CAPITOLO XIV

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Mi sottometto a te

I miei occhi sono fissi, concentrati, risoluti. Il mio sguardo è pieno di autorità e gli occhi di Leila sono fissi nei miei. Stringe più forte la pistola nella sua mano. O adesso o mai più. Il mio sguardo diventa freddo e dominatore. Sembra quasi che Leila sia stata colta a fare qualcosa che non dovrebbe fare … come una bambina che viene beccata con le mani nel barattolo dei biscotti. Il mio sguardo è quello di un Dominatore che richiede assoluta obbedienza. Lei lo conosce bene. È lo sguardo che pretende completa sottomissione da lei. Il dominatore precedente di Leila l’ha addestrata come una schiava. Chiedere a una schiava di sottomettersi completamente aumenta la sua sensazione di impotenza nel controllare il proprio comportamento. Lei è consapevole che il mio sguardo le richiede questa posizione di sottomissione, una cosa che ha visto molte volte in passato, e lei non ha assolutamente il potere di modificare il comportamento che le richiedo in questo istante.

Faccio un passo nell’appartamento. Sono carico e la parte dominatrice di me è come un’estensione del mio corpo, una seconda natura. Il mio sguardo penetra Leila come quando lei mi toccava e doveva essere punita … conosce questi occhi. Il suo sguardo in risposta è provocante; sta cercando di resistere alla mia volontà di dominare per poter portare a termine quello che intende fare. Questo non succederà!

Sbatte le palpebre qualche volta per spezzare il potere crescente del mio sguardo, della mia volontà su di lei. La sottomissione è parte di lei per i suoi precedenti allenamenti; e la carica tra di noi aumenta, diventa più forte, come quando si è sottomessa a me per la prima volta. Mantengo il mio fermo dominio su tutta la stanza, è palpabile, percepibile, forte e carico di potere crescente. Potere di dominare, potere di conquistare. Il mio sguardo spinge Leila verso la sua modalità da sottomessa, cercando l’interruttore per riattivarla, facendola sottomettere come ha fatto per tanti mesi: prima resta immobile, poi finalmente trovo l’interruttore negli occhi della sua mente. La connessione iniziale che la fa sottomettere a me, alla mia volontà, ai miei desideri e alla mia supremazia su di lei. La sua testa si china leggermente e lei mi guarda obbediente attraverso i suoi occhi castani dalle lunghe ciglia, stanchi, tormentati.

Riesco a sentire Taylor che si innervosisce dietro di me perché Leila ha ancora la pistola puntata verso Anastasia e io cerco di utilizzare il mio corpo come uno scudo per proteggerla; è estremamente nervoso. In ogni caso non posso permettergli di usare la pistola e fargli versare del sangue qui. Voglio aiutare Leila. Alzo la mano per fermare Taylor, che rinuncia a ogni istinto di sparare a Leila per riprendere il controllo della situazione. So che Taylor sta provando con tutte le sue forze a trattenere i suoi istinti da addestramento militare. Io posso assumere il controllo di lei senza muovere un muscolo. Anche se non oso distogliere il mio sguardo da Leila o persino sbattere le palpebre. Vedo una donna che è solo una porzione di quello che era. Disordinata, sporca, persa, impazzita. Questa non era la Leila che mi ricordavo, che è entrata dalla mia porta. Lei era vitale, vibrante, attiva, vivace, e tutto d’un tratto provo pena per lei. Ci tengo a lei e vederla in questo stato mi fa sentire in colpa. Ma non posso permettere che queste emozioni emergano adesso. Il mio obiettivo primario è sottometterla. La mia preoccupazione che possa ferire Anastasia riaffiora. Non posso permettere che succeda. Morirei al suo posto. Il silenzio nella stanza è dominato dalla mia volontà evidente di controllare Leila. Ogni altra cosa o persona è disconnessa dai miei pensieri. Se esito, Anastasia si farà del male. Non posso permettere che questo accada. Il silenzio è autoritario. Il silenzio è rumoroso. Il silenzio è oscuro.

Sono determinato e i miei occhi la trapassano per costringerla a sottomettersi, obbligandola a rinunciare a ogni potere, ogni pensiero e ogni capacità decisionale. Sono io che comando. La costringo ad aprire la sua mente, a guardare me, il suo Dominatore; il suo Padrone. Il mio atteggiamento cambia improvvisamente quando le barriere che ha eretto con attenzione attorno a sé iniziano a crollare una dopo l’altra. Mi sento più forte, padrone della situazione, padrone di lei. Lei è connessa con me e solo con me. Non vede, non sente e non riconosce nessuno a parte me. Sono il suo Padrone, sono il suo dio. Le labbra di Leila si schiudono, il suo respiro aumenta mentre la parte sottomessa e in attesa di lei emerge rispondendo alla mia chiamata, prendendo il sopravvento sulla sua esistenza. Il suo viso arrossisce, pieno di aspettative. Leila adesso è sotto il mio assoluto controllo.

