CAPITOLO XV

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

La tortura mi sfinisce; la morte mi assiste.
Di tutti i dolori, quello più grande è amare, e amare invano.

“Ero così spaventato,” è tutto quello che riesco a mormorare. Spaventato da morire, come non lo ero mai stato prima. La sensazione di perdita mi attanagliava. Anastasia deglutisce, ora sollevata, e i suoi occhi si bagnano di nuove lacrime. Mantengo lo sguardo su di lei senza sbattere le palpebre, e con voce dolce e bassa continuo.

“Quando ho visto arrivare Ethan fuori dal palazzo, ho realizzato con orrore che nell’appartamento ti aveva fatto entrare qualcuno che non era lui. Sia io che Taylor siamo balzati fuori dalla macchina velocemente. Abbiamo capito chi ti aveva fatto entrare e vederla insieme a te in quello stato … e armata di pistola. Penso di essere morto un migliaio di volte, Ana! Vedere qualcuno che ti minaccia … che minaccia la tua vita …” Le parole mi si bloccano in gola e chiudo gli occhi. Posso solo mormorare il resto dei miei pensieri. “Era la realizzazione delle mie peggiori paure. Ero così arrabbiato con tutti … così arrabbiato con lei, con te,” dico deglutendo e guardandola negli occhi, “con Taylor e con me stesso. Ero arrabbiato con tutto il mondo.”

È difficile esprimere l’agonia che consuma il mio cuore, il fuoco infernale che brucia dentro di me. “Non sapevo quanto Leila potesse essere instabile. Non sapevo cosa fare. Mi sentivo impotente!” dico guardando i suoi occhi tormentati, desiderando che mi capisca. “Non sapevo come potesse reagire, Ana. Ero spaventato per te.” Mi fermo per raccogliere le idee, per dare sollievo al mio cuore che batte all’impazzata. Guardo il suo viso e la studio, cercando di comprendere se mi sto facendo capire. Lei scuote la testa comprensiva e mi fa segno di continuare. Vuole che le dica tutto. Mi sento sollevato.

Deglutisco e continuo.

“Ero sconvolto nel vedere Leila in quello stato mentale e fisico, sapendo che potevo essere io la causa del suo crollo mentale …” non riesco più a continuare. Tutta la mia preoccupazione emerge come una macchia d’olio sulla superficie dell’oceano. Mi sfrego il viso con entrambe le mani. So di essere in qualche modo responsabile dello stato in cui si trova. Il pensiero è straziante. “Devi capire Ana; lei è sempre stata così maliziosa e vivace,” dico. Probabilmente l’ho distrutta. Il pensiero è lancinante e pesa sulla mia coscienza. Mi sento responsabile, ed è devastante. Faccio un respiro veloce per trattenere i singhiozzi. Mi sento colpevole. Quello che potrei aver fatto per ferire Leila in passato avrebbe potuto uccidere Anastasia. Sarei morto! Sarei un morto vivente! Guardo su verso i suoi occhi con sofferenza.

“Avrebbe potuto farti del male. E sarebbe stata tutta colpa mia.” I miei peccati e il mio karma me la stanno facendo pagare, e io devo aggiustare le cose; sistemarle. Non avrei mai potuto lasciare Leila in questo stato. L’immagine di lei con una pistola in mano, in uno stato mentale delirante, che cerca di vendicarsi su di me attraverso Anastasia, era orribile. Sarà per questo che si colpiscono sempre le persone che ami. Ucciderti non sarebbe una tortura abbastanza lunga. In che miseria ininterrotta avrei vissuto se l’avesse fatto?

“Ma non l’ha fatto, Christian,” sussurra Anastasia. “Non sei responsabile dello stato mentale e fisico in cui si trova,” dice con ardore. Mi incoraggia a continuare ma c’è ancora della tristezza nel suo sguardo. I suoi occhi sono velati dalla preoccupazione che io non la voglia o che possa non volerla in futuro. Come potrei non volere o desiderare la mia stessa anima, il mio stesso cuore? Ho bisogno di lei più di quanto abbia bisogno del mio prossimo respiro! Come può pensare una cosa del genere? È ancora preoccupata per il fatto che l’ho mandata via dall’appartamento. Non capisce che Leila era instabile e io avevo bisogno di stabilizzarla?

“Volevo solo che te ne andassi, Ana. Volevo che fossi lontano dal pericolo che sentivo ancora presente. Tu. Proprio. Non. Volevi. Andartene …” sibilo. Ero spaventato che il pericolo fosse ancora incombente e in presenza di Anastasia era ancora più difficile concentrarsi. Lei mi fa esasperare tutte le volte. Scuoto la testa. La amo così tanto che mi uccide che non colga questo semplice fatto … tutto quello che faccio, lo faccio per lei!

Guardo i suoi occhi attentamente, desiderando che capisca, che senta il mio amore. “Anastasia Steele, sei la donna più testarda che abbia mai conosciuto,” dico mentre chiudo gli occhi, e il fatto che lei mi possa fare infuriare con un solo sguardo, una sola parola, che mi faccia eccitare solo mordendosi il labbro, e che mi esasperi solo guardandomi, mi fa sentire follemente innamorato di lei … Lei è esasperante, stressante, è la mia panacea, la mia vita. Lei è tutto per me! Perdere lei significherebbe perdere tutto … finalmente apro gli occhi, e la guardo con occhi disperati. “Quindi non stavi scappando?” chiedo.

“No!” esclama sicura, rimproverandomi.

Quando chiudo gli occhi ancora, questa volta è per il sollievo che invade tutto il mio essere, facendomi rilassare per la prima volta nel giorno peggiore della mia vita. Ma il pensiero di essere immeritevole e il dolore che ne consegue si manifestano inevitabilmente causandomi un’enorme angoscia.

“Pensavo davvero che,” dico fermandomi, “pensavo che te ne saresti andata …” non riesco a concludere la frase. “Guardami Ana! Questo sono io … tutto quello che sono. Anche se è tutto un casino, io sono tutto tuo. Che cosa devo fare perché te ne renda conto?” chiedo … “Sono TUTTO TUO.” Ripeto, guardandola con occhi penetranti. “Cosa devo fare per fartelo capire? Per dimostrarti che voglio te e solo te … in ogni modo possibile …” dico con ardore. “Che ti amo,” sussurro con tutto il mio cuore e il mio desiderio.

