CAPITOLO IX

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Durante la lettura potrebbero esserci evidenziati dei link “Soundtrack” che rimandano a delle canzoni. Vi consigliamo di aprirli per entrare appieno nell’atmosfera delle situazioni, continuando ad immergervi nelle parole della storia con un sottofondo da noi consigliato.

capitolo9

Prendimi così come sono

Soundtrack

Guardo storto Sawyer per la sua reazione dal grilletto facile e gli do il via libera mentre entro nell’atrio. Subito, imbarazzato, Sawyer mette via la sua pistola e mi fa entrare.

“Taylor sta esagerando,” dico per confortare Anastasia mentre le offro la mia mano. Anastasia è scioccata, spaventata, preoccupata e allarmata. Il suo sguardo corre sul mio corpo e mi studia, notando i bottoni aperti della camicia, cercando di accertarsi che io non sia ferito. Cerco di nascondere la tensione del mio corpo, ma non ci riesco. Guardo la mia ragazza con ansia, preoccupato per lei.

“Va tutto bene piccola,” dico e mentre cammino verso di lei apro le braccia per accoglierla nel mio abbraccio protettivo. È avvolta nelle mie braccia, salva e al sicuro. Le ultime quattro ore passate mi hanno fatto preoccupare e invecchiare, temendo che del male, per quanto remoto, potesse essere fatto ad Anastasia. Volevo proteggerla, ma anche trovare Leila per portarle l’aiuto di cui ha bisogno e rimuovere l’elemento di pericolo che potrebbe costituire.

“Ero così preoccupata, Christian,” sussurra lei, finalmente sentendosi al sicuro tra le mie braccia, con la tensione che lascia il suo corpo, cercando di sentire la mia presenza inalando il mio profumo, abbracciandomi.

“Lo so. Siamo tutti tesi.”

Sawyer esce per conferire con il resto della squadra di sicurezza.

“Le tue ex si stanno rivelando proprio molto impegnative, Mr. Grey,” mormora lei, e il suo tono scherzoso, nonostante lo spavento che abbiamo passato, mi rilassa. Ero così preoccupato che questo potesse aggiungere nuova pressione su Anastasia dopo quello che Elena aveva fatto alla raccolta fondi; ho appena realizzato di essere sopraffatto dalla paura che lei mi lasci perché trova le mie ex insopportabili.

“Sì. Lo sono,” dico riconoscendo che ha ragione. Devo prendere in mano la situazione con entrambe. Dopo averla stretta e aver sentito il suo calore tra le mie braccia, e finalmente sentendomi sicuro abbastanza di avere lei con me, la libero dall’abbraccio solo per prendere la sua mano nella mia. Mentre la porto nel salotto, le spiego quello che Taylor e la squadra di sicurezza sta facendo: “Taylor e la sua squadra stanno controllando tutte le cabine armadio e le credenze. Non penso che sia qui.”

“Perché dovrebbe essere qui?” chiede. Non so la risposta a questa domanda, e non vedo nessun motivo per cui dovrebbe essere nel mio appartamento.

“Appunto,” rispondo.

“Potrebbe entrare?” chiede Anastasia. Abbiamo un sistema d’allarme all’avanguardia nell’appartamento. Non sono sicuro che lei possa superarlo.

“Non vedo come. Ma Taylor è eccessivamente prudente a volte,” dico sapendo la dedizione di Taylor al suo lavoro.

“Hai controllato la stanza dei giochi?” chiede Anastasia a bassa voce. So a cosa si riferisce. Leila è stata con me nella stanza dei giochi; una mia sottomessa. E ovviamente il pensiero di Leila e me insieme passa per la testa di Anastasia inevitabilmente, sapendo quanto possa diventare gelosa. Mi acciglio ma rispondo alla sua domanda:

“Sì, è chiusa, ma Taylor e io l’abbiamo controllata,” dico ricordandomi la reazione eccessiva di Taylor.

Fa un respiro profondo come per lavare via l’ansia e la paura dell’ultima ora. Voglio che si rilassi e si tranquillizzi.

“Vuoi qualcosa da bere o altro?” le chiedo.

“No,” dice alla fine, eliminando l’ultimo briciolo di adrenalina che lo stress le ha dato; è esausta e fatica a stare in piedi.

“Vieni. Lascia che ti metta a letto. Sembri esausta,” le dico come se fosse una bambina piccola. Le stringo la mano e la porto in camera mia.

Lei prende la sua pochette, l’appoggia in cima al cassettone e la svuota del suo contenuto. Afferra un pezzo di carta e me lo porge.

“Ecco,” dice. “Non so se lo vuoi leggere. Io ho intenzione di ignorarlo.”

Guardo il biglietto e il suo contenuto mi turba:

Forse ti ho giudicato male. E tu hai sicuramente giudicato male me. Chiamami se hai bisogno di colmare qualcuna delle tue lacune. Possiamo pranzare insieme. Christian non vuole che parli con te, ma sarei più che felice di dare una mano. Non fraintendermi, io approvo, credimi… ma lo giuro, se gli fai del male… ha già sofferto abbastanza.

Chiamami: (206) 279-6261

Mrs. Robinson

Non voglio analizzarlo davanti ad Anastasia che già si infuria al solo sentire la lettera “R”.

“Non sono sicuro di quali lacune possa colmare,” dico mettendo via il biglietto, ma le parlerò poi di persona. “Ho bisogno di parlare con Taylor,” dico cambiando argomento affinché non rimugini troppo su Elena, contribuendo a peggiorare questa notte che si è già rivelata una notte infernale.

“Lascia che ti slacci il vestito,” dico guardandola. Dovrebbe andare a letto. È stanca morta.

“Chiamerai la polizia per la macchina?” mi chiede mentre le tiro giù la cerniera del vestito. Questa di certo non è un’opzione possibile. Le sistemo i capelli sciolti da un lato e le mie dita scorrono sulla sua schiena adesso nuda.

“No. Non voglio coinvolgere la polizia. Leila ha bisogno di aiuto, non dell’intervento della polizia, e io non li voglio qui. Dobbiamo solo raddoppiare i nostri sforzi per trovarla,” dico chinandomi e baciandole una spalla. Non voglio che Anastasia si preoccupi di questo. È un mio problema e io l’ho portato nella nostra vita. Leila sta soffrendo in questo momento e devo portarle aiuto. Le devo così tanto. Non la posso abbandonare. Odio il fatto che questo infierisca sull’attenzione di Anastasia. So che può diventare molto gelosa. È gelosa di Elena e adesso di Leila che è andata a trovarla al lavoro. Dovevo occuparmene prima che si arrivasse a questo punto. Quello che devo fare adesso è trovare Leila, aiutarla e contenere i danni con Anastasia.

“Vai a letto,” ordino ad Anastasia e vado a incontrare Taylor. Sta aspettando impassibile nel mio ufficio.

“Taylor, cos’hai scoperto?”

“Nessuna traccia di lei signore.”

“Pensi che sia entrata in casa?”

“Non abbiamo trovato nessuna traccia di irruzione signore. Abbiamo ispezionato l’appartamento due volte. Nessun segno di lei. Ho esaminato la vernice sulla macchina. È una vernice a base di olio signore ed è bianca, il che significa che è a rapida essiccazione. Data l’umidità a Seattle, direi che è stata gettata sulla macchina di Miss Steele circa tre ore fa o forse un po’ di più. Potrebbe essersene andata da molto tempo,” dice, io annuisco. Taylor sembra a disagio.

“Ma?” indago accigliandomi. L’istinto di Taylor è sempre infallibile e io sono sull’attenti.

“Ha questa abilità di sfuggirci signore. Sono sicuro che stia seguendo lei o Miss Steele in qualche modo. Si è assicurata di fare il danno proprio quando ce n’eravamo andati tutti. Il suo tempismo non è una coincidenza. Sapeva che eravamo andati via e probabilmente sospettava che sarebbe stato per un po’ di tempo, visto che eravamo vestiti per una festa. Questo le ha dato il tempo di elaborare un piano, prendere la vernice, deturpare la macchina e bucare le gomme. Il mio istinto mi dice che non è lontana dall’Escala. Ma ‘dove’ è il problema. Mi secca che non siamo riusciti a trovarla,” dice spostando il peso da un piede all’altro nervosamente.

“Cos’altro?” chiedo con voce ferma.

“Scusi, signore?”

“Taylor, lavori per me da quattro anni. Mi conosci bene e io ho imparato a leggerti come un libro aperto. Riusciamo a comunicare con un solo sguardo. C’è dell’altro. Voglio sapere di cosa si tratta!” Lui annuisce.

“Ci ho pensato dal momento in cui è venuta e ha fatto una scenata davanti a Gail. Leila ha cambiato tattica. Prima voleva attirare la sua attenzione. Adesso le stai prestando attenzione. Adesso lei sta dicendo ‘guarda cosa posso fare. Guarda il dolore che posso provocare, pensa a cos’altro può accadere.’ Per lei è come giocare al gatto e al topo. Ma non sono sicuro se lei sia il gatto o il topo! Interpreta entrambe le parti. E poi c’è il fatto che sta soffrendo; questo è un altro motivo di preoccupazione perché è quello che la rende instabile. Non le importa cosa succede. Questo è quello che mi preoccupa. Ma è coerente abbastanza per elaborare un piano, per quanto avventato e improvvisato.” Il viso spaventato di Anastasia appare davanti ai miei occhi involontariamente. Chiudo gli occhi e respiro profondamente. Le ultime ore dopo che Elena ha parlato con Anastasia sono state tremende.

