CAPITOLO XIX

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Durante la lettura potrebbero esserci evidenziati dei link “Soundtrack” che rimandano a delle canzoni. Vi consigliamo di aprirli per entrare appieno nell’atmosfera delle situazioni, continuando ad immergervi nelle parole della storia con un sottofondo da noi consigliato.

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Oh, che situazioni complicate creiamo…

Soundtrack

Lei mi guarda male. Mia interrompe il nostro sguardo con delle domande.

“Dove hai conosciuto Ana?” chiede.

“Mi ha intervistato per il giornale studentesco,” rispondo.

“Del quale Kate era direttrice,”aggiunge Ana. Mia sorride a Kate, seduta accanto ad Elliot e iniziano a parlare del giornale.

“Vino, Ana?” chiede mio padre.

“Si, per favour,” risponde sorridendo. Mio padre le riempie il bicchiere. Anastasia lancia un’occhiata verso di me, mentre mi accingo a guardala con la testa leggermente piegata. Sono ancora irritato dalla rivelazione di poco fa.

“Cosa?” chiedo.

“Per favore non essere arrabbiato con me,” sussurra.

“Non sono arrabbiato con te,” dico, ma non è vero. Io sono fuori di me. In ebollizione … pazzo.

Lei lo sa, e mi fissa. Mi conosce bene. Sospiro.

“Sì, sono arrabbiato con te.” Chiudo gli occhi per calmare la mia rabbia.

“Arrabbiato al punto tale che ti prude la mano?” chiede nervosamente, con voce appena udibile.

“Cosa state bisbigliando voi due?” chiede Kate la rompipalle, ficcando il naso in cose che non la riguardano. Anastasia avvampa e io la guardo con cattiveria, facendole capire di starsene fuori dalle nostre cose. Mi sto facendo gli affari miei come lei dovrebbe farsi i suoi.

“Solo del mio viaggio in Georgia,” Anastasia le risponde dolcemente cercando di limare la tensione che aumenta tra di noi. Kate sorride, e qualche cattivo pensiero le attraversa la mente. Mi chiedo cosa sappia la piccola strega.

“Come stava Jose quando sei uscita con lui venerdì?”

Ma che cazzo? Esce con il fotografo quando non esce con me? Sono il secondo? Io non esco con nessun’ altra, perché lei va con il fotografo sapendo come mi sento al riguardo? Sa quanto sono geloso quando sento parlare di quello stronzo … Come ha potuto farmi questo? Quanto posso ancora gestire la cosa stasera? Vuole farmi avere un attacco di cuore che mi mandi sottoterra prima del tempo? Adesso sì che mi prudono le mani! E pensare che devo venire a conoscenza di queste informazioni dalla rompipalle, e non da Anastasia! Cazzo! La mia rabbia è come un vaso sottovuoto. Esploderò se non reagisco!

“Stava bene,” mormora Anastasia confermando i miei sospetti. E‘ uscita con lui!! Mi chino verso di lei e le sussurro, “mi prudono le mani,” dico, cercando di contenere le mie emozioni, “specialmente adesso,” dico con tono quieto e pacato. Lei si contorce sulla sedia.

Mia madre riappare, portando due piatti, con Gretchen dietro di lei con dei vassoi. Il telefono squilla, e mio padre si scusa andando a rispondere. Mia madre chiede a Gretchen di lasciare I vassoi sulla console . Anastasia osserva la domestica con curiosità e gelosia. Poi aggrotta la fronte e abbassa lo sguardo. Nel frattempo mio padre ritorna. “Una chiamata per te cara. E’ l’ospedale,” dice a mia mamma.

“Prego, iniziate pure,” mia madre invita gli ospiti e sorridendo esce dalla stanza. Anastasia aggrotta le sopracciglia, ma lei ha fame questa sera, molto probabilmente a causa del sesso di questo pomeriggio. Mia madre ritorna qualche minuto più tardi, e mio padre chiede se va tutto bene, al ché mia madre risponde sospirando, “un altro caso di morbillo.”

“Oh no,” è la risposta di mio padre.

“Sì, un bambino. E’ il quarto caso questo mese. Se solo le persone vaccinassero i propri figli!” dice scuotendo la testa tristemente, aggiungendo, “sono così felice che i nostri figli non ci siano passati. Non hanno mai preso niente di peggio che la varicella, grazie al cielo. Povero Elliot,” dice, mentre si siede sorridendo a mio fratello. Elliot si acciglia per essere stato messo alle strette, e si contorce a disagio. “Christian e Mia sono stati fortunati. Hanno contratto una forma leggera e quasi non avevano sintomi,” Mia ridacchia, mentre io alzo gli occhi. Elliot vuole cambiare argomento.

“Allora, hai visto la partita dei Mariners papà?” chiede. Guardo Anastasia e lei sta mangiando di gusto, il che mi piace. Elliot, io e mio padre iniziamo a parlare di basket; ci piace conversare di sport e attualità.

“Come ti trovi nel nuovo appartamento, cara?” mia madre chiede ad Anastasia, che riemerge dai suoi pensieri. Dice loro del trasloco, e come lei e Kate sono state grate ad Elliot per il suo aiuto. Proprio in quel momento Gretchen entra nella sala da pranzo e sparecchia la tavola. Mi sfiora mentre mi passa vicino, e noto Anastasia socchiudere gli occhi mentre la guarda. Nel frattempo Kate e Mia parlano di Parigi.