“Anch’io ti amo, Christian!” risponde immediatamente. “Ma, vederti in questo stato …” dice interrompendosi, con le parole che le si bloccano in gola mentre le lacrime iniziano a riaffiorare ancora. Le sue labbra tremano per la tristezza, il suo viso si rattrista e sembra che si stia contorcendo per il dolore. “Pensavo di averti ferito,” singhiozza con il volto tra le mani.

Mi avvicino a lei subito e le allontano le mani dal viso tenendole tra le mie. “No piccola! Tu non mi hai ferito, Ana! È il contrario. Perché tu sei la mia ancora di salvezza,” sussurro mentre le bacio le nocche e i palmi delle mani.

Voglio che mi abbia … che senta me … tutto di me. Tiro lentamente la sua mano destra e la posiziono sul mio petto, sul mio cuore, per permetterle di sentire come batte per lei, martellando nel mio petto freneticamente! Il mio sguardo è fisso nel suo, la mia mascella è tesa e serrata. Voglio che mi tocchi. Che tocchi tutto di me. Nessuna zona le è proibita. Avrà tutto di me! La sua espressione cambia e i suoi occhi sono pieni di amore; il suo respiro aumenta mentre il suo petto si alza e si abbassa in rapida successione. Il ritmo sempre più veloce del suo cuore combacia col mio. Voglio che lo faccia liberamente. Senza che intervengano le mie mani. Libero la sua mano dalla mia presa e le permetto di sentire il mio cuore che batte frenetico per l’amore e l’eccitazione. Anastasia distende le dita toccando il mio petto attraverso il tessuto sottile della mia camicia. Sto trattenendo il respiro, cercando di abituarmi alla sensazione del suo tocco sul mio petto. Cerco di superare la paura e di seppellire la preoccupazione una volta per tutte. Anastasia solleva leggermente il palmo della sua mano dal mio petto sentendo la mia tensione.

“No!” dico con paura. “No, non farlo …” dico velocemente coprendo la sua mano con la mia e premendola sul mio cuore. “No … noi ci apparteniamo,” dico semplicemente. Se qualcuno appartiene al mio corpo, questa è Anastasia. È suo e può averlo e abbracciarlo in qualunque modo lei voglia. Guarda in alto verso di me, si avvicina al mio corpo e le nostre ginocchia si toccano. Solleva l’altra mano, guardandomi negli occhi, manifestando le sue intenzioni. Vuole toccarmi il petto nudo con entrambe le mani. Mi agito sempre di più e i miei occhi si spalancano. Nessuno mi tocca in questo modo da davvero molto, molto tempo. Ma proprio adesso, non c’è niente al mondo che desideri più di Anastasia che mi tocca! Desidero la connessione con lei. Voglio che abbia tutto di me, che mi possieda e mi completi.

Le dita di Anastasia iniziando a slacciare i bottoni della mia camicia con la mano sinistra. Fa fatica a farlo con una sola mano. L’ombra di un sorriso incurva le mie labbra. Lei flette la mano destra per farmi capire che vuole usare entrambe le mani. Tolgo la mia mano da sopra le sue e lei inizia a slacciarmi i bottoni uno alla volta mentre il suo sguardo è allacciato al mio; la nostra connessione si è stabilita. Dio! Non c’è altra cosa o persona che ami di più di questa donna!

Slaccia tutti i bottoni scoprendomi finalmente il petto per toccarlo. Deglutisco profondamente, il mio respiro aumenta per facilitare l’aumento dei miei battiti, le mie labbra si schiudono e i miei occhi si dilatano. Questo è tutto! Mi guarda, chiedendo il permesso, tentando di decifrare quello che voglio. Ho bisogno di questo! Voglio questa connessione. Allunga le mani verso di me, ancora senza toccarmi. Cerca ancora di comprendermi, di capire se la sto lasciando fare volentieri. Il suo sguardo è interrogativo e comunica senza parole. Le sue mani si muovono sollevate sopra il mio petto, sopra quella che una volta era la zona proibita. Inclino la testa di lato, preparandomi, anticipando il suo tocco. Il mio corpo è teso ed emano tensione da tutti i pori, forte e palpabile. La paura sta cercando di consumarmi. Paura delle torture passate, paura di quello che potrebbe emergere, paura di essere impotente. Ma non posso associare queste paure ad Anastasia. Lei è il miracolo che mi salva da queste paure!

Anastasia non mi tocca. Le sue mani rimangono sospese, esitanti; attente a non toccarmi.

“Sì,” le do il permesso in un soffio. Toccami, Ana!

Le punte delle sue dita si flettono e accarezzano delicate i peli del mio petto senza toccare la pelle. Così dolci, così delicate. Le sue dita partono dalla sommità del mio petto e scendono fino allo sterno. Chiudo gli occhi per lo scontro tra agonia e piacere. Per una volta, il mio futuro sta avendo la meglio sul mio passato incasinato. Il mio viso si contrae per la battaglia che si svolge dentro di me. Uccidendo il ricordo doloroso del pappone di mia madre. Anastasia sta uccidendo l’odio, gli abusi e l’avversione del pappone con il suo amore. La battaglia è straziante. Ancora una volta sono in bilico tra il mio passato doloroso e il mio futuro roseo. Il mio futuro ha vinto! Questa realizzazione mi riempie gli occhi di un amore immenso e di una lussuria oscura. Questa è una battaglia che contorce l’anima!

Dopo aver visto questa battaglia imperversare dentro di me, Anastasia rimuove le sue dita dal mio petto, sollevandole, facendomi sentire una mancanza. Afferro la sua mano e la rimetto sul mio petto nudo con fermezza. Deve farlo! Lei è l’unica che può spezzare questa cazzo di maledizione che ha accompagnato tutta la mia vita.

“No,” le ordino, la mia voce ancora nervosa per la battaglia interiore che imperversa. “Ne ho bisogno …” Le sue dita mi stanno toccando ancora e i miei occhi si chiudono stretti, tanto che nemmeno la luce riesce a passare attraverso le palpebre. Le dita di Anastasia viaggiano sul mio petto lentamente, imparandone i contorni, toccando la zona proibita per la prima volta, familiarizzando con il mio corpo. Il suo tocco è magico. Apro gli occhi lentamente e guardo i suoi. I miei occhi bruciano per il desiderio. La paura cerca di riaffiorare, ma l’amore che sento per Ana e l’amore che lei sente per me sono travolgenti. La mia bocca alla fine si rilassa. Soffro per questa lotta sopraffacente. Il fantasma del mio passato combatte con dolore e l’amore di Anastasia con piacere. La massima regione di dolore e piacere.