Pensavo che Anastasia sarebbe corsa via, dopo che Taylor mi ha chiamato e mi ha detto dello scontro. Per fortuna Elena non le ha rivelato quello che temevo avrebbe detto. Ovviamente il suo ballo con il Dottor Flynn è stato un altro momento che mi ha preoccupato. Ma John è un professionista e io lo pago bene. Non rivela le informazioni del suo paziente alla sua partner.

“Adesso siete in quattro e potete controllare un’area molto più vasta per trovarla, Taylor. Non voglio lasciare niente al caso. Sawyer seguirà Anastasia in ogni momento. La sua sicurezza ha la massima priorità. Voglio che Leila venga trovata. Scopri se si è messa in contatto con qualcuna delle sue amiche qui o con la sua famiglia a est. Ho già abbastanza cose di cui preoccuparmi senza che si aggiunga anche questo. Bisogna risolvere questa situazione adesso!” dico. Taylor annuisce imperturbato.

“Se non ha più bisogno di me, signore, vado nel mio ufficio e aggiorno gli altri.”

“Bene,” dico secco e Taylor se ne va.

Mi passo le dita tra i capelli. Dove può essere Leila? Che cosa vuole da Anastasia? Ho avuto altre sottomesse prima e dopo di lei. Perché Anastasia? Il mio telefono suona disturbando la quiete nel mio ufficio, facendomi saltare per lo spavento. Chi cazzo mi potrebbe chiamare in piena notte alle due passate? È un’altra cazzo di emergenza, come se non ne avessi avute abbastanza per stanotte?

Guardo il nome ed è Elena. Ottimo! Questa notte va sempre meglio!

“Cosa?” ringhio nel microfono senza preamboli. È sorpresa di sentirmi.

“Oh, Christian, non pensavo che fossi sveglio a quest’ora. Mi dispiace chiamarti così tardi.”

“Bé, sono sveglio e proprio incazzato con te! Dopo che ti ho detto di lasciare in pace Anastasia, cosa fai? Agisci alle mie spalle e le mandi un biglietto sapendo perfettamente che sarei venuto a saperlo! Che cosa avevi intenzione di dirle? Che lacune volevi colmare che io non potevo?” la sento sussultare dall’altro capo del telefono.

“Mmm… avevo bisogno di parlare con te,” dice.

“Alle due di notte? Non so perché mi chiami a quest’ora. Non ho niente da dirti…” fremo per la rabbia. Non dopo quello che ha fatto ad Anastasia dopo che le ho detto di lasciarla in pace. Non mi piacciono le persone che agiscono alle mie spalle.

“So che ore sono. Pensavo che stessi dormendo e speravo di lasciarti un messaggio. Posso chiamarti domani se preferisci…”

“Bé, puoi dirmelo adesso. Non devi lasciare un messaggio.”

“Non volevo che Anastasia avesse una così bassa opinione di me. Lei non conosce la natura della nostra relazione. E mi giudica in modo sbagliato. Mi irrita che lei mi veda come una pedofila. Lo sai che non lo sono, Christian! Stavo solo cercando di aiutarti nell’unico modo che conoscevo! E non potrei sopportare se Anastasia ti facesse del male! Ascolta Christian… lei è in grado di farti davvero del male!” dice e io la interrompo.

“No, tu ascolta. Te l’ho chiesto e adesso te lo ripeto. Lasciala in pace! Lei non ha niente a che fare con te. Hai capito?” dico con voce minacciosa.

“Christian, per favore. Tengo a te immensamente!” dice implorandomi.

“Lo so. Ma davvero, Elena. Cazzo, lasciala stare. Te lo devo scrivere in triplice copia?”

“Christian, ne hai passate abbastanza! Non sai cosa potrebbe farti se ti facesse ancora del male. So che non lo sopporteresti. Sentivo il bisogno di proteggerti!”

“Mi stai ascoltando?” le chiedo esasperato.

“Sì. Bene! La lascerò in pace,” dice rassegnata.

“Bene. Buonanotte!” sbatto il cazzo di telefono sul tavolo.

La rabbia si sta diffondendo dentro di me; sono pronto a fare a pezzi qualcosa. Metto la testa tra le mani. Ho raggiunto il mio limite. Odio quando gli altri interferiscono nella mia vita. Leila lo sta facendo per una qualche vendetta che sente di dovermi, innescata dal suo dolore, e Elena lo fa per un qualche distorto desiderio di proteggermi! E poi c’è Anastasia che si trova in mezzo a questa tempesta di merda e io ho troppa paura che mi lasci a causa delle loro azioni. Qualcuno bussa alla porta debolmente. Chi cazzo è adesso?

“Cosa c’è?” sbraito come una bestia feroce, pronta a divorare chiunque si trovi dietro quella porta in un sol boccone. La porta si apre in modo esitante. Alzo lo sguardo e vedo il paradiso nel mio inferno personale. Il mio viso e la mia anima trovano conforto non appena vedo quegli occhi blu che sbirciano un po’ spaventati la ferocia con cui ho risposto alla porta. Non voglio che abbia paura di me. Adesso sono cauto. Sono troppo stanco e sfinito. Voglio solo abbracciare la mia ragazza e trovare il mio centro in questo uragano.

Soundtrack

Mentre nella mia mente si placa la tempesta dando spazio alla quiete, sbatto le palpebre per cancellare quello che mi ha fatto preoccupare e mi concentro sullo spettacolo davanti a me. Anastasia indossa una delle mie magliette e sembra un’adolescente.

“Dovresti indossare solo seta o raso, Anastasia,” dico senza fiato come se avessi corso una maratona. “Ma anche con la mia maglietta, sei bellissima.” Lei arrossisce, con quel colore adorabile che le sale sulle guance.

“Mi sei mancato, vieni a letto,” bisbiglia dolcemente. La sua voce mi attira, come il richiamo di una sirena. Non posso fare a meno di alzarmi dalla sedia e camminare verso di lei. I miei occhi sono pieni di promesse e desiderio per lei, ma sono ancora tinti di tristezza residua per quello che ha passato in una sola sera per colpa delle mie ex. Lei è la mia luce nel tunnel più buio della mia anima. L’unica speranza su cui posso concentrarmi. Mi attrae, e senza di lei sono perso. Se nasci nell’oscurità come me, questa diventa la tua compagna. È tutto quello che sai. È rassicurante perché non conosci nient’altro. E tutti i tentativi di salvataggio per tirarmi fuori dall’oscurità sono sempre stati vani. Forse il mio corpo è uscito dai confini di quella cella, ma la mia anima no. Non fino a questo piccolo baluginio di luce. Non era forte, solo un punto nel buio che mi attirava, chiamandomi a sé in silenzio. Non posso evitare di andare verso questa flebile luce. Quando la raggiungo, mi consuma, mi stringe in suo potere promettendomi cose belle, tirandomi fuori dalla mia cella, immergendomi nella sua luce. Questo è il modo in cui lei mi libera senza sforzo dai miei pensieri cupi, dalla rabbia e dalla tristezza.

“Sai cosa significhi per me?” mormoro nascondendo a malapena la paura di perderla. “Se ti accadesse qualcosa, per colpa mia…” non riesco ad esprimere a parole il resto dei miei pensieri; è troppo doloroso anche solo ipotizzare una cosa del genere. Cerco di tenere a bada l’angoscia provando a corrugare la fronte, come se questo potesse funzionare, ma il dolore è sempre presente. Quasi non ce la facevo più quando se n’era andata per sei giorni e sapevo che era a soli dieci minuti da me. Se accadesse qualcosa e io e Anastasia non esistessimo nello stesso universo, morirei semplicemente per il tormento! Smarrirei la mia anima rivendicata solo a metà. Ho bisogno di lei più del mio prossimo respiro! È troppo importante per me. Quasi non riesco a guardarla come se stesse per sparire dalle mie mani, evaporare in qualche modo.

“Non mi accadrà niente,” dice con voce rassicurante e melodica, rassicurandomi nella sua fragilità. Mi guarda con amore negli occhi, muovendo le mani raggiunge il mio viso e me lo accarezza delicatamente. Fa scorrere le sue morbide dita sulla ricrescita della barba sulle mie guance.

“La tua barba cresce velocemente,” sussurra, portandomi con efficacia a un argomento completamente fuori dalla zona di pericolo.

Il suo dito indice sempre così delicatamente segue il contorno del mio labbro inferiore, e poi con l’unghia che preme leggera traccia la linea del labbro. Il dito si muove giù verso la mia gola. Poi utilizza due dita per fare la stessa cosa. Poi tre. E poi quattro. Le sue dita sfiorano la mia gola fino al collo e poi la linea di confine che separa la zona sicura da quella di pericolo. I miei occhi sono spalancati mentre la guardo, completamente avvolto nella sua magia. Solo lei mi tocca. Io sono immobile. Una luna sta ruotando attorno al suo pianeta. Affascinata. Porta le sue dita fino all’orlo della mia camicia. Le sue dita tracciano la linea dei bottoni su e giù, lentamente, rilassate.

