozionata per te, Christian,” dice.

“Quando vi sposerete? Avete fissato la data?” mi chiede radiosa. Sono contento che sia mia madre a darmi una mano per la sorpresa ad Anastasia. Mia non riuscirebbe a tenere un segreto come quello senza che tutti lo venissimo a sapere, senza menzionare che non voglio che mi rovini la sorpresa. Ho già mandato a puttane la mia proposta iniziale; non voglio che il disastro si ripeta. Mia sorella può essere davvero esasperante. Anastasia ha appena acconsentito, come potremmo aver già stabilito una data?

“Non ne ho la minima idea e no, non abbiamo ancora fissato una data. Io e Ana dobbiamo ancora discuterne,” dico brusco mentre scuoto la testa per rimproverarla, ma è di mia sorella che stiamo parlando.

“Spero che avrete un matrimonio in grande stile proprio qui!” dice speranzosa ignorandomi completamente.

“Probabilmente voleremo a Las Vegas domani,” sbotto, e lei mi sorride imbronciata. Dio! Avere a che fare con donne su cui non ho il controllo è davvero faticoso. Mi volto e mio fratello Elliot mi stringe in un altro forte abbraccio, felicissimo per me.

“Vai così, fratello!” dice dandomi una pacca sulla schiena, meno commosso rispetto a ieri, ma felice. Per me … Sono sconvolto dalla dimostrazione di amore da parte della mia famiglia. Dopo che i miei familiari lasciano andare me e Anastasia dai loro abbracci, Flynn e Ros ci raggiungono.

John mi porge la sua mano, “Christian,” dice e stringe la mia mano lieto. “John. Rhian,” li saluto e bacio Rhian sulla guancia. Anastasia osserva i suoi capelli neri, i suoi occhi nocciola e la sua scollatura. L’atteggiamento di Rhian mette Anastasia a suo agio. Penso che le donne osservino altre donne nello stesso modo in gli uomini si osservano tra di loro durante una gara di pisciate. Dentro di me sono lieto della possessività di Anastasia e voglio che lei sappia che mi possiede, corpo e anima.

“Sono felice che tu sia ancora tra noi, Christian. La mia vita sarebbe molto noiosa e molto meno prospera senza di te,” mi prende in giro. Mi sento a mio agio con lui, perché è una di quelle poche persone che dice davvero quello che pensa e può scherzare senza sentirsi intimidito. Gli sorrido e John in compenso viene rimproverato da sua moglie. La cosa mi diverte perché mi ricorda quello che Anastasia può farmi e, sapendo che John e Rhian hanno una relazione intima, questo mi dà ancora più speranza per il mio futuro.

Ritrovo le mie buone maniere e presento la mia fidanzata con orgoglio.

“Rhian, questa è Anastasia, la mia fidanzata. Ana, questa è la moglie di John.”

“Mi fa davvero piacere conoscere la donna che ha finalmente catturato il cuore di Christian,” dice gentilmente Anastasia.

Ana fa un sorriso timido e ringrazia.

“Un bel googly, Christian,” dice John nel suo accento londinese scuotendo la testa incredulo. Io mi acciglio. Non paragonerei la mia decisione di sposare Anastasia ad un googly. Gli dovrebbe essere stato sempre chiaro che amo Anastasia.

“John, tu e le tue metafore del cricket!” Rhian rimprovera ancora suo marito.

“Che cos’è un googly?” chiede Anastasia.

“Oh, un googly è una semplice e comune arma nel cricket.”

“John!” lo sgrida Rhian sapendo che sta per entrare in modalità spiegazione dettagliata.

“È semplicemente una palla da cricket colpita in modo che prenda la direzione opposta rispetto a quella verso cui la indirizziamo. Un lancio ad effetto,” spiega John in breve. Rhian alza gli occhi al cielo.

“Congratulazioni alla coppia e buon compleanno, Christian. Che regalo di Natale meraviglioso,” dice Rhian cambiando efficacemente argomento.

La ringrazio e sorrido.

“Ana, è così bello incontrarti finalmente, di cosa ti occupi?”

Anastasia sorride e le dice che lavora nell’editoria.

“John,” faccio un cenno e ci allontaniamo di pochi passi dalle ragazze. Anche se sta parlando con Rhian, Anastasia mi segue con lo sguardo.

“Come sta Leila?” chiedo a bassa voce.

“Sta bene Christian. Risponde bene alle cure. Ancora un paio di settimane e possiamo prendere in considerazione di dimetterla e proseguire con un trattamento ambulatoriale.” Annuisco.

“Ti ha detto quante volte è stata nell’appartamento?”

“Ha detto qualche volta, ma non mi ha dato un numero esatto.”

“È sempre entrata nello stesso modo?”

“Sì, questo è quello che ha detto.”

“Chiedile una cosa per me,” dico ricordandomi delle fotografie.

“Certo, cosa?”

“Chiedile se ha preso la scatola delle fotografie e l’ha spostata dalla mia cassaforte al mio cassetto.”

“Fotografie?” chiede John confuso. Mi sento un po’ imbarazzato. Abbasso la voce.

“Sì, foto sue e di altre sottomesse.”

“Che tipo di foto?”

“Secondo te?” chiedo sarcastico. Ci pensa su un attimo.

“Perché le hai conservate?” chiede John sollevando le sopracciglia.

“Non le ho più. Le ho distrutte.”

“Perché?”

“Anastasia le ha trovate. Penso che Leila le abbia messe dove sapeva che Ana avrebbe potuto trovarle,” dico.

“Ah…” dice e da quell’unica parola capisco che parleremo di questo per le prossime settimane. Alla fine scuote la testa e quando vede Ros e Gwen venire verso di noi decide di chiudere il discorso.

“Va bene, glielo chiederò. Parleremo di questo durante il nostro prossimo incontro. Oggi è il tuo compleanno.”

“Buon compleanno Mr. Grey!” dicono Ros e Gwen all’uniscono ed entrambe mi danno un abbraccio veloce.

“Ros, Gwen,” dico voltandomi e indicando Ana, “questa donna incantevole è la mia fidanzata, Anastasia,” la presento.

“Anastasia, è un piacere conoscerti!” dice Ros con la sua voce rauca e io non posso fare a meno di fare una smorfia. Gwen, che è una ragazza bionda e spumeggiante stringe Anastasia in un abbraccio. Non voglio che si dilunghino troppo negli abbracci con la mia fidanzata. Anche se non penso che guarderebbero mai un’altra ragazza, perché rischiare?

“Ana, per favore,” dice Anastasia.

Faccio passare il braccio attorno alle spalle di Anastasia e la stringo.

“Anastasia, devi essere molto fiera delle abilità da pilota di Mr. Grey. È questo che ci ha salvato ieri. Per quanto l’esperienza possa essere stata spaventosa, non esiterei a tornare ancora su Charlie Tango con lui,” dice Ros con enfasi.

“Sì. Sono felice che siate arrivati a casa entrambi sani e salvi,” dice Anastasia con voce cupa.

“Anch’io! Ed ero anche sollevata quando ho visto Ros arrivare a casa dopo che non era rientrata all’ora prevista,” dice Gwen incespicando.

“Sì, lo ero anch’io. Len, l’autista del camion, mi ha fatta scendere per prima e mi sono incamminata verso casa con le scarpe in mano, tutta sporca e la maglietta insanguinata.”

“Dove vivete?” chiede Ana per cambiare argomento e parlare di qualcosa di più allegro.

