Bonus Secondo Libro

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Il Padrone è Oscuro

È sabato, ma ho ancora tanto lavoro da sbrigare. Leila intanto si sta occupando del nostro pranzo. Devo riesaminare alcuni grafici relativi a dei telefoni cellulari autoricaricabili. Voglio che le tecnologie della comunicazione siano disponibili anche in luoghi dove l’energia non è facilmente reperibile. Ma c’è un intoppo e la cosa mi sta facendo impazzire. Mi piace quando le cose sono fatte con puntualità, nei tempi da me stabiliti, e non quando fa comodo alla mia squadra di ingegneri! Qualcuno verrà licenziato per questo! Questa si chiama incompetenza!

Prendo il mio Blackberry e chiamo il capo della squadra di ingegneri.

Risponde al primo squillo.

“Sì, Mr. Grey. Come posso esserle utile?”

“Warren! Siete degli incompetenti! Volevo che progettaste un telefono cellulare che non avesse bisogno di essere ricaricato. Ma il problema non è stato risolto!”

“Mr. Grey, questi telefoni hanno ancora bisogno di essere ricaricati almeno una volta a settimana. Non potevamo eliminare completamente questa caratteristica, signore,” borbotta con voce piatta.

“Allora abbiamo un problema: io ho assunto la tua squadra per ELIMINARE la dipendenza dalla rete elettrica. Va bene che ne abbia la potenzialità, ma non la necessità e la dipendenza! Ti ho parlato dei problemi che implica. Vogliamo che questa tecnologia sia disponibile in luoghi dove non esiste un immediato accesso a una fonte energetica. Questi telefoni dovrebbero essere in grado di funzionare per settimane senza bisogno di essere ricaricati. In questo modo potrebbero essere utilizzati da persone che risiedono nei luoghi più remoti del mondo o anche da escursionisti, esploratori e soldati, per esempio. Come pensi che possano ricaricare il loro cellulare se li obblighiamo a dover utilizzare una spina da inserire in una presa di corrente? Dovrebbero infilarsela nel culo?”

Riesco quasi a sentirlo trasalire dall’altra parte del telefono.

“Certo che no, signore,” riesce a dire a malapena. “Ma avrebbero comunque bisogno di una qualche fonte di energia.”

“Warren, ho assunto te e la tua squadra per risolvere proprio questo problema. Ricaricare il proprio cellulare per cinque anni provoca l’emissione di 3,6 chilogrammi di CO2 nell’atmosfera.”

“Ma signore, è meno della metà di quello che produce un litro di benzina nella sua macchina,” risponde con sufficienza.

“Ascoltami bene idiota! Non ci sono 2,5 miliardi di automobili nell’America del Nord! Ma ci sono 2,5 miliardi di dispositivi portatili ricaricabili che insieme utilizzano energia sufficiente a generare 8 miliardi di chilogrammi di emissioni di carbonio! Hai capito adesso, tesoro? E tu dovresti essere l’ingegnere che si occupa di energia sostenibile,” dico a denti stretti per la rabbia.

“Ho capito, signore,” dice in tono di scuse.

“Voglio sapere quando tu e la tua squadra riuscirete a risolvere il problema. Non ti sto chiedendo “se” riuscirete, ma “quando”. Non posso accettare questa incompetenza da una squadra di ingegneri che lavora per me!”

“Potremmo non riuscire a rendere i telefoni completamente indipendenti da una qualsiasi fonte di energia, signore,” dice in tono mite.

“Voglio che il tempo di ricarica sia di un’ora, una volta al mese. Per il tempo restante deve dipendere dal sistema di autoalimentazione. Questo è il vostro obiettivo. Cercate di raggiungerlo! Voglio grafici migliorati e campioni ogni settimana! Fate come vi dico! Se non migliorate i modelli entro quattro settimane, la tua squadra è licenziata! Mettiti in contatto con i tuoi ingegneri del cazzo e falli restare al passo. Voglio vederli Martedì. Non te lo sto chiedendo. Farete bene a essere pronti!”