“Non ti toccherò. Voglio solo slacciarti la camicia,” sussurra, calmandomi, provando a lenire le mie paure. Non posso farne a meno. E’ ancora difficile per me. I miei occhi si spalancano per l’ansia, ma non voglio allontanarmi da lei. Resto fermo immobile, e voglio lasciarla esplorare. Lentamente, esitante, sbottona il bottone in cima, tirando il colletto della camicia e il tessuto via dalla mia pelle, attentamente, per non toccarmi. Ripete il processo con il bottone successivo. Il mio sguardo è fisso su di lei, incantato. Icaro col sole. Ancora in apprensione, ma incapace di sottrarmi alla sua morsa. Sono alla mercé delle sue mani. Si muove verso il basso e slaccia un altro bottone. Poi un terzo. Completamente concentrata sul compito a portata di mano. Il terzo è sbottonato, si sposta sul quarto bottone della fila. Una volta che ha slacciato anche questo, la linea di rossetto, ora diventata un residuo, appare. Sorride e alza lo sguardo su di me.

“Torniamo su un terreno sicuro,” dice tracciando la linea con le sue dita e poi slaccia l’ultimo bottone. Il mio respiro è superficiale. Perché questo è così spaventoso e dannatamente sexy? Tira la camicia fuori dai pantaloni, aprendone completamente il davanti e facendomi rimanere a petto nudo. Rimuove i gemelli, un movimento sexy e sensuale alla volta.

“Posso toglierti la camicia?” chiede con voce bassa, sensuale, carica di desiderio. Sono senza parole; tutto lascivia, pura attenzione. Riesco solo ad annuire. Alza le mani e sfila la camicia dalle mie spalle. La camicia resta appesa dalle mie mani, che mi libero con uno strattone. Ora sono nudo dalla vita in su. E’ il mio territorio sicuro. Sono tornato e sorrido ad Anastasia.

“Cosa facciamo con i miei pantaloni, Miss Steele?” chiedo alzando le sopracciglia con nient’altro che fame carnale.

“In camera da letto. Ti voglio nel tuo letto,” dice con una promessa nel suo tono.

“Sai, Miss Steele, sei insaziabile,” dico con piacere.

“Non riesco a capire il perché,” dice innocentemente prendendomi la mano, prendendo il controllo, tirandomi via dalla miseria che aveva raggiunto livelli altissimi nel mio ufficio, e mi porta alla mia camera da letto. Automaticamente sento un qualcosa di strano nella stanza. Fa freddo. Teniamo l’appartamento ad una temperatura costante. Il mio sguardo velocemente va in giro per la stanza, e noto la porta del balcone aperta. Mi acciglio e guardo Anastasia con sguardo interrogativo.

“Hai aperto tu la porta del balcone?” chiedo.

“No,” risponde sorpresa da tutto questo come lo sono io. Poi il suo viso cambia, il sangue le abbandona il viso, diventa pallida, incolore, come un fantasma. La sua bocca si spalanca. Cos’è successo? Cosa la sta preoccupando?

“Cosa?” scatto, incapace di sopportare la suspense, le do un’occhiata.

“Quando mi sono svegliata,” dice fermandosi, provando a ricordare, “c’era qualcuno qui dentro,” dice in un sussurro, indicando i piedi le letto. “Pensavo fosse la mia immaginazione.”

“Cosa?” urlo terrorizzato. Corro verso la porta del balcone, guardo fuori, osservo in giro per vedere se c’è qualcuno. Lei è qui. Lei è vicina! E cazzo! Era nella mia camera da letto dove la mia fidanzata stava dormendo! Cazzo! Avrebbe potuto farle del male. Torno dentro e chiudo la porta. “Sei sicura? Chi?” chiedo con voce tesa. Guardo attentamente nei suoi occhi.

“Una donna, credo. Era buio. Mi ero appena svegliata,” spiega. Le mie paure sono confermate. Leila è qui da qualche parte.

“Vestiti,” ordino in un ringhio. Lei mi guarda confusa. “Adesso!” grido, e lei salta.

“I miei vestiti sono di sopra,” piagnucola.

Apro un cassetto e ne tiro fuori un paio di pantaloni della tuta.

“Mettiti questi,” ordino.

Poi prendo una delle mie magliette e me la infilo. Prendo il cellulare e chiamo subito Taylor. Risponde al primo squillo.

“Lei è ancora qui, cazzo,” sibilo prima che lui riesca anche a dire ‘pronto’. Taylor mette giù il telefono, e si precipita nella mia camera da letto in mezzo secondo insieme a Ryan.

Do a Taylor la versione abbreviata della presenza di Leila nella mia camera da letto e di come abbiamo trovato la porta aperta. Taylor va dritto al sodo: “Quanto tempo fa?” chiede ad Anastasia.

“Circa dieci minuti,” dice suonando poco convincente.

“Conosce l’appartamento come il palmo della sua mano,” dico. “Adesso porto via Anastasia. Si sta nascondendo qui da qualche parte. Trovatela. Quando torna Gail?” chiedo.

“Domani sera, signore.”

“Non dovrà tornare finché questo posto non sarà sicuro. Capito?” scatto, aggrappandomi appena alla mia sanità.

“Sì, signore. Andrete a Bellevue?”

“Non ho intenzione di far ricadere questo problema sui miei genitori. Prenotami da qualche parte,” ordino.

“Sì. La richiamerò.”

Poi Anastasia si gira e dice la cosa più idiota.

“Non stiamo tutti un po’ esagerando?”

I miei occhi sono tizzoni ardenti, e se potessi sparare fuoco attraverso di essi, probabilmente lo farei. La guardo torvo, e la mia rabbia non si contiene. “Potrebbe avere una pistola,” brontolo. Pensa che correrei il rischio con la sua vita di mezzo?

“Christian, era ferma ai piedi del letto. Avrebbe potuto spararmi allora, se fosse stato quello il suo scopo.”

Inspira. Espira. Uno. Due. Tre. Quattro. Cinque. Sei. Sette. Otto. Nove. Dieci. Cazzo! Non funziona.

“Non sono pronto a correre questo rischio. Taylor! Anastasia ha bisogno delle scarpe!” Taylor corre a prendere le sue scarpe dalla sua camera da letto.

Entro svelto nel mio armadio, lasciando Anastasia sotto gli occhi protettivi e guardinghi di Ryan. Prendo un borsone di pelle e lo riempio con i vestiti che potrei indossare nei prossimi giorni. Afferro una delle mie giacche di jeans per Anastasia. Mi sfilo i pantaloni neri del completo, mi infilo i jeans e una giacca gessata sulla maglietta. Stringo il borsone e la giacca di jeans e torno nella mia stanza. Anastasia è ancora ferma dove l’avevo lasciata. Poggio la giacca sulle sue spalle.

“Vieni,” dico prendendo la sua mano nella mia, possessivamente, e cammino a lunghe falcate mentre quasi mi trascino Anastasia dietro.

“Non riesco a crederci che è riuscita a nascondersi da qualche parte qui dentro,” mormora mentre dà un’occhiata alla porta del balcone uscendo.

“E’ un posto grande. Ancora non lo hai visto tutto.”

“Perché non la chiami semplicemente… le dici che vuoi parlare con lei?” chiede Anastasia.

“Anastasia, è instabile, e potrebbe essere armata,” dico. Perché dovrei correre quel rischio?

“Allora scappiamo e basta?” chiede incredula.

“Per adesso, sì.”

“Mettiamo il caso che provi a sparare a Taylor?” chiede preoccupata.

“Taylor conosce e capisce le armi,” dico con disappunto. “Lui sarà più veloce con la pistola di quanto lo sia lei.”

“Ray era nell’esercito. Mi ha insegnato a sparare.”

Mi giro e guardo Anastasia incredulo. Un altro amante delle armi in casa mia?

“Tu, con un’arma?” chiedo shockato. Non l’avrei mai pensato.

“Sì,” dice offesa, come se avessi detto che è indegna o incapace di possedere un’arma. In un certo senso, non riesco a immaginare un’arma nelle sue mani delicate. Questa è un’informazione nuova per me da digerire. “So sparare, Mr. Grey, quindi farai meglio a stare attento. Non devi preoccuparti solo delle ex-sottomesse pazze.”

E’ bello che la mia fidanzata non è completamente inerme. “Lo terrò a mente, Miss Steele,” le rispondo seccamente, sorridendo del suo spirito tenace e risoluto.

Quando arriviamo in salotto, Taylor ci sta aspettando con una borsa contenente i vestiti di Anastasia e le sue Converse nere. Un sorriso timido si forma sul viso di Anastasia, e subito la sua aura personale si accende facendo sorridere Taylor di rimando, per rassicurarla. Lei lascia andare la mia mano e va ad abbracciare Taylor che diventa timido come un adolescente che arrossisce.

“Stia attento,” mormora Anastasia preoccupata.

“Sì, Miss Steele,” è quello che Taylor riesce appena a dire. Non mi piace che la mia fidanzata mostri affezione verso gli altri, anche se è per preoccupazione legittima. Lei è mia, dannazione! Fisso Taylor, e lui timidamente si aggiusta la cravatta, come gesto di nervosismo.

“Fammi sapere dove sto andando,” dico a Taylor. Lui tira fuori il portafogli dalla sua giacca e ne estrae una carta di credito che poi porge a me. Ha intenzione di prenotare l’hotel a suo nome. Idea grandiosa.

“Bella pensata,” dico approvando.

Ryan entra nel salotto e si rivolge a Taylor, “Sawyer e Raynolds non hanno trovato niente,” spiega. La casa è pulita, ma non posso rischiare. Le serrature devono essere cambiate prima del nostro ritorno.