Lei è nella sua modalità da sottomessa. Mentre l’intensità del mio sguardo si focalizza su di lei, comandandola, conquistando il suo corpo e la sua mente, le sussurro, “inginocchiati”. È un comando vocale a cui una schiava deve obbedire immediatamente, appena lo sente, manifestando la sua condizione di schiava/sottomessa mettendosi sulle ginocchia. Lei è stata addestrata inizialmente alla sottomissione Gorean. In Gorean il comando vocale per questa posizione è nadu. Nadu è la prima posizione insegnata a una nuova schiava. Una schiava inginocchiata e sottomessa è portata a raddrizzare la schiena mentre è seduta sui suoi talloni e solleva la testa mentre lo sguardo è rivolto verso il basso. Deve appoggiare i palmi delle mani sulle sue cosce. Ma non ho mai usato il comando Gorean su di lei. Nadu vuol dire “ginocchio”, e l’ho usato con lei solo nella versione standard. Il comando vocale Inginocchiati è ancora il primo e più usato tra le posizioni per schiave e sottomesse. Leila cade immediatamente sul pavimento in ginocchio, la sua testa si china e finalmente la pistola minacciosa che reggeva le cade dalle mani, scivolando sul pavimento.

Il mio primo obiettivo è recuperare l’arma così da rimuovere il pericolo dalla stanza. Mi chino e prendo la pistola, la guardo con disgusto e alla fine la metto al sicuro nella mia tasca. Il mio sguardo si sposta ancora su Leila per essere sicuro che sia inginocchiata obbediente vicino al bancone della cucina. Ora che il pericolo principale è stato rimosso dalla stanza, ho bisogno di fornire a Leila l’aiuto appropriato e non sopporto che Anastasia mi guardi.

“Anastasia, va’ con Taylor,” le ordino. Taylor entra finalmente nell’appartamento e va vicino ad Anastasia, chiedendole di andare con lui con uno sguardo supplicante.

“Ethan?” chiede Anastasia in un sussurro.

“Al piano di sotto,” affermo, i miei occhi non lasciano Leila. Anastasia non si muove. È pietrificata. Le rivolgo lo stesso sguardo da dominatore, ma, cazzo, lei non può obbedirmi! In nome di Dio Anastasia! Fa’ come ti ho detto! Per una volta!

“Anastasia …” dico in tono minaccioso. Lei mi guarda sbattendo le palpebre, incapace di comprendere. Mi ritrovo a muovermi automaticamente di fianco a Leila. Incombo su di lei per proteggerla, come se Taylor potesse spararle da un momento all’altro, per proteggere Anastasia, come se Leila potesse estrarre un’altra arma. Sono diviso tra due poli nella stanza. Gli occhi di Anastasia non si staccano dalla vista davanti a lei, sconvolta, scioccata, spaventata e assolutamente e inequivocabilmente triste.

Non riesco più a sostenere il suo sguardo e devo aiutare Leila. Per favore, Ana! Che cosa devo fare perché tu esca da qui?

“Per l’amor di Dio, Anastasia, per una volta vuoi fare quello che ti viene detto e andare via?” sibilo verso di lei in tono freddo, gelido, con i miei occhi fissi su di lei senza nessun effetto ovviamente! Sono arrabbiato per il fatto che lei sia ancora qui, a guardarmi con la delusione negli occhi. Deve andarsene! Devo prendermi cura di Leila e sistemarla, rimuovendo una volta per tutte il pericolo che potrebbe creare a discapito di Ana! Non lo capisce? Ma è di Anastasia che stiamo parlando. Ovviamente lei ha una mente fatta a modo suo.

“Taylor! Porta Miss Steele di sotto. Adesso!” Taylor annuisce a disagio, ma con determinazione.

“Perché?” sussurra Anastasia.

“Vai. Torna all’appartamento,” fisso Anastasia con occhi fissi, gelidi. Cazzo, vuoi fare quello che ti dico senza fare domande? “Ho bisogno di restare da solo con Leila.” dico. Ho bisogno di parlarle e aiutarla.

Lo sguardo di Anastasia si abbassa su Leila.

“Miss Steele … Ana,” Taylor implora Anastasia, porgendole la mano per accompagnarla fuori dall’appartamento. Anastasia è incapace di muoversi. La sua bocca è aperta, i suoi occhi spalancati, completamente scioccati, e non sopporto l’espressione che ha sul suo viso. Dovrò occuparmene più tardi, ma adesso devo risolvere il problema che ho creato con Leila. Devo fornirle l’aiuto di cui ha bisogno. Non sono fatto completamente di ghiaccio! Devo riparare il danno che le ho causato. Questo è il minimo che possa fare. Ma Anastasia non riesce a capirlo.

“Taylor!” grido ancora, e finalmente Taylor capisce, si china verso Anastasia, la prende tra le braccia e la porta fuori dall’appartamento.

Accarezzo delicato la mano di Leila, con affetto, e mormoro, “Non ti preoccupare Leila … ti aiuterò, mi prenderò cura di te.”

Quando sento i passi di Taylor allontanarsi, mi chino su Leila, la sollevo dal pavimento e la porto nel bagno di Anastasia. Metto Leila in piedi vicino alla vasca e chiudo la porta per evitare che tenti di scappare. Ma lei è sofferente e non scapperà. Mi guarda con amore. Mi sento responsabile per lo stato in cui si trova anche se è stato scatenato da tragici eventi. Lei mi cercava e, in un senso contorto, la capisco fin troppo bene … ha cercato di vendicarsi su di me attraverso Anastasia. Capisco perfettamente, lei si sente ferita. Considerando quanto sono incasinato, non sarebbe la prima volta che faccio del male a qualcuno.