“Sì, signore,” dice preoccupato e io attacco. Emano rabbia da tutti i pori. Mi passo entrambe le mani tra i capelli per l’esasperazione. Hanno avuto sei mesi e questo è il meglio che sono riusciti a ottenere! Voglio distribuire quella tecnologia. Il salario che ricevono questi ingegneri è notevole: finanzio con un sacco di soldi le loro ricerche e loro mi consegnano un lavoro fatto col culo!

Mentre sto osservando ancora gli schemi sento qualcuno bussare alla porta.

“Cosa c’è?” ringhio.

Leila entra con lo sguardo basso. È adorabile nella sua camicia da notte di raso.

“Parla,” dico.

“Il pranzo è pronto, Padrone,” dice a bassa voce.

“Vieni qui, Leila,” dico. Ho bisogno di scaricare la tensione e liberarmi della rabbia. Lei si avvicina alla mia scrivania lentamente con la testa ancora rivolta verso il basso. “Puoi guardarmi, Leila,” dico delicato. Lei alza lo sguardo. I suoi occhi castani sono accesi per l’eccitazione. “Pranzeremo più tardi,” dico tirandola verso di me.

Durante i giorni che passa qui all’Escala non deve indossare biancheria intima, a meno che non glielo ordini. Quindi adesso so che non indossa niente sotto la sua camicia da notte. Leila sbatte le lunghe ciglia mentre solleva i suoi occhi castani per guardarmi. Sento il suo cuore che smette di battere quando incontra il mio sguardo nervosa. Si aspetta una punizione per il suo comportamento riprovevole di ieri notte. Il mio sguardo è cupo e impassibile. Si inumidisce involontariamente le labbra con la lingua e io le afferro il viso e mi chino su di lei catturandole le labbra con le mie. Mentre la bacio la mia lingua si attorciglia attorno alla sua. La sua risposta è automatica, ma le sue mani rimangono immobili dato che le ho ordinato di non toccarmi senza il mio permesso. Le sue labbra e la sua lingua sono sufficienti. Chiude gli occhi mentre le nostre bocche si fondono e le sue mani si sollevano verso il mio petto furtivamente posandosi sui peli. Io mi tiro indietro immediatamente e la spingo via come se stesse andando a fuoco. Mi sale la bile in gola. Porto le mani al petto automaticamente come per spegnere un incendio. Tremo per il disgusto. Leila sembra sorpresa dalla mia reazione.

“Mi dispiace, padrone. Mi sono dimenticata,” dice.

“Silenzio!” ringhio.

L’ho rimproverata ma ora avrà bisogno di una punizione per aver oltrepassato il mio limite assoluto. Non l’ha dimenticato. Sta con me da otto mesi! Abbiamo ripassato tutte le regole al nostro primo incontro. Non è nemmeno nuova nel campo della sottomissione! Sa cosa fare e cosa no, conosce molto bene i miei limiti assoluti e quelli relativi! Le giro intorno, lei ha la testa china, le mani poggiate ai lati. Mi avvicino a lei, e con il mio indice le alzo la testa, e la obbligo a guardarmi negli occhi. Ho gli occhi ardenti per la rabbia. Lei si irrigidisce sotto il mio sguardo, e, come se stesse lasciando il proprio corpo, il suo sguardo diventa sereno, pronta ad accettare ciò che arriverà. La spingo sulla mia scrivania, tra i tabulati telefonici e i business plan, e metto la mano aperta sulla parte bassa della sua schiena facendo pressione per poggiarla sulla scrivania, mentre le mie gambe le allargano le cosce. Il suo sesso depilato si apre come un fiore, esponendo il suo buco stretto. Senza mezzi termini infilo l’indice e il medio, facendo pressione nel suo sesso, e poi le passo lungo le pieghe con il mio tocco esperto. Le labbra del suo sesso sono già fradice in risposta, involontariamente spinge in alto i fianchi e io tolgo la mano, così lei non trova altro che aria.

“Sei già bagnata,” dico. Non è una domanda, è una constatazione, ma lei risponde.

“Sì, Padrone, per te.”