La posizione di Anastasia cambia; si alza sulle ginocchia e mantiene il mio sguardo; vuole baciarmi … sul petto. Non mi muovo. Le permetto di baciarmi. Alla fine lei si avvicina e, leggera come il tocco di una farfalla, posa un bacio sul mio cuore. Le sue labbra morbide, ammorbidite ancora di più per il suo pianto sul mio petto. La sensazione che ricevo dal più piccolo dei tocchi è la più immensa che abbia mai provato. Il dolore e il piacere registrati dai miei nervi sono oltre ogni limite! Un gemito soffocato mi scappa dalle labbra, e lei lo scambia per un lamento di dolore, così si alza subito. No!

“Di nuovo,” sussurro mentre i miei occhi sono ancora spalancati. Lei si sporge ancora una volta sul mio petto e bacia una delle cicatrici, gentile omaggio del pappone che spegneva le sue sigarette su di me. Gemo sonoramente, e all’improvviso sento questa enorme ondata d’amore verso Anastasia, come non l’avevo mai sentita prima. Prima che me ne renda conto, le mie braccia la cingono, e la mia mano destra arriva ai suoi capelli, tirandole indietro la testa per incontrare le mie labbra energicamente e con forza. Le mie labbra e la mia bocca sono insistenti, esigenti, desiderose, voraci, e affamate di lei. Affamate del suo affetto, del suo amore. Lei contraccambia il mio bacio esigente con una ferocia e una fame tutta sua. Le sue mani si fanno strada tra i miei capelli, stringendo, tirando, e provando a fonderci insieme. Ci stiamo baciando come se questo fosse l’ultimo giorno che passeremo sulla terra, come se non ci fosse un domani; il nostro amore si sta legando, consumando, infuocando, e stranamente risanando.

Mi tiro indietro senza fiato, e riesco a girarle intorno e tirare Anastasia, la mia donna, la mia vita, giù sul pavimento, sotto di me. “Oh, Ana,” sussurro, e sul suo viso non c’è altro che amore e desiderio per me. Le sue mani raggiungono il mio viso tenendolo fermo, mentre i suoi pollici accarezzano lentamente le mie guance. Mi sento sopraffatto dall’amore, sopraffatto dal desiderio, sopraffatto da lei che vuole me nonostante il fatto che sia incredibilmente incasinato – le emozioni arrivano al margine ed esplodono, e le lacrime iniziano a fuoriuscirmi dagli occhi. Alla fine la paura è stata lavata via dal mio sistema con il suo amore, attraverso il suo amore.

“Ti prego, Christian, non piangere,” mi implora. “Intendevo quello che ho detto: non ti lascerei mai e poi mai. Davvero! Mi dispiace così tanto se ti ho dato modo di pensare altrimenti … Ti prego, Christian, ti prego, perdonami. Ti amo. Ti amerò per sempre,” dice con fervore.

La sua dichiarazione fa bruciare di dolore il mio cuore. Il mio viso prende un’espressione angosciata e addolorata. Lei ancora non conosce il segreto più oscuro che è nel mio cuore. Sono cattivo … sono davvero, davvero, davvero cattivo!

“Cosa c’è?” chiede. Deglutisco. Il dolore di nascondere un segreto oscuro ad Anastasia è insopportabile.

“Christian, qual è il segreto che ti fa pensare che scapperò via? Cosa ti rende così determinato a credere che ti lascerò?” mi prega con voce tremante.

“Ti prego, dimmelo, Christian, ti prego …” implora.

Mi alzo a sedere immediatamente, un’altra battaglia infuria dentro di me. Incrocio le gambe; anche lei si alza a sedere allungando le gambe. Il mio sguardo è fisso su di lei, ancora indeciso se rivelarle la mia ultima merda oscura. La mia anima si sente come la landa desolata che è; i miei occhi riflettono l’abbandono che vi è contenuto. Non so come rivelarglielo. E’ l’inferno … Sono io. E’ la natura mostruosa che sono.

“Ana …” riesco appena a sussurrare. Chiudo gli occhi, faccio un respiro profondo e deglutisco. Dico una preghiera silenziosa affinché lei mi ami ancora dopo la mia rivelazione. Apro gli occhi e le mostro l’ultimo dei miei segreti.

“Sono un sadico, Ana,” dico tristemente. “Mi piace frustare e punire le ragazze con i capelli castani come te, perché tutte voi somigliate alla mia madre naturale, la puttana drogata. Sono sicuro che tu riesca a capirne la ragione,” dico in un respiro. La amo; voglio essere aperto con lei. Non ho segreti con lei, e questa era l’ultima merda. Ora, mi aspetto che lei non vorrà avere niente a che fare con me. Pezzo di merda! Come diceva il pappone. Il mio dannato mondo si sta frantumando, ma devo questa verità ad Anastasia. Penso che scapperà appena si riprenderà dallo shock. Deglutisco, gli occhi sono spalancati, ho il cuore in mano, pronto ad essere fatto a pezzi, aspetto che lei si alzi e scappi il più velocemente possibile.

Lei mi guarda con la bocca spalancata, persa, preoccupata, triste, sconvolta, sconcertata e confusa; e riesce ad accumulare tutti quei sentimenti in uno sguardo. Sembra che le sia stato messo il mondo sottosopra, come di certo ho fatto.

“Ma …” si ferma, “hai detto che non eri un sadico,” sussurra. Non ho mai detto che non lo ero. Semplicemente non ho detto che lo ero; ho solo omesso l’informazione, perché la volevo disperatamente, come non ho mai voluto altro nella mia vita.

“No,” rispondo. “Ho detto che ero un Dominatore. Se ti ho detto una bugia, Ana, è stata una bugia di omissione. Mi dispiace,” dico abbassando lo sguardo sulle mie mani, contrito. Sono terrorizzato dal scoprire come reagirà. Se non è scappata prima, di certo scapperà adesso. Continuo a ripetermelo nella testa, ancora e ancora, non posso nasconderglielo. Lei merita meglio da me. Ti prego non scappare. Ti prego non scappare. Ti prego non scappare, Ana!

“Quando mi hai fatto quella domanda, stavo contemplando un diverso tipo di relazione tra noi due,” mormoro con voce flebile.

Un sonoro mugolio le scappa tristemente dalle labbra.