“Accompagna Mr. Green e Miss Steele in garage,” Taylor ordina a Ryan.

La discesa verso il garage è silenziosa, quasi sinistra. Siamo nel bel mezzo della notte. Non c’è un’anima nel garage, dato che i residenti dell’Escala stanno dormendo. Sono le tre del mattino dopotutto. Indico ad Anastasia il sedile del passeggero della mia R8, poi metto la sua borsa e la mia nel portabagagli. Non posso evitare ad Anastasia la vista della distruzione del suo veicolo. Le gomme della sua Audi squarciate, e pittura bianca, a olio stando a Taylor, deturpa l’auto facendola sembrare una vittima d’abuso che è stata ferita oltre ogni rimedio da un amante disprezzato. La scena mi fa rabbrividire. E’ questo ciò che Leila vuole fare ad Anastasia? Ferirla oltre ogni rimedio? La rabbia sale in me. Distolgo lo sguardo dall’auto e mi infilo sul sedile del guidatore.

“Un’auto sostitutiva arriverà lunedì,” dico ad Anastasia per rassicurarla, ma non riesco a tenere la repulsione fuori dal tono della mia voce.

“Come faceva a sapere che era la mia auto?” Anastasia chiede dubbiosa.

Oh, no! Devo spiegarlo! Mi agito nervosamente sul sedile, ma opto per la verità.

“Lei aveva una Audi A3. Ne compro una per tutte le mie sottomesse. E’ una delle auto più sicure nella sua categoria,” dico come spiegazione.

Anastasia sbatte gli occhi. E’ troppo intelligente per farsi fregare da me.

“Quindi, non è proprio un regalo di laurea, allora,” dice valutando correttamente.

“Anastasia, nonostante ciò che avevo sperato, non sei mai stata una mia sottomessa, quindi tecnicamente è un regalo di laurea,” dico mentre esco dal mio posto nel parcheggio e accelero verso l’uscita dal garage. Il suo viso è impassibile. Vedo gli ingranaggi in movimento nella sua testa con un guizzo di espressioni che le attraversano lo sguardo.

“Ci speri ancora?” chiede in un sussurro.

Non vorrei doverle rispondere. Per fortuna il telefono squilla attraverso il Bluetooth dell’auto.

“Grey,” è la mia risposta di scatto.

“Fairmont Olympic. A mio nome,” dice Taylor tagliando corto.

“Grazie, Taylor. E, Taylor, sta’ attento.” Taylor fa una pausa. E’ il suo silenzio da sono-troppo-shockato-e-non-so-cosa-fare-con-questa-preoccupazione-che-arriva-da-Grey. E’ sorpreso quanto me da questo mio mostrare preoccupazione per la sua incolumità.

“Sì, signore,” dice tranquillamente, sopraffatto. Riaggancio.

A quest’ora sinistra della notte, le strade sono deserte. Guido lungo la Fifth Avenue verso la I-5. Quando arrivo sulla rampa di imbocco dell’autostrada, spingo il pedale a tavoletta, e mi dirigo a nord. Sono molto più che arrabbiato. E se Leila avesse dato di matto quando ha visto Anastasia nel mio letto e le avesse sparato? I miei pensieri tornano al nostro ultimo giorno. Era stata punita per essere saltata nel mio letto la notte prima. Ho trattato il suo comportamento come la peste bubbonica. Quello è stato il giorno in cui alla fine dichiarò, dopo molti cenni e segnali, che voleva essere la mia fidanzata. Mi rifiutai. Non avevo mai voluto una fidanzata. Non ho mai sentito un desiderio così forte da voler tenere qualcuno nella mia vita e farcelo restare per sempre. Non fino ad Anastasia! I miei sentimenti per lei sono così forti, mi spaventano. La paura della possibilità di perderla in qualsiasi modo è il punto più buio dei miei incubi peggiori. Farò tutto ciò che è in mio potere per evitarlo.

Dio! La mia mente continua a ripresentarmi un’immagine in cui Anastasia dorme al buio, inconsapevole di qualsiasi cosa che possa accaderle, inerme. Io sono nella stessa casa, con quattro guardie di sicurezza che sono uomini dell’esercito con esperienza per l’amor di Dio, e le avrebbe potuto sparare! Dannazione! Il mio sguardo si sposta allo specchietto retrovisore. Leila ci sta seguendo? Sto diventando nervoso come se avessi bevuto dieci tazze di triplo espresso!

Il mio sguardo è sulla strada, ma vedo Anastasia che guarda fuori dal finestrino con la tristezza che cala su di lei dato che non ho risposto alla sua domanda. E’ preoccupata che io la voglia ancora come sottomessa, lo so. Alla fine rispondo alla sua domanda.

“No. Non è quello che spero, non più almeno. Pensavo che fosse ovvio,” rispondo alla sua domanda con voce dolce e morbida.

Lei si gira a guardarmi. Il suo sguardo si fissa su di me senza dire una parola. Si stringe intorno la giacca ancora più forte, come per evitare di cadere a pezzi. La freddezza si insinua tra di noi.

“Ho paura di, lo sai… di non essere abbastanza per te.”

Dio! Non di nuovo! Non stanotte! Non dopo tutta questa merda che abbiamo attraversato nel giro di poche ore.

“Sei più che abbastanza. Per l’amor di Dio, Anastasia! Cosa devo fare per provartelo?”

Delle emozioni inespresse le attraversano di nuovo il viso.

“Perché pensavi che ti avrei lasciato quando ti ho detto che il Dr. Flynn mi aveva detto tutto quello che c’era da sapere su di te?”

Come posso spiegare che sono stato in una prigione per anime per così tanto, non ho visto la luce finché non ho trovato lei! Come pensa che una persona arrivi ad accumulare cinquanta sfumature di casini? La mia merda parte dal profondo dell’anima. Quello che vedi non è quello che ottieni. Avrai un intero bagaglio di merda. Cose di cui mi imbarazza troppo parlare… Troppo oscure. Scapperebbe via da me, ed è un qualcosa che non riuscirei a sopportare! Non posso dirglielo. Sospiro profondamente come se non ci fosse un’altra boccata d’aria rimasta nei miei polmoni. Guardo fuori. Lei mi sta ancora fissando. Cerca una risposta.

“Non riusciresti nemmeno ad iniziare a capire la profondità della mia depravazione, Anastasia. E non è una cosa che voglio condividere con te,” dico. Dovrebbe darmi almeno questo margine di manovra.

“E pensi davvero che me ne andrei se sapessi?” chiede a voce alta. Il suo tono trasmette l’espressione ‘ti fidi così poco di me?’

“Ti fidi così poco di me?” chiede a bassa voce.

“So che te ne andresti,” dico consapevole del mio fottuto segreto.

“Christian… penso che sia molto improbabile. Non riesco ad immaginare di stare senza di te.”

“Mi hai lasciato già una volta. Non voglio tornare a quei momenti.” Mai!

“Elena ha detto che ti ha visto sabato scorso,” sussurra, tranquilla. Accusandomi.

“Non è così!” le rispondo accigliandomi.

“Non vi siete visti quando me ne sono andata?” Dannazione Ana! Credi ad una donna che detesti, ma la mia parola non è abbastanza per te?

“No!” scatto. “Ti ho detto che non ci siamo visti. E non mi piace che si dubiti della mia parola,” la riprendo. “Non sono andato da nessuna parte lo scorso weekend. Mi sono seduto e ho costruito l’aliante che mi hai dato. Mi ci è voluta un’eternità,” dico tranquillamente. E’ stato un giorno nel quale mi sono stati portati via anima e cuore. Ero distrutto. Perché sarei dovuto andare da Elena? Volevo stare dove sarei potuto essere il più vicino ad Anastasia. In quel momento, il modellino di aliante che mi aveva lasciato era la cosa più vicina alle sue mani, il suo cuore, la sua anima e la sua mente.

Lei sembra ancora dubbiosa.

“Al contrario di quello che pensa Elena, non corro da lei con tutti i miei problemi, Anastasia. Non corro da nessuno. Dovresti averlo notato. Non sono molto loquace,” dico con la rabbia che mi attanaglia l’anima, e stringo il volante finché le mani mi diventano bianche.

“Carrick mi ha detto che non hai parlato per due anni,” rivela.

“Davvero?” dico. Un uomo non può tenere per sé dei segreti?

“In un certo senso ho spinto io per avere delle informazioni da lui,” dice mortificata.

“Allora cos’altro ha detto il paparino?” chiedo provando a decifrare che razza di informazione ha scoperto.

“Ha detto che tua madre era il medico che ti ha visitato quando sei stato portato in ospedale. Dopo che fosti trovato nel tuo appartamento.”

Tutto vero, ovviamente, ma sono assolutamente meravigliato di come riescano a divulgare informazioni su di me così facilmente.

Soundtrack

“Ha detto che studiare pianoforte ha aiutato. E Mia,” aggiunge lei ricordando.

Mia. Mia sorella è stata la cosa migliore che mi sia capitata in quegli anni. Il suo nome richiama un sorriso sulle mie labbra. Ricordare quanto era piccola. Quanto era indifesa… Era qualcuno che poteva aver bisogno di me. Potevo proteggerla. “Aveva circa sei mesi quando arrivò. Io ero elettrizzato, Elliot un po’ meno. Lui aveva già dovuto fare i conti col mio arrivo. Lei era perfetta.” Carina, adorabile. Una bambina! L’ho amata fin dal primo istante in cui ho posato gli occhi sulla mia sorellina. Ma ricordando la sua ‘irruzione’ nella serata, aggiungo, “Adesso meno, ovviamente.” Anastasia ridacchia in risposta. Uno dei suoni più belli al mondo! Tranquillo! Felice!