Apro l’acqua e inizio a riempire la vasca di acqua calda. I capelli di Leila sono unti e appiccicati, pieni di sporcizia, spenti, come se non si facesse il bagno o la doccia da settimane. Sporcizia e lacrime rapprese le rigano il volto. Le sue unghie sono incrostate di lerciume. Puzza anche di sudore, sangue e sporcizia. Lei non è mai, mai stata così. Era sempre pulita, emanava un profumo piacevole, era sempre curata. Che cosa ti è successo Leila? Verso nell’acqua calda del sapone che si scioglie formando della schiuma. Quando la vasca si è riempita di acqua calda insaponata, tolgo a Leila il suo trench firmato, adesso molto sporco. Quando glielo tolgo, vedo che ha perso molto peso. Il mio cuore si stringe per la tristezza. Le tolgo i vestiti uno strato alla volta. È di fronte a me nuda. È evidente che ha perso peso. Si riescono a contare le costole e i suoi seni, una volta taglia terza, ora sono flosci e svuotati. La sollevo dal pavimento ed è così leggera. La metto nell’acqua e lei si immerge senza dire una parola.

“Leila, torno subito. Tu resta ferma lì, okay?” le chiedo gentilmente. Lei annuisce. Vado in cucina e compongo il numero del Dr. Flynn.

“Christian?” risponde confuso.

“John, ho trovato Leila,” rispondo.

“Oh, che sollievo. Dove siete?”

“La sto ripulendo al momento, ma siamo nell’appartamento di Anastasia. Si è introdotta qui, e stava puntando una pistola contro Anastasia!”

“Buon Dio!”

“Già! Dimmi un po’, dato che hai già trovato un posto in cui si prenderanno cura di lei, ho bisogno che tu venga qui a prenderla e la porti alla struttura.”

“Sì, certamente. Dammi l’indirizzo, e lascia che porti un infermiere specializzato in malattie mentali, e sarò lì a breve,” dice.

Do a John l’indirizzo di Anastasia e promette di arrivare in venti minuti. Torno in bagno e mi inginocchio vicino alla vasca iniziando a ripulire lo sporco e il sudiciume da Leila. Trovo un asciugamani in uno degli armadietti. Le insapono e risciacquo il viso e la ripulisco dello sporco accumulato. Le bende sulle sue braccia pendono e sono completamente sudice. Con calma gliele tolgo. Leila alza lo sguardo su di me con un’emozione inespressa, silenziosa. Prendo dell’acqua e gliela verso sui capelli, poi mi metto un po’ di shampoo tra le mani e glieli lavo strofinando dolcemente. I capelli sono così sporchi che non iniziano nemmeno a fare schiuma finché non li lavo per una terza volta. Dopo averle risciacquato gli ultimi residui di shampoo dai capelli, le strofino il corpo e la pulisco. Lascio che esca tutta l’acqua sporca della vasca. Alla fine apro la doccia e la sciacquo. Una volta finito di lavarla, prendo un asciugamani e le avvolgo i capelli, poi ne prendo un altro e vi avvolgo il suo corpo scheletrico. Prendo Leila tra le mie braccia e mi imbatto in Taylor nel soggiorno, la sua espressione è impassibile, al pari del suo sguardo.

“Anastasia?” chiedo, e lui scuote la testa. Porto Leila nella camera da letto di Anastasia e la poggio sul letto di Ana. Controllo i cassetti e ci trovo dell’intimo, dei jeans e una camicia. Dopo aver asciugato Leila, le metto addosso i vestiti di Anastasia che le vanno larghi.

Il mio Blackberry suona nella mia tasca.

“Grey,” tiro corto.

“Christian, siamo di sotto. Cabinato nero. Vuoi che saliamo?”

“Non è necessario, John. La porto giù.”

“Leila,” le dico dolcemente. “Il Dr. Flynn è qui. Dobbiamo farti aiutare. Okay?”

“Ho paura, Padrone,” sussurra.

“Non esserlo. Si prenderanno cura di te. Me ne accerterò di persona.”

Trovo una coperta nell’armadio di Anastasia e la avvolgo intorno a Leila.

“Ti porto di sotto adesso.” Lei annuisce.

“Taylor, chiudi tutto qui, e segui il cabinato del Dr. Flynn. Dovrai riportarmi all’Escala,” ordino.

“Sì, signore,” dice.

Taylor apre la porta d’ingresso tenendola ferma affinché io e Leila possiamo passare. Quando usciamo, lui chiude a chiave la porta. Anche se l’ho aperta con un calcio, non essendo chiusa a chiave non ha rotto la serratura principale. Taylor farà riparare quella secondaria domani.

Scendo le scale e quando arrivo al piano terra trovo John Flynn in jeans e maglietta con un infermiere in uniforme celeste. L’infermiere apre lo sportello sinistro del passeggero e io entro con Leila tra le braccia. Il Dr. Flynn guida in direzione della struttura di igiene mentale in cui ha trovato un posto per Leila a Fremont. Siamo lì in meno di venti minuti. John si dirige ad un’entrata secondaria dopo aver inserito un codice per far aprire l’imponente cancello di ferro, e Taylor ci segue. Quando raggiungiamo la struttura, altri due infermieri ci stanno aspettando con indosso l’uniforme. Leila è ancora tra le mie braccia.

“Leila, il Dr. Flynn si assicurerà che tu riceva l’aiuto di cui hai bisogno. Io ti lascerò qui, e loro si prenderanno buona cura di te. Ti aiuteranno a risolvere i tuoi problemi e ti rimetteranno in sesto.”

Lei sembra spaventata.