“E’ vero, allora,” sussurra, il suo sguardo incontra il mio, incredibilmente afflitto. “Non posso darti quello di cui hai bisogno,” sbotta. “Come potrei? Ovviamente …” dice dolcemente, quasi impossibile da udire. Il suo viso appare sconvolto, e il mio cuore si sente allo stesso modo.

“No! No! No! No! NO! Ana, NO! Tu puoi, e mi dai quello di cui ho bisogno …” I miei pugni sono serrati così stretti che le nocche mi diventano completamente bianche dato che il sangue è defluito. “Devi credermi! Ti prego, Ana!” la imploro con fervore.

“Christian, al momento, non so a cosa credere. Questo va oltre all’essere incasinato,” sussurra, trattenendosi, i suoi occhi sono di nuovo lucidi per le lacrime.

Voglio lei sappia che il suo amore è ciò che mi ha cambiato.

“Ti prego, credimi, Ana! Dopo che ti ho punita con la cintura, e tu mi hai lasciato,” dico inciampando sulle mie stesse parole con le sensazioni orribili che tornano in superficie, “la mia intera prospettiva è cambiata. Tutto quanto! Ero davvero serio quando ho detto che avrei fatto qualunque cosa per evitare di sentirmi in quel modo di nuovo,” peroro la mia causa con lei, addolorato e sconsolato. “Quando mi hai detto che mi amavi, è stata una rivelazione per me. Sai che non me l’aveva mai detto nessuno? Con il tuo amore, mi sono tolto un peso dal cuore … Non so, forse sei stata tu a togliermi un peso dal cuore. Mi hai cambiato. Il Dr. Flynn e io stiamo ancora discutendo dell’argomento. La giuria sta ancora deliberando il verdetto,” rivelo.

Il suo viso alla fine rivela un flebile barlume di speranza … Speranza per noi. “E tutto questo cosa significa per noi?” chiede in un sussurro.

“Ciò che significa è che non ho più bisogno di quello. Non adesso.” Né mai. Mi sono liberato dai miei confini. Lei è dubbiosa. “Come fai a saperlo? Come puoi esserne così sicuro?” chiede.

“Lo so perché il pensiero di farti del male …” dico dolorosamente, “voglio dire, farti davvero del male in qualsiasi modo reale è ripugnante, aberrante per me,” dico con occhi ardenti. Non lascerò che nessuno le faccia male, tantomeno io!

“Io veramente non capisco, Christian. E per tutte le sculacciate, i righelli e tutto quel sesso sfrenato?”

Mi passo le mani tra i capelli e sospiro pieno di rimorso. “Parlo della merda pesante, Anastasia. Hai la minima idea di cosa posso fare con un bastone o un flagellatore?” dico. Lei mi guarda shockata, con la mascella che le cade sul pavimento. “Preferirei non saperlo,” prende aria con gli occhi spalancati.

“Lo so,” rispondo. So che non vuole far parte di quella vita, e a me sta bene. “Se avessi voluto farlo, o far parte di tutto quello, allora bene, ma dato che non vuoi, io lo capisco. Non posso e non farò quella merda con te se non vuoi. Te l’ho già detto prima; sei tu quella con tutto il potere. E dato che sei tornata, non sento affatto quella compulsione, Ana. Per niente.”

Questa rivelazione spaventa Anastasia, ma riesce a ribattere con la sua domanda. “Ma, quando ci siamo incontrati, quando ti sei avvicinato a me la prima volta, è quello che volevi … da me?” chiede.

“Sì, senza dubbio,” rispondo.

“Christian, come può la tua compulsione semplicemente lasciarti? Pensi che io sia qualche tipo di panacea, la cura a tutti i tuoi problemi … quindi, cercando una parola più adatta, pensi di essere guarito? Non lo capisco.”

Ovviamente sospiro. Non sono guarito. Ma, con Anastasia, non sono nemmeno malato.

“Non direi di essere guarito …” dico, ma incapace di completare quella frase quando lei mi sta dando questa occhiata dubbiosa. “Non mi credi, Ana?” chiedo con voce implorante.

“Christian, lo trovo incredibile. Questo non significa che ‘non ti credo’; significa che è difficile da credere.”

“Anastasia, se non mi avessi mai lasciato, probabilmente non mi sarei sentito in questo modo. Ma poi, quando mi hai lasciato, è stata forse la cosa migliore che tu abbia mai fatto per noi … per la nostra relazione. Quell’unico, singolo atto mi ha fatto realizzare quanto ti voglio … non la roba spinta che voglio fare con te … ma solo e soltanto te. Voglio che tu mi creda quando lo dico: ti prenderò in qualsiasi modo potrò averti, Ana. In qualsiasi modo tu mi vorrai,” dico con tutta la mia sincerità. Lei è tutto ciò che voglio. Voglio essere tutto ciò che lei vuole, tutto ciò di cui lei ha bisogno. Voglio essere degno di Anastasia. Voglio essere l’unico uomo di cui ha bisogno.

Lei mi guarda, confusa, ammutolita, e dall’espressione sul suo viso, le si sta avvicinando il fronte temporalesco di un mal di testa da uragano. Sta provando ad abituarsi a tutta la mia merda, semmai volesse toccarla.

“Sei ancora qui,” dico dolcemente, dopo essermi aspettato che lei scappasse via senza mai guardare indietro. Aveva il diritto di farlo, e le dovevo questo pezzo di informazione. Non avrei potuto convivere con me stesso se non avesse saputo ogni minimo, ultimo angolino della mia anima indegna. “Pensavo saresti già stata fuori dalla porta adesso,” sussurro.

“E perché mai dovrei farlo, Christian?” mi richiama arrabbiata. “Perché potrei pensare che sei uno psicopatico che frusta e si scopa le donne che somigliano alla sua madre naturale? Cosa ti ha dato questa impressione, Christian?” sibila punendomi, facendomi sbiancare. Me lo merito, ovviamente; ma sentirmelo dire da Anastasia fa male, nonostante tutto. L’amore fa male, cazzo!

“Non l’avrei messa in questi termini, ma in parole povere, sì,” riesco a rispondere, turbato. Mi rendo conto ancora una volta che Anastasia può ferirmi anche solo con le parole, anche se le dice perché me le merito, e non solo con le sue azioni. Lei è l’unica che ha la capacità e il potenziale di farmi male in più di un modo; la mia vita dipende da lei. Lei può ridurmi in brandelli semplicemente lasciandomi e può ricompormi con un solo sorriso.