Le lancio un’occhiata canzonatoria, “Lo trovi divertente, Miss Steele?”

“Sembra decisa a separarci,” risponde.

Io rido, ancora desolato. “Sì, è abbastanza esperta. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta,” dico mentre raggiungo con la mia mano il suo ginocchio stringendolo per ricordarle quanto era divertente raggiungere l’obiettivo finale. Questa volta, il mio sorriso è autentico. Controllo lo specchietto retrovisore per assicurarmi che nessuno ci stia seguendo.

“Non credo ci stiano seguendo,” dico ed esco dall’autostrada, tornando verso il centro di Seattle.

“Posso chiederti qualcosa riguardo ad Elena?” Anastasia sbotta quando ci fermiamo al semaforo rosso. Non ancora lei!

“Se devi,” dico in apprensione.

“Secoli fa mi hai detto che lei ti ha amato in un modo che trovavi accettabile. Che cosa significava?”

“Non è ovvio?” chiedo. Ero già incasinato, andavo verso la rovina più completa. Lei mi ha salvato dalla distruzione di me stesso.

“Non per me,” risponde lei.

“Ero fuori controllo. Non potevo sopportare di essere toccato. Non posso sopportarlo neanche adesso. Per un adolescente di quattordici, quindici anni con gli ormoni scatenati, era un momento difficile. Mi ha mostrato un modo per sfogarmi,” spiego. Io credo davvero che il suo intervento mi abbia salvato non importa quanto mi abbia danneggiato in altri modi. Ma Anastasia non lo capisce. Non ha mai vissuto tra i tormenti che ho provato io, e non credo che lo sopporterei se qualcuno l’avesse torturata nel modo in cui sono stato torturato io.

“Mia dice che eri un attaccabrighe.”

Ma che cazzo! Cos’hanno le persone che concedono così facilmente delle informazioni su di me?

“Cristo!” ringhio. “Cosa succede alla mia loquace famiglia? In realtà, non sono loro. Sei tu!” Quando ci fermiamo ad un altro semaforo rosso, mi giro e stringo i miei occhi su di lei.

“Tu estorci informazioni alle persone,” dico con finto disgusto.

“Mia mi ha dato volontariamente questa informazione. In effetti, lei è molto diretta. Aveva paura che potessi fare una rissa nel tendone se non mi avessi vinta all’asta,” mormora petulante.

“Oh, piccola non c’era pericolo. In nessun modo avrei permesso a qualcun altro di ballare con te.

Te l’ho detto, per me ballare con te è l’espressione verticale di una missione orizzontale.”

“L’hai permesso al Dr. Flynn,” afferma.

“Lui è sempre l’eccezione alle regole.” John non è solo il mio terapista, ma anche mio amico. E ovviamente so che è innamorato di sua moglie.

Arriviamo finalmente al Fairmont Olympic Hotel, e parcheggio vicino all’ingresso.

“Vieni,” dico ad Anastasia, mentre esco e prendo i nostri bagagli dal baule. Un valletto si precipita da noi, e sebbene sorpreso dall’auto e dall’orario, è cortese. Gli lancio le chiavi dell’auto.

“A nome di Taylor,” dico. Il valletto annuisce verso di me, e con un sorriso stampato in faccia da orecchio ad orecchio, entra nella mia R8 e se ne va. Prendo la mano della mia ragazza, con i bagagli nell’altra, ed entriamo nella hall.

Ci dirigiamo al bancone della reception. La receptionist avvampa mentre mi riceve.

“Ho una prenotazione. Taylor, per due,” lei si scompone, dimenticando il comportamento professionale che ci si aspetta in un hotel come questo. Controlla nel suo computer, e trova la nostra prenotazione.

Deglutendo, dice “Ha… bisogno di una mano… con i bagagli, Mr. Taylor?”

“Va bene così,” dico in tono brusco. “Dove sono gli ascensori?”

Il viso cremisi della receptionist ci indica la direzione per gli ascensori. Prendo la mano di Anastasia, e ci dirigiamo verso gli ascensori dopo aver attraversato l’atrio decorato con gusto.

L’ascensore ci porta al nostro piano, e andiamo verso la nostra suite. Ci sono due camere da letto, una sala da pranzo formale, e un enorme piano. Standard per quello che avrei scelto. Il soggiorno ha un camino a legna con un caldo fuoco ardente.

“Bene, Mrs. Taylor, non so te, ma a me andrebbe molto un drink,” dico chiudendo a chiave la porta. Dopo tutto lo stress che abbiamo avuto in questi giorni, ho bisogno di qualcosa di forte e rilassante. Cammino verso al camera da letto con le nostre borse e la mia ragazza per mano. Metto le borse sul pouf ai piedi del letto matrimoniale a baldacchino, e torno verso il soggiorno sempre tenendo fermamente per mano Anastasia. Anastasia va verso il camino cercando di scaldarsi le mani, come per esorcizzare il freddo che le è entrato nelle ossa da tutti gli eventi snervanti della notte.

Vado al bar per esaminare le bevande.

“Armagnac?” chiedo ad Anastasia. Questo brandy scalderebbe l’alpinista più infreddolito sulla cima delle Alpi austriache. Dovrebbe farlo anche per noi.

“Sì, per favore,” risponde Anastasia.

“È stata una bella giornata, eh?”

Lei annuisce, senza parole. Guardo verso di lei preoccupato, alla ricerca di un tratto di apprensione, disgusto, preoccupazione, qualsiasi cosa che la potrebbe far scappare da me.

“Sto bene,” sussurra per rassicurarmi. Posso essere rassicurato? “E tu?” chiede girando la domanda a me.

“Bene, ora vorrei bere questo e poi, se non sei troppo stanca, portarti a letto e perdermi in te,” dico col fervore negli occhi, emanato dalla mia anima ardente, desideroso di lei.

“Penso che si possa fare, Mr. Taylor,” dice lei dandomi uno dei suoi sorrisi timidi e femminili

Mi chino verso il basso e tolgo scarpe e calze. Quando alzo lo sguardo verso Anastasia, mi accorgo che si sta mordendo il labbro.

“Mrs. Taylor, smettila di morderti il labbro,” sussurro. Ho bisogno di lei quando sono in questo stato. Ho bisogno di lei quando sono arrabbiato. Ho bisogno di lei quando sono triste… quando sono disperato… Ho bisogno di lei quando sono disperato… Ho bisogno di lei adesso!

Lei arrossisce. Sorseggio il mio brandy e guardo al mia ragazza con occhi affamati.

“Non smetti mai di stupirmi, Anastasia. Dopo una giornata come oggi, o piuttosto ieri, non fai piagnistei o non scappi sulle montagne urlando. Sono in soggezione con te. Sei molto forte,” osservo con sguardo adorante.

“Tu sei una ragione molto buona per rimanere,” mormora. “Te l’ho detto, Christian, non vado da nessuna parte, non importa quello che hai fatto. Tu sai quello che provo per te.”

Vorrei poterlo credere, Anastasia. Vorrei poterlo fare. Vorrei che il tuo amore per me fosse abbastanza forte per entrambi. Abbastanza forte da farsi strada attraverso tutta la merda che scorre sotto la superficie, nella mia anima. Devo dubitarne piccola. Se lascio andare i dubbi, potrei perderti! Non posso sopportarlo! Lei mi guarda cercando di convincermi. Per adesso, siamo costretti a lasciare le cose come sono.

“Dove hai intenzione di appendere i ritratti che Jose mi ha fatto?” dice cambiando argomento.

“Dipende,” dico, le mie labbra si contraggono in un sorriso represso. Ho dei piani, ma a differenza della mia famiglia, non intendo divulgarli al più abile intrallazzatore che la città di Seattle abbia mai conosciuto.

“Da cosa?” chiede interrogativa.

“Condizioni,” dico, senza lasciarmi scappare niente. “Non preoccuparti. La sua mostra non è ancora finita, quindi non devo decidere adesso.”

Lei china la testa di lato, e stringe gli occhi in modo interrogativo.

“Non puoi sembrare così severa come vorresti, Mrs. Taylor. Non dirò niente,” la giro.

“Potrei costringerti a dire la verità,” minaccia. Oh piccola, che carina.

Alzo un sopracciglio e dico, “Veramente, Anastasia. Penso che non dovresti fare promesse che non puoi mantenere.”

“Hmmm…” passa attraverso le sue labbra e prende il bicchiere posizionandolo sopra al camino.

Poi raggiunge la mia mano, mi prende il bicchiere, e lo posiziona accanto al suo.

“Non ci resta che verificare,” mormora. Afferra la mia mano, prende l’iniziativa, e mi porta verso la camera. Sono completamente affascinato dalla sua coraggiosa azione. Mi porta fino ai piedi del letto, e si ferma.

Soundtrack

“Ora mi hai qua, Anastasia, cos’hai intenzione di farmi?” chiedo con voce bassa e canzonatoria.