“Non ti è permesso parlare, Leila!” ringhio. Leila è da un po’ che sta provando ad infrangere le mie regole. Sta facendo dei deboli tentativi per farmi percepire il suo desiderio di avere di più dal nostro accordo. Io non faccio niente “di più” del semplice scopare. E’ questo il nostro accordo. Ho appena 25 anni, ho interessi ed obiettivi da single! I miei affari e la mia libertà sono le mie priorità. Non le mie sottomesse! Amo la mia autonomia. Non ho intenzione né interesse a farmi coinvolgere in relazioni che prevedono affetto. Non sono il tipo da cuori e fiori. L’amore è per i perdenti! Lo stesso obiettivo può essere raggiunto senza la connessione emotiva. Le relazioni Dominatore / Sottomessa permettono di scavalcare le vulnerabilità che l’amore scatena nei diretti interessati. Mi prendo molto cura di Leila, e le mie regole sono chiaramente definite, e soprattutto non devono mai essere infrante. Sono sempre io ad avere il controllo. Lei, comunque sia, ha provato a spingersi discretamente oltre i limiti. Leila, che è stata una sottomessa grandiosa dall’inizio, ora si mette di proposito nei guai per essere punita, almeno una volta la settimana! Sempre un po’ di più ogni volta, come ha appena fatto. Mi abbasso per parlarle all’orecchio e le dico, “Non dovrai raggiungere la soddisfazione, e di sicuro non ti è permesso venire senza il mio permesso esplicito, Leila, fino a nuovo ordine. Hai capito la tua punizione?” Lei è silenziosa, docile, ed impassibile.

Le schiaffeggio forte il sedere nudo e lei emette un leggero suono.

“Silenzio! Ti ho chiesto, ai capito la tua punizione? Rispondimi!”

“Sì, Padrone, ho capito,” sussurra.

“Bene.”

“Ora ti legherò e ti scoperò sulla mia scrivania, molto duramente, e non ti è permesso venire! Capito?”

“Sì, Padrone,” sussurra con gli occhi spalancati.

Mi sfilo la cintura, la lego intorno ai suoi polsi, la poggio sulla mia scrivania di schiena, completamente aperta, e tiro la parte restante della cintura attraverso la decorazione della scrivania pesante. Lei è aperta e tesa, ma le sue gambe toccano ancora il pavimento. Il corpo allungato di Leila è una visione deliziosa e le curve dei suoi fianchi sono esposte. Spingo la mia mascolinità crescente sempre più in alto, vicino al suo sesso, anche se sono ancora completamente vestito, con i miei jeans addosso, mentre stringo le sue natiche. Prova a dare uno strattone per liberarsi le mani, ma le agito il dito davanti. Non farò altro che spingerla nuovamente verso la cintura e questo farà aumentare il dolore. Apro la zip dei jeans e mi abbasso le mutande. Infilo la mia erezione a fondo dentro di lei, aprendola, riempiendola completamente e tutto il suo corpo reagisce alla pressione. Il sesso di Leila si stringe involontariamente intorno alla mia mascolinità, e la testa della mia asta si ritrova immersa in un sovraccarico sensoriale, mentre la sua eccitazione prende subito vita.

“Non venire!” dico tra i denti digrignati, guardandola negli occhi mentre spingo dentro di lei. La frizione causata da ogni spinta aumenta il piacere che sta provando, e la vedo stringere i denti per impedirsi di venire, tira le mani per causarsi dolore in modo da controbilanciare il piacere.

Le sue gambe si agganciano intorno a me, geme mentre affondo dentro di lei, tenendola per i fianchi. Il sesso di Leila è fradicio, ed ogni mia spinta fa rimbalzare il suo culo per l’impatto. Alla fine un gemito sommesso esplode in lei, mentre spingo dentro di lei ed i miei testicoli sbattono ripetutamente contro di lei. Continua a tirare le sue braccia, come una masochista; da quanto ne so, a Leila piace molto il dolore. Si lascia andare e spinge contro di me, facendo leva con le gambe.

“Dannazione, Leila! Fermati!”

“Ci provo… Padrone,” dice in un sussurro pieno di dolore e piacere. Le mie spinte aumentano rapidamente, e sento il corpo di Leila annegare in una miriade di sensazioni, e poi viene mentre mi svuoto dentro di lei. Sembra mortificata.

