CAPITOLO XXIX

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Durante la lettura potrebbero esserci evidenziati dei link “Soundtrack” che rimandano a delle canzoni. Vi consigliamo di aprirli per entrare appieno nell’atmosfera delle situazioni, continuando ad immergervi nelle parole della storia con un sottofondo da noi consigliato.

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Verso casa

Soundtrack

Il mattino presto non mi porta alcun sollievo. Sto andando avanti con il pilota automatico. Mi alzo, mi alleno, faccio una doccia, mi vesto, mangio, mi occupo di problemi che potrei aver causato o che mi ritrovo a portata di mano. Ma a questo punto non importa poi tanto. Leila ed io abbiamo condiviso una storia. E’ stata una delle mie relazioni a lungo termine. Non riesco nemmeno a pensare di abbandonarla nel momento del bisogno. Ho il forte presentimento che sia io la causa del suo crollo, o che ne sia almeno in gran parte responsabile. Altrimenti perché sarebbe venuta qui? Ricordando il modo in cui Mrs. Jones ha descritto il suo aspetto scompigliato, il mio cuore si stringe di nuovo. Com’è riuscita ad arrivare a tanto dalla donna vibrante, vivace e maliziosa che era? Era ancora tutte quelle cose quando le nostre strade si sono separate; quando ha trovato qualcuno da sposare dopo che avevo messo in chiaro che non volevo ‘di più’. Non ho mai voluto di più. Fino ad Anastasia. Ma Leila ha trovato il suo di più con suo marito, non è così?

Allora cos’è successo? Sa che era qui provando a tagliarsi i polsi? Certo che no. Se l’avesse saputo, sarebbe stato presente a soddisfare i suoi bisogni come un marito dovrebbe fare.

Vado nel mio studio dopo aver accettato una tazza di caffè nero con del latte scremato da Mrs. Jones.

Premo due numeri sul mio telefono posizionato sulla scrivania, Taylor risponde, “Sì, signore.”

“Ho bisogno di te per delle informazioni, Taylor,” dico.

“Arrivo, signore,” risponde, riaggancio.

“Taylor, voglio che tu faccia da intermediario con Welch. Scopri dov’è il marito di Leila e parlagli personalmente. Scopri se sta ancora con Leila, e se non è così, scopri la ragione della loro separazione. Quando Welch avrà parlato con i suoi genitori, voglio sapere ogni dettaglio, per iscritto. Capito?”

“Certo, signore,” risponde fermamente.

Il mio Blackberry squilla, controllo il telefono ed è Welch. Taylor si gira per andarsene, ma alzo il dito per indicargli di restare un altro minuto. Questo potrebbe essere qualcosa che anche lui deve sentire.

“Welch, sto per metterti in vivavoce, e voglio che Taylor senta quello che hai da dire. Voglio che faccia da intermediario tra te e me se non sono disponibile. Puoi raggiungerlo in qualsiasi momento, e avrai le informazioni per contattarlo.”

“Sì, signore,” risponde Welch. “La ragione per la quale la sto chiamando è questa. Poco più di due mesi fa, Leila ha lasciato suo marito dopo essersi trovata un altro amante. Da quel che ha detto suo marito, sembrava essere innamorata di lui, e non ha avuto contatti con lei da allora, e ha specificamente detto che non gli interessa nemmeno sentirla, dopo, ahem,” si schiarisce la voce e poi continua, “e quoto suo marito, ‘essersi scopata un altro figlio di puttana mentre stava ancora con lui’. Quindi, sembra che sia stata con questo nuovo fidanzato per gli ultimi due mesi. Però noi non sappiamo chi sia questo fidanzato. E’ quello che sto provando a scoprire. Ho provato a raggiungere la famiglia, ma non hanno ancora risposto ai telefoni. Riproverò oggi per vedere se hanno qualche informazione sul luogo in cui vive o sul nuovo fidanzato che è nella sua vita. Questo potrebbe darci una buona pista, signore,” ha detto.

“Hai sentito tutto?” chiedo a Taylor.

“Sì, signore,” risponde freddamente.

“Nel frattempo, tieni gli occhi e le orecchie aperte per vedere o sentire se venisse registrata in un altro ospedale, o se ci fossero rapporti della polizia, o qualsiasi cosa di nuovo che potrebbe contenere il suo nome finché non la troviamo. Dovrà pur spuntare da qualche parte. Non ha senso che sia venuta a casa mia provando a commettere un suicidio, e poi sia scomparsa. Dev’essere da qualche parte in città.”

“Ci sono degli amici più stretti, o delle conoscenze che lei abbia in città, signore, o nelle città limitrofe, di cui sappia qualcosa?”

“Non che io sappia. Ora il tuo compito è scoprirlo. C’è altro?”

“Niente altro, signore,” dice, e gli ricordo di tenersi in contatto con Taylor e poi riaggancio.

“Taylor, questa ora è la nostra priorità. Fammi sapere tutto nel momento in cui scopri qualcosa.”

“Certo, signore,” risponde.

Il mio Blackberry suona informandomi che ho un messaggio in entrata. Taylor si volta di nuovo per andare via, ma alzo di nuovo un dito per fargli un segno. Questo messaggio è di Anastasia.
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Da: Anastasia Steele
Oggetto: Verso casa
Data: 3 Giugno 2011 12:52 EST
A: Christian Grey

Caro Mr. Grey

Sono ancora una volta in prima classe e per questo ti ringrazio. Sto contando i minuti che mi separano dal vederti questa sera, e forse ti torturerò per sapere la verità riguardo le mie ammissioni notturne.

Tua, Ana X
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Scrivo una risposta veloce.
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Da: Christian Grey
Oggetto: Verso casa
Data: 3 Giugno 2011 09:57
A: Anastasia Steele

Anastasia, non vedo l’ora di vederti.

Christian Grey
CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.
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Poi torno a Taylor e gli dico di portarmi a lavoro in meno di 30 minuti. Ho così tanto lavoro da fare. La questione di Leila è il problema più inaspettato che avessi mai potuto immaginare.
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Da: Anastasia Steele
Oggetto: Verso casa
Data: 3 Giugno 2011 13:00 EST
A: Christian Grey

Caro Mr. Grey

Spero che vada tutto bene riguardo la situazione. Il tono della tua e-mail è preoccupante.

Tua, Ana X
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Oh, non voglio spaventarla, o farla preoccupare per i miei problemi. Non è una cosa che non posso risolvere, ma al momento mi occupa la mente. Ma mi sta scrivendo dall’interno dell’aereo? Se è così, sono già decollati? Si sta mettendo in pericolo? Al momento, posso sopportare solo una donna che si mette in pericolo da sola, e soprattutto non voglio che Anastasia sia l’altra.
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Da: Christian Grey
Oggetto: Verso casa
Data: 3 Giugno 2011 10:03
A: Anastasia Steele

Anastasia, la situazione potrebbe essere migliore. Sei già decollata? Se è così, non dovresti mandarmi e-mail. Stai mettendo la tua vita e quella delle altre persone nell’aereo in pericolo e questa è una diretta infrazione della regola che riguarda la tua sicurezza personale. Ero serio quando ho parlato delle punizioni.