“Non aver paura. Non lascerò che qualcuno ti faccia del male. Starai benissimo. Potrai fare molte delle cose che ti piacciono qui, come dipingere. Ti piace ancora dipingere?”

Un flebile luccichio parte dai suoi occhi come segno d’assenso.

“Okay, allora. Ora ti poggerò su questa sedia a rotelle, e,” dico indicando John, “questo è il Dr. Flynn, si assicurerà che tu riceva l’aiuto di cui hai bisogno. Se vorrai dirmi qualcosa, dovrai passare attraverso il Dr. Flynn. Mi hai capito?”

Lei annuisce.

“Andiamo, Leila. Ti porto dentro e ti faccio sistemare,” dice dolcemente John, ma sempre con la sua voce autorevole da medico. Lo sguardo si Leila si addolcisce e mi guarda ancora una volta.

“E’ morto, Padrone. E’ stato ucciso,” dice riguardo il suo amante.

“Lo so, Leila. Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Farò tutto il possibile per aiutarti. Ma non puoi andare in giro con una pistola e a prendere gente in ostaggio. Non puoi continuare a spaventare Anastasia. Mi hai capito?”

“La ami, Padrone?” chiede cogliendomi di sorpresa, guardandomi direttamente negli occhi.

“Sì,” dico dolcemente dopo un lungo minuto. “La amo.”

Lei annuisce di nuovo. “Ne sono felice,” risponde.

“Addio, Leila,” dico e mi giro per trovare Taylor.

“Torniamo all’Escala, Taylor. Come stava Miss Steele quando l’hai lasciata all’appartamento?”

Taylor si agita,a disagio. Il suo comportamento mi dice che lei non è andata all’Escala.

“Dove cazzo è andata?” urlo fumante a Taylor, ribollendo di rabbia.

“Mr. Grey, non ha voluto tornare all’Escala. Le ho detto che lei voleva andasse all’appartamento, ma ha detto che sarebbe uscita con Ethan per un drink veloce e che poi sarebbe tornata all’Escala. Ha detto che adesso sappiamo dov’e’ Leila. Non ha alcun bisogno di sicurezza, e ha detto di dirle che vi vedrete più tardi.”

“Cazzo! Cazzo! Merda!!” dico tra i denti digrignati mentre mi passo ferocemente entrambe le mani tra i capelli.

“Devo chiamarla!” dico, ma Taylor si agita ancora di più. “Che c’è?” grido avvelenato.

“Ha dimenticato la sua borsa nel SUV, signore,” dice.

Le mie mani si chiudono in pugni stretti per la rabbia, e chiedo, “Quindi, non hai idea di dove sia?”

“No, signore.”

“Hai visto in quale direzione è andata?”

“Si sono allontanati a piedi, ma potrebbero aver preso un taxi, signore. Quindi, no, non ho visto.”

“Cazzo! Ha detto altro?”

“Era così sconvolta, e mi ha chiesto se avevamo ripulito il suo appartamento. Le ho detto di sì. Mi dispiace, Mr. Grey!” dice arrabbiato con se stesso. “Leila ci ha fregati tutti. Mi sento orribile per questo. Soprattutto per Miss Steele. Mi sono sentito male nel trovarla con una pistola puntata alla testa. Mi dispiace tanto!” dice Taylor scuotendo la testa, completamente devastato.

“Andiamo!” dico senza un’altra parola, e entro nel SUV. Taylor mi accompagna all’Escala.

Mrs. Jones è in cucina che prepara la cena per me.

“Gayle! Anastasia è tornata a casa?” chiedo.

“No, Mr. Grey, non è tornata,” risponde notando la tanta rabbia che è in me.

“Vuole qualcosa da mangiare, signore?” chiede gentilmente. Scuoto la testa.

“Dopo,”Taylor è proprio dietro di me.

“Taylor, voglio che tu allerti la sicurezza e cercate Anastasia in un bar alla volta in tutta la città di Seattle! Chiamami appena la trovi. Controlla le strade, controlla tutto. Non lasciare nessun luogo non controllato! Mi hai capito?”

“Sì, signore,” dice e velocemente scompare nel suo ufficio.

Prendo il mio Blackberry e compongo il numero di Welch.

“Sono Welch,” risponde.

“Welch, puoi trovarmi il numero di cellulare di un certo Ethan Kavanagh?”

“Potrebbe volerci un po’ di tempo, signore,” risponde.

“Tempo che non ho! Devo localizzarlo; rintraccia il suo cellulare, adesso!”

“Sappiamo a quale gestore sia abbonato?”

“Per niente! E’ qui che subentri tu con le tue abilità da folle detective!” sibilo.

“Posso controllare, signore; è uno sparo nel buio, ma potrebbero volerci un paio d’ore.”

“Solo dieci minuti! Devi riuscirci, e fammi sapere cosa scopri!”

Taylor e la sua squadra sono già usciti per controllare i vari bar di Seattle, e controllare le strade. Sono in ansia, pronto alla combustione, preoccupato che Anastasia mi lascerà dopo la scena che si è ritrovata di fronte. La mia vita viene risucchiata, cazzo, e non c’è niente che io possa fare!

Compongo il numero di Taylor.

“Sì, signore,” dice con voce tesa.

“Mi servono immediatamente aggiornamenti.”

“Stiamo prendendo direzioni diverse, signore. Abbiamo diviso la città in quadranti, e ognuno di noi prende un certo posto, allargheremo sempre di più il raggio così da coprire quanti più bar possibile.”