Impreco. “Cazzo! Cazzo! Ti ho detto di non venire!” Leila chiude gli occhi, si morde quasi a sangue il labbro inferiore per fermare le ultime ondate che le attraversano il corpo.

Vado all’altro capo della scrivania e slaccio la cintura per liberarle le braccia.

“Oggi pranzeremo tardi. Voglio che tu vada nella mia stanza dei giochi e mi aspetti lì,” dico e lei sa cosa intendo.

“Sì, Padrone,” risponde. Sistemandosi la camicia da notte di seta, corre fuori dal mio studio.

Essendo una sottomessa esperta, Leila sa che la negazione dell’orgasmo è una forma standard di punizione. Sa come controllare i suoi impulsi, ma ultimamente sta provando a spingermi, affinché decida di farla diventare la mia fidanzata. Io non sono interessato ad una fidanzata. Non lo sono mai stato e non lo sarò mai. Mi piace la mia autonomia, mi piace il mio controllo, e mi piace che la mia vita rimanga così: Io, come artefice del mio destino. Chiudo gli occhi, rallentando il mio respiro. Non mi sono dimenticato del fatto che Leila ha provato ad infilarsi nel mio letto la scorsa notte. Stavo avendo un altro incubo, e non mi ha fatto sentire meglio quando le sue braccia hanno iniziato a stringermi nel cuore della notte, facendomi andare fuori di testa. Mi sono liberato della sua stretta così velocemente che sono caduto sul pavimento. Non è ancora stata punita per questo, e questo è il secondo fallo che commette nel giro di meno di ventiquattro ore. Potrei non rinnovare il nostro accordo alla scadenza dei termini. Sta diventando implacabile nonostante le punizioni. Il fatto che a Leila piaccia il dolore, di certo non aiuta a migliorare il suo comportamento – come una drogata che cerca la sua prossima dose. Ecco perché non l’ho punita la scorsa notte, nonostante la trasgressione. La maggior parte delle persone, anche le sottomesse, farebbero di tutto per evitare il dolore, evitare la punizione. Ecco perché le società funzionano meglio, perché le persone hanno paura delle conseguenze.

Faccio un respiro profondo. Ho deciso quale sarà la mia forma di punizione. Vado nella mia stanza, nel mio armadio, mi cambio e indosso i miei jeans consunti, torno al comando. Vado nella stanza dei giochi. Quando oltrepasso la soglia per entrare nella stanza, mi trasformo nel dominatore totale che sono. Leila è nuda, seduta sui talloni, le mani posate sul suo grembo. La testa è bassa, il respiro è tranquillo, completamente docile e impassibile.

Vado alla cassettiera dove tengo alcuni dei miei giocattoli; scelgo le manette. Le poggio sul divano. Poi tranquillamente torno da Leila e mi fermo di fronte a lei.

“Puoi guardarmi, Leila,” dico. Il suo sguardo sereno si alza, in attesa.

“Sai perché stai per essere punita?”

“Sì, padrone,”risponde lei.

“Perché dunque? Dimmi.”

“Ho disobbedito alle tue regole.”

“Stai per essere punita perché non solo hai disobbedito alle regole. Hai disobbedito continuamente a semplici ordini: sei stata una sottomessa per anni. Sai di cosa parlo. Se tu non riesci neanche a controllarti, dovrò prendere alter misure per controllarti. Più che altro, sei venuta nel mio letto spontaneamente. Questo è il mio più grande limite, ed è una grossa trasgressione,” dico.

Leila gira la testa offesa dal mio rimprovero.

“Non hai avuto il permesso di voltarti, Leila,” dico e lei riporta il suo sguardo sui miei occhi.

“Naturalmente sarai punita,” dico mentre lei si acciglia, con un lieve bagliore di speranza nei suoi occhi. Non voglio alimentare il suo bisogno di eccitazione; questo non è un premio – è una punizione.

“Vieni,” dico, portandola verso il rivestimento di pelle rossa del letto a baldacchino. Abbasso una delle bretelle dal soffitto sopra il letto. In mano ho le manette di cuoio.