“Oh, non troppo lontano dall’appartamento di Mr. Grey. Anzi, il nostro appartamento è quasi di fronte all’Escala.”

“Hai seguito il consiglio di Len?” chiedo a Ros. Per un attimo sembra confusa.

“Che consiglio? Mi ha consigliato più di una cosa … Forse …” dice pensierosa.

“Quello del sale Epsom. I tuoi piedi erano davvero gonfi quando abbiamo raggiunto la strada asfaltata.”

“Mr. Grey, Ros mi ha detto che lei era sul punto di buttare via le sue Jimmy Choo!” dice Gwen totalmente sotto shock. A volte è difficile capire le donne. Quindi, il momento saliente della giornata di ieri non è stato il nostro coinvolgimento in un incidente con l’elicottero, ma io che volevo buttare via le sue scarpe?

“Bè, alla fine abbiamo trovato una soluzione. Ha indossato le mie scarpe per tutta la camminata, “ dico sprezzante.

“Le hai prestato le tue scarpe?” chiede Anastasia meravigliata, quasi riverente.

“Sì, lei aveva i tacchi alti,” dico con nonchalance, ma sono felice che sia fiera di me.

Pochi minuti dopo, mia madre interrompe la nostra conversazione e annuncia a tutti che la cena è pronta e sarà servita a mo’ di buffet in cucina. Mentre andiamo verso la sala da pranzo, cerco di rimanere da solo con mia madre senza Anastasia. Per una volta il carattere autoritario di Mia è il benvenuto. Arriva sui suoi tacchi alti, un vestito da bambola rosa pallido e due bicchieri da cocktail. Dal loro aspetto direi che si tratta dello speciale martini al limone di mio padre.

“Ana!” chiama lei e io ho l’occasione di lasciare la mano di Anastasia e lasciare la mia fidanzata nelle mani di mia sorella che si attacca a lei peggio di una pulce sull’orecchio di un cane. Anastasia guarda verso di me col suo sguardo sconvolto da e-ora-che-cosa-faccio e io alzo le spalle sorridendole con compassione. Si tratta di Mia. È ora che si abitui a lei. Intanto vado a cercare mia madre. Proviamo a trovare un angolo tranquillo lontano da occhi indiscreti. Mia madre si comporta come un agente 007.

“Hai quello che mi serve?” chiede guardando ovunque tranne che verso di me. Chi è questa donna e che cosa ne ha fatto di mia madre?

“Cosa?” chiedo confuso. Ripete con lo stesso tono.

“Dai Christian. Ci stanno aspettando dentro. È la tua festa, non abbiamo tempo. Hai o non hai quello che mi serve?” mi rimprovera.

“Sì, signora.” Estraggo la preziosa scatola dalla mia tasca. Lei la prende e la mette nella sua tasca.

“Non vuoi controllare?” le chiedo mentre cerco di non ridere.

“No, confido nel fatto che tu abbia messo nella scatola quello che ci serve. Altrimenti sarai nei guai, ma non a causa mia. E poi, voglio sembrare sorpresa quando lo vedrò al suo dito,” dice sorridendo.

“Hey Grey! Buon compleanno amico!” dice Bastille mentre si dirige verso la sala da pranzo.

“Grazie Bastille!” gli rispondo.

“Hanno consegnato la …” abbasso la voce in caso un altro ospite passi, “ … la composizione floreale?”

“La composizione floreale? Oh figlio mio,” dice scuotendo la testa. “Sì, sembra un prato primaverile. Meraviglioso. È un centrotavola stupendo. Lo metterò lì.”

“Grazie per avermi aiutato mamma!” dico abbracciandola e prendendola di sorpresa.

“Tutto per mio figlio,” dice con voce felice ma commossa. È impossibile capire le donne, soprattutto quando combinano felicità e dolore in un’unica frase e rivelano entrambe le emozioni contemporaneamente con più enfasi delle Cascate del Niagara. “Impara a conviverci!” mi dice il mio subconscio.

“Va bene, torna dalla tua fidanzata. Mi sono appropriata fin troppo del tuo tempo. Farò in modo che tutto sia pronto prima che la cena finisca. Se qualcuno di noi sparisce adesso la cosa sarebbe sospetta.” Annuisco e vado a cercare Anastasia.

Vado in salotto e Anastasia non c’è. Allora vado in cucina, ma non la trovo nemmeno lì. Mia sta chiacchierando allegramente con Kate, diventata adesso sua prigioniera.

“Mia? Hai visto Anastasia?”

“Lei è … Oh. L’ultima volta che l’ho vista era dalle parti della sala da pranzo,” dice e sorride ritornando alla conversazione. È strano che Anastasia non sia ancora andata in cucina. Vado velocemente verso il salotto e trovo la porta chiusa. Sento delle voci che provengono da dietro la porta. Voci … arrabbiate. Una è la voce di Anastasia e l’altra è quella di Elena!

“… E se pensi che lui potrà mai essere felice con una piccola e insignificante arrampicatrice sociale come te …” sento mentre mi avvicino alla porta e poi sento Anastasia gridare.

“Non osare venirmi a dire che non so in cosa mi sto cacciando! Quando imparerai? Fatti i dannatissimi affari tuoi!”

Apro la porta più veloce che posso e vedo Elena completamente bagnata dal martini di mio padre, infuriata, e io conosco bene quello sguardo. Sembra sul punto di aggredire Anastasia, che sta tremando, col viso pallido e infuriato. Come è potuto succedere tutto questo? E cosa è successo esattamente? Rabbia, no … una furia omicida mi investe. Mi metto tra Anastasia ed Elena come uno scudo per proteggere la mia fidanzata dal mio passato che mi perseguita continuamente; ironicamente il mio atteggiamento ricorda quello assunto da Anastasia quando si è messa tra me e Katherine.

“Che cazzo stai facendo Elena?” dico nel mio tono glaciale e minaccioso che lei conosce molto bene. Sembra sorpresa che mi stia rivolgendo a lei. “Lei non va bene per te, Christian,” sussurra.

Per un attimo non mi arriva sangue al cervello. “Che cosa?” grido con così tanta cattiveria che stento a riconoscere la mia stessa voce, facendo spaventare sia Elena che Anastasia. Il mio corpo è come un cavo in tensione.

“Come cazzo fai a sapere quello che è giusto per me?” sibilo rabbioso.
“Tu hai dei bisogni, Christian,” dice in tono più dolce, cercando di ammorbidirmi. Sta tirando fuori le sue doti da sottomessa. Brutta stronza!

“Te l’ho già detto, questi non sono cazzi tuoi!” ruggisco in un tono tale che la mia voce rimbomba in tutta la stanza e al momento non m’interessa chi può sentirmi. Nessuno può cercare di portarmi via Anastasia e passarla liscia! Riesco a capire il suo gioco adesso. Lei non ha niente a che fare con Anastasia e sa che la amo. Lei non ha il controllo su di me! Io sono padrone della mia vita! Non lei! Decido di stare al suo gioco.

“Che cosa pensi?” la guardo con risentimento. “Pensi di essere tu?” e dal suo sguardo capisco che è proprio questo che sta pensando! “Tu?” chiedo incredulo. “Tu pensi di essere quella giusta per me?” parlo a denti stretti con avversione.

Appena ho finito di parlare, Elena prima deglutisce e poi assume lo sguardo e la postura da dominatrice. Imponente, sicura di sé, con uno sguardo che non mi sta semplicemente chiedendo, ma mi sta ordinando di sottomettermi … di obbedire! Fottiti, stronza! Non sono più un quindicenne!