“Bene! Aggiornami dopo aver lasciato ogni bar.”

“Sì, signore!” risponde fermamente.

Vado in cucina e mi verso un po’ di brandy. Solitamente non bevo alcolici a quest’ora, ma questo non è un momento usuale. Il mio Blackberry ronza, e rispondo immediatamente.

“Sono Welch, Mr. Grey,” dice e nasce in me una flebile speranza.

“Qualche novità?”

“Mr. Grey, ho trovato il gestore telefonico e il numero di Ethan Kavanagh, ma penso che anche il suo cellulare sia fuori uso, o spento. E’ irraggiungibile, signore,” dice deluso. Ho un brutto presentimento dentro di me.

“Merda!” grido.

“C’è altro che posso fare per lei signore?” chiede.

“No!” dico agganciando.

Bevo il mio brandy in un unico sorso, me ne verso un altro, e bevo anche questo tutto d’un sorso. Cammino avanti e indietro nella grande stanza. Nessuna fottuta notizia! Nessuna telefonata! Perché Ana? Perché non mi dai mai ascolto? Perché per una volta non fai quello che ti viene detto? Perché? Perché mi torturi in questo modo?

Vado nell’ufficio di Taylor, e controllo ogni videocamera e guardo se lei sta arrivando. Niente! Nessuno arriva! Ho una sensazione inquietante, ed è che lei mi lasci per sempre! Oh cazzo! Non so cosa fare! Non so dove cercarla! Dove potrebbe essere andata? Non ha nessuna chiave. E se fosse andata con Kavanagh in un hotel? Kavanagh la sta confortando? Abbracciando? Placando le sue sofferenze? Cazzo!

Io cammino avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro. Se il pavimento fosse di moquette, ci avrei già lasciato un solco! Il mio Blackberry ronza ancora.

“Mr. Grey, Sawyer ha verificato accuratamente al bar, e non c’è traccia di Miss Steele.”

“Dove sei adesso?”

“Sono da O’Malley’s, poco più a nord dell’appartamento di Miss Steele,” dice e in sottofondo si può sentire il forte rumore di un annunciatore proveniente forse da una televisione.

“Qualche traccia di lei?” chiedo camminando ancora avanti e indietro vicino al pianoforte.

“Sto ancora cercando signore. Ho controllato anche il bagno delle signore,” dice imbarazzato. Sento la parta aprirsi nella grande sala. La mia testa si alza, e c’è Anastasia ubriaca!

“Lei è qua,” dico a Taylor, e disconnetto la chiamata.

Mi volto verso Anastasia e la guardo con ferocia. “Dove cazzo sei stata ?” le chiedo con rabbia fumante.

Lei è traballante, e i suoi occhi sono lucidi.

“Hai bevuto?” chiedo con rabbia. Lei non dovrebbe bere così tanto! Avevamo un accordo a riguardo. Era una delle regole. Lo so che non le seguiamo più, ma è semplice buon senso!

“Solo un po’,” mi risponde scrollando le spalle. Lei mi fa diventare dannatamente arrabbiato. Disobbedisce sempre, fa sempre quello che vuole! Mi passo la mano tra i capelli completamente esasperato. Non posso nemmeno avvicinarmi a lei, perché sono troppo arrabbiato. Si spaventerebbe e scapperebbe!

“Ti avevo detto di tornare qua,” dico con voce calma e minacciosa. “Sono le 22:15. Hai idea di quanto ero preoccupato per te?” chiedo.

“Ero andata a bere un drink,” dice, poi si corregge, “o tre con Ethan, mentre tu ti prendevi cura della tua… ex,” sibila velenosamente. “Non sapevo per quanto tempo saresti stato con…” dice deglutendo. La sua bocca forma una piccola ‘o’ e butta fuori un po’ di aria tossica dal suo corpo. Poi prosegue, “…con lei,” completamente arresa, triste, e sconfitta. Oh no! No! No! Non farmi questo! Non arrenderti con me!

Assottiglio gli occhi e la guardo cercando di valutarla, non volendo che lei scappi. Faccio qualche passo lento verso di lei, ma vedendo il suo atteggiamento, mi fermo.

“Perché lo dici in questo modo?”

Lei alza le spalle esausta, e guarda in basso verso le sue dita come se loro avessero le risposte che sta cercando. Sta controllando fuori dal suo corpo, fuori dalla sua mente, fuori dalla nostra relazione!

“Ana, cosa c’è che non va?” chiedo con l’orrore nella mia voce.

Lei se ne sta lì, a fissare le sue dita annodate, e non vuole guardarmi negli occhi. Finalmente alza la testa, e deglutisce.

“Dov’è Leila?”

“La stanno portando in un ospedale psichiatrico a Fremont,” dico cercando di decifrare la sua espressione. Lei non è connessa con me. Cerca di distanziarsi emotivamente.

“Ana, ti prego, cosa c’è?” chiedo. Non posso sopportare la distanza tra di noi. Ho avuto una serata di merda. Il mio passato sta entrando nel mio futuro come la carcassa di un treno e io non posso fermarlo! Vado di fronte ad Anastasia, “Cosa c’è che non va?” respiro.

Lei scuote la testa triste, deglutendo a fatica. “Io non vado bene per te,” sussurra.

“Cosa?” respiro, completamente allarmato. Non posso sopportarlo! Lei non mi può dire questo! Non sa quanto la amo? Non sa che ero pronto a morire per lei questa notte?