“Inizierò spogliandoti. Voglio finire quello che ho iniziato prima,” dice facendomi ricordare la sua sessione di spogliarello nel mio studio. Raggiunge i risvolti della mia giacca a righe, e facendo attenzione a non toccarmi, spinge delicatamente la giacca dalle spalle. Naturalmente mi ritraggo, trattenendo il respiro. Ma io tengo duro. Voglio farlo. Parecchio! Voglio così tanto che lei mi tocchi! Non solo voglio sopportare il fatto di essere toccato, ma voglio godere del suo tocco! Mi manca questo. I miei occhi sono incollati a lei. Sgranati, bruciano in lei. Sono in apprensione, diffidente, ma ho bisogno di questo. Ho bisogno di lei! Mi toglie completamente la giacca, e la mette sul pouf.

“Ora la tua maglietta,” sussurra e solleva l’orlo. Alzo le braccia per lei, ed esco dalla maglietta quando lei me la tira via. Ora sono nudo dalla vita in su, proprio come quando abbiamo scoperto che Leila era entrata. Indosso solo i jeans appoggiati sui fianchi, la cima della mia peluria addominale che mostra i miei boxer è solo un assaggio per rendere Anastasia affamata di me.

“Ora cosa?” sussurro, fiammeggiante.

“Voglio baciarti qua,” dice facendo scorrere il dito da femore a femore facendomi anelare per lei, il suo dito accende un fuoco in me.

Inspiro profondamente per placare il bisogno e l’urgenza di lei che sale. “Non ti fermerò,” respiro. Lei si avvicina e mi prende la mano. “E’ meglio che ti sdrai,” dice lei conducendomi al lato del letto. Mi sento un po’ in apprensione. Nessuno ha mai preso l’iniziativa con me. Non ho mai dato le redini a nessuno durante il sesso – non dopo Elena.

Alzo le coperte e mi siedo sul bordo, lo sguardo rivolto ad Anastasia, guardandola in attesa, diffidente, serio. Anastasia è in piedi di fronte a me e si toglie la giacca di jeans. Poi si toglie i pantaloni della tuta. Dannazione! So che non c’è niente sotto la mia maglietta! Muoio dalla voglia di mettere le mie mani su di lei. Infatti, per reprimere il desiderio di toccarla, strofino il mio pollice sulla punta delle dita. Lei mi guarda, prende un respiro profondo e afferra l’orlo della sua maglietta e se la toglie.

Lei è di fronte a me gloriosamente nuda. La guardo come se stessi fissando una dea. Non posso distogliere lo sguardo da lei, e deglutisco. Le mie labbra sono socchiuse dal desiderio.

“Tu sei Afrodite, Anastasia,” sussurro.

Lei si allunga e prende il mio viso tra le mani inclinando la mia testa verso l’alto per incontrarci e mi bacia. È così fottutamente sensuale! Non riesco a fare a meno di emettere un basso gemito. Quando iniziamo a baciarci, questo è tutto quello che posso fare prima di essere consumato dal desiderio e dalla combustione istantanea, afferro i suoi fianchi, e la inchiodo sotto di me, le mie gambe che costringono le sue ad aprirsi. Le sue gambe abbracciano le mie, avvolgendomi. Prendo il controllo nel baciarla, succhiando la sua lingua, le sue labbra, la sua bocca; non posso fare a meno di lei! Le mie mani si muovono verso le sue cosce, i suoi fianchi la sua pancia. Aspetto, spremo, lasciando che lei voglia di più. Le mie dita si muovono fino al suo seno, e lo prendo in mano, impastando e tirando il suo capezzolo, facendola gemere. Lei sta andando a fuoco, desiderosa e ansimante. Solleva il bacino e si strofina contro la mia virilità che sta crescendo. La mia erezione sta premendo, impaziente.

Mi tuffo in basso e strofino contro il suo sesso, lei geme in estasi. Mi allontano e il suo bacino mi raggiunge di nuovo, mi tuffo giù ancora e spingo su di lei ancora una volta, e i suoi gemiti di risposta mi fanno cedere e rivendico la sua bocca baciandola con passione. Questo lento, tortuoso, passionale tango va avanti, facendomi perdere in lei e lei in me, tutte le preoccupazione sono evaporate, andate. Ci siamo solo Anastasia ed io, che facciamo l’amore – qui ed adesso.

Timidamente raggiunge e afferra i miei capelli tirando la mia bocca verso al sua, cercando di invadermi dalla bacca, rapace, nel tentativo di rivendicarmi. Mentre la sua bocca sta facendo magie sulle mie labbra, le sue dita si fanno strada verso le mie braccia e la mia schiena, fa scivolare la mano dentro i jeans, spreme le mie natiche, spingendole verso il basso, reclamandomi sopra di lei per possederla, fondermi con lei, unendoci.

“Mi stai evirando, Ana,” sussurro allontanandomi da lei. Se non la prendo adesso, esploderò. Tiro fuori un preservativo dalla tasca e lo consegno a lei perché sono impegnato a togliermi i pantaloni.

“Mi vuoi, piccola, e sicuro come l’inferno io ti voglio. Sai cosa devi fare.”

Strappa l’involucro del preservativo e lo srotola sopra la virilità che sta aumentando. Le faccio un grande sorriso, godendomi il tocco della sua mano che mi accarezza, scivolando sulla mia lunghezza. Mi chino e strofino il mio naso contro il suo, e nel mentre entro in lei, la deliziosa, squisita sensazione mi inonda, facendomi chiudere gli occhi, gioendo nella sensazione di essere dentro di lei. Anastasia timidamente raggiunge le mie braccia e le afferra, inarca la schiena e inclina la testa indietro cercando di assorbire tutte le sensazioni che le sto dando. Mi muovo lentamente dentro e fuori da lei, come un uomo innamorato, tenero. Mentre premo il mio corpo contro di lei, unendomi con lei, tengo il suo viso tra le mani.

“Tu mi fai dimenticare tutto. Sei la migliore terapia,” respiro mentre la mia lunghezza si muove ad un ritmo lento come se stessi assaporando il mio pasto preferito, una prelibatezza squisita e deliziosa.

“Ti prego, Christian, più veloce,” implora per una liberazione veloce.

“Oh, no, piccola. Ho bisogno che sia lento,” dico baciandola dolcemente, e le mordo dolcemente il labbro inferiore mentre lei geme nella mia bocca.

Lei muove le mani nei miei capelli, guardandomi sbigottita, seguendo il mio ritmo lento, abbandonandosi a me, e sento la deliziosa tensione aumentare mentre i suoi muscoli interni cominciano a contrarsi, i suoi occhi roteano indietro quando raggiunge l’apice, facendomi gemere, “Oh, Ana,” e raggiungo il mio completamento con il suo nome come litania sulle mie labbra.

Soundtrack

Dopo aver fatto l’amore, mi abbasso e avvolgo le mie braccia intorno a lei, appoggiando la testa sulla sua pancia. C’è una certa intimità, qualcosa di più rispetto al sesso nell’essere in questa posizione. È rassicurante, amorevole. Non ho mai esposto la mia anima a nessuno. Non in questo modo. Proprio in questo momento mentre Anastasia mi sta tenendo, accarezzandomi i capelli, ha il mio cuore e la mia anima nelle sue piccole mai.

In questa fragile bolla, ho paura di perdere tutto questo… Non pensavo di poter amare qualcuno in questo modo, desiderare di dare tutto me stesso, ridefinire le mie certezze. Sono sereno nel bel mezzo di una tempesta, tutto perché lei è il mio porto sicuro. Ci sono due cose che mi spaventano: che Anastasia si faccia male a causa mia, e che Anastasia mi lasci. Posso fare qualcosa per la prima. Posso proteggerla. Ma , la seconda dipende da Anastasia. Questa è la mia più grande paura.

“Non ne avrò mai abbastanza di te. Non lasciarmi,” mormoro baciando la sua pancia.

“Non vado da nessuna parte, Christian, e mi sembra di ricordare che volevo baciarti la pancia,” dice con voce assonnata. La sua dichiarazione mi fa sorridere. “Niente ti può fermare ora piccola,” dico.

“Non credo di riuscire a muovermi… sono stanca morta.”

Ha avuto una serata impegnativa. Sospiro, e mi metto accanto a lei. Tiro le coperte su di noi. La guardo con tutto il mio amore.

“Ora dormi, piccola,” sussurro. Mi chino e le bacio i capelli. Infine avvolgo le braccia intorno a lei e cediamo entrambi al sonno.

Mi sveglio di mia spontanea volontà. Ma il sole è già sorto. Guardo l’ora. Son quasi le dieci del mattino. Mi alzo e mi vesto. Torno verso il letto e guardo Anastasia dormire. Sembra così tranquilla, giovane e innocente. Le rughe della preoccupazione se ne sono andate. Vorrei svegliarla e tenerla stretta a me, ma non voglio svegliarla. Si agita un po’. Potrei guardala dormire per ore. Strizza gli occhi e alla fine li apre un po’. Sembra si stia riprendendo da una sbornia, ma è l’effetto della lunga notte che abbiamo appena trascorso

“Ciao,” mormoro sorridendole.

“Ciao,” sussurra con voce ancora addormentata.

“Da quando tempo mi stai guardando?” chiede.

“Potrei guardarti dormire per ore, Anastasia. Ma sono qui solo da cinque minuti,” lei sorride e io mi abbasso avvicinandomi, dandole un bacio. “La dottoressa Greene sarà qui tra poco,” le ricordo.

“Oh,” risponde come se se ne fosse dimenticata.