Il mio sguardo è su Anastasia, senza batter ciglio, risoluto ed in attesa. La amo, dannazione! Mi amerai anche tu e mi ricomporrai, o mi lascerai in una rovina perpetua, Ana? Dimmelo! La guardo supplichevole.

Lei sospira, e scuote la testa.

“Sono completamente esausta, Christian. Possiamo riparlarne domani? Voglio andare a letto. Sono troppo stanca.”

Eh? Cosa? Mi aspettavo di vederla scappare a gambe levate per non tornare mai più. Sorpreso, shockato, felice, estasiato, e sollevato, “Non te ne vai?” chiedo, in maniera stupida.

“Vuoi che me ne vada?” chiede, preoccupata. Certo che no! Mi ero preoccupato per la prospettiva; dovevo solo essere sincero, aperto in ogni modo.

“No, piccola! Non voglio. Pensavo…” Chiudo gli occhi con angoscia, poi li riapro e guardo nei suoi sconsolato, “Pensavo, che mi avresti lasciato una volta che avessi scoperto i miei peggiori segreti.”

Lei mi guarda con amore, confusione, e frustrazione completa. Io la amo molto! Il mio cuore è e sarà sempre di Anastasia… Quando si tratta di Anastasia, la voglio tutta per me nel modo più egoistico possibile. Io ardo quando si tratta dei miei sentimenti per lei. La preoccupazione costante che un giorno lei pensi che i miei fottuti casini siano troppo per lei e mi lasci mi rendono invariabilmente insicuro. Commetto errori abbastanza spesso quando si tratta della nostra relazione, perché è tutto troppo nuovo per me. Quando mi arrabbio, piuttosto spesso, mi sento fuori controllo, nonostante faccia del mio meglio per trattenermi e ricordare a me stesso che la punizione è fuori questione. E Anastasia sa gestirmi e calmarmi come nessun’altro! Lei conosce la parte peggiore di me, e sembra che mi ami ancora. Frustrata sì, ma mi ama ancora!

Anche se ho ancora paura che lei mi lasci. Mi ha già lasciato una volta nonostante dicesse di amarmi.

“Non lasciarmi, ti prego,” la supplico in un sussurro. Farà di tutto; lotterò per tenermela.

Lei mi guarda col suo sguardo più frustrato, strizzando gli occhi, e urla:

“Oh, per l’amor del cielo, Christian! Ancora una volta, no! Non sto andando da nessuna parte!” Il suo rimprovero è il più ben accetto del mondo.

“Davvero?” chiedo sollevato.

Il suo viso assume un’espressione da ramanzina. Rigida, determinata, e sicura. “Cosa posso fare esattamente per farti capire, e credere che non scapperò? Cosa posso dire per fartelo credere?” chiede esasperata.

Non c’è niente che lei possa fare… C’è una domanda a cui lei può rispondere. In effetti, quella è una cosa che mi è rimasta in testa, e speravo in circostanze migliori, ma, glielo chiederò adesso. La paura si insinua di nuovo, e la sensazione di inadeguatezza è ai massimi livelli. Ma, ho un cuore egoista. Lui vuole ciò che vuole, ciò che desidera. L’oggetto del mio desiderio è proprio di fronte a me. Deglutisco come se fosse un obiettivo irraggiungibile, ma vorrei morire provandoci. Deglutisco. “C’è una cosa che potresti fare per farmelo credere, Anastasia,” dico.

“Cosa?” lei scatta a corto di pazienza.

“Sposami,” sussurro. “Diventa mia moglie.”

“Eh?” lei sembra esterrefatta. Non era quello che si aspettava. Non è sicura di avermi capito bene. Si bagna le labbra, sexy. Non in contemplazione, ma per evitare di ridere! Ridere, per gridare forte!! Lei sta ridendo istericamente alla mia proposta di matrimonio! Ride così forte, che cade all’indietro sul pavimento e ulula ridendo! Sono contento di poter fornire qualche divertimento, anche se non sono sicuro di volere che i miei sentimenti siano la fonte della sua derisione. Mi sta ridicolizzando? La mia proposta è così ridicola per lei? Le braccia le coprono il viso, cercando di nascondere le sue emozioni travolgenti. So che ha avuto una serata pesante. Ma, andiamo Ana, stai ferendo il mio ego!

Quando la sua risata lentamente si placa e il suono della sua isteria diventa un pianto, le sposto le braccia dal viso. Lei si gira e mi guarda. Beh, entrambi abbiamo avuto una serata difficile. Con le mani le asciugo le lacrime sulle guance.

“Trovi la mia proposta di matrimonio divertente, Miss Steele?” chiedo cercando di nascondere che sono ferito. Ma lei lo capisce. In un modo o nell’altro lo capisce sempre. La sua mano mi raggiunge, e dolcemente mi accarezza le guance e sente la barba cresciuta durante la giornata sul mio viso. Appoggio il viso al suo tocco.

“Oh, Mr. Grey,” sospira scuotendo la testa. “Christian, il tuo tempismo è senza dubbio…” si ferma, “…è,” dice incapace di finire la frase, ancora senza parole.

Le sorrido compiaciuto, ma è solo a sua vantaggio. La voglio nel peggiore dei modi. Ma, lei non sembra condividere il mio sentimento. Il fatto è, che mi sento rifiutato, negato, indesiderato. E’ emarginante, specialmente quando la raggiungo, e le mie mani rimangono penzolanti, vuote. Gli occhi mi tradiscono, tradiscono i miei sentimenti.

“Mi stai ferendo profondamente adesso, Ana. Vuoi sposarmi?” chiedo con più ardore. Ti prego di’ di sì, piccola! Ti prego di’ sì!

Lei si siede e si china su di me. Mentre posiziona le mani sulle mie ginocchia, mi fissa, e sospira. “Santo cielo, Christian! Sai che serata ho avuto! Ho incontrato la tua psicotica ex sottomessa che puntava una pistola alla mia testa, tu mi hai buttata fuori dal mio appartamento, e solo nelle ultime ore mi hai addossato le tue cinquanta sfumature termonucleari…” inizia così le sue recriminazioni. Apro la bocca per ribattere, ma, Anastasia alza una mano per finire i suoi pensieri. Io chiudo la bocca per lasciarla finire.