“Perché lo pensi? Come puoi pensarlo Ana?”

“So di non poter essere tutto quello di cui tu hai bisogno,” dice. Come può sapere cosa c’è nel profondo del mio cuore?

“Tu sei tutto quello di cui io ho bisogno… tutto ciò che voglio.”

“Vedendoti con lei questa sera…” dice incapace di riportare il resto dei suoi pensieri. I suoi occhi sono tristi, il suo viso in agonia.

“Perché mi fai questo Ana, perché?” dico in totale agonia. “Questo non riguarda te. Riguarda lei,” dico sperando che lei capisca che stavo cercando di sistemare qualcosa, di aiutare qualcuno che una volta faceva parte della mia vita. “In questo momento lei è una ragazza molto malata,” cerco di spiegarle.

“Ma Christian, Io ho sentito… Ho sentito quello che voi due avevate insieme…” spegnendosi a poco a poco, avendo già preso la sua decisione.

“Cosa? No!” io cerco di raggiungerla, di eliminare la piccola distanza tra di noi che sembra già essere enorme, ma lei fa un passo indietro allontanandosi da me. Oh Signore! No! Sarebbe meglio se mi uccidesse. Il piccolo passo che lei ha fatto allontanandosi da me fa uscire tutte le energie dalle mie membra, e automaticamente le mie mani cadono lungo i miei fianchi. Shockato, preoccupato, nauseato, io realizzo. Lei non mi vuole! Dio! Lei non mi vuole più! Non posso vivere senza di lei! Ho il panico come non l’ho mai avuto prima; il dolore che lei mi stia lasciando di nuovo, sento il mio mondo crollarmi addosso un’altra volta.

“Stai scappando?” sussurro. La paura della sua assenza è così grande, che non posso sopportarla. Potrei morire! Lei non può lasciarmi! Lei semplicemente non può! Lei mi sta crocifiggendo per aver aiutato Leila! Non lasciarmi, Ana. Io sono così innamorato di te… e solo di te! Nessun’altra… nessun’altra anima in tutto l’universo, solo te! Quando ti ho vista, anche se ti ho incontrata, avevo paura di conoscerti. Quando ti ho incontrata di nuovo, avevo paura di baciarti… Quando finalmente ti ho baciata nell’ascensore dell’ Heathman, avevo paura di amarti, e ora che ti amo, ho paura di perderti. Non permetterlo! Tu sei la sola che può ferirmi come nessun’altro può!

Stavo cercando di sistemare qualcuno che una volta faceva parte della mia vita… Ma hai frainteso e confuso questo con qualcos’altro. Io amo solo te! Sono così fottutamente spaventato a mostrarmi a te per quello che sono veramente, perché se lo facessi, potrebbe non piacerti, e questo è tutto quello che ho! Sono indegno, lo so… ma, l’amore che provo per te è così terribile da accettare? Non uccidere la mia anima, Ana, ti supplico!

La mia mente sta correndo alla velocità della luce, e la mia bocca ha tante cose da dire… Tutto quello che riesco a pronunciare è, “Non puoi,” in un appello.

“Christian, io…” dice sconcertata. “Io…” non riesce neanche a pronunciare il resto dei suoi pensieri. Lei non vuole avere niente a che fare con me.

“No! No! No!” gemo con grande dolore non come se qualcuno mi stesse lasciando, ma come se qualcuno fosse morto, e io fossi irrecuperabile. Non lasciarmi! La più grande miseria al mondo per me sarebbe perderti, non lo capisci? Perseguitami! Feriscimi! Colpiscimi! Spezzami! Fammi diventare matto! Fammi arrabbiare! Ma non lasciarmi! Rimani con me per sempre! Mi lasceresti in un inferno perpetuo… completamente perso se non potessi trovarti e averti! Non posso vivere senza la mia vita! Tu sei la mia anima, e te la porti via, e io starò peggio di come stavo quando tu mi hai trovato! Tutte le mie facoltà sono perse, e sono sull’orlo della distruzione… Ti prego Signore! Permettile di stare con me! Falle vedere quanto la amo…

Mi guardo intorno con occhi smarriti, impazziti… implorando Dio di vedere la mia agonia! Questa miseria divorante mi sta consumando! Lei sta spezzando il mio cuore e frantumando la mia anima! Tu mi ami, Ana! Non tradire il tuo stesso cuore! Che diritto hai di lasciarmi? Dio! Ci stai infliggendo tutto questo! Ogni volta che le cose si fanno difficili, tu mi lasci!

“Non puoi andartene, Ana! Io ti amo!”

“Anche io ti amo, Christian. E’ solo che…” dice e io la interrompo.