Christian Grey
CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.
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Clicco invio. Non ho la pazienza per sopportare un’infrazione alle regole oggi. La sua risposta è quasi immediata.
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Da: Anastasia Steele
Oggetto: Reazioni esagerate
Data: 3 Giugno 2011 13:05 EST
A: Christian Grey

Caro Mr. Brontolone

Le porte dell’aereo sono ancora aperte e le vite di tutti, inclusa la mia, sono piuttosto al sicuro. Siamo in ritardo di circa dieci minuti. Dovresti mettere da parte le mani che ti prudono per ora.

Miss Steele
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Questa ‘situazione’ mi sta facendo diventare irascibile e sono brusco addirittura con la mia fidanzata. Scrivo velocemente per scusarmi.
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Da: Christian Grey
Oggetto: Scusami – ho messo da parte le mani che prudono
Data: 3 Giugno 2011 10:07
A: Anastasia Steele

Mi mancate tu e la tua lingua tagliente, Miss Steele.
Voglio solo che torni a casa sana e salva.

Christian Grey
CEO, Grey Enterprises Holdings Inc.
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Non potrei sopportarlo se qualcosa le fosse successo perché era stata imprudente per inviarmi un messaggio.
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Da: Anastasia Steele
Oggetto: Scuse accettate
Data: 3 Giugno 2011 13:09 EST
A: Christian Grey

Ora stanno chiudendo le porte. Non sentirai un altro fiato da me, soprattutto data la tua sordità.
A dopo,

Ana x
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Dopo aver ricevuto il suo ultimo messaggio, mi avvio ed esco dal salone dove Taylor mi sta aspettando per accompagnarmi.

“Taylor, hai le informazioni sull’arrivo di Miss Steele?”

“Certo, signore,” risponde.

“Va bene. Sembra che ho più lavoro da fare di quanto riesca a portarne a compimento oggi, quindi mi serve che tu vada a prenderla quando arriva, e che la riporti all’Escala stasera.”

“Certamente, signore,” risponde. Arriviamo all’edificio che ospita i miei uffici e Andrea corre dietro di me quando entro nel mio ufficio per passare al vaglio le mie riunioni della giornata.

La mia fottuta giornata è piena di incidenti stressanti che si susseguono. Subito dopo Andrea, entra Ros. Con la sua voce roca da un pacchetto e mezzo di sigarette fumate ma che va sempre dritta al sodo mi aggiorna sulla sostanza del nostro disastro nell’acquisizione di una compagnia che stiamo provando a liquidare al momento.

“I costi, Ros, qual è il totale dei costi?”

Lei si muove sulla sedia, si sente a disagio.

“Il numero finale, signore, è di sessantasette milioni di dollari …” la sua voce è ferma ma bassa.

“Sessantasette fottuti milioni di dollari? Come abbiamo fatto a cadere in una trappola così piena di merda? Voglio tutti i dettagli, fino all’ultimo centesimo, e fammi inviare dal reparto finanziario un rapporto per esteso dell’analisi dei costi, immediatamente!” abbaio.

“Sì, Mr. Grey,” dice capendo che è stata congedata, e velocemente esce dal mio ufficio.

Premo l’interfono.

“Sì, Mr. Grey,” risponde Andrea.

“Mettimi Welch in linea,” ordino.

“Subito, signore.”

Due minuti dopo il telefono suona.

“Sì, Mr. Grey,” risponde.

“Hai qualche novità per me?”

“Mr. Grey, suo marito è stato molto poco cooperativo. Non gli importa di cosa le succede, ha detto che non gli importa nemmeno se arriva ad uccidersi, impiccandosi, tagliandosi le vene, buttandosi da un ponte, o sparandosi. Abbiamo provato ad essere molto persuasivi. Dato che a lui non importa del suo benessere, abbiamo provato ad avere informazioni pagandolo,” dice Welch.

“Fottuto bastardo! Non gli importa niente di lei? Non ha significato niente per lui da essere così rigido?” sbraito.

“Mr. Grey, è vendicativo, e non è riuscito a passare sul fatto che lei l’abbia tradito, e sia scappata con un altro uomo del quale s’è innamorata. E’ tutta la storia che abbiamo potuto recuperare da alcune conoscenze.”

“Che mi dici della sua famiglia?”

“Ci sono ancora i lavori in corso, signore. La famiglia vive dall’altro lato del paese. Sapevano che era andata via da suo marito, e che era felice con il nuovo ragazzo con cui stava. Ma i genitori hanno detto che la sorella potrebbe avere più informazioni e non siamo riusciti a metterci in contatto con lei.”

“Sanno altro di lei? Dove vive?”

“No, signore. L’ultima volta che si è messa in contatto con loro è stato dopo che era andata via dalla casa di suo marito. Da allora niente.”

“Continua a cercare. Voglio che sia trovata, Welch!”

“Sì, signore,” dice fermamente.

Riaggancio.

La giornata lavorativa va avanti con un problema dopo l’altro, e sono frustrato per tutte le emergenze che mi si presentano. Ho una riunione che finirà tardi, e chiamo Taylor per farlo andare a prendere Anastasia all’aeroporto.

“Riportala all’Escala,” ripeto l’ordine che gli avevo dato prima.

“Lo farò, signore.” Se ne va. Appena la mia riunione è finita, guido fino ad arrivare all’Escala. Arrivo al mio appartamento intorno alle 18:00. Il mio Blackberry non smette mai di squillare.

“Mr. Grey, sono Welch,” dice Welch per salutare.

“Hai qualche novità per me?” chiedo.

“Mr. Grey, abbiamo cercato al suo vecchio indirizzo, i suoi vecchi vicini, e i suoi ex amici e conoscenti. Per ora nessuno la vede da più di tre mesi.”

“Allora nessuna traccia?”

“Niente finora, signore. Ma continueremo a cercare.”

“Okay.”

“Vuole che la aggiorni se troviamo qualche informazione parziale?”

Soundtrack

“Sì.” Poi lo sento. Quello sguardo, sulla mia schiena … mi sta guardando. Non mi ero nemmeno reso conto che tutto il mio corpo fosse teso, ma quella connessione, quell’elettricità in qualche modo cambia tutto il mio atteggiamento. La tensione lascia il mio corpo, la pace mi attraversa mentre trovo il mio equilibrio con la vista della mia fidanzata. Fidanzata. Il mio ‘di più’. Sento quel desiderio intenso che sboccia dentro me mentre il mio corpo chiama il suo. La guardo con una carnalità sensuale, i miei occhi ardono. Lei è senza parole, resta zitta. Sente la stessa stretta. La stessa attrazione. Lo stesso desiderio. Ringrazio Dio ogni giorno per averla trovata, e averla mandata da me.

“Tienimi informato,” dico a Welch poi spengo il telefono senza mai smettere di guardare Anastasia. Lei è paralizzata sul posto, all’entrata del salotto. Chiudo la distanza tra di noi con lunghe falcate, i miei occhi divorano questa bellezza come se non la vedessero da anni, e non da ieri. Con tutte le cose di merda che sono successe da ieri, lei è come un angelo con la sua aura innocente e seducente. La mia mascella è tesa per lo stress, e sono molto più che ansioso. Finalmente mi scrollo di dosso la giacca, poi sciolgo la cravatta scura e alla fine le butto entrambe sul divano mentre mi faccio strada verso la mia donna. Quando la raggiungo, metto le mie braccia intorno a lei, stringendola a me velocemente e fortemente, poi afferro la sua coda di cavallo per farle alzare la testa per incontrare le mie labbra. La bacio come se la mia vita dipendesse da questo; ed infatti è così. E’ la guida della mia vita. E’ la mia roccia, quella che, quando mi ritrovo risucchiato nel mezzo del mio passato dannato e incasinato, mi dà la forza di tornare indietro.