“Sono la cosa migliore che ti sia capitata,” sibila arrogante. Mi guarda cercando di interpretare il mio sguardo in presenza di Anastasia, senza nessun riguardo per nessuno di noi due, e prende il comando della stanza. “Guardati adesso. Sei uno degli imprenditori più ricchi e di successo degli Stati Uniti. Sei controllato, motivato …” e il suo sguardo si sposta su Anastasia con uno sguardo altezzoso da ti-ho-in-pugno-stronza-insignificante, poi si gira ancora verso di me per enfatizzare il suo linguaggio del corpo, “Non hai bisogno di niente! Sei il signore del tuo universo.”

Sono scioccato dal fatto che si prenda il merito per tutto il duro lavoro che ho fatto, come se scopandomela avessi ottenuto tutto quello per cui ho lavorato ventisette ore al giorno! Mi sento ferito. L’incredulità mi colpisce come se fossi stato investito da un’ondata di acqua gelida. Faccio un passo indietro fissandola con occhi spalancati.

“Ti piaceva, Christian!” sibila lei. “Non prenderti in giro. Eri sulla strada dell’autodistruzione e io ti ho salvato, ti ho salvato da una vita dietro le sbarre!” mi schernisce. Come se avesse il frustino e mi stesse legando, godendosi ogni frustata con cui dipinge il mio corpo. L’ultima volta che mi sono sottomesso a lei … I fottuti ricordi mi tornano alla mente per un attimo. Lei si comportava proprio così con me. Vuole avere il controllo su di me! “Credimi, piccolo, è così che sarebbe andata a finire. Io ti ho insegnato tutto quello che sai, tutto quello di cui hai bisogno,” dice scandendo le parole. Questo è davvero quello che pensa! Pensa che io le appartenga … Pensa di avere dei diritti su di me, su chi scelgo, chi mi scopo, chi lavora nella mia società, quello che faccio. Sbianco quando realizzo tutto questo. I suoi veri colori … Non li avevo mai notati prima … Come cazzo ho fatto ad essere così stupido?

“Tu mi hai insegnato a scopare, Elena. Ma era qualcosa di vuoto, come te. Non mi stupisce che Linc ti abbia lasciato,” sibilo di rimando. Pensa di poter decidere della mia vita! La mia vita! Ora è tutto chiaro! Mi ha mandato in Georgia sapendo che Anastasia si sarebbe sconvolta e mi avrebbe lasciato, ed è proprio quello che ha fatto. Ha giocato con me per tutto questo tempo! Fanculo a me! E fanculo a lei! Lei non prova amore per nessuno! Neanche per me … Sarò pure un uomo incasinato, senza cuore, ma persino io sento qualcosa … Qualcosa per Ana! E lei vuole portarmela via. Potrei morire! Ucciderei prima che qualcuno provi a portarmela via.

“Non mi hai mai voluto solo per te,” dico in un sussurro, ricordandomi di quanto avessi avuto bisogno del suo affetto. “Non hai mai detto di amarmi.” Ero lì … con le mie fottute interiora rovesciate sul pavimento per la mia fidanzata in presenza della mia ex-dominatrice e sottomessa.

Rivedo sul suo volto lo stesso sguardo. Lo sguardo che cerca di penetrare nei miei pensieri alla ricerca dell’interruttore che mi fa sottomettere a lei.

“L’amore è per gli stupidi, Christian,” dice con voce sprezzante.

“Esci da casa mia!” sento una voce furiosa che non ho mai sentito assumere questo tono prima e questo mi riporta indietro al presente. Mia madre si trova sulla porta e il suo sguardo da furia omicida è fisso su Elena che impallidisce. Persino un uomo adulto si cagherebbe addosso di fronte a questo sguardo! Sembra quasi una leonessa che protegge il suo cucciolo.

Trattengo il respiro e lo stesso fanno Anastasia ed Elena alla presenza di mia madre. Questo è il più grande MOM (Momento “Oh, Merda!”) di tutta la mia vita.

Mia madre si aggira per la stanza come un predatore a caccia. Leggiadra, con gli occhi fissi e la furia che emana da tutte le sue cellule come se fosse sudore. L’aria è densa della sua rabbia. Non so se voglio salvare la donna che avrei voluto massacrare fino a un minuto fa dalle grinfie di mia madre per poter così salvare la Dottoressa Trevelyan dall’accusa di omicidio. Mia madre si ferma proprio di fronte a Elena. Sembra quasi che sia tre metri più alta. È una madre leonessa. Elena è pietrificata sul posto, gli occhi spalancati e i piedi congelati. È tenuta al suo posto dallo sguardo furioso di mia madre. I miei occhi a malapena registrano la mano sollevata di mia madre che si tira indietro per poi colpire la faccia di Elena con così tanta forza che lo schiaffo risuona per tutta la stanza, come il colpo che venne sentito in tutto il mondo e fece scoppiare la rivoluzione americana!

“Tieni i tuoi schifosi artigli lontani da mia figlio, puttana, ed esci da casa mia, adesso!” grida mia madre con voce così minacciosa, ma mantenendo la sua eleganza, che nessuno vorrebbe mai discutere con lei.

Elena comprende finalmente la gravità della situazione. Si mette una mano sulla guancia rossa, ferita come il suo ego, con l’orrore e lo shock dipinti sul suo volto, incapace di dire una parola a mia madre. Riesce a ritrovare la mobilità dei suoi piedi e corre fuori dalla stanza. Sento solo un singhiozzo mentre i piedi di Elena si muovo velocemente verso l’uscita.

Mia madre, la Dottoressa Grace Trevelyan-Grey si gira verso di me. Il rumore del silenzio è assordante. È tangibile, denso e inquietante. Nello sguardo di mia madre vedo dolore, delusione, rabbia, sofferenza e un milione di domande che chiedono una risposta.

Senza togliere gli occhi da me, chiede ad Anastasia, “Ana, prima che io te lo restituisca, ti dispiacerebbe lasciarmi qualche minuto da sola con mio figlio?” dice con voce calma e controllata e sembra più forte di quanto non l’abbia mai vista prima.

“Certo,” sussurra Anastasia, e quando esce dalla stanza, non ho la forza di guardarla. Io e mia madre continuiamo a fissarci negli occhi, ed infine lei rompe il silenzio.

“Per quanto tempo, Christian?” chiede lei con voce fioca. Voglio che mia madre gridi contro di me, che urli, che sia arrabbiata, che mi colpisca, che sia disgustata da me, ma non questo… Non pietà, non preoccupazione, non tenerezza… Io non la merito!

“Quanti anni avevi?” chiede in tono più insistente.

Non dico niente. Voglio risparmiarle l’agonia che ne scaturirebbe.

“Okay, Christian. Mettiamola in questo modo. Chiaramente lei ti ha sedotto, e tu e lei…” trattiene il respiro, e la mia dolce madre la cui peggior parolaccia è “inferno,” mi dice, “spiegamelo Christian. Quando ha iniziato a scoparsi il mio bambino? Quanti anni avevi quando lei ti ha sedotto?”

“Mamma, lascia perdere. È finita ora. È finita da anni,” dico con una certa mortificazione del tipo vorrei sparire ora.

“No non è così Christian! Lei non ha smesso. Ti stava consigliando di lasciare Ana! Ti sembra il comportamento di una donna che vuole smettere? Ora dimmi,” dice chiaro, “quanti anni avevi?”