“Dammi I polsi,” ordino. Lei obbedisce. Chiudo una delle manette intorno al suo polso, e con un’altra coppia di manette, ammanetto l’altro polso. Fisso le manette alle bretelle ora abbassate, e le tiro forte. Le sue braccia sono aperte alla massima lunghezza. Sarà incapace di muoversi da quella posizione finché non verrà liberata. I suoi seni sonno sollevati e sporgenti. Dato che la sua schiena è inarcata, il suo sedere è spinto in fuori. Le faccio spalancare le gambe, e le ammanetto le caviglie.

“Qual è la parola di sicurezza, Leila?”

“Giallo e r osso, Padrone,” mormora.

“Bene.”

“Perché stai per essere punita, Leila?”

“Sono venuta senza permesso nel tuo letto la scorsa notte,” dice soffocando le sue parole.

“E?” sondo duramente.

“E questa mattina ho cercato di toccare il tuo petto.”

“Perché non va bene fare queste cose, Leila?”

“Perché questi sono I tuoi limiti assoluti, Padrone.”

“Hai cercato di oltrepassarli comunque?”

“Sì, Padrone,” dice mentre stringe le mani nelle costrizioni, il suo respiro diventa così veloce che il suo petto tira con forza. Sembra eccitata, e in attesa; come un drogato che sta per farsi la prossima dose. Tengo la frusta in mano con piccole code di pelle.

“Ti punirò con questa; dieci colpi e poi ti scoperò. E tu non verrai. Hai capito, Leila?”

“Sì, Padrone,” dice in attesa.

Alzo la frusta; la oscillo verso Leila facendo vibrare le code della frusta nell’aria, poi le faccio finire violentemente sulle sue natiche nude. Le code di cuoio coprono il suo sedere e il suo sesso lasciando segni rossi. Lei si getta in avanti sussultando, ed emette un gemito di piacere.

“Silenzio!” ordino.

Alzo ancora la frusta e colpisco di nuovo le sue natiche carnose. Le sue dita stringono con forza le restrizioni, il suo petto ansante in avanti. Mi metto davanti a lei e sferro un colpo sul suo petto. Leila sussulta ancora, ma ha ancora il piacere dipinto il faccia. Mi muovo verso il fianco e colpisco dove sono comparsi dei segni rossi sulla sua pelle pallida. Lei rabbrividisce appena. Io picchietto sapientemente la frusta sul suo seno sodo contrassegnandolo con linee rosse, e lei guaisce, con gli occhi chiusi. So quanta pressione esercitare per fare in modo che la frusta lasci un ricordo di dolore, senza ferire la pelle.

Alzo la frusta e colpisco sulla sua pancia, lei cerca di muoversi ma le manette la tengono al suo posto. Mi muovo intorno al suo corpo, e affondo le dita nel suo sesso. Lei è bagnata, eccitata, palpitante. Lei non si lamenta; sta assorbendo e godendosi la sensazione. Questa è Leila; la sua mente si rifugia in un altro posto quando viene punita. Nel contesto del gioco, è una buona caratteristica per una sottomessa, ma la punizione deve essere creativa per qualcuno che è masochista estremo. Alzo la frusta ancora e sferro gli ultimi quattro colpi sul suo sedere che ora sfoggia profondi solchi rossi.

“Dieci!” dico, e vado dietro Leila, posizioni il suo sedere, e affondo dentro di lei senza preamboli.

“Questo è solo per il mio piacere! Tu NON verrai, Leila!” la avverto. Dopo ogni affondo nel suo sesso, lei geme cercando di sopprimere il suo piacere. Lei irrigidisce il suo corpo, combattendo per non soccombere al piacere che si sta diffondendo nel suo corpo. Ogni volta che affondo nel suo sedere arrossato, lei geme trovando piacere nelle sue pene. Lei alza il sedere ancora di più per soddisfare ulteriormente le mie spinte, e viene forte quando io raggiungo il mio piacere.

Libero le sue restrizione mentre esco da lei. Ora sono pazzo di rabbia, completamente insoddisfatto. Lei sta deliberatamente cercando di disobbedirmi per dimostrare qualcosa del quale a me non frega un cazzo. Prendo una lozione di Aloe Vera da uno dei miei cassetti, e lo applico sul suo sedere, la sua schiena, il suo petto e pancia. Non dico niente. I miei occhi sono di ghiaccio, e lei lo sa.