Lei è sorpresa dalla mia disperazione, e dalla qualità primordiale del mio bacio. Sono riuscito appena ad arrivare alla fine di questa giornata. Per la maggior parte sono un uomo, che è un isola, ma oggi, è diverso; il mio bisogno di Anastasia è supremo. Il mio bacio le dice tutto: Ti voglio. Ho bisogno di te. Salvami. Amami. Resta con me. Lascia che prenda il controllo così da non sentirmi più perso! A questo punto, sono entusiasta che sia tornata, che mi voglia ancora, che mi desideri. Riverso tutta l’ansia che è fermentata da quando ho scoperto che stava lasciando la città, finalmente è arrivata ad un punto di ebollizione. Lei inizia a baciarmi con lo stesso fervore mentre passa le dita nei miei capelli e dopo li stringe. Lei mi inala come se volesse divorarmi, amarmi, e assaggiarmi nel suo modo eccitate e sexy. Tolgo la mia bocca dalla sua per un momento, la fisso. Il sollievo della sua presenza è enorme. Il mio cuore fa mille peripezie per un’emozione senza nome. Desiderio, lussuria, voglia, amore?

“Cosa c’è che non va?” sussurra.

“Sono così felice che tu sia tornata. Doccia con me … Ora,” comando, evitando completamente la sua domanda.

“Sì,” è il suo sussurro di risposta mentre le prendo la mano e la conduco fuori dal salotto fino alla mia camera da letto e al mio enorme bagno.

Una volta arrivati in bagno, le lascio la mano, e apro l’acqua nella doccia. Lentamente mi giro verso di lei, e guardo questa bellissima creatura di fronte a me.

“Mi piace la tua gonna,” dico osservando la sua gonna troppo corto, “E’ davvero corta,” dico. “Hai delle gambe bellissime.”

Scalcio via le scarpe, mi abbasso e sfilo entrambi i calzini, mentre i miei occhi indugiano costantemente su Anastasia. La brama, il desiderio che sento per lei, è tangibile; mi coglie di sorpresa. Lei imita le mie azioni sfilandosi le ballerine nere. Questo è tutto ciò che posso sopportare adesso con la sua troppa vicinanza, nel mio bagno. Dopo tutto quello che è successo durante l’ultimo giorno e mezzo, non voglio fare altro che sprofondare in lei, perdere completamente il filo dei miei pensieri, dimenticare tutto, anche il mio nome, e unirmi a lei. All’improvviso la mia pazienza è perduta e mi avvicino a lei, facendole poggiare la schiena contro la parete. Inizio a baciarla con tutta l’emozione che inizia ad impossessarsi di me, le sue labbra, il suo viso, la sua gola, torno di nuovo alle sue labbra mentre passo le mani nei suoi capelli. La sua schiena è contro la parete ricoperta di piastrelle fredde. Spingo il mio corpo contro il suo come invito a diventare una sola cosa con lei, mescolarci, consumare e placare la mia anima dolorante, trovarmi di nuovo fuori dalla sofferenza che ho sperimentato. E’ come se fossi perso nel mezzo del freddo Pacifico mentre incalza un tifone, e lei è l’unica cosa che mi promette sopravvivenza e vita; la mia ancora di salvezza. Lei mette le sue mani sulle mie braccia, e io gemo… rumorosamente, e lei stringe di più.

“Ti voglio adesso. Qui… velocemente e duramente,” sussurro, e la mia mano scivola fino alle sue cosce alzandole la gonna. E’ il mio universo. L’unico meccanismo che so mi aiuterà ad affrontare tutto, l’unico modo in cui troverò sollievo con l’unica donna della quale tutti gli altri dicono sono innamorato. Ma, al momento, non mi importa di cosa dicono. Ho delle emozioni che non ho mai provato prima quando si tratta di Anastasia.

“Hai ancora il ciclo?” chiedo.

“No,” risponde mentre arrossisce.

“Bene,” dico.

I miei pollici si agganciano alle sue mutandine bianche di cotone, e di scatto mi inginocchio cogliendo di sorpresa Anastasia e nel mentre gliele sfilo. La sua gonna solo arrotolata ed è nuda dalla vita in giù. Inizia a boccheggiare sapendo cosa l’aspetta, desiderosa e vogliosa per me. Il mio respiro è mozzato dalla sua reazione. Le prendo i fianchi, spingendola di nuovo contro la parete mentre le bacio la sommità delle cosce; gliele stringo e la obbligo ad aprire le gambe. Lei geme sonoramente mentre con la lingua disegno dei cerchi intorno al suo clitoride. Il suo corpo si inarca e la sua testa si sposta indietro in risposta alle mie attenzioni sul suo sesso. I suoi gemiti si fanno sempre più forti mentre il piacere cresce, e le sue dita si fanno strada tra i miei capelli, stringendo forte.

Riverso tutto il mio desiderio, tutta la frustrazione accumulata, tutta l’ansia che la separazione mi ha causato nell’ultimo giorno, e tutti i problemi che si sono accaniti su di me, facendo l’amore con l’unica donna che il mio cuore desidera. Mentre la mia lingua gira e rigira implacabilmente, forte e insistente, scorrendo costantemente su di lei ancora e ancora, la mia ansia finalmente mi lascia ora che ho qui la mia ragazza. So che la sensazione d’estasi che la mia bocca sul suo sesso le sta procurando è intensa. Sento il suo corpo che si avvicina all’apice, e in quel momento mi fermo. Non voglio che venga sotto la mia lingua, ma con l’invasione della mia erezione che cresce sempre più. Il suo respiro si fa più ruvido mentre ansima, e mi fissa con aria di protesta per non averla fatta liberare dall’orgasmo che stava arrivando ma non s’è mai materializzato. Non voglio la veloce liberazione. Voglio portarla per le lunghe. Velocemente mi rimetto in piedi e le prendo il viso con entrambe le mani, tengo stretta la mia ragazza e la bacio a fondo infilando la mia lingua nella sua bocca, invadendola, trovando la sua per offrirle un assaggio della sua eccitazione per me, facendo capire a tutti i suoi sensi che anche lei mi desidera in ogni modo possibile.

Poi abbasso la zip dei miei pantaloni liberando la mia mascolinità, le prendo il retro delle sue cosce e la alzo.