“Hai dormito bene?” chiedo. “Mi è sembrato di sì, visto il modo in cui russavi,” dico scherzando. Ovviamente non russa.

“Io non russo,” dice di rimando.

“No. non lo fai,” dico.

“Hai fatto la doccia?”

“No. Aspettavo te,” rispondo.

“Oh, bene.”

“Che ore sono?”

“Le dieci e un quarto. Non ho avuto cuore di svegliarti prima,” dico.

“Mi avevi detto di non aver affatto un cuore.”

Questo è un dato di fatto. Non ho un cuore. Ma in qualche modo, quando Anastasia è con me, il mio cuore è qui. Batte, ama, soffre, prova sentimenti. Lei dev’essere la ragione, per la quale io ho un cuore e un’anima. Qualsiasi cosa di cui siano fatte le anime, la mia e la sua sono la stessa cosa e lei completa quello che io ho perso. Perché lei è la guida di entrambi. Dove lei va, lì va anche il mio cuore

“La colazione è qui. Pancakes e bacon per te. Forza, alzati, inizio a sentirmi solo qui fuori,” dico dandole una pacca sul sedere.

Anastasia si stiracchia e va verso il bagno. Io torno in sala da pranzo, e faccio colazione. Una volta finito inizio a leggere i giornali della domenica mentre bevo caffè. Anastasia appare dalla camera da letto. Pulita e avvolta in uno degli asciugamani dell’hotel. Questa visione mi fa sorridere.

“Magia. Avrai bisogno di molte energie oggi,” scherzo. Ho dei grandi piani per oggi.

“E cosa sarebbero? Hai intenzione di chiudermi a chiave in camera?” chiede.

“Sebbene l’idea sia allietante, pensavo di uscire oggi. Andiamo a prendere un po’ di aria fresca.”

“Ed è sicuro?” chiede lei con aria innocente.

La preoccupazione s’insinua in me. Questa è la realtà con cui devo convivere ora, e devo essere sempre vigile. “Dove andremo lo è. E non è una questione su cui scherzare,” aggiungo serio. Guarda Anastasia con sguardo severo in modo che lei possa capire la gravità della situazione. Non voglio che la prende alla leggera, diventi compiacente e si faccia del male.

Soundtrack

Abbassa lo sguardo sul piatto, come se lì vi fosse nascosta la chiave del mio stato. Inizia a mangiare e solo dopo pochi bocconi, bussano alla porta.

“Dev’essere la dottoressa,” mormoro. Mi alzo e vado verso la porta. Accompagno la dottoressa e Anastasia in camera. Questa volta non voglio che la dottoressa mi guardi con severità.

Continuo a leggere i giornali della domenica e qualche rapporto di lavoro, mentre Anastasia è chiusa in camera con la dottoressa. Questa volta ci stanno mettendo più tempo del previsto. Cosa sta succedendo lì dentro? Continuo a guardare la porta con ansia. Vorrei entrare e vedere se va tutto bene, ma la dottoressa mi butterebbe fuori a calci. Seguito ad andare con lo sguardo avanti e indietro nervosamente. Nessun segno. Nessuno esce dalla porta. Guardo l’ora. Sembra che il tempo si sia fermato.

Finalmente escono. Anastasia è inebetita e la dottoressa Greene mantiene il più stretto riserbo. Sono sorpreso e preoccupato nel vedere questa cosa. Nessuno dice nulla. E’ domenica, quindi la dottoressa vuole andarsene alla svelta. Le stringo la mano e l’accompagno fuori. Una volta chiusa la porta mi giro verso Anastasia preoccupato. “Va tutto bene?” chiedo.

Scuote la testa come per riperdersi da uno shock. “Avrai via libera tra sette giorni,” dice automaticamente guardandomi da lontano.

“Sette giorni?”

“Sì,” risponde a monosillabi.

“Ana cosa c’è che non va?” chiedo sempre più preoccupato.

Mi guarda con occhi spalancati. Deglutisce come se avesse cattive notizie: “Niente di cui preoccuparsi. Per favore, Christian, lascia perdere,” rispondere.

Che diavolo? Niente di cui preoccuparsi? Lascia perdere? Mi sta nascondendo qualcosa? Oh mio Dio. C’è qualcosa che non va in lei. Cos’ha? Non qualche problema di salute? La dottoressa ha mantenuto il più stretto riserbo. Maledizione a tutta quella merda di riservatezza medico-paziente! E Anastasia non mi dirà niente! Sto impazzendo qui! Mi piazzo di fronte a lei, le afferro il mento, le alzo la testa e la guardo negli occhi. Esamino il suo viso, i suoi occhi in preda al panico, nel tentativo di cercare di capire il suo segreto, e la preoccupazione aumenta in me, facendo passi da gigante. Cosa diavolo succede?

“Dimmelo!” la esorto.

“Non c’è niente da dire, voglio solo vestirmi,” dice allontanandosi da me. Sono preoccupato, ed esasperato. Lei è poco collaborativa, e sto andando fuori di testa con tutti questi scenari nella mia testa. Mi passo una mano nei capelli esasperato.

“Facciamo la doccia,” dico alla fine.

“Certo,” mormora. La sua mente è da tutt’altra parte. Mi preoccupa e mi fa diventare ansioso.

“Vieni,” dico, le prendo la mano. La strada per il bagno è silenziosa… Cammino davanti a lei, tirandola, mentre la sua mente è in qualche altra dimensione, e sta controllando il suo corpo. Dio! Cosa c’è che non va?

Soundtrack

Vado in bagno, lascio andare la mano di Anastasia, apro la doccia, e mi tolgo i vestiti. Poi mi rivolgo ad Anastasia, e comincio a slegarle la vestaglia. “Io non so cosa ti stia sconvolgendo, o se sei solo di cattivo umore per la mancanza di sonno Anastasia,” dico guardando verso di lei preoccupato. “Ma io voglio che tu me lo dica. La mia immaginazione sta galoppando, e non mi piace,” dico posando la mia preoccupazione di fronte a lei in modo che possa essere aperta con me. In risposta lei alza gli occhi al cielo! Ma che diavolo? La guardo di rimando. Stringo gli occhi in una fessura così stretta che mi si potrebbe bendare con il filo interdentale! Sospira e risponde:

“La Dr. Greene mi ha rimproverata per aver smesso di prendere la pillola. Ha detto che avrei potuto essere incinta.”

“Cosa?” esce dalla mia bocca. Sono completamente sconvolto e fuori dal mio mondo. Il sangue drena dal mio viso, e mi congela mentre la guardo con fare interrogatorio e cerco di rendermi conto che potrebbe essere incinta, maledizione! Non può essere!

“Ma non lo sono. Mi ha fatto un test. E’ stato un shock tutto qui. Non posso credere di essere stata così stupida,” dice finendo, e togliendomi un peso dalle spalle.“Sei sicura di non esserlo?”

“Sì,” conferma.

Tiro un profondo sospiro di sollievo. “Bene. Sì, capisco che notizie del genere possano essere molto sconvolgenti,” dico mentre il sollievo mi entra nel corpo.

Lei mi guarda accigliata, come se non fosse contenta della mia reazione. “Ero più preoccupata per la tua reazione,” dice.

Sono perplesso, la guardo accigliato. “La mia reazione? Beh, naturalmente sono sollevato. Sarebbe stata una terribile incuria e maleducazione l’averti messa incinta.”

“Allora forse dovremmo astenerci,” risponde di scatto. Perché lei è arrabbiata con me? Sono confuso. La guardo cercando di risolvere il mistero dietro la sua reazione.

“Tu sei di cattivo umore questa mattina,” valuto.

“E’ stato uno shock. Tutto qui,” dice infastidita. Io la amo con tutti i suoi stati d’animo. Buono, cattivo, follemente esasperante, triste, petulante … tutto in lei è sexy! Afferro i risvolti dell’accappatoio e la tiro tra le mie braccia. La stringo a me, la tengo tra le braccia e la sua fronte si appoggia sul mio corpo nudo. Inspiro il suo profumo e chiudo gli occhi, le bacio capelli premendo la testa al mio petto. Non voglio che lei sia arrabbiata con me.

“Ana, non sono abituato a queste cose,” mormoro, incerto su come comportarmi. “La mia inclinazione naturale sarebbe quella di sculacciarti, ma dubito seriamente che tu al momento lo voglia,” dico sinceramente. Questo è l’unico modo a cui sono stato abituato. Non sono abituato ad essere lasciato al buio, e avere a che fare con le peculiarità femminili, in particolare come quella di Anastasia.

“No, no voglio. Questo aiuterebbe,” dice mentre si stringe attorno a me con il suo abbraccio. Mentre siamo abbracciati per molto tempo, mi sento lenito, qualcosa cambia dentro di me facendomi capire che ci sono altri modi di quello che ho usato, avendo anche un esito. Dopo che la tensione ha lasciato il corpo di Anastasia, le dico: “Vieni, andiamo in doccia.”