“Mamma, ti prego. Lascia …” dico ma lei non mi lascia finire. Il suo sguardo diventa ghiacciato e allo stesso tempo bollente. Il suo comando è palpabile. Non è incazzata. È nella modalità ti chiamerò in tutti I modi possibile e tu arriverai come un treno. La mia dolce mamma sta per far uscire tutta la merda che è in me per la prima volta nella sua vita.

“Christian Grey! So dove vive la puttana. Posso andare con tuo padre fino a casa sua nel bel mezzo della tua festa di compleanno. Le tirerò fuori tutte le cazzate finché non se ne andrà all’inferno! Ma, per il tuo bene, non vorrei passare il resto della serata in galera. Ma, sono disposta a farlo. Nessuno seduce il mio bambino, e lo scopa per anni sotto il mio naso…” dice annaspando, e le sue mani vanno alla bocca in agonia, “e passarla liscia. Ora dimmi prima di farmi attraversare più miseria, dimmi…” I suoi occhi si riempiono fino all’orlo, ma spinge indietro le lacrime.

“Avevo quindici anni!” sbotto io.

L’agonia si increspa sul suo viso. “Quindici?” dice con voce appena udibile completamente shoccata. Le lacrime iniziano a scendere silenziose.

“Come?” respira.

“Mamma, ti prego…”

Mia mamma è di fronte a me, ed io ritorno ad avere quattordici anni ancora, e mi sta facendo un “discorsetto” dopo uno dei miei scontri. “Christian Trevelyan Grey! Ti ho fatto una domanda diretta, e mi aspetto di avere una risposta diretta. Non sono stupida, quindi non trattarmi come una dannata idiota! Se tu non hai un minimo di rispetto per me… se hai mai avuto un po’ di rispetto per me, dimmi la verità.”

“È successo quando Mr. Lincoln stava risistemando parte della sua casa. Ricordi quando mi portasti là la prima volta per quel lavoro estivo. Lei mi baciò, ed è iniziata così.”

“Come?” respira ancora.

“Mamma, ti prego… Sai come funziona. Vuoi che ti dia I dettagli di come scopavamo?” dico freddo.

“Per quanto tempo” chiede ignorandomi severamente e continuando la sua inquisizione.

“Sei anni.”

Lei mi guarda. “Non sembrava solo sei anni. Sembrava come se tu avessi ancora qualcosa con lei, e come se lei ti volesse ancora. Vuoi distruggere tutto quello che hai con Ana a causa di quella molestatrice di bambini?”

“Dio, no! Mamma, è finita da anni. Fa parte del passato. Anastasia è il mio futuro. Lei è quella che io amo. Lei è quella con cui voglio passare il resto della mia vita.”

Lei scuote la testa.

“Siediti,” indica la sedia.

“Mamma!”

“Ho detto siediti! Non farmi chiamare tuo padre e tuo fratello e far si che loro mettano il tuo culo su quella sedia!” Io mi siedo tirando la sedia imbronciato come un adolescente.

“Christian Grey, se non fosse il tuo compleanno, e Anastasia non fosse qua, non so se avrei saputo contenermi dall’ucciderti! Devi la tua vita ad Ana!” dice furiosa verso di me.

“Non hai idea, di quanto io sia arrabbiata con te. Non mi hai detto niente quando è iniziato tutto. Come ho potuto non accorgermene? Come non potevo non sapere? Come siete riusciti a nascondermelo?” Lei passeggia. “Mi sento una merda! Ho fallito come genitore. Non sono un buon genitore. Dove ho sbagliato? Ho cercato di fare del mio meglio con te Christian…” dice persa, camminando davanti a me. La mia composta mamma mi confonde per il secondo giorno di fila.

“Mamma! Ti prego… Questo non ha niente a che fare con quello che tu o papa avete fatto. Sono io! È tutta colpa mia. Sono fottuto! Sono inutile. Sono contaminato…” mi lamento, ma lei mi interrompe.

“No! NO! NO! Non te la caverai con così poco, con la tua autorecriminazione. Tu sei intelligente, sei sempre stato amato. Tutto quello che devi fare è amare te stesso, figliolo! Do la colpa ad Elena di questo! Eri un bambino. Ma avresti dovuto dircelo. Dirmelo!” Soffoca le sue parole. “Non sono una buona madre,” singhiozza, e si copre il viso con entrambe le mani.

Mi alzo e prendo mia mamma tra le braccia.

“Sono io, mamma. Sono sempre stato io. Sono fottuto. Sono…”

Lei alza la testa e mi colpisce il braccio con forza. “Devi smetterla subito! Tu non sei nessuna di queste cose. Hai avuto una brutta infanzia, ma non è stata colpa tua. Hai avuto una madre che non aveva I mezzi per proteggerti. Neanche questo è colpa tua. Ma, hai preso alter decisioni da solo che ti hanno fottuto.” Lei si tira indietro e mi fissa.

“C’è una ragazza qui fuori che è incantevole, e innamorata di te. Sarà meglio che tu non rovini tutto per colpa di quella cagna di Elena, che Dio mi aiuti, andrò da lei e la ucciderò con le mie stesse mani, e mi assicurerò che nessun dottore la rattoppi! E tu sai quanto io detesti le pistole! Non lasciare che lei rovini quello che hai con Ana!”

“Mamma, io amo Anastasia! Lei è il mio futuro. Lei è tutto. Non posso vivere senza di lei. E per qualche miracolo, lei mi ama. Anche se non capisco perché!” dico a bassa voce.

“Lei ti ama perché, tu sei degno d’amore. Se pensi di non essere degno del suo amore, chiedi a Dio di farti crescere un paio di palle come un vero uomo, e renditi degno. Mi capisci Christian Trevelyan Grey?” lei mi fissa.

“Sì signora.”

Lei si ricompone, e si asciuga gli occhi, scrolla le spalle, e alza il mento.

“Ottimo! Vai a ringraziarla di averti salvato la vita, perché se non fosse stato per lei avresti respirato per l’ultima volta questa sera, che Dio mi aiuti! Vai e sii un buon fidanzato, e farai meglio a non permettere a quella cagna di Elena di intromettersi tra di voi. Ora, impegnati a rendere felice quella ragazza!”

“Okay mamma,” dico piano, facendo un passo per uscire, e lei mi afferra, e mi abbraccia stretto. “Sono ancora dannatamente furiosa, ma ti amo figliolo. Non dimenticarlo mai!”

“Anche io ti voglio bene mamma,” dico disorientato.

“Aspetta, Christian,” dice, e prende il cofanetto dalla sua tasca.

“Alla luce di questa mezz’ora, penso che sia meglio che tu le dia questo, invece che lasciare che lei lo trovi tra i fiori figliolo. E, comunque questa è la tradizione, sai, in ginocchio e tutto,” dice sorridendo.

“Sì mamma,” dico prendendo il cofanetto.

*****

Cerco Anastasia fuori dalla porta, ma lei non è lì. Vado verso il salotto. Le persone mangiano e chiacchierano. Il mio sguardo scannerizza la stanza, ma lei non c’è. Guardo in cucina, e nelle altre stanze, ma lei non è da nessuna parte. Il panico mi tanaglia. Lei mi ha lasciato! Questa volta mi ha lasciato davvero! Sto per chiamare Taylor, ma decido di controllare in un’altra stanza. La mia vecchia camera. Vado verso le scale. Salto gli scalini due, tre alla volta, e mentre arrivo al secondo piano, trovo Anastasia che scende le scale dal terzo piano. Lei si ferma, e io la raggiungo. Siamo faccia a faccia.