“Metti le gambe intorno a me, piccola,” le ordino con voce che significa urgenza, difficoltà e voglio-scoparti-ora. Fa immediatamente come le ho detto, e io mi muovo velocemente e seccamente, riempiendo il suo sesso in attesa. Quando la nostra connessione tanto desiderata è stabilita, gemo e ansimo, tengo stretto il suo sedere, le mie dita scavano nella sua morbida carne, inizio a muovermi lentamente all’inizio provando a sentire tutto di lei, a far capire al mio cervello che sono dentro di lei con le sensazioni iniziali. Poi il ritmo diventa più veloce e incessante, ma mentre mi perdo dentro la mia donna, accelero ancora di più. Getta la testa all’indietro mentre le sue gambe sono intorno a me, le sue braccia sono avvolte intorno al mio collo e la mia mascolinità è unita al suo sesso in un tango veloce e frenetico, spingo entrambi sempre più in là nel piacere in una sensazione che ci invade, ci spinge, ci punisce in modo paradisiaco. Scaliamo ancora di più la montagna del nostro piacere finché nessuno di noi riesce ad andare oltre e raggiungiamo il nostro apice, precipitando in un orgasmo intenso che ci consuma del tutto. Mi lascio andare con un ringhio profondo, e affondo la mia testa nell’incavo del suo collo mentre spingo la mia erezione a fondo nel suo sesso un’ultima volta, gemo sonoramente e incoerentemente mentre trovo la mia liberazione.

Il mio respiro è irregolare, ma la bacio teneramente senza spezzare la nostra connessione, creando un altro punto di connessione. Se fosse possibile fondermi con la mia ragazza, lo farei immediatamente. Lei sbatte gli occhi, persa nelle sensazioni e nel desiderio. Alla fine riesco a tirarmi fuori da lei, e la tengo stretta mentre gentilmente la rimetto con i piedi sul pavimento. L’acqua calda della doccia, ancora aperta, ha creato del vapore, coprendo gli specchi e creando una nuvola nel bagno.

“Sembri felice di vedermi,” mormora con il suo sorriso timido che amo tanto. Le mie labbra si piegano in un sorriso dopo aver sentito il suo eufemismo.

“Sì, Miss Steele,” dico, “penso che la mia felicità nel vederti sia abbastanza evidente. Vieni… Lascia che ti porti nella doccia.”

Slaccio i bottoni della mia camicia, tolgo i gemelli, e me la sfilo dalla testa, gettandola semplicemente sul pavimento. Tolgo i pantaloni del completo e i boxer, e li scalcio da un lato senza curarmene. Non tolgo mai lo sguardo da Anastasia. Inizio a slacciare i bottoni della sua camicetta mentre lei mi guarda intensamente con qualche desiderio innominato, profondo e ardente nei suoi occhi.

“Com’è stato il tuo viaggio di ritorno?” le chiedo dolcemente dato che il sesso mi ha calmato e la preoccupazione mi ha lasciato per un po’. Lei è la mia panacea universale per quasi tutti i problemi che ho.

“Bene, grazie,” mormora ancora provando a stabilizzare il suo respiro.

“Grazie ancora una volta per avermi fatto viaggiare in prima classe. E’ un modo molto più comodo per viaggiare,” dice sorridendomi timidamente. “Ho delle novità,” aggiunge nervosa.

Oh, oh… Cosa potrà essere? E’ un brutto segno che si senta nervosa parlandomene?

“Oh?” è la mia risposta contenuta. Abbasso lo sguardo su di lei con curiosità mentre slaccio l’ultimo bottone della sua camicetta e la faccio scivolare lungo le sue braccia, per poi lanciarla in cima ai vestiti già abbandonati.

“Ho un lavoro,” dice.

Mi immobilizzo per la notizia; non è una cosa così brutta come mi aspettavo. Mentre il sollievo mi attraversa e mi calma le sorrido con occhi dolci e calorosi.

“Congratulazioni, Miss Steele. Ora mi dirai dove?” la stuzzico.

“Non lo sai?” chiede. Scuoto la testa e mi acciglio. Perché pensa che sappia dove ha ottenuto il lavoro?

“Perché dovrei saperlo?” le chiedo indagando.

“Con le tue grandi abilità da stalker, pensavo che avresti potuto…” lascia la frase in sospeso quando vede l’espressione sul mio volto mentre delusione inaspettata e dolore passano sui miei tratti.

“Anastasia, non mi sognerei mai di interferire nella tua carriera, a meno che tu non me lo chieda, ovviamente,” dico, davvero ferito dal fatto che abbia un’opinione simile di me.

“Quindi, non hai idea di quale società sia?” chiede.

“No. So che ci sono quattro case editrici a Seattle,” dico. Questo l’ho cercato quando mi ha detto che avrebbe fatto i colloqui in due case editrici. “Quindi, penso che sia una di queste.”

“La SIP,” dice eccitata.

“Oh, la piccola, bene. Ben fatto,” dico abbassandomi su di lei, baciandole la fronte. “Ragazza sveglia. Quando inizi?” chiedo.

“Lunedì,” risponde.

“Così presto, eh? Farò meglio ad approfittare di te finché posso. Girati,” le ordino. Lei fa come le ho detto. Le sgancio il reggiseno e abbasso la zip della sua gonna. Abbasso la gonna e prendo tra le mani il suo sedere meravigliosamente tondo e rosa, e allo stesso tempo le bacio la spalla. Poi mi sposto tra i suoi capelli infilandoci il naso. Inalo il suo profumo a fondo dato che il suo odore è incredibilmente inebriante, mi porta su un pianeta diverso. Le strizzo le natiche che sono due sfere tonde.

“Sei inebriante, Miss Steele, e riesci a calmarmi. E’ una combinazione che dà alla testa,” biascico tra i baci che le lascio tra i capelli. Le prendo la mano e la faccio entrare nella doccia.

“Ow,” squittisce quando l’acqua troppo calda le colpisce la pelle. Le sorrido mentre l’acqua continua a scendere e cade anche sul mio corpo.

“E’ solo un po’ di acqua calda, Anastasia,” la punzecchio.

“Girati,” le ordino, e lei obbedisce senza una parola. Si gira e si ritrova la parete di fronte. “Voglio lavarti,” dico con il desiderio intenso di toccarla dappertutto con la schiuma che scivola tra le mie mani e le sue curve. Prendo il bagnoschiuma, mettendomene un po’ in mano.

“Ho anche qualcos’altro da dirti,” mormora, mentre le mie mani iniziano sulle sue spalle. Sento che tutto il suo corpo si irrigidisce per una sola frase. Cos’è che la preoccupa? E’ qualcosa di negativo? Mi sta lasciando? In Georgia è arrivata a prendere una decisione che è contraria al nostro stare insieme? Per la sua reazione, mi irrigidisco anche io, ma, voglio sentire cos’ha da dire.

Con l’ansia appena contenuta, dico, “Oh, sì?” chiedo con tono mite.

“La mostra fotografica del mio amico Jose sarà inaugurata giovedì a Portland,” inizia la sua frase, scandendo bene la parola ‘amico’. La mia mente va a quel fottuto fotografo che ha messo gli occhi e la lingua sulla mia donna un secondo dopo che l’ho incontrata. Il suo nome mi fa bloccare le mani sul suo seno automaticamente. Lei si prepara con un respiro profondo.

“Sì, e cosa c’entra?” chiedo in modo austero, non mi piace che l’idea di quello stronzo entri nella nostra conversazione sotto la doccia quando siamo nudi e in atteggiamento intimo.