“Padrone?” dice alzando la mano.

Io alzo il dito per non farla parlare. Finisco meccanicamente quello che sto facendo, e mi rimetto le mutande.

“Rivestiti; ora mangeremo,” dico in tono minaccioso. La paura le riempie lo sguardo.

“Padrone, mi dispiace!” dice.

“Non parlarmi, se non ti viene chiesto, Leila. Hai deliberatamente e continuamente disobbedito alle mie regole. Vieni, mangiamo.” dico. Lei annuisce, “Sì, Padrone,” e assume il suo comportamento da sottomessa abbassando gli occhi mentre io tolgo il mio sguardo da lei. Lascio la stanza.

Venti minuti dopo, sediamo al tavolo da colazione dopo esserci fatti la doccia nei nostri rispettivi bagni, e mangiamo. I tre tenori stanno cantando “O Sole Mio” in sottofondo.

“Perché nelle ultime settimane mi hai disobbedito deliberatamente?”

Fa spallucce in risposta.

“Parla, Leila!” le ordino. “Hai disobbedito e sei stata punita ogni volta, ma comunque, continui a disobbedire e oltrepassare i miei limiti che sono stati chiaramente definiti. Cosa stai provando a fare?”

Fa una smorfia mentre prova a trovare una posizione comoda in cui stare seduta sul suo sgabello ma, non riuscendoci, ci rinuncia.

“Padrone, io…” dice e si ferma.

“Tu, cosa?” chiedo con tono minaccioso.

“Voglio qualcosa… no, ho bisogno di qualcosa,” dice, e attira tutta la mia attenzione.

“Questa cosa, che vuoi e di cui hai bisogno… E’ questa la causa della tua disobbedienza?”

Annuisce senza alzare lo sguardo.

“Guardami!” ordino.

“Sì, Padrone.”

“Se hai qualche bisogno, è mio compito come tuo Dominatore soddisfarlo ed eliminare le carenze che esistono nella tua vita. Perché non mi hai detto che avevi bisogno di qualcosa?”

“Ci ho provato… Con degli indizi. Cose diverse…” dice.

“Tipo cosa?”

Sul mio iPod parte “La Donna E’ Mobile.”

“Posso cambiare la musica, Padrone?” chiede provando a distrarmi.

“Ok!” scatto.

Si alza lentamente dallo sgabello, sussultando, e si dirige verso il supporto che ospita l’iPod. Cambia canzone scegliendo Beyoncé. Inizia a cantare la popolare “Crazy in Love.”

Torna indietro e si mette di nuovo seduta sul suo sgabello, mentre la guardo confuso.

“Sto aspettando!” dico. Lei sospira.

“Ho bisogno… no, voglio essere una priorità nella tua vita, Padrone.”

Inclino la testa da un lato.

“Priorità, in che senso?”

“Voglio essere l’unica nella tua vita.”

“Leila, sai che sono monogamo nelle mie relazioni. Al momento sei la mia unica sottomessa.”

“Scusami, devo abbassare il volume della musica. E’ troppo alto e mi distrae,” dico, poi prendo il telecomando e abbasso il volume, fino a far diventare ma musica un rumore di fondo. Lei sospira ancora una volta.

“Voglio essere la tua fidanzata, Padrone!” dice tutto d’un fiato e a me cade la forchetta da mano.

Mi giro per guardarla in faccia, dandole la mia piena attenzione.

“Tutto il tempo in cui sei venuta ad invadere la mia stanza, e mi hai disobbedito ogni giorno per le ultime quattro settimane, è stato perché vuoi diventare la mia fidanzata?”

“Sì,” dice remissiva.

“Leila, non voglio né ho bisogno di una fidanzata. Né ora né mai. Io e te abbiamo un contratto, una relazione consensuale Dominatore / Sottomessa. Mi prendo cura di te, e tu ti prendi cura dei miei bisogni.”

“Ecco come stanno le cose, Padrone.” Dice, come se stesse per divulgare un altro segreto.