“Ciao,” dico guardingo.

“Ciao,” risponde lei con cautela.

“Ero preoccupato…” inizio a parlare ma lei mi ferma.
“Lo so. Mi dispiace… Non riuscivo proprio ad affrontare I festeggiamenti. Volevo andarmene, sai. Per pensare,” e le sue mani raggiungono il mio viso, e mi accarezzano col suo tocco dolce. Mi chino e chiudo gli occhi, lasciando scorrere le emozioni nel mio cuore.

“E pensavi di poterlo fare nella mia stanza?” dico aprendo gli occhi.

“Sì,” sussurra.

Automaticamente la raggiungo, e la prendo nel mio abbraccio, e la tengo, sollevato dal fatto che lei sia venuta volentieri, stringendomi stretto.

“Mi dispiace che tu abbia dovuto sopportare questo, piccola,” sussurro con fervore.

“Non è colpa tua, Christian. Perché lei era qua?” chiede.

Il mio viso fa una smorfia di scuse.

“Lei è un’amica di famiglia.”

“Non più. Come sta tua mamma?” chiede.

“Mia mamma è fottutamente arrabbiata con me. Sono davvero contento che tu sia qui, e che siamo nel bel mezzo di una festa. Altrimenti sarebbe stato il mio ultimo giorno di vita,” dico riassumendo tutto in poche parole.

“Non male, eh?”

Posso solo annuire in risposta. Ancora sconvolto dalla reazione di mia mamma.

“Puoi biasimarla?” chiede con voce tranquilla, seducente. Mi ritrovo a stringerla forte. Ero così preoccupato, e le parole di mia mamma che mi dicevano, mi ricordavano che potrei perdere Anastasia a causa di Elena mi ha spaventato ancora di più, e la stringo forte.

Dopo quello che è sembrata un’eternità, rispondo. “No.”

Posso sentire il grande sospiro di Anastasia dopo la mia risposta.

“Possiamo sederci?” chiede.

“Certo. Qua?” chiedo confuso. Lei annuisce, e ci sediamo in cima alle scale.

“Quindi, come ti senti?” chiede con voce premurosa, nervosa. Lei sue mani prendono le mie, il suo sguardo sul mio viso cupo. Posso solo sospirare.

“Penso di sentirmi liberato,” rispondo sincero. Dopo tanti anni a nasconderlo, non riuscivo a realizzare che fosse un tale peso sulle mie spalle. Sempre segreto, sempre tenendo le distanze così che nessuno potesse avvicinarsi tanto da scoprirlo. Sorrido con sollievo.

“Davvero?” chiede raggiante.

“La nostra relazione d’affari è finita. Fatto.”

Lei sembra confusa, e aggrotta le sopracciglia. “Liquiderai il salone?”

Io sbuffo in risposta. “Anastasia, non sono così vendicativo,” dico, rimproverandola. “No. Lo lascerò a lei. Parlerò col mio avvocato lunedì. Le devo molto.”

Lei inarca le sopracciglia con fare interrogativo. “Niente più Mrs. Robinson?” Oh, Ana, come fai luce in ogni situazione. La mia bocca si torce in un sorriso represso.

“Finito,” dico e il suo sorriso potrebbe illuminare tutta Seattle.

“Mi dispiace che tu abbia perso un’amica,” dice.

Davvero Miss Steele? Mi stringo nelle spalle, e faccio una smorfia. “Ti dispiace?” chiedo.

“No,” confessa, arrossendo. In un qualche modo la sua risposta mi rende felice. Vuol dire che è gelosa di me, possessiva, e mi possiede. Amo questo nella mia donna.

“Vieni,” dico e prendo la sua mano. “Andiamo alla festa in nostro onore. Potrei persino ubriacarmi.”

“Tu ubriaco?” chiede lei, facendo scivolare la sua mano nella mia.

“Non da quando ero un ragazzino selvaggio,” rispondo mentre scendiamo le scale.

“Hai mangiato?” chiedo.

“No,” risponde a voce bassa.

“Beh, avresti dovuto. Dallo sguardo e dall’odore di Elena, quello che le hai tirato addosso era uno dei cocktail letali di mio padre.” Ricordando il volto livido e appiccicoso di Elena, non posso fare a meno di essere divertito.

“Christian, io…” dice ma alzo la mano fermandola. Non voglio rimproverarla.

“Non discutere, Anastasia. Se vuoi bere o gettare alcool sulle mie ex, devi mangiare. È la regola numero uno. Credevo che avessimo già discusso di questo dopo la nostra prima note insieme.”

Guardo il suo viso, e un’espressione divertita, e timida lo attraversa. Mi fermo nel corridoio, in piedi di fronte a lei e accarezzo il suo viso, la sua mascella, ricordando la prima notte che ho trascorso con lei all’ Heathman Hotel.

“Rimasi sveglio per ore a guardarti dormire” confesso. “Penso di averti amata già allora.”

Lei sue labbra si aprono alla mia confessione e il suo respiro si inceppa. Mi abbasso, e la bacio dolcemente sulle labbra, mentre I suoi occhi si chiudono mescolandosi al nostro bacio.

“Mangia,” sussurro sulle sue labbra.

“Okay,” dice, ed io le prendo la mano e andiamo in cucina.

*****

Gli ultimi due invitati che lasciano la festa sono John e Rhian.

“Congratulazioni ancora, Ana. Voi due starete proprio bene insieme,” dice John sorridendole, e rassicurante. Lasciano la casa a braccetto come una coppia felice quale sono.

“Buona notte,” diciamo entrambi.

Come chiudo la porta, sottolineo con eccitazione.

“Rimane solo la famiglia. Penso che mia madre abbia bevuto troppo,” dico sentendo la sua voce gioviale cantando al karaoke della Wii.

“Puoi biasimarla?” chiede sorridendo.

“Stai sorridendo compiaciuta verso di me, Miss Steele?”

“Sì,” risponde.

“É stata una bella giornata,” dico riassumendo gli eventi grossolanamente.

“Christian, di recente, ogni giorno con te è un bel giorno,” dice sardonica.

“Ben detto, Miss Steele. Vieni con me… voglio mostrarti qualcosa,” dico nervoso, eccitato, ansioso, preoccupato… ho detto nervoso? Prendo la mani di Anastasia, e camminiamo per la casa in cucina dove papà, Elliot e Ethan stanno parlando dei giochi dei Mariners, mentre bevono gli ultimi cocktail e mangiano gli avanzi.

Elliot essendo un coglione stuzzica, “Fai una passeggiata, fratellino?” Ma, sono troppo nervoso per prestargli attenzione. Mio padre lo rimprovera, scuotendo la testa per ammonirlo.

Il tempo è stupendo fuori; metà luna splende sulla baia, e le luci della città brillano in lontananza, componendo sfumature di grigio con il cielo notturno. Le luci della darsena sono accese. Bene. Mia madre si è assicurata che fossero lasciate accese.

“Christian, vorrei andare in chiesa domani,” dice Anastasia prendendomi di sorpresa.

“Oh?”

“Ho pregato perché tu tornassi sano e salvo e l’hai fatto. È il minimo che possa fare,” dice lei togliendomi il fiato.