“Gli ho detto che ci sarei andata. Vuoi venire con me?” chiede. L’ultima cosa che voglio fare è portare la mia ragazza così vicino a quello stronzo, così potrebbe anche toccarla. Ma sembra che abbia già deciso di andare. Se dicessi no, ci andrebbe da sola anche se glielo proibissi, sapendo quanto può essere disobbediente, e quello sarebbe ancora peggio, e mi ritroverei a rimuginarci tutto il tempo. Se invece fossi lì, potrei controllare tutta la situazione. Con riluttanza mi schiarisco le idee dicendomi ‘compromesso, Grey, compromesso. E’ quello di cui ha bisogno.’ Non sa nemmeno fin dove mi spingerei con lei, per tenerla al sicuro, per far sì che resti mia, e solo mia.

Inizio a lavarla di nuovo, finalmente, dopo aver deciso di accontentarla.

“A che ora?” chiedo.

“L’inaugurazione è alle 19:30,” risponde.

Le bacio l’orecchio.

“Okay,” dico dolcemente. Con soltanto una parola come risposta, tutta la tensione lascia il suo corpo e quasi si accascia tra le mie mani.

“Eri nervosa di chiedermelo?” le chiedo.

“Sì. Come fai a dirlo?”

“Tutto il tuo corpo si è appena rilassato, Anastasia,” le dico seccamente.

“Beh, tu sembri essere, uhmm… un tipo geloso,” dice con tono mite. Non ne hai idea, cara!

“Sì, lo sono,” dico duramente. “E tu farai meglio a ricordartelo. Ma grazie per avermelo chiesto. Prenderemo Charlie Tango,” dico tornando di nuovo al controllo.

“Posso lavarti?” chiede. Nonostante voglia tantissimo che lei mi tocchi, non sopporterei di avere delle mani su di me… non ancora.

“Non credo,” mormoro, e la sua faccia diventa un misto tra dolore e disapprovazione. La bacio gentilmente sul collo provando ad alleggerire il rifiuto, facendole capire che la voglio ancora. Accarezzo la sua schiena con il sapone.

“Lascerai mai che ti tocchi?” chiede ansiosa. Non sono ancora pronto a rispondere a questa domanda. Mi immobilizzo, ed evito la domanda mentre le mie mani sono ancora sul suo didietro.

“Metti le mani sulla parete, Anastasia. Sto per prenderti di nuovo,” le mormoro all’orecchio mentre le afferro i fianchi, e la discussione è effettivamente finita mentre siamo entrambi persi nella nostra estasi.

Una volta usciti dalla doccia, mi avvolgo un morbido asciugamani riscaldato intorno alla vita, e velocemente ne prendo un altro per asciugare Anastasia. Siamo presto vestiti dei soli accappatoi e usciamo in cucina per sederci al bancone. Mrs. Jones ha preparato una buonissima pasta alle vongole.

Tenendo in alto una bottiglia di Sancerre chiedo ad Anastasia, “altro vino?” mentre i miei occhi risplendono di così tante emozioni diverse.

“Solo un goccio, grazie,” risponde.

Alla fine raccoglie abbastanza coraggio per farmi la domanda che le frullava nella testa da un po’.

“Coma va la, uhm… situazione che ti ha riportato a Seattle?” chiede facendo un tentativo e facendomi accigliare. Non voglio ricordare il tentato suicidio di Leila, soprattutto quando è ancora scomparsa, creando un possibile pericolo per se stessa, e forse anche per gli altri.

“E’ sfuggita di mano,” mormoro senza riuscire ad evitare l’acidità nel mio tono. “Ma non è niente di cui dovresti preoccuparti, Anastasia. Ho dei piani per te stasera,” dico riuscendo a distrarla.

“Oh?” è la sua risposta interrogativa.

“Sì. Voglio che tu sia pronta e in attesa nella mia stanza dei giochi tra quindici minuti,” dico alzandomi e abbassando lo sguardo su di lei.

“Puoi prepararti nella tua stanza. Comunque sia, il tuo armadio ora è pieno di vestiti per te. Non voglio alcuna discussione a riguardo,” dico stringendo gli occhi per l’intensità che è stata sollevata dalla nostra discussione attuale, sfidandola a rifiutare. Ad ogni modo, se discute con me riuscirò a lenire le mie mani che prudono. Non dire niente, e abbassa lo sguardo impassibile. Bene! Torno nel mio studio.

Prendo il mio iPod, la base con le casse e il telecomando abbinato. Vado nella mia camera, e nel mio armadio trovo il mio jeans morbido, sdrucito e lavato troppo che uso soltanto nella mia Stanza dei Giochi. Mi spoglio di tutto tranne che dei miei jeans. Lascio il primo bottone aperto. Lentamente mi avvio verso la Stanza dei Giochi. Voglio che Anastasia resti in attesa; più aspetta, più tempo avrà per immaginare cosa accadrà. Quando arrivo alla pesante porta della mia Stanza dei Giochi, la apro velocemente, e la chiudo subito dopo essere entrato. Mi aggiro per la stanza e ignoro completamente Anastasia che è seduta, soltanto con le mutandine, nella posizione da sottomessa. Mi avvicino al cassettone vicino la porta e vi poggio l’iPod e la base. Poi cammino verso il letto. La scena che ho pianificato oggi per Anastasia richiede che le leghi le mani e i piedi. Controllo le manette alle colonne del letto. Poi torno indietro verso la cassettiera. Apro un cassetto e ne estraggo un guanto di pelliccia, un fustigatore con i fili di cuoio e delle perline alla fine, poggiandolo sul cassettone.

Alla fine cammino verso Anastasia e mi fermo di fronte a lei. La sua testa è abbassata, è seduta sui talloni, le sue mani sono sul suo grembo con le dita aperte, i suoi capelli ricadono a cascata, e con addosso solo le sue mutandine. E’ una vista incredibile, molto più che bella e arrapante.

“Sei bellissima,” sussurro. Lei tiene la testa bassa mentre la guardo intensamente. Un delizioso rossore lentamente le appare sul viso e questo di soli accade quando è imbarazzata, quando sente il mio sguardo su di sé. Quante volte dovrò dirle che è bellissima? Non dovrebbe essere imbarazzata dalla sua stessa bellezza. Mi abbasso e le prendo il mento obbligandola ad alzare la testa per vedere il mio sguardo intenso, desideroso di farla credere in se stessa.

“Sei una bellissima donna, Anastasia,” dico con fervore. “E sei tutta mia,” mormoro mentre il sollievo mi attraverso con la consapevolezza che questa è la mia donna, e che è di nuovo qui, con me, provando a compiacermi.

“Alzati,” le ordino dolcemente. Mentre guardo questa bellezza di fronte a me, mi rendo conto che la mia voce è piena di promesse sensuali.

Lei tremante si alza.

“Guardami,” sussurro, e alla fine alza i suoi occhi azzurri incontrando i miei grigi che ardono. La guardo come il suo Dominatore, come il suo signore, e così sono in questa stanza, e so che il mio sguardo è freddo, duro, peccaminoso, e dice farò-di-te-quel-che-voglio-qui, mentre la sua risposta nello sguardo è un misto di sensualità, attesa e desiderio. La sua bocca si apre leggermente mentre fa un respiro profondo per riempirsi i polmoni, e la sua lingua esce un secondo provando ad inumidirsi la bocca secca. Un sorriso quasi crudele compare sulle mie labbra dato che so cosa vuole. E quello che vuole è me e quello che le farò.