Le tolgo l’accappatoio e lo lascio cadere a terra. Entrambi entriamo in doccia. La doccia è di grandi dimensioni, ed è sufficiente per lavare entrambi nello stesso momento. Mi bagno i capelli e prendo lo shampoo. Lo spruzzo sul palmo della mano e lo passa ad Anastasia. Lei rispecchia le mie azioni. Dopo che si è strofinata lo shampoo nei capelli, sembra essersi rilassata, con gli occhi chiusi, e lascia che l’acqua scorra sul suo corpo. La schiuma corre giù in rivoli attraverso la schiena, le gambe e, infine, raggiunge lo scarico. Metto un po’ di doccia schiuma nel mio palmo e strofino le mani insieme per schiumare. Raggiungo il corpo di Anastasia e comincio ad insaponarle le spalle, le braccia, le ascelle, il petto e la schiena. La faccio girare dolcemente e la tiro contro di me pelle a pelle e comincio a lavare il suo stomaco, la pancia, e tra le sue gambe, sopra il suo sesso e le natiche.

La faccio voltare ancora e siamo uno di fronte all’altro. Il suo sguardo è fermo su di me. E mi guarda in attesa.

“Ecco,” le consegno il bagnoschiuma. “Voglio che mi lavi via quel che rimane del rossetto,” il suo sguardo è confuso. La guardo con attenzione.

“Non allontanarti troppo dalla linea, per favore,” mormoro con un filo di voce nervosa.

“Okay,” sussurra. La guardo senza battere ciglio. Lei prende un po’ di doccia schiuma e lo versa sulle mani, e poi le strofina insieme per creare schiuma. Le sue mani si muovono lentamente, ma decise sulle mie spalle e inizia strofinando delicatamente sulle linee di rossetto. Il mio corpo s’irrigidisce. Devo concentrarmi e chiudere gli occhi. Devo trovare un posto felice nella mia mente e lasciarla fare. La respirazione cresce, il mio cuore batte all’impazzata come se stesse cercando di uscire dal mio petto. La paura aumenta, e cerco di calmare il bambino nascosto dentro di me, dicendogli che è sicuro. E’ solo Anastasia, che ci ama, il piccolo bambino e il fottuto adulto che c’è al di fuori. Le sue dita tremano, ma lei rimane determinata. M’insapona il petto con tocchi morbidi, e anche se i movimenti sono semplici, genuini, e di puro amore, mi trovo ancora a deglutire nervosamente, sono teso e la mia mascella si stringe.

Le sue mani lasciano per un attimo il mio corpo, mentre prende altro bagnoschiuma, e mi rilasso visibilmente. Lei si avvicina, e sussurra “Sei pronto?”

“Sì,” è la mia risposta, un sussurro, appena udibile, cucita con pura paura, non diluita.

Mette le mani sul mio petto e ancora una volta rimango bloccato al mio posto, impotente. Il mio istinto mi dice di spingerla via e scappare. Stare lontano da lei, dalla sua portata. Inspiro profondamente, rapidi respiri per allentare la paura, ma il mio corpo diventa sempre più rigido, teso, e ogni mossa che fanno le sue mani, mi fa aumentare la paura, come se stesse per oltrepassare il confine ogni secondo, come se stesse per invadere il mio territorio buio, rendendomi vulnerabile. Il dolore e la paura sono insopportabili! Guardo verso di lei, vedo le lacrime venire giù, insieme all’acqua della doccia. Non riesco a sopportare di vederla piangere per me. Io non sono degno del suo pianto.

“No. Per favore non piangere,” le dico in un sussurro angosciato. L’avvolgo tra le mie braccia, e la tengo stretta contro di me. “Non piangere per me. Ti prego, Ana,” e lei si lascia andare ai singhiozzi e seppellisce il suo dolore con il viso contro il mio collo. Non posso sopportare di vederla così! Mi allontano, tenendole il viso, catturando in modo efficace il suo sguardo nelle mie mani, mi abbasso e appoggio le mie labbra contro le sue e mi perdo nel bacio.

“Non piangere, Ana, per favore,” la supplico ancora rimanendo contro le sue labbra. “E’ stato tanto tempo fa. Desidero ardentemente che mi tocchi, ma non riesco a sopportarlo. E’ davvero troppo. Per favore, per favore, non piangere piccola.”

“Anch’io ti voglio toccare. Più di quello che tu possa capire. Vederti così… ferito e spaventato, Christian. Mi fa davvero male. Ti amo così tanto.”

La riaffermazione del suo amore mi rilassa, mi bilancia e io sono di nuovo al mio posto, al sicuro. Le passo il pollice sul labbro inferiore. “Lo so, lo so,” sussurro.

“Sei una persona facile da amare. Non lo vedi?”

“No, piccola, non lo vedo,” dico incredulo. Non c’è niente da amare di me.

“Eppure è così. Lo faccio io e così fa la tua famiglia. Così fanno Elena e Leila. Hanno uno strano modo di dimostrarlo, ma so che fanno. Tu ne sei degno,” dice lei.

Soundtrack

Ognuna delle sue parole sono come pugnalate nella mia anima oscura. Io non sono degno dell’amore di nessuno né merito affetto. Io sono cattivo fino al midollo! Lei non ha idea di quello che mi piace fare! Nessuna idea! Mi amerebbe ancora se sapesse?

“BASTA,” dico, non essendo in grado di sopportarlo. Le metto un dito sulle labbra, e scuoto la testa per fermarla. Il dolore mi lacera fino al midollo. “Non riesco a sentire questo. Io non sono niente, Anastasia. Sono un guscio di un uomo. Io non ho un cuore.”

“Sì, lo hai. E io lo voglio, lo voglio tutto. Sei una persona buona Christian, davvero una bella persona. Non devi dubitare di questo. Guarda quello che hai fatto… guarda tutti i risultati che hai raggiunto,” dice sicura, tra un singhiozzo e l’altro. “Guarda quello che hai fatto per me… quello a cui hai voltato le spalle per me,” dice a bassa voce, in soggezione. “Lo so. So cosa provi per me,” dice, e la paura mi attanaglia diritto alla gola. Una cosa è che io lo sappia, un’altra è che lei lo sappia! Io non sono degno di lei. Lei non può sapere! Lei non deve sapere!

Sono in preda al panico, ma rimango fermo nella mia posizione. Guardo verso di lei, con smarrimento.

“Tu mi ami,” sussurra.

Lei sa! Lei sa! I miei occhi si allargano automaticamente in preda al panico. La mia bocca è spalancata, incapace di pronunciare una sola parola. Non posso negare ciò che è già segnato sulla mia anima. Sono indegno, torturato, e in questo momento sto mettendo a nudo tutta la mia anima a lei, le sto permettendo di fare come vuole. Sono tutto suo. Prendimi come sono, Ana.

“Sì,” sussurro. “Ti amo.”

10 thoughts on “CAPITOLO IX

  1. Bellissimo anche questo, nell’attesa nell’ultima settimana ho letto una fan-fiction italiana, niente de paragonabile a questa, qui l’autrice sembra la James in versione Gray, e voi siete fantastiche. a mercoledì.

      • Che pazienza avete …. se vi venisse in tasca un euro per ogni volta che vi è stato chiesto quando pubblicate i capitoli, sareste ricchi….. non come Mr. Grey, ma benestanti ….
        🙂

  2. Che dire??

    Quando l’anno scorso lessi questo capitolo – il lingua originale – in Fifty Shades Darker, mi ridussi a piangere calde lacrime per la dolcissima ammissione del nostro dominatore preferito.

    Rileggere il capitolo raccontato dal suo punto di vista, è ugualmente dolce e dolorosamente intenso.

    *sniff*

  3. EVVAI!!!!!!!!!!!!
    FINALMENTE CHRISTIAN L’HA DETTO!!!!!!!!! ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥
    WOW… NON CI POSSO CREDERE !!!! ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥ ♥‿♥

    POSSIAMO ESSERE SICURE CHE L’ABBIA DETTO ?!? ^_^ NO XKE’ SEMBRAVA UNA COSA IMPOSSIBILE 😛 🙂 ♥‿♥

  4. Il mio nome è Lizzy, Dall'America. Desidero condividere la mia testimonianza con il pubblico, Che cosa questo uomo chiamato Dr. osazuwa è fatto solo per me, Quest'uomo mi ha appena portato indietro al mio Ex-marito ha perdita la sua grande magia, Sono stato sposato per questo ragazzo di nome Steven sono stati insieme per molto tempo e siamo in amore con la nostra ma se ero in grado di dargli il bambino 2 anni ha lasciato me e mi ha detto,, che egli non possono più continuare poi ora sono alla ricerca di modi per, Come per riaverlo indietro fino a un mio amico mi ha parlato di quest'uomo e ha dato il suo indirizzo e-mail, Lei non ci crederà, Se ho preso quest'uomo i miei problemi di ortografia è pronto per il cast e riportare il tuo marito, e dopo un mese mi manca il tuo mese e andare alla prova e il risultato ha sottolineato che sono incinta, oggi sono felice, tu sei la madre della ragazza, Grazie ancora per il grande Drosazuwa, Che cosa hai fatto per me, Se avete problemi con questo, passando attraverso lì sono elencati di seguito:

    1) Se si desidera che il tuo ex indietro.
    (2) Se avete sempre brutti sogni.
    (3) Vuoi promuovere il tuo ufficio.
    (4) Si desidera che le donne / gli uomini correre.
    (5) Se volete un bambino.
    (6) Vuoi essere ricco.
    (7) Si desidera associare il tuo marito / essere una donna
    yours forever.
    (8) Se siete necessitante assistenza finanziaria per la.
    (9) Come fai a essere truffati e si desidera ripristinare, hai perso denaro
    – È possibile contattare l'orlo attraverso il: e [email protected] o telefono cellulare
    +2349032581113

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