“Ho conosciuto qualcuno,” dice guardandomi negli occhi.

“Hai fatto sesso con lui?” chiedo arrabbiato. Non condivido le mie sottomesse; io sono monogamo nei loro confronti, e mi aspetto che facciano lo stesso.

“No! Non si tratta di questo. Ma lui vuole di più, vuole essere più coinvolto con me. E’ quello che voglio anche io. E tu…” dice facendo fatica a far uscire le parole. “Tu non lo vuoi. Lo voglio per me stessa. Voglio una relazione. Come una vera coppia.”

“E tu avevi pensato di offrirmi la prima occasione per ricoprire questa posizione? Sono il primo della lista?” chiedo.

Lei fa una smorfia per la mia affermazione.

“Beh, siamo coinvolti. Vorrei stare con te, Padrone.”

“Leila… Questo non sono io. Io non entro nelle relazioni. Scopo. Sono un Dominatore. Voglio solamente una sottomessa. Se vuoi perseguire una relazione con qualcun altro, non ti fermerò. Lo meriti. Ma avrei voluto me lo dicessi prima. Ti avrei risparmiato tutte le punizioni. Il mio punto di vista non cambierà. Questo è tutto ciò che voglio da una relazione. Non voglio altro. Non sono interessato ad altro se non ad una relazione Dominatore / Sottomessa con un contratto firmato, le mie regole elencate e accettate. Hai una clausola da utilizzare per tirarti indietro, lo sai.”

“Lo so. Penso che vorrei utilizzare quella clausola immediatamente,” dice.

“E’ quello che vuoi?” le chiedo mentre scavo con lo sguardo dentro di lei.

“Sì, Padrone.” Indago sul suo atteggiamento. Sembra determinata.

“Okay. Sai che una volta uscita dal contratto, non ti sarà più permesso tornare all’Escala, o nella mia vita, in nessun modo.”

“Capisco, Padrone,” dice in tono appena udibile.

“Adesso il tuo contratto è nullo. Sei libera. Farò depositare del denaro sul tuo conto per assicurarmi che starai bene per un po’. Continuerai ad avere anche un’assicurazione sanitaria finché non ne avrai una tutta tua.”

“Grazie, Padrone,” dice sconsolata.

“Taylor ti accompagnerà appena avrai finito di raccogliere le tue cose. Se vuoi restare stanotte, puoi farlo. Fammelo sapere,” dico con viso impassibile.

“Penso che me ne andrò oggi,” dice.

Annuisco. “Fammi sapere quando sei pronta.”

“Padrone?” chiede. “Non posso fare niente per farti cambiare idea? Su di noi?”

“No, Leila. Non sono un tipo da fidanzata o da relazione. Io scopo solamente,” dico con viso impassibile ed esco dalla cucina lasciando Leila sola, mentre mi guarda con espressione shockata. E’ il momento di prendermi una pausa e trovare un’altra sottomessa.

8 thoughts on “Bonus Secondo Libro

  1. ho letto le versioni di christian dei due libri in 4 giorni… bellissimo…davvero brave\i chi ci ha lavorato… mi chiedevo se era disponibile anche il 3 libro…

  2. Grazie per aver pubblicato questo capitolo, v seguo ed aspetto sempre con interesse ed attesa la pubblicazione dei capitoli, Vi ringrazio per l’impegno.

  3. Davvero bello questo bonus!!!!
    Molto amara la conclusione del rapporto con una delle sottomesse preferite da Christian.
    Un appunto: la signora Emine Fougner ha sbagliato una sola cosa…. il rapporto tra Christian Grey e Leila Williams e’ durato poco piu’ di due anni….. lui lo confessa ad Anastasia.

  4. Adesso che ho letto qualcosa sul rapporto che c’é stato tra Christian e Leila ringrazio il cielo per aver cambiato Christian completamente, o quasi…… 😉

    Così com’é ora Christian é migliore…. e forse questo dipende solo dall’aver trovato la sua anima gemella!!!!!!! <3

    Sono molto felice che ci sia anche un terzo libro, anche se breve, e spero che prima o poi lo continuiate!!!!

    Grazie 🙂

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