“Non abbiamo firmato un contratto, Anastasia. Ma, sai che abbiamo discusso dei limiti. Voglio ricordarti che abbiamo delle safeword, okay?”

Il suo sguardo cambia e diventa un misto tra eccitazione e paura.

“Quali sono?” le chiedo con autorità.

Lei si acciglia leggermente alla mia domanda, e la sua esitazione mi fa indurire il viso. Deve saperle e deve essere capace di usare le safeword in caso di bisogno.

“Quali sono le safeword, Anastasia?” le chiedo lentamente e con intenzione.

“Giallo,” mormora all’inizio.

“E?” la aiuto mentre la mia bocca diventa una linea dura. Abbiamo più di una safeword.

“Rosso,” sussurra dopo il mio intervento.

“Ricordale,” la avverto. Poi alza le sopracciglia con quella sua espressione pungente, e quella non è permessa nella mia Stanza dei Giochi. Ma il mio sguardo diventa gelato, quasi glaciale, e lei si trattiene subito, rilassando i suoi tratti e facendo immediatamente scomparire l’espressione pungente.

“Non iniziare con la tua lingua tagliente qui dentro, Miss Steele. Altrimenti ti scopo così, in ginocchio. Mi hai capito?” le chiedo fermamente.

Lei deglutisce, e sbatte rapidamente gli occhi, dopo essere stata effettivamente castigata. Il tono della mia voce e la minaccia che le ho fatto cambiano il suo atteggiamento facendola diventare obbediente.

“Allora?” scatto.

“Sì, signore,” farfuglia in fretta.

“Brava ragazza,” dico, fermandomi e fissandola.

“La mia intenzione non è di farti usare la safeword perché senti troppo dolore. Quello che intendo farti sarà intenso. Molto intenso, e tu dovrai guidarmi. Mi hai capito?” chiedo.

I suoi occhi si spalancano, sbigottita.

“Si tratta del tatto, Anastasia. Non sarai in grado di sentirmi o vedermi. Ma riuscirai a sentirmi,” dico. Lei si acciglia. Mi giro per andare a sistemare la musica. Agito la mano davanti alla scatola che contiene lo stereo e questa si apre a metà. Quando le due porte si aprono, rivelano il lettore CD e il complicato sistema stereo. Lo sistemo in modo che l’iPod sia collegato allo stereo e al sistema di surround e poi imposto la canzone da me stessa in modo che si ripeta. Anastasia riuscirà comunque solo a sentirla attraverso gli auricolari che le metterò nelle orecchie per eliminare ogni altro rumore che possa sentire, intensificando la sensazione. Vedo il suo sguardo confuso guardandola di sottecchi. Mi giro per averla di fronte e le faccio il mio sorriso da ho-un-segreto.

“Sto per legarti al letto, Anastasia. Ma prima ti benderò e,” dico rivelando l’iPod nella mia mano, “non riuscirai a sentirmi. Tutto ciò che sentirai sarà la musica che farò riprodurre per te.”

E’ sorpresa come al solito, ed è un’espressione che amo su di lei.

“Vieni,” dico prendendole la mano e conducendola al letto con le quattro colonne. Lei vede i moschettoni che ho attaccato ad ogni angolo, che procedono con metallo sottile e terminano con le manette di cuoio che risaltano sul raso rosso che copre il letto antico.

Lei sembra eccitata ed emozionata. Bene! Questa è una combinazione che mi piace tanto su di lei.

“Sta’ ferma qui,” le dico lasciandola di fronte al letto. Mi abbasso e le sussurro all’orecchio.

“Aspetta qui. Tieni gli occhi sul letto. Immaginati distesa qui, legata e totalmente alla mia mercé.” Il suo respiro si blocca al pensiero. Vado a prendere il flagellatore che ho scelto di usare e il guanto di pelliccia. Velocemente torno da lei, e sono immediatamente dietro di lei. Le prendo i capelli. li lego in una coda di cavallo e inizio ad intrecciarli dopo averli separati in tre ciocche.

“Anche se mi piacciono i tuoi codini, Anastasia, ma sono troppo impaziente di essere da te al momento. Quindi dovremo accontentarci di questo,” dico con voce bassa e dolce.

Mentre le intreccio i capelli, le mie dita a volte le sfiorano la schiena scendendo sempre più giù. Ogni tocco porta una scarica elettrica al mio corpo mentre la nostra connessione si stabilisce. Lego le punte dei suoi capelli con un elastico, e le tiro la treccia obbligandola a fare un passo indietro avvampando contro di me. Tiro ancora una volta, questa volta di lato, così sposta la testa, dandomi un più facile accesso al suo collo.

Mi abbasso e le stuzzico il collo, tracciando un percorso con i denti e la lingua dalla base dell’orecchio fino alla spalla. Mormoro gentilmente, lei chiude gli occhi per il piacere e so che si sta propagando attraverso il suo corpo perché freme e geme piano.

“Ora stai zitta,” le sussurro contro la pelle. Alzo le mani di fronte a lei mentre le mie braccia toccano le sue. Le mostro il flagellatore che è nella mia mano destra.

“Toccalo,” sussurro in modo diabolico, volendo che sappia cosa intendo fare. Il calore si propaga attraverso il suo corpo mentre sento il cambiamento dai nostri corpi connessi. Allunga la mano per provare e accarezza i lunghi fili con le dita. Sente le delicate fronde di camoscio con le piccole perle alla fine.

“Userò questo. Non farà male ma porterà il tuo sangue sotto la superficie della tua pelle e ti farà essere molto sensibile.”

“Quali sono le safeword, Anastasia?”

“Uhm… Giallo e rosso, signore,” sussurra.

“Brava ragazza. Ricorda, la maggior parte della tua paura è nella tua mente.”

Lascio cadere il flagellatore sul letto e le mie mani si spostano sui suoi fianchi.

“Non ti serviranno queste,” mormoro mentre infilo le dita nelle sue mutandine e le abbasso, spogliandola anche di queste. Lei poco stabile fa un passo per uscirne mentre si mantiene alla colonna del letto.

“Stai ferma,” le ordino, e bacio il suo didietro e gentilmente mordicchio entrambe le sue natiche e questo le fa irrigidire il corpo.

“Ora stenditi. Supina,” dico colpendole forte il sedere e facendola saltare.

Velocemente striscia sul materasso e si distende tenendo lo sguardo su di me. I miei occhi sono impassibili, non lascio trapelare niente. I miei occhi brillano con un’eccitazione appena contenuta.

“Mani sulla testa,” le ordino, e lei fa come le ho detto.

Mi giro e torno alla cassettiera, poi torno con l’iPod e una mascherina per la notte. Sul volto ha un’espressione di aspettativa. Mi siedo sul bordo del letto e le mostro l’iPod. L’iPod ha un’antenna collegata alle cuffie che trasmette quello che è riprodotto fino allo stero e di ritorno viene riprodotto anche dall’impianto di surround. Lei sembra confusa, prova a decifrare la sua funzione.