“Christian, piccolo, tu mi hai appena svelato alcune pesanti informazioni su di te, e ora mi chiedi di sposarti. Francamente, sono un po’ sopraffatta da tutto,” dichiara.

Naturalmente ha ragione. Quindi, non è un sì, ma neanche un no. Annuisco alla sua valutazione. “Sì, penso che sia un riassunto completo della situazione,” acconsento.

Lei finalmente mi sorride e chiede, ripassandomi il testimone. “Cos’è successo alla gratificazione ritardata Mr. Grey?”

“Sono andato oltre quella nozione. Ora sono un sostenitore convinto della gratificazione immediata. Cogli l’attimo, Ana,” sussurro. Cogli l’attimo!

“Oh Christian, ascolta, abbiamo iniziato a conoscerci da circa tre minuti. Ma c’è molto altro che ho bisogno di sapere. Ma questo non è il momento giusto per darti una risposta perché ho bevuto troppo , e ho ancora fame, sono più che esausta, e adesso, voglio solo andare a letto. Considererò la tua proposta come ho considerato il contratto che mi avevi dato,” afferma. Poi il suo viso assume un’espressione scontenta con le labbra serrate strette. “E, naturalmente,” mormora scuotendo la testa delusa, “questa non è stata proprio la più romantica delle proposte.”

Oh! Okay! Posso conviverci. Non sono altro che uno studente veloce. Inclino la mia testa di lato e un sorriso si insinua sulle mie labbra. “Un punto per te, ben fatto come sempre, Miss Steele,” respiro con sollievo. “Quindi, questo non è un no?” chiedo.

Anastasia sospira esasperata. “No, Mr. Grey, come hai correttamente valutato, questo non è un no, comunque, non è neanche un sì.” Sembra dubbiosa sulle mie intenzioni, e aggiunge, “Tu mi hai chiesto di sposarti perché sei molto spaventato, e non hai fiducia in me.”

Questo non è vero, Ana!

“No, lo sto facendo, ti sto chiedendo di sposarmi, di essere mia moglie, perché finalmente ho trovato qualcuno con cui voglio passare il resto della mia vita,” dico con tutto il cuore. La bocca di Anastasia si spalanca. Sono riuscito a shoccarla ancora una volta questa sera.

“Non avrei mai pensato che questo sarebbe potuto accadermi, trovare quella persona speciale,” dico completamente innamorato, e assolutamente sincero nei miei sentimenti. Anastasia è ancora a bocca aperta. Batte le palpebre, e finalmente trova qualche parola da mettere insieme per formare una frase di senso compiuto.

“Posso pensarci solo un po’, Christian, per favore? Ho anche bisogno di pensare a tutto il resto che è successo oggi. Tu una volta mi hai chiesto fede e pazienza. Beh, io lo chiedo a te, Mr. Grey. Ho bisogno che tu ricambi,” afferma.

Osservo il suo viso; cercando di assicurarmi che non mi stia spazzando via, dicendo no. Una volta che sono sicuro che non lo sta facendo, mi sento sollevato, e con un gesto intimo, posiziono una ciocca di capelli dietro il suo orecchio. Annuisco accondiscendente. “Okay Ana; posso conviverci,” replico. Lei ha ragione ovviamente. Anastasia è tutta cuori e fiori, e chiaramente la mia proposta non lo era. Dopo averla baciata teneramente sulle labbra mormoro, “Non pensi sia stata così romantica, vero?” Lei scuote la testa negativamente. “Vuoi cuori e fiori?” chiedo sommessamente, conoscendo la sua risposta. Annuisce, e io sorrido sollevato. Quindi, lei sta seriamente prendendo in considerazione la mia proposta. Adesso posso fare una ruota dalla felicità! Okay, tutto quello che devo fare è distrarre la sua mente… cuori e fiori, cuori e fiori, cuori e fiori per Ana.

“Hai fame?” chiedo.

“Sì,” risponde lei. Oh, cazzo! E’ stata affamata per tutto questo tempo? Questo mi infastidisce, e anche che ha bevuto troppo!

“Non hai mangiato,” dico l’ovvietà delle cose. La guardo freddo, in tono di rimprovero. Perché ha bevuto eccessivamente senza mangiare? Gliel’avevo detto prima. La mia espressione si indurisce, e assottiglio gli occhi.

“Naturalmente non ho mangiato,” dice seduta sui talloni, con le braccia incrociate pronta a combattere con me. “E’ stato un po’ difficile pensare al cibo dopo essere stata buttata fuori dal mio appartamento dal mio stesso fidanzato che stava intimamente interagendo con la sua ex sottomessa il ché penso che abbia sostanzialmente represso il mio appetito,” risponde freddamente con un sguardo impassibile. Naturalmente ha ragione. Io non ho voluto mangiare neanche quando Mrs. Jones mi ha chiesto se volevo la cena. Mi alzo in piedi, e tendo la mia mano ad Anastasia, facendola alzare.

“Va bene allora. Permettimi di rimediare preparandoti qualcosa da mangiare.”

“Oh,” geme, “Non posso semplicemente andare a letto e dormire?” dice, la sua mano ancora nella mia. Non posso farne a meno. E’ dura per me sapere che lei è affamata. Non posso mandarla a letto senza cena. “No, piccola. Sei affamata e devi mangiare. Andiamo,” dico portandola in cucina, e la posiziono sullo sgabello. Vado verso il frigo nella speranza di trovare qualcosa che stuzzichi il suo interesse.

“Oh Christian, non ho più fame,” dice. Certo che hai fame, piccola. Quindi ignoro le sue lamentele.

“Ti andrebbe del formaggio?” chiedo. Qualcosa di leggero.

“Non a quest’ora,” risponde.

“Cosa ne dici dei pretzel?”

“Freddi di frigo? No grazie,” dice bruscamente.

“Davvero non ti piacciono i pretzel?” mi giro e la guardo ridendo.

“Non mi piacciono alle 11:30 della sera. Adesso vado a letto, Christian. Puoi rovistare nel frigo quanto vuoi. Sono abbastanza stanca, e ho avuto una giornata molto lunga e interessante. Per inciso, è una giornata che vorrei dimenticare velocemente,” dice scendendo dallo sgabello per andarsene.

“Aspetta! Cosa ne dici di maccheroni al formaggio?” E’ un cibo di conforto. Tengo la ciotola che contiene deliziosi maccheroni al formaggio fatti in casa, sperando che lei possa dire di sì.