“Okay,” le dico. Posso andare con lei. Camminiamo mano nella mano sulla darsena per qualche istante. Anastasia si volta verso di me e chiede. “Dove metterai le foto che Jose mi ha fatto?”

“Pensavo che volessi metterle nella nuova casa,” rispondo.

“L’hai comprata?” mi chiede sorpresa. Pensavo che le piacesse quella casa. Mi fermo. Non la vuole adesso? Il mio cuore affonda tutto ad un tratto. Non è felice che io l’abbia comprata?

“Sì. Pensavo ti piacesse.”

“Infatti. Quando l’hai comprata?”

“Ieri mattina. Ora dobbiamo decidere cosa farci,” dico con sollievo.

“Non distruggerla, ti prego!” mi supplica. “É una casa così bella. Ha solo bisogno di cure amorevoli.”

La mia donna; cerca sempre di sistemare le cose, vedendo cosa c’è di buono in esse, invece di focalizzarsi su cosa non va in esse. Non mi aspettavo niente di diverso da lei. Sorrido alla sua risposta.

“Okay piccola. Parlerò con Elliot. Conosce un buon architetto; lei ha fatto un buon lavoro nella mia casa ad Aspen. Sono sicuro che Elliot possa occuparsi della ristrutturazione.”

Tutto ad un tratto Anastasia sbuffa. Cosa? Cos’ho detto?

“Cosa c’è?” chiedo.
“Ricordo l’ultima volta che mi hai portato sulla darsena.”
Oh sì, mi ritrovo a ridacchiare al ricordo. “Oh, è stato divertente. In effetti…” dico e prendo Anastasia appoggiandola sulle mie spalle facendola stridere di gioia.

“Eri davvero arrabbiato, se ricordo bene,” dice ansimando.
“Anastasia, io sono sempre molto arrabbiato,” rispondo.

“No, non è vero.”
Bacio il suo sedere e raggiungo la porta di legno della darsena. La rimetto a terra, e prendo la sua preziosa mano nella mia.

“No, hai ragione. Non più,” dico mentre mia abbasso, e la bacio, forte, appassionato, ardente e desideroso. Quando smettiamo di baciarci, siamo entrambi senza fiato, caldi, ed eccitati.

L’ansia e il nervosismo mi ricoprono come una coperta. La guardo, preoccupato della sua reazione. Lei nota la mia tensione, e senza dire nulla, alza la sua mano sul mio volto accarezzandolo, passando le sue dita tra le mie basette, il mento e la mascella, ed infine il suo indice tocca le mie labbra. Chiudo gli occhi, rilassato. Quando li riapro, sono ardenti di desiderio per lei.

Deglutisco.

“Ho qualcosa da mostrarti,” mormoro con voce appena udibile, e apro la porta, facendola entrare.

“Vieni,” dico prendendole la mano e conducendola su per le scale di legno. Apro la porta, e faccio un passo indietro invitandola ad entrare.

È la prima volta che vedo la stanza, e realizzo che Janice e il suo gruppo hanno fatto più che un ottimo lavoro disponendo i fiori per Anastasia. La sua ,ascella si spalanca. Ci sono fiori ovunque. Fiori di tutti i colori, fiori di prato, selvatici ed esotici. Ci sono lucine iridescenti, e lanterne in miniature che illuminano dolcemente la stanza. Sembra uscito da una pagina di un libro di fiabe. Completamente magico. Ma, voglio sapere cosa ne pensa. Sono ancora fottutamente nervoso.

Come ad un segnale, il volto di Anastasia guizza per incontrare il mio sguardo inespressivo, anche se sono tutt’altro. Voglio che lo adori, non solo che le piaccia. Voglio che ricordi questo momento fino al suo ultimo respiro. Ora posso solo scrollare le spalle con nonchalance.

“Volevi cuori e fiori,” mormoro con occhi fiammeggianti.

“Hai il mio cuore,” dico in un piccolo sussurro, e poi ondeggio la mia mano per accompagnare il resto della frase. Lei la completa per me.

“E questi sono i fiori,” sussurra.

“Christian, è assolutamente incantevole!” dice senza respiro.

Afferro la sua mano e la spingo dentro. Il mio cuore è un grande tamburo martellante che cerca di uscire dal mio corpo. Quando siamo entrambi nella stanza, mi inginocchio davanti a lei. La sua bocca si apre, incapace di dire qualcosa. Non viene fuori niente… Neanche il sussurro di un respiro.

Tiro fuori l’anella dalla mia tasca, e glielo porgo. Lo sai, un fiore tra i fiori, un gioiello tra i gioielli… uno dello stesso genere, come lei.

Deglutisco a fatica, ancora. Tutto il mio amore, passione, ed il mio cuore sono nella mia mano di fronte a lei, offerti a lei. Tutto quello che deve fare è prenderli.

“Anastasia Steele. Io ti amo. Voglio amarti, curarti, e proteggerti per il resto della mia vita. Sii mia. Per sempre. Condividi la tua vita con me. Sposami,” chiedo.

I suoi occhi di fanno grandi, le lacrime minacciano di scendere in un fiume di emozioni. Le sue labbra fremono e tremano. Posso quasi sentire il battito del suo cuore veloce e silenzioso come le ali di un colibrì. Lei abbassa lo sguardo e le lacrime scendono, e dice chiaramente, “Sì,” facendomi sorridere ampiamente. Faccio scorrere l’anello nel suo dito. Si tratta di un ovale 14 carati in stile Edoardiano con un diamante dal taglio ovale montato su un anello di platino. È semplice, ma porta l’ordinario verso lo straordinario. La sua semplicità è la sua bellezza.

Quando vuoi qualcosa, e i soldi non sono un problema, quasi tutto ciò che vuoi, dove vuoi, e a qualsiasi ora diventa possibile. Dopo averlo proposto ad Anastasia la prima volta piuttosto goffamente, volevo avere questo momento speciale con lei. Volevo farlo per lei, per stupirla. Volevo essere coinvolto nella realizzazione dell’anello. Ma essendo io, non volevo che le informazioni trapelassero evitando così che Anastasia fosse perseguitata dai paparazzi. La prima cosa che Taylor ha fatto per me è stata far firmare al gioielliere un contratto di non divulgazione senza sapere chi fosse il suo cliente. Tutto ciò che il gioielliere aveva bisogno di sapere era che Taylor aveva i soldi, e che era autorizzato a fare pagamenti fino a 5 milioni di dollari per coprire i costi per qualsiasi anello io scegliessi. Avevamo una pagina private online per vedere i diamanti prima di montarli sull’anello di platino. Dopo aver visto molti diamanti, ed essere frustrate dal non trovare niente che mi emozionasse, ero sul punto di abbandonare quel gioielliere. Poi lui disse che aveva altri diamanti che erano appena arrivati, e nonostante non fosse stato ancora intagliato, e non fosse proprio raffinato, catturò la mia attenzione come la prima volta che incontrai Anastasia. Diamante grezzo.

Bellissimo, e raffinato. Elegante, ma senza pretese. I miei occhi erano puntati su questo semplice diamante da 14 carati, e avendolo finalmente scelto, l’ho incastonato in un piatto, ma squisito anello di platino. Tutta la transazione è stata fatta nell’ anonimato. Quando quel diamante mi è stato mostrato, ho capito la sua semplicità, il suo essere impeccabile sotto la lente d’ingrandimento, anche se ancora ruvido in superficie, ho realizzato che c’era aveva di speciale: la sua purezza che crea più brillantezza, era quasi incolore. Sapevo che questa pietra avrebbe rispecchiato la brillantezza di Anastasia, il suo marchio di bellezza, solo migliorando quello che lei già è, senza diminuire la sua eleganza, o metterla in ombra. È unico come Anastasia. L’anello è stato ultimato questa mattina; Taylor ne è stato informato, e l’ha ritirato.