“Questo trasmette quello che viene riprodotto dall’iPad al sistema nella stanza,” rispondo al suo sguardo interrogativo picchiettando sulla piccola antenna.

“Posso sentire quello che stai sentendo tu, e ho un telecomando per azionarlo,” dico sorridendo. In realtà ho un telecomando per la sua libido come lei lo ha per la mia. Mi allungo su di lei e le metto piano gli auricolari nelle orecchie, metto giù l’iPod, lontano da qualsiasi tocco accidentale, sotto la sua testa.

“Alza la testa,” le ordino e lei obbedisce immediatamente. Lentamente le metto la mascherina, facendo passare l’elastico dietro la sua testa, e ora è privata del senso della vista. Dato che non ho acceso la musica, può ancora sentirmi, però il tutto attutito dalle cuffie che funzionano da tappi per le orecchie. Mi alzo dal letto. Prendo il suo braccio sinistro, gentilmente lo allungo fino all’angolo sinistro del letto e le lego il polso con la manetta di cuoio. Vado dall’altro lato e prendo il braccio destro, lego il suo polso destro. Faccio correre le dita lungo tutto il suo braccio sentendo ancora quella squisita connessione tra di noi. E’ traboccante di eccitazione erotica.

Poi mi sposto ai piedi del letto, e le prendo entrambe le caviglie.

“Alza di nuovo la testa,” ordino.

Soundtrack

Lei obbedisce immediatamente, e la tiro sul fondo del letto allungandola, quasi tirando anche le manette. In questo modo, non riuscirà a muovere le braccia. L’attesa e la forte euforia fa gemere Anastasia. Le allargo le gambe; prima le lego la caviglia destra e poi la sinistra, facendola stare completamente aperta, è davvero sexy fare quello che voglio con lei. Il fatto che lei mi dia l’autorità di farlo, e che si fidi di me, è estremamente arrapante. Guardo il mio lavoro finito. Sapere che è la mia donna e che è estremamente sexy è sia da mozzare il fuoco che da far venire l’acquolina in bocca. Accendo l’iPod. Ho sempre voluto scopare sulle note di Spem In Alium, or the Forty Oart Motet, di Thomas Tallis. Un coro celestiale canta questo pezzo, ed è davvero lenitivo. La canzone di per sé significa “Spera in chiunque altro” ed è stranamente appropriata per me e Anastasia, perché lei mi dà speranza. E’ una canzone che occupa la mente e disarma, e l’ascoltatore non riuscirà a pensare ad altro; in questo caso darà ad Anastasia un sovraccarico sensoriale. E per quello che ho in mente per lei, voglio che lo sperimenti con tutti i suoi sensi, e che ogni senso sia sovraccarico.

Metto il guanto di pelliccia sulla mano destra. Lentamente e tranquillamente inizio a sfiorarla leggermente sul collo, spostandomi languidamente in basso sulla sua gola, attraverso il petto con un ritmo lento, sul suo seno, accarezzandola e rendendola iper-consapevole del suo corpo. Inizio a tirare i suoi capezzoli, allungandoli sensualmente, dolcemente, scorrendo sotto di essi.

Le mie mani si muovono sul suo corpo, con un ritmo tranquillo e cadenzato, scendo in basso sulla sua pancia, girando intorno al suo ombelico, poi attentamente vado da fianco a fianco, attraverso i peli pubici, tra le sue gambe, lungo le sue cosce, giù per una gamba, e poi su per l’altra. La sensazione la sta rendendo consapevole di se stessa, e non è niente di più duro di un morbido solletico. Mantengo i movimenti a tempo con le voci e la musica.

Passo la pelliccia lungo le sue braccia e intorno alla sua vita, completando alla fine il circuito tornando in altro al suo seno. I suoi capezzoli si induriscono sotto il mio tocco, quasi sbocciano. Inizia ad ansimare. Quando so che è eccitata, immediatamente mi sfilo il guanto, e prendo in mano il flagellatore, lascio che i fili le accarezzino la pelle, seguendo lo stesso percorso del guanto di pelliccia. La musica continua e si ripete mentre tante voci angeliche nel coro si alzano e abbassano in un tono setoso, morbido, etereo. Il morbido camoscio delle fronde del flagellatore continua a muoversi, e al momento giusto, quando le voci si alzano, alzo il flagellatore e bruscamente lo poggio sulla sua pancia. Il movimento inaspettato la fa urlare:

“Aaagghh!” grida; il suono è un risultato della sorpresa e della sensazione che ne è seguita, e non per il dolore. La colpisco di nuovo, più forte questa volta.

“Aah!” urla di nuovo.

Posso vedere che vuole muoversi sotto i morsi del flagellatore, dibattendosi. Le braccia e le gambe sono fermamente tenute ferme, costrette dalle manette. La colpisco tra i seni questa volta, e il movimento improvviso la fa urlare. Ogni colpo porta il sangue sotto la superficie, rendendo il suo corpo iper-sensibile. Piazzo ogni colpo in perfetto controtempo con la musica, combinando qualcosa di paradisiaco con qualcosa di oscuro, tirando e richiamando i sentimenti più oscuri e i desideri dentro di lei. E’ come una perfetta unione tra me e Anastasia; la luce e l’angelo nero. La sensazione che sta provando è assolutamente erotica e incontra in qualcosa di insoddisfatto in me, portandomi sempre più in alto, arrivando ad un punto di estasi. La colpisco tra i fianchi, poi sposto colpi veloci sui suoi peli pubici, sulle sue cosce, e in basso, all’interno coscia, e di nuovo in alto lungo il suo corpo… tra i suoi fianchi. Continuo ad andare avanti con il tono della musica finché si ferma… appena la musica ricomincia, inizio a far piovere i morsi del flagellatore su tutto il suo corpo… e lei geme e si contorce sotto le sue fronde. Il suo respiro diventa selvaggio, ma anche il suo corpo implora per avere di più, completamente in allerta e desideroso. L’eccitazione in me è suprema e posso vedere che riesce appena a contenersi. Un gemito davvero carnale le scappa dalle labbra.

Lascio cadere il flagellatore e il letto si muove e si sposta quando mi metto su di lei. Quando la canzone riparte, il mio naso e le mie labbra prendono il posto del flagellatore. Mi sposto lungo il suo collo e la gola, baciando, succhiando, mentre scendo verso il suo seno, provocando i capezzoli a turno mentre la mia lingua ruota circolarmente ad uno e le mie dita implacabilmente stuzzicano e allungano l’altro… Lei geme sonoramente, le sensazioni sono forti sotto i miei tocchi, è travolta dalle percezioni, vuole di più, e si perde nei miei movimenti.

Mi muovo in basso sulla sua pancia. La mia lingua si muove in circolo intorno al suo ombelico seguendo il mio percorso di prima con la pelliccia e il flagellatore. Bacio, succhio e mordicchio mentre mi faccio strada verso il sud del suo corpo. La mia lingua alla fine arriva al grande premio, alla giuntura delle sue cosce. Getta indietro la testa e urla, vicina all’orgasmo. So che è sull’orlo, ma non voglio che venga sotto la mia lingua. Mi fermo per placare la sensazione solo un po’. E’ pronta per essere scopata a fondo. Velocemente mi sbarazzo dei jeans.