Lei si immobilizza. “Ti piacciono i maccheroni al formaggio, Christian?” chiede come se fosse un’idea impossibile. A chi non piacciono?

“Ne vuoi un po’?” chiedo speranzoso. Non posso farne a meno. Devo provvedere a lei. Devo sentire che mi sto prendendo cura di lei. Dopo tutta quella merda che le è arrivata addosso oggi, voglio fare una cosa positiva per farmi sentire che ho fatto qualcosa in suo beneficio. Non se n’è andata a letto … non ancora.

“Allora immagino tu sappia usare il microonde?” dice con tono interrogatorio. Sì, ho delle capacità folli con il microonde. Posso digitare i numeri come nessun’altro!

“Sì, se confezionato, di solito posso farci qualcosa. D’altro canto, ho un problema con il cibo reale.” Lei è ancora lì, ferma, quindi, prima che scappi via dalla cucina, inizio a preparare per entrambi.

“E’ un po’ tardi,” mormora.

“Non devi andare a lavoro domani. Ti prego, non andare,” la imploro.

“Oh, Christian, devo andare a lavoro. Il mio capo parte per New York domani.” Quello stronzo! Mi acciglio.

“Vuoi andare a New York questo fine settimana?” chiedo.

Lei scuote la testa in negativo. “Veramente no. Ho controllato le previsioni del tempo, e sembra che questo fine settimana pioverà.” Okay.

“Bene, allora, cosa vorresti fare questo fine settimana?” chiedo. Estraggo i maccheroni al formaggio dal microonde dopo che si sono riscaldati.

Anastasia sospira, “Voglio solo affrontare un giorno per volta per un po’ di tempo. Tutta questa eccitazione è estenuante,” afferma, alzando un sopracciglio. Lo so. Elena e adesso Leila. Non so cosa avrei fatto se si fosse trattato di uno dei suoi ex. Di certo sarei diventato folle. Impiatto dei maccheroni al formaggio per entrambi, e posiziono i piatti sulle tovagliette sul bancone.

“Mi dispiace per Leila,” dico mortificato.

“Perché ti dispiace, Christian?” chiede genuinamente.

Scrollo le spalle. “So che è stato uno shock terribile per te trovare Leila nel tuo appartamento in quelle condizioni,” dico rabbrividendo.

“Taylor aveva controllato l’appartamento di persona, ed è devastato,” confesso.

“Non lo biasimo; non è colpa di Taylor,” dice.

“Nemmeno io. Taylor è stato fuori a cercarti,” le dico.

“Cosa, davvero? Perché?” chiede preoccupata.

Oh, piccola! Sai quanto fossi sconvolto, quanto fossi devastato nello scoprire che non eri tornata qui?

“Non sapevo dove fossi andata. La tua borsa e il tuo telefono erano nel SUV. Non avevo modo per rintracciarti,” dico, lasciando fuori il fatto che ho provato a rintracciare Ethan. Non c’è bisogno che la faccia andare ancora più fuori di testa stasera. “Dov’eri andata, Ana?” chiedo dolcemente, ma con un sottofondo minaccioso. La mia mente correva selvaggia sapendo che era con Kavanagh, proprio lui che non aveva occhi che per la mia ragazza.

“Ethan ed io siamo andati al bar dall’altro lato della strada. In modo tale da poter vedere cosa stava succedendo,” dice semplicemente. Mi rendo improvvisamente conto che lei mi ha visto portare Leila affettuosamente tra le braccia. Mi ha visto entrare nell’auto con Flynn.

“Capisco,” dico.

Riesco a vedere il suo atteggiamento cambiare, e anche se sta provando ad apparire tranquilla, al momento è tutt’altro. “Quindi, cos’hai fatto con Leila nel mio appartamento?” chiede. Ti conosco, Anastasia, sei gelosa quanto me. Non voglio che voli troppo con la fantasia.

“Vuoi saperlo davvero?” chiedo. Lei lentamente poggia la forchetta sul piatto, chiude velocemente gli occhi per il dolore, e quando alza lo sguardo in essi leggo tristezza, “sì,” sussurra appena. Non sono sicuro se dovrei parlarne. So che me ne pentirò. Argh! Gemo internamente, la mia bocca è una linea tesa. Sono esitante. Potrei prendermi a calcio per questo dopo. “Abbiamo parlato, e poi le ho fatto il bagno, e l’ho vestita con i tuoi abiti,” dico in un aspro sussurro. Lei è troppo silenziosa. Questo non può essere un bene. Troppo shockata, troppo priva di espressione. “Spero non ti dispiaccia, Ana, perché era molto sporca.” Oh, Dio! I suoi occhi stanno nuotando tra le lacrime, e si regge appena alla sua dignità. La sua mascella è serrata fermamente, e sembra che potrebbe mettersi a singhiozzare se solo la muovesse. Cazzo! Cazzo!

“E’ tutto quello che potevo fare per lei,” la imploro per farla capire.

“Provi ancora dei sentimenti per Leila?” chiede, tenendosi appena stretta alla sua sanità.

“No! No!” non l’ho fatto perché provo dei sentimenti per Leila. L’ho fatto perché mi sentivo responsabile per il suo stato attuale. Volevo aggiustare qualcosa che avrei potuto rompere. Sistemare i miei errori, per quanto piccoli fossero. Anastasia mi dà le spalle, come se non riuscisse a sopportare di vedermi, come se le facessi venire la nausea, la disgustassi.

“Ana, vedere Leila così incredibilmente spezzata, arruffata, mezza pazza, e così diversa da com’era prima, è stato …” non so come finire questa frase. “Mi preoccupo per lei solo come da un essere umano ad un altro. Non nel modo in cui pensi,” dico facendo spallucce, ricordando come fosse una frazione della donna che era. Anastasia non mi sta nemmeno guardando, troppo sconvolta, troppo sopraffatta, e troppo distante. Non posso sopportarlo …

“Ana, ti prego, guardami,” imploro. Ma non lo fa. Il suo corpo è rigido, teso come un arco tirato forte, pronto a scoccare. All’improvviso rabbrividisce violentemente. Oh, no! Danneggio tutti quelli che tocco!

“Ana …” è tutto ciò che riesco a dire.

“Cosa?” dice tagliente, non disposta a parlarmi, incapace di guardarmi.

“Non farlo, Ana. Non significa niente. Mi sono solo preso cura di una bambina distrutta e sconvolta,” provo a spiegare. Forse una parte di me stava provando ad aggiustare il bambino in me che era stato trascurato. Quello che avrei voluto gli altri facessero per me quando ero in quello stato da piccolo.