Lui me l’ha dato dicendo, “Buona fortuna signore!” con voce ruvida. È stato un fardello incandescente per tutta la giornata!

E lei lo adora, lasciandomi senza fiato!

“Oh, Christian,” singhiozza, e singhiozza lacrime di gioia, mettendosi sulle ginocchia raggiungendomi sul pavimento, baciandomi con passione, con le mani tra i miei capelli. Lei mi bacia con così tanta passione, fervore, con la richiesta che le nostre anime si fondano, e che davvero noi appartenessimo l’uno all’altra. In questo momento, lei è tutto il mio universo. In questo momento, ho letto la sua anima e messo a nudo la mia per lei per fare quello che lei vuole. Questo bacio è la mia resa finale a lei, e la sua resa a me. Lei è la mia donna. È la metà della mia anima. È il mio primo amore, l’ultimo amore, tutto l’amore. Io sono egoista. La voglio solo per me, e non voglio dividerla neanche con la sua stessa ombra. Sono fottuto e insicuro quando si tratta di lei. Sono folle, e fuori controllo nel mio amore per lei. Sono un fottuto adolescente nel corpo di un adulto. Ma lei mi gestisce e mi ama anche nel mio peggio. Come potrei non volerle offrire il mio meglio? Il suo amore per me mi fa desiderare di essere un uomo migliore.

Il suo amore per me mi fa desiderare di amarla ancora di più come se il cuore fosse cresciuto a passi da gigante. Sono profondamente, follemente, irrevocabilmente innamorato di questa donna, e neanche la morte riuscirà a separarci.

*****

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno
.

Pablo Neruda, 100 Love Sonnets

*****

Un bacio appassionato, e poi ci divideremo!
Un addio, e sarà per sempre!
il mio cuore strizza lacrime e ti prometto,
con gemiti e sospiri di lotta ti ripagherò.
Chi può dire che la Fortuna lo pianga quando
la stella della speranza lo abbandona?
Non stelle amiche mi rischiarano
la buia disperazione mi si addensa intorno

Robert Burns

*****

Seattle Times
18Giugno, 2011 – Sabato
Christian Grey, uno dei più ricchi uomini del mondo, al secondo posto a Seattle, soltanto dopo Bill Gates, e uno dei funzionari più in vista della Grey Enterprises Incorporated, Ros Bailey sono sopravvissuti ad uno schianto in elicottero vicino al Silver Lake, WA con piccole lesioni. Le autorità accreditano la sua sopravvivenza e quella della Sig.na Ros Bailey alle capacità di pilota del Sig. Christian Grey. La polizia non ha rilascerà ulteriori informazioni fino alla conclusione delle indagini. Ma secondo una fonte anonima, la polizia sospetta un sabotaggio. La fonte rivela che entrambi i motori dell’elicottero si sono spenti. Una dichiarazione rilasciata dalla società conferma questa fatto. Secondo la dichiarazione rilasciata dalla GEH, l’elicottero modello EC135 Eurocopter di Mr. Grey ha avuto problemi tecnici ed entrambi I motori si sono rotti mentre stavano volando da Portland a Seattle; ma i rappresentanti della compagnia tacciono circa queste voci.
L’ Eurocopter EC135 e uno dei modelli più sicuri e costosi della gamma. La sua alta resistenza permette all’elicottero di portare a termine una vasta gamma di richieste. L’elicottero vanta un abitacolo moderno, come anche il suo rotore di coda Fenestron consentendo alte prestazioni ed una eccezionale manovrabilità. L’ EC135 è stato progettato con un alto grado di resistenza agli urti grazie alla sua fusoliera ed ai sedili ad assorbimento d’energia con celle a combustibile resistenti agli urti.”

L’articolo finisce, e la faccia dell’uomo si piega di rabbia.

“Fanculo a quel figlio di puttana! Il tuo giorno arriverà Grey! Il tuo giorno arriverà,” dice lanciando il giornale sul pavimento. Lui poteva portare rancore. Poteva provarlo per anni, aspettando quel momento. Lui gliel’avrebbe fatta pagare, ora è il suo turno di pagare.

E chi lo sa? Grey ha pestato i piedi a qualcun’altro?

“La moglie di chi ti sei scopato questa volta Grey?” mormora. L’avrebbe scoperto. E si sarebbe assicurato che quest’altro stronzo completasse bene il suo lavoro questa volta.

Si sedette sulla sedia nel suo ufficio. Scricchiola sotto il suo peso. Nonostante avesse soltanto 47 anni, si trova nel momento migliore della sua vita dato il suo stile di vita, e il costante e rigoroso allenamento. Per un momento si perde nei pensieri, tornando in dietro di sette anni. Era in un viaggio di lavoro. Doveva essere una grande fonte di denaro per la Lincoln Timber. Ma questo gli avrebbe portato via una settimana minimo.

“Non voglio andare. Sai che sarai alle riunioni tutti i giorni e lavorerai tutte le notti. Mi annoierei troppo. E poi…” disse portandosi la mano al petto, aprendo i bottoni uno ad uno, e continuò il suo assalto sensuale facendo le fusa nel suo orecchio, “ti mancherei di più, e tu mi mancheresti di più. Potrai legarmi alla croce di legno, e punirmi per non essere venuta con te.” I suoi occhi si strinsero. Era una proposta che lo rese eccitato. Punire e scopare! Sì, lui sarebbe stato stanco e non avrebbe portato nessun giocattolo con se. Doveva sparare tutte le sue cartucce. Elena sarebbe stata una distrazione.

“Croce di legno, e il tavolo della fustigazione,” disse lui con voce roca.

Dopo aver aperto l’ultimo bottone, lei mise furtivamente le mani sotto la camicia e lentamente la fece scivolare via. Un brivido lo percorse. Lui amava questo. Amava quando lei prendeva l’iniziativa, e amava questo quando la puniva e la scopava.

Il suo viaggio finì prima di quanto si aspettasse. Era soltanto il secondo giorno del suo viaggio, concluse l’affare, e fece ritorno a Seattle dall’ East Coast desideroso di frustare e scopare sua moglie.

Trovò la casa vuota. Chiamò la moglie al cellulare. In un tono piatto le chiese, “Ciao, dove sei

“A casa, sto leggendo. E tu?”

Fece una pausa, ma decise di giocare ancora. “Appena arrivato all’hotel. Non vedo l’ora di avere la mia ricompensa quando sarò a casa,” disse, ma solo lui notò la minaccia nella sua voce.

“Anche io,” rispose lei.

Dopo aver agganciato, chiamò la società della carta di credito per verificare dove sua moglie stesse spendendo i suoi soldi, cosa stesse facendo. Fu sorpreso di vedere viaggi a Cambridge, MA tutte le volte che lui era fuori città, ma i viaggi finivano circa un mese prima. Cosa stava combinando? Estratti conto bancari… doveva guardare negli estratti conto. Due dei loro conti congiunti non aveva niente di strano. Aveva un conto a sua nome. C’erano quattro grandi depositi da vari conti congiunti. Un totale di $100,000 fatto nel conto, e lo stesso giorno la somma lasciò il conto a nome di un certo Christian Grey!