Mi inginocchio tra le sue gambe, apro la manetta chiusa intorno alla sua caviglia sinistra. Tira la gamba in mezzo al letto, riposandosi contro di me. Mi allungo verso l’altra caviglia, e la libero dalla costrizione. Le mie mani si spostano velocemente verso il basso su entrambe le gambe, stringendo e massaggiando, e lasciando che il sangue vi fluisca. Poi la afferro per i fianchi e la alzo dal letto, così la sua schiena non è più poggiata sul materasso. Inarca la schiena, rimanendo sul letto solo con le spalle.

In ginocchio mi alzo un po’ tra le sue gambe, e in un solo movimento veloce sono dentro di lei facendola urlare di nuovo. So che è già eccitata e vicina all’orgasmo, e quando arriva sull’orlo dell’apice mi fermo, e aspetto fin quando l’eccitazione cala un po’.

“Ti prego!” si lamenta.

La stringo più forte per metterla in guardia. Le mie dita stanno scavando nella carne morbida del suo didietro mentre lei è distesa e ansimante. Si immobilizza dopo il mio avviso. Molto lentamente, inizio a muovermi di nuovo. Dentro e poi fuori, con una lentezza agonizzante. Il pezzo corale è cantato da voci che si alternano alzandosi e abbassandosi, e quando la canzone prende ritmo, lo faccio anche io, controllando completamente i miei movimenti, e le sensazioni di entrambi, assolutamente a tempo con la musica.

“Ti prego, Christian,” implora, e questa è anche la mia rovina. Le poggio la schiena di nuovo sul letto e in uno scatto felino, sono disteso su di lei, le mie mani sono sul letto ai lati del suo seno per sorreggere il mio peso, e spingo dentro di lei. Quando la musica arriva al suo apice lo facciamo anche noi, e mi perdo in un orgasmo intenso subito dopo quello di Anastasia, spingendo forte dentro di lei altre tre volte dopo che lei ha raggiunto il suo climax. Alla fine mi fermo, e poi collasso su di lei.

Quando la sensazione fremente scema, mi tiro fuori da lei, e la musica si ferma dopo che premo il pulsante apposito sul telecomando. Mi allungo sul suo corpo per liberare il suo polso destro e poi il sinistro dalle manette. Lei geme mentre le sue mani vengono liberate. Gentilmente le tiro via la mascherina dagli occhi, e poi le sfilo gli auricolari. Lei sbatte gli occhi e mi fissa nei miei occhi grigi con i suoi blu acceso.

Soundtrack

“Ciao,” mormoro.

“Ciao a te,” mi sussurra timidamente lei. Le mie labbra si piegano in un sorriso, e mi abbasso su di lei per baciarla dolcemente.

“Sei stata brava,” sussurro.

“Girati.”

I suoi occhi si spalancano come se mi stesse chiedendo incredula ‘ne vuoi ancora di più?’

“Voglio solo massaggiarti le spalle.”

“Oh… okay.”

Lei rotola mettendosi di schiena, alquanto stanca. Mi siedo a cavalcioni su di lei e inizio a massaggiarle le spalle. Lei geme sonoramente per il piacere sotto le mie mani esperte. Mi abbasso e le bacio la testa.

“Cos’era quella musica?” biascica, stanca, assonnata e riuscendo appena ad articolare le parole.

“Si chiama Spem In Alium, or the Forty Part Motet, di Thomas Tallis.”

“E’ stata…” dice fermandosi alla ricerca della parola giusta, “travolgente.”

“Ho sempre voluto scopare con questo sottofondo.”

“Non sarà un’altra prima volta, Mr. Grey?”

“Certo che sì, Miss Steele.”

Lei geme mentre continuo a massaggiarle le spalle.

“Beh, è la prima volta che scopo con quel sottofondo anche per me,” mormora assonnata.

“Hmm… io e te ci stiamo concedendo a vicenda molte prime volte,” affermo.

“Cosa ti ho detto mentre dormivo, Ch… uhm, signore?” si corregge.

Le mie mani si fermano nel mezzo del massaggio per un momento.

“Hai detto tante cose, Anastasia. Hai parlato di gabbie, e fragole… che volevi di più… e che ti mancavo,” dico lasciando fuori il dettaglio più importante.

“E’ tutto?” chiede con il sollievo nella voce.

Interrompo il massaggio e mi sposto per stare disteso di fianco a lei; poggio la testa sul mio gomito, accigliandomi. Voglio che lo dica quando è coerente e sveglia, voglio che me lo dica in faccia.

“Cosa pensavi di aver detto?” chiedo.

“Che pensavo fossi brutto, presuntuoso e che fossi una schiappa a letto.”

Mi acciglio ancora di più.

“Beh, naturalmente io sono tutte quelle cose, e ora mi hai davvero intrigato. Cosa mi stai nascondendo, Miss Steele?”

Lei sbatte gli occhi innocentemente. Dillo, Miss Steele! Ti prego, dimmelo… quando sono qui con te.

“Non sto nascondendo niente.”

“Anastasia, sei una bugiarda senza speranza,” dico.

“Pensavo che mi avresti fatto ridere dopo il sesso; a quanto pare mi sbagliavo.”

Le mie labbra si piegano in un sorriso.

“Non so raccontare barzellette.”

“Mr. Grey! Una cosa che non sai fare?” lei mi sorride e io le sorrido di rimando.

“No, sono un disastro nel raccontare le barzellette,” dico fiero di me stesso e lei inizia a ridere.

“Anche io sono un disastro nel raccontare le barzellette,” mi risponde.

“E’ un suono così delizioso,” mormoro, e poi mi allungo verso di lei e la bacio.

“E stai nascondendo qualcosa, Anastasia. Forse dovrei torturarti per fartelo dire.”

La fisso, e amo il modo in cui sta ridendo, ma desidero tantissimo anche che mi dica che resterà.

Alla fine ci addormentiamo, guardandoci, e la tengo stretta nella mia Stanza dei Giochi. Completamente inconsapevole del mondo e dei problemi che mi sta creando. Siamo solo io e Anastasia. In questo stato di pace completa, in cima al mondo nel bel mezzo del caos e delle tempeste della mia vita incasinata, mi ritrovo a sperimentare questa tranquillità momentanea; solo la mia ragazza e io, a letto insieme. I problemi stanno aspettando proprio fuori la porta; ma al momento, in questo preciso istante, non mi importa di niente, non penso a nessuno, tranne che ad Anastasia.

8 thoughts on “CAPITOLO XXIX

  1. Grazie , per il lavoro che svolgi. Complimenti seguo con ansia ogni capitolo, anche se aspettare una settimana e un vero tormentooooooooo. Però il gioco vale la candela. Alla prossima puntata. <3 😉

  2. Ottimo come sempre!!! Quanti grazie volete?? E il prossimo…oddio il prossimo!!
    Non vedo l’ora!
    Buona Pasqua!! Alisa69

  3. Certo é che vedo sempre più romanticismo in Christian Grey di quanto pensassi 😉 però non deve aspettare che sia Anastasia a fare il primo passo, ma lui…. 😛

    dovrebbe iniziare a parlare, basterebbe anche una sola parola, i “cenni” non bastano più :p 🙂

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