Lei non dice niente. Prende il suo piatto, si avvicina alla spazzatura e vi ci versa il contenuto.

“Ana?” chiedo, sperando che mi risponda. Lei mette solo il piatto nel lavello. Si sta preparando ad andarsene di nuovo.

“Ana, ti prego,” la imploro semplicemente di guardarmi.

Lei si gira come una modella e ci ritroviamo faccia a faccia, l’agonia è visibile su tutto il suo viso. E’ fisicamente ed emotivamente esausta.

“Smettila, Christian!” grida, stanca di ascoltarmi. “Smettila con questo fottuto ‘Ana, ti prego’!” mi richiama, mentre le lacrime le corrono sulle guance. Sta annaspando per riprendere aria, come se le avessi dato un pugno. Il suo petto sale e scende rapidamente. Il suo viso è distrutto, le labbra le tremano, e i suoi occhi sono annebbiati dall’attacco furioso delle sue lacrime. “Sono arrivata oltre ogni limite della merda che mi hai servito oggi. Vado a letto. Sono fisicamente ed emotivamente stanca. Lasciami stare,” dice, poi si gira e corre in camera da letto. Sono completamente shockato dalla sua reazione. Ho fatto quello che dovevo, e so che il mio fottuto passato è pieno di merda, e si sta scontrando con tutto, beh, con l’unica persona che importa davvero per me, e le sto facendo del male. Non voglio ferirla, e comunque sia, eccomi qui, ad incasinare tutto ancora una volta. Ero geloso quando se n’è andata con Kavanagh. Ed era solo andata a prendere un drink dopo che l’avevo cacciata dal suo appartamento. Avrei mai potuto sopportarlo se avesse lavato un Kavanagh nudo? Sarei diventato pazzo, folle!

Sembrava fosse invecchiata di dieci anni nell’ultima mezzora. L’ultima cosa che ricordo è lei che singhiozzava per tutto il percorso fino alla mia camera da letto. Devo mettere le cose a posto. Devo farmi perdonare. Almeno lenire il suo dolore. Non posso provare a sistemare Leila e lasciare così sconvolta l’unica donna che abbia mai amato. Sono il peggior tipo di fidanzato! Che razza di uomo ama la sua donna e le fa passare un inferno come questo?

Velocemente le corro dietro. Mi fermo dopo essere entrato nella mia camera da letto. I suoni afflitti che echeggiano nel bagno sono agonizzanti, alieni, non come se stesse piangendo, ma come se la sua anima fosse stata lacerata, strappandomi via il cuore all’istante. Subito entro in bagno, e trovo Anastasia collassata sul pavimento, tutto il suo corpo sta tremando e sta ansimando, in una miseria che consuma tutto. Immediatamente mi metto sul pavimento e la stringo tra le mie braccia, “hey, Ana,” dico con voce strozzata. Voglio piangere con lei, ma devo essere forte per lei. “Ti prego, non piangere, piccola, ti prego, Ana,” la imploro. La tengo sul mio grembo come un bambino. Alla fine lei avvolge le sue braccia intorno al mio collo e i suoi singhiozzi vengono attutiti dal mio collo, le sue lacrime scendono fino al mio petto, raffreddandosi mentre scorrono, bagnandomi e coprendomi della sua miseria. La cullo come un bambino, provando a lenire il suo dolore accarezzandole i capelli, e la schiena.

“Mi dispiace tanto, piccola …” le sussurro ripetutamente. “Mi dispiace tanto.” La tengo ancora più stretta, provo a portarle via il dolore che le ho inflitto, però come puoi guarire l’anima di qualcuno quando proprio tu sei stato quello che l’ha dilaniata? Piange ancora di più, riversando la sua miseria, lavando la sua anima con le sue lacrime.

La sua miseria è la mia miseria. Anche se quello che ho fatto per Leila è stato per senso di colpa, aggrappandomi al briciolo di umanità che possiedo, provando ad aggiustare le cose che avrei potuto sbagliare in passato, è stato crudele nei confronti di Anastasia, e non importa cosa faccio, la ferisco. Ci sediamo sul pavimento tenendoci stretti, coperti dalle nostre miserie individuali e collettive. La stringo e la cullo fin quando l’ultima lacrima è stata espulsa, e alla fine mi alzo in piedi con Anastasia tra le braccia, stringendola ancora forte. Entro nella camera da letto, la porto verso il letto e ve la deposito. Mi libero immediatamente dei miei vestiti, e mi stendo vicino a lei, spegnendo la luce. Stringo forte Anastasia tra le mie braccia, non la lascio andare, e se dev’essere infelice, e deve piangere, voglio essere quello che la stringe e la conforta. Possiamo essere infelici insieme. Con le luci spente, la preoccupazione pesa incredibilmente sulla mia coscienza, ma ci lasciamo andare ad un sonno problematico, e gli incubi che mi tormentano mi danno il benvenuto.

3 thoughts on “CAPITOLO XV

  1. Non riesco più a sopportare tutte queste lacrime, tutta questa tristezza…..
    Come può l’amore essere tanto bello e tanto brutto allo stesso tempo ?
    Com’é possibile che il rapporto tra Christian ed Anastasia deve per forza passare in un secondo da idilliaco a spaventoso, da felice a tombale, da sorrisi di gioia a lacrime di sofferenza ???!?

    Questi due ragazzi meritano la felicità con la F maiuscola e per più di pochi secondi >.< ♥

  2. Scusate, non era una critica la mia, solo vorrei vedere questi due ragazzi felici come meritano ♥ e spero che continuando a leggere questo mio desiderio possa avverarsi…. ♥

    Nel frattempo GRAZIE per i BEI CAPITOLI : sono sempre pieni di momenti mozzafiato che ti prendono e non ti lasciano più finché non hai terminato il capitolo che stai leggendo e, un pò per curiosità un pò perché lo vuoi con tutto il cuore, vuoi assoulutamente iniziarne un altro …. 😉 😛 come dico sempre ” é una storia che non ti lascia via di scampo xké ti spiazza a tal punto che non puoi farne a meno e non smetti di leggere fino a che non sopraggiunge la stanchezza, xké é la sola cosa che può farti dire ok, adesso non ce la faccio più a tenere gli occhi aperti…..” 😛 ^_^ ♥

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