“No! No!” sguazzo nella mia disperazione mettendomi entrambe le mani sulla testa e dondolando avanti e indietro. Preferirei morire! Preferirei morire piuttosto che essere abbandonato da te! Semplicemente.non.lasciarmi…

“Christian…”

“No!” respiro e tutto il potere e l’energia lascia il mio corpo. Disperato, come non mi sono mai sentito prima. I miei occhi sgranati dal panico, il respiro irregolare, il mio cuore pronto a prendere il volo fuori dal mio petto, e improvvisamente mi rendo conto che devo averla in qualunque modo possibile. Se lei mi vuole come schiavo, sarò il suo schiavo. Se lei vuole tirare fuori la merda che ho, sono pronto. Se vuole punirmi per le mie trasgressioni, sono qua per fare quello che desidera. Solo.non.lasciarmi… Resta con me per sempre. In ogni modo che puoi…

Mi lascio cadere in ginocchio davanti a lei, chinando la testa, seduto sui talloni, le mie dita appoggiate sulle mie cosce. Faccio un respiro profondo, e divento lo schiavo sottomesso che ero. Per Anastasia. Ora lei mi può punire per quello che ho fatto di sbagliato. Lei può prendermi, picchiarmi, colpirmi, amarmi, usarmi. Fai di me quello che vuoi, Anastasia! Amami o uccidimi! Ma lascia che mi metta nelle tue mani. Perché se te ne vai da me, se scappi da qui, io sono già morto!

Riprendo il controllo del mio corpo da sottomesso, uno schiavo pronto a obbedire a qualsiasi ordine senza timore o pensiero. Senza alcun diritto. Il mio respiro, facilita le mie considerazioni. Fisso e obbedisco. Pronto per qualsiasi ordine lei voglia darmi. Pronto per qualsiasi punizione. Pronto per la mia Padrona. Io sono il suo schiavo.

“Christian! Che cosa stai facendo?” dice con un tono di panico acuto. Sicuramente questo panico non è per me, lo schiavo senza valore. Rimango immobile. Non ho ricevuto l’ordine di rispondere. “Christian, guardami!” comanda lei. La mia Padrona mi chiede di guardarla, cosa fare se non obbedire?

La mia testa si alza al suo comando. La guardo e sono pronto a ricevere qualsiasi ordine da lei. Sono qui, mia Padrona. Ordinami qualsiasi cosa, Padrona. Fai di me quello che vuoi. Sono solo tuo. Non sai che ti amo?

I suoi occhi mi guardano scioccati e disorientati. Lei è in piedi sopra di me, mentre io mi sottometto a lei. Ai suoi piedi. La guardo con sguardo fermo. Ordinami, Padrona. Chiedimi di amarti … Chiedimi di servirvi … Chiedimi di toccarti … Basta che non mi lasci senza di te. Fai quello che vuoi con me! Io non sono nient’altro che il tuo schiavo e sono ai tuoi piedi. Non mi vuole, neanche quando sono pronto a servirla? Ordinarmelo e mollo tutto. Prendi il controllo su di me, fai quello che vuoi con me … fino a quando tu sarai con me. Fallo con me, fallo per me.

Anastasia scuote la testa e inspira. E’ shockata

“Christian… Christian, per favore non farlo. Non voglio questo,” sussurra. Guardo la mia Padrona passivamente, immobile senza dire una parola. Non mi è stato dato il permesso di parlare. La sua voce è acuta.

“Perché stai facendo questo? Parlami,” chiede in un sussurro. Sono in silenzio. Il silenzio è buona cosa, è quello che è richiesto ad uno schiavo.

Oh, mi ha fatto una domanda, la guardo, mi ha ordinato di rispondere.

“Cosa vorresti che ti dicessi?” chiedo dolcemente alla mia Padrona. La mia voce è vellutata, ma senza emozioni, insipida, come un sottomesso, come uno schiavo dovrebbe parlare.

Il viso di Anastasia si modifica passa dalla sofferenza, alle lacrime che le sgorgano dagli occhi e ricadono sulle guance. Perché la mia Padrona è così in difficoltà? Non mi è stato dato il permesso di confortarla. Sono nella mia modalità schiavo. Non riesco a pronunciare una parola senza il suo permesso. Non riesco a tendere la mano per togliere le lacrime dal suo viso. Non ne ho il diritto. La faccia della mia Padrona si trasforma in uno sguardo di dolore e di miseria assoluta. Che cosa la preoccupa? Il mio sguardo è su di lei, passivo. Vedo un brivido attraversare il suo corpo. Lei deglutisce, come se quello che lei sta cercando di mandar giù fosse difficile da digerire, e la stesse soffocando. Il suo sguardo si blocca su di me anche se i suoi occhi trasmettono tristezza, preoccupazione. Sicuramente non per me, non per uno schiavo indegno .

Anastasia, la mia Padrona, si inginocchia davanti a me. Una Padrona non va al livello del suo schiavo, al livello del suo sottomesso. Questo è tutto sbagliato! Lei alza la mano destra e si asciuga con violenza le lacrime con il dorso della mano. Vorrei farlo io, Padrona, ma tu non me lo stai chiedendo. Non mi stai dando il permesso.

Lei guarda intensamente il mio viso, i miei occhi si allargano un po’. Devo sottomettermi, questo è tutto quello che so. Rimango immobile. Non ho il permesso di fare altro.

“Christian, non devi fare così,” mi dice con voce supplichevole. Ma devo. Tu non mi vuoi. Vuoi scappare.

“Non sto scappando. Te l’ho detto e ridetto. Non voglio andarmene,” dice sinceramente. Ho paura. Potesti scappare. Non conosco nessun altro modo per tenerti qui.

“Tutto quello che è successo. Quello che ho visto, è semplicemente troppo opprimente per me. Ho solo bisogno di un po’ di tempo per pensare. Del tempo per me stessa. Perché devi sempre pensare al peggio?”

Ma, so che scapperà. Lei non conosce la parte peggiore di me. Lei non sa quanto sono cattivo. Lei non sa che sono il male. Non sono buono. Non vado bene per lei, ma la voglio. La amo. Morirei per lei.