Christian Grey? Il figlio di Carrick e Grace Grey? Non hanno bisogno di soldi. Perché Elena dovrebbe dargli del denaro? A meno che… A meno che…se lo sia scopando! Occasionalmente, lui ha permesso ad Elena di aggiungere una ragazza, o anche un maschio sottomesso. Ma mai senza il suo permesso! Lui era il suo dominatore. Possedeva il suo culo! E lei stava dando i suoi soldi a quel cazzo di Grey?

Elena non tornò mai a casa quella notte. Quando tornò rilassata a casa il giorno successive nel pomeriggio, fu sorpresa nel trovarlo a casa.

“Mi mancavi e siccome ho finite presto il lavoro, ho pensato di tornare a casa e reclamare il mio premio,” disse lui con tono lascivo. Il sollievo negli occhi di lei era evidente.

“Oh, sono così contenta. Stavo facendo shopping,” disse lei velocemente.

“Davvero? Cos’hai comprato?”

“Niente ha attirato la mia attenzione, così ho deciso di rinunciare.”

“Christian Grey è venuto con te?” chiese lui con nonchalance, fermando il suo racconto. Lei annaspò.

“Christian…chi… Grey? Il figlio di Grace? Perché… non capisco.” Sembrava agitata.

“Per chi mi hai preso Elena? Hmm? Pensi che sia così stupido come te?”

“Gli hai dato 100,000 dollari per scoparti?” Tutto il sangue drena dal suo viso.

“Coma lo sai? Cioè no!” disse lei ma lo schiaffo che lui le da le rompe il labbro, e il morso accidentale sulla sua guancia perfora il suo mento. Il sangue sgorga, dentro la sua bocca. Lui afferra la sua chioma bionda e la tira giù catturando la sua bocca assaporando il sangue, e morde il suo labbro inferiore con forza quasi strappandolo come l’orecchio di Evander Holyfield! Tutto il sangue sgorga e lui lo ingoia avidamente, e poi tenendola ancora per i capelli la schiaffeggia forte sull’altra guancia.

“Hai deciso di scopare un altro senza il mio permesso?” urla lui con rabbia omicida. I suoi occhi blu sono schegge ghiacciate, impazziti.
“Ma a volte tu hai aggiunto qualcuno!”

“Io prendo le decisioni Elena. Non tu! Ho intenzione di colpire ogni parte di te Elena! Quando avrò finito con te, rimpiangerai di aver scopato un altro senza il mio permesso!”

I suoi occhi si fecero grandi e urlò.

“Rosso! Rosso!” urlò lei col sangue che colava dalla sua bocca.

“Rosso? Per quanto te lo sei scopato?” i suoi capelli ancora nel suo pugno.

“Rosso!!”

“Per quanto Elena?”

“Rosso!” urlò ancora, e lui la colpisce ancora e si sentì il crack delle sue costole sotto il suo colpo soddisfatto.

“Per quanto tempo l’hai scopato?”

Lei è ripiegata in due sul pavimento. Lui la solleva tirandola per i capelli biondi ora insanguinati. La porta al suo livello. “Per quanto?” chiese lui con voce calma, e tono minaccioso.

“S…” boccheggia lei. Lui la tira di nuovo. Un incoerente “s… se…sei… anni!” gli occhi di lui si fanno grandi! Lui la colpì di nuovo e lei alzò le braccia per difendersi, e il polso si ruppe sotto il suo pugno.

“Hai scopato un ragazzino? Troia! Oh, questo è impagabile. Avresti dovuto dirmelo.”
“Così, l’avresti scopato anche tu?” l’idea non gli è mai passata per la mente, ma se l’avesse fatto, non sarebbe stato così arrabbiato.
“Non mi piacciono particolarmente a quell’età. Ma se vuoi scoparlo, devi chiedere il mio permesso cosa che non hai fatto. Devo essere il solo in carica. Io son oil migliore, ricordi?”

“Il migliore? Lui era meglio di te a… a… a… 15 anni…” annaspa, “la tua prima volta!” in un qualche modo lei raccoglie le sue ultime forze per vomitare quest’ultimo veleno addosso al marito.

“Penso che ti imbavaglierò!” disse in quel giorno infausto, e nel frattempo aveva finite con lei, un lato del suo viso aveva quasi ceduto, l’altro picchiato a sangue. Aveva tre costole rotte, polso rotto, braccio, e contusioni in posti che solo il dominatore sa che esistono.

“Ora, troia!” le disse.

“Ecco come andranno le cose. Io sono ancora fuori città. E uno dei miei impiegati ti ha trovata. Se avrai coraggio di sporgere denuncia, io parlerò di te e il ragazzo Grey! Verrai incriminata di molestie su minore. Diventerai una vergogna per la comunità, e io sarò il marito che non sopportava gli abusi della moglie sui minori! Con chi pensi che la legge sarà comprensiva?”

Lei si muoveva a malapena sul pavimento.

“Andremo entrambi in galera. Stai zitta; otterrai un buon riscontro dal divorzio! Prendere o lasciare! Niente negoziazioni! Niente soldi, niente se farai denuncia, o io mi assicurerò che tu sia tacciata come molestatrice di bambini per tutta la vita! Accetti l’accordo?” chiede lui.

Un cenno appena percettibile si udì da Elena sul pavimento. Ed è come la trovarono un paio di ore dopo nella sua macchina fuori città. Lei diede la sua fine al patto. Ora, è tempo per il dannato Grey di pagare. Oh, ora che lui sa che c’è qualcun’altro con cui si può alleare. L’avrebbe fatta pagare cara a Christian Grey con tutto quello che aveva! Niente era escluso… Niente.

7 thoughts on “CAPITOLO XXV

  1. Bellissimo! non ho parole! E’ stato emozionante il confronto fra Christian e sua madre; valeva la pena aspettare, siete molto brave nella traduzione. Bello anche il confronto tra Elena e il marito. Un ringraziamento a tutti per il lavoro che fate. Era l’ultimo capitolo del secondo libro? Baci.

  2. Beh devo dire che questo capito è favoloso, avvincente e meraviglioso, pieno di tante emozioni e colpi di scena, anche sapendo già tutto quello che sarebbe accaduto rileggerlo è stato come la prima volta!
    Grazie davvero per il lavoro che fate, quello di traduzione non è facile, i capitoli sono lunghissimi e quindi l’impegno è notevole, ve ne sono molto grata e vi ringrazio infinitamente! Complimenti !

  3. Mi é piaciuta la storia sino alla “consegna” dell’anello da Christian ad Anastasia….. così <3.<3 ma per il resto……. sono totalmente scioccata…….. O.o scioccata perché non sapevamo nulla del marito di Elena seppure mi sia chiesta più volte come abbia fatto a non accorgersi della tresca di sua moglie con un adolescente(beh, ora lo sappiamo!)….. stupita del fatto che il marito di Elena fosse un dominatore e giocasse con questi ruoli come faceva lei(adesso capisco dove sia nato questo "gioco"!)….. e sono stupita perché Elena sembra quasi una vittima, vittima nelle mani di suo marito, ma nonostante tutto Christian é sempre stato la vittima numero 1, sia per un gioco perverso iniziato da Elena sia perché ora anche suo marito ce l'ha con lui O.o UNA COSA ASSURDA considerata l'età di Christian all'epoca -.- a questo punto mi viene da chiedere se "l'incidente aereo", o più precisamente sabotaggio, sia l'unico attribuibile al marito di Elena…….

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