Si apre con me, espone i suoi pensieri. “Stavo solo per suggerire che potrei tornare al mio appartamento per stasera. Ma non me ne hai dato il tempo… Sai, giusto il tempo per pensare a tutto Devi ammettere, che stare con te, vedendo le cose che fai, è molto per me …” dice dolente e inizia a singhiozzare, profondamente, con dolore, e i suoi singhiozzi sono strazianti. Ancora non mi ha dato il permesso di confortarla. Anche io lo vorrei, ma sono bloccato al mio posto. “Non ho nemmeno avuto un po’ di tempo per pensare. Ci conosciamo appena, e con questo fardello che ti porti appresso … Sai quanto sia difficile per me gestire questo? Ho bisogno di tempo per digerire tutto. E ora che Leila è fuori gioco, voglio dire, non è più una minaccia per nessuno. Ho solo pensato … Ho pensato …” dice persa nei suoi pensieri mentre le lacrime scorrono sul suo viso.

Finalmente, riesco ad arrivare alla cuspide dell’essere un sottomesso e allo stato in cui ero, in bilico. Ascolto con attenzione. Mi sta affrontando. Non sono il sottomesso, o schiavo, non il dominante. Ma il suo fidanzato. Il Christian normale. Ascolto.

“Vederti con Leila è stato,” dice fermandosi come se fosse troppo doloroso per parlarne, troppo straziante, come se la sua anima si stesse lacerando. Le sue labbra si fanno sottili e il suo viso è come se stesse sforzandosi di tenere a freno una certa emozione. “E’ stato un grande shock. In quel breve tempo, anche se a me è sembrata un’eternità tortuosa, ho avuto un assaggio nella tua vita, e come è stata, e, francamente,” dice angosciata abbassando lo sguardo alle dita incrociate, mentre le lacrime corrono costantemente lungo le guance gonfie, “ho capito che si tratta di me che non sono abbastanza per te. E’ stata una realizzazione, e un risveglio con una visione gigante nella tua vita. Sai, ho avuto paura, nel cuore, perché so che non sarò abbastanza e tu… te ne andrai, Christian!” dice guardandomi.

“E sai cosa mi succederà dopo? Finirò come Leila!” dice indicando un punto nel vuoto. Poi la sua voce si fa appena udibile. “Finirò come un ombra di me stessa. Perché ti amo Christian Grey, se tu dovessi lasciarmi, sarò in un mondo senza luce. Sarò nel buio perenne. Io non voglio scappare da te. Ma sono così spaventata che mi lascerai … Questo è il mio tormento personale.”

Lei non mi guarda più. Ma io ascolto attentamente. Lei scuote la testa, e con il tono più umile che abbia mai avuto, e in un morbido sussurro dice, “Non capisco perché tu mi trovi attraente. Non lo capisco. Tu sei… beh sei… questo, Dio! E guardami, non sono nulla…”alza lo sguardo che finalmente incontra il mio. “Non credo di capire. Tu sei bellissimo, sensuale, di successo, buono e compassionevole. Sei tutto questo. E io per niente. E sopratutto, non posso fare quelle cose che ti piacciono, o darti quello che ti serve. Io non capisco. Come puoi essere felice con me? Come potrei tenerti alla mia portata?” la sua voce scende ad un triste bisbiglio.

“Solo… Non ho mai capito cosa vedi in me. E finalmente vederti con Leila, la vista di voi due, ha portato tutto alla luce,” dice piagnucolando, e asciugandosi il naso con il dorso della mano, sempre guardando verso di me.

Porta il suo sguardo verso di me, sperando che io venga fuori dal mio guscio, dalla mia posizione di sottomesso, si avvicina. Vuole stare al mio livello?

“Hai intenzione di star in questa posizione tutta la notte? Perché lo farò anche io,” dice scattando anche se lei sembra a disagio in questa posizione. Mi guarda.

“Christian, ti prego, ti prego, parla con me,” implora, scomodamente torcendosi le mani in grembo, agitandosi nella sua scomoda posizione seduta.

Lei continua a guardarmi, in attesa. Attesa perché io dica qualcosa. Non so se ho il permesso. Se esco dalla modalità sottomesso, lei potrebbe andarsene.

“Per favore,” implora di nuovo.

Il mio sguardo si oscura e finalmente riesco a uscire fuori dalla modalità di sottomesso, nella quale pensavo di non dover mai più entrare. Voglio annullare la distanza tra noi, e correre da lei, il mio cuore e l’anima sono pronti a correre da lei.

2 thoughts on “CAPITOLO XIV

  1. Questa è una delle parte del libro originale che mi ha più commossa, piangevo dall’inizio alla fine per il loro dolore. E voi adesso con il punto di vista de Christian me avete trasmesso le stesse sensazioni e emozioni. Grazie!

  2. Così rivelatore, pieno di emozioni, straziante e romantico allo stesso tempo….. mamma ke capitolo !!!!! ♥♥

    Stavo anche preoccupando per Christian, chi ha mai pensato di vederlo ridotto in questo modo ?!? O.o
    Poi specie dopo l’altra volta stavolta credevo che gli sarebbe preso letteralmente un infarto… quando si viene lasciati come Christian per la seconda volta e magari per lo stesso motivo, dopo tutto quello che é successo, l’unica cosa che rimane é un attacco cardiaco!!!

    Come si può reggere tutto questo ?!?

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