“Sei stata a Parigi, Ana?” Mia chiede ad Anastasia distraendola ancora una volta dai suoi pensieri silenziosi.

“No, ma mi piacerebbe andarci,” risponde a Mia.

“Abbiamo passato la luna di miele a Parigi,” dice mia madre sorridente, mentre guarda mio padre con amore. Sembrano ancora così innamorati l’uno dell’altra.

“E’ una bellissima città,” dice Mia in accordo con i miei, “nonostante i parigini. Christian dovresti portarci Ana,”dice seccamente.

“Credo che Anastasia preferisca Londra,” rispondo dolcemente. Ricordo quando mi disse quanto lei avrebbe voluto vedere i luoghi dei suoi autori preferiti. In questo momento ho difficoltà a non toccare questa bellezza accanto a me, poi ho questa travolgente desiderio di toccarla, amarla. Soprattutto quando so benissimo che non ha nulla sotto quel vestito. Metto la mia mano sulla sua coscia. Tutto il suo corpo si irrigidisce in risposta. Avvampa e si sposta sulla sedia cerando di allontanarsi da me! Io non voglio che mi rifiuti. E’ a causa del fotografo? Vuole lui anziché me? È per questo che è uscita con lui? Le stringo la coscia. E’ sconcertata, beve un sorso di vino in preda alla disperazione. Io voglio quello che è mio, ovunque mi trovi. Lei è mia!

Gretchen ritorna con la portata principale: filetto alla Wellington. Siamo serviti, e nel momento in cui lei mi porge il piatto, Anastasia la guarda in modo velenoso. La guardo con aria interrogativa non capendo la sua reazione. Se le piaccio, ed è gelosa di me, perché mi nega ciò che è mio?

“Cosa c’è che non va nei Parigini?” chiede Elliot a Mia.

“Non apprezzavano i tuoi modi seducenti?” dice sorridendo.

“Ugh, no!” dice Mia. Mi chiedo perché? Sarà per la sua natura o per la sua poco discreta bocca? “Monsieur Floubert, l’orco per cui lavoravo, era un tiranno dominatore,” dice, e in quel momento ad Anastasia va di traverso il vino. Probabilmente stava pensando a me, ma non voglio che soffochi.

“Anastasia, stai bene?” chiedo premuroso, togliendo la mano dalla sua coscia per il momento. Effettivamente è divertente vedere la sua risposta al commento di Mia. Sono nella sua testa. Lei annuisce, e le passo dolcemente la mano sulla schiena finché non si è totalmente ripresa. Sapendo che Anastasia sta mangiando con gusto questa sera, mi sta facendo immensamente piacere. Non l’ho mai visto mangiare così bene. È per me una gioia che non stia morendo di fame.

Elliot mi coglie mentre guardo Anastasia mangiare, e io lo ignoro con una battuta: non mi farà perdere il mio buon umore nel vedere la mia donna mangiare. Il dessert è servito, ed è sorbetto al limone. Mia inizia a parlare dei suoi exploit a Parigi. Poi si comincia a parlare di quanto sia bella Parigi.

“Paris est fière de son histoire, Paris est merveilleuse à la tombée du jour. Grâce aux nombreux adjectifs épicènes, bien souvent, on n’a pas à se poser la question: Paris est agréable la nuit, insupportable en été, magifique à l’aube.”

Tutti si girano verso di lei e la guardano come se Mia ha avesse appena iniziato a parlare Latino. Beh, non è molto lontanto … Sta parlando francese e non se ne rende conto. Ci dice che Parigi è orgogliosa della sua storia, ed è bellissimo guardarla al tramonto, insopportabile in estate, e magnifica all’alba. Naturalmente, nessuno al tavolo oltre a me e Mia capisce quello che ha appena detto. Siamo gli unici in famiglia che parlano francese.

Qu’est-ce? chiede confusa, dopo aver visto il mio sorriso. Sorrido ampiamente nel rispondere al suo, “Cosa c’è?”

Rien dico, sottolineando il “niente” sempre sorridendo.

“Pourquoi est-ce qui vous fait rire Christian?” dice, chiedendomi per quale motivo io stia ridendo, è completamente confusa. Mi viene da ridere ancora di più, mentre tutti al tavolo ci stanno guardando.

Pourquoi tout le monde me regarde? dice chiedendo perché sono tutti la fissano. Rido e lei ancora non si rende conto che stiamo conversando in francese. Mi fissa completamente perplesso.

Ils sont à regarder vous, dico, cercando di spiegarle perché tutti la guardano e cercando di non ridere, ”eh bien…parce que vous parler français… Nous parlons Français… en ce moment. Rispondo tra una risata e l’altra. Non ridevo così da tanto tempo. “Perché,” le dico, “stai parlando francese, a dire il vero entrambi parliamo francese al momento,” lei arrossisce e inizia a ridere.

“Oh, scusate. Non mi ero davvero resa conto,” risponde.

Elliot inizia a parlare del suo ultimo progetto edilizio, riguardante una nuova comunità eco sostenibile a nord di Seattle. La sua fidanzata Kate, sembra completamente innamorata di lui, e lo guarda con un mix tra desiderio e amore. Quanto meno, non romperà le palle… almeno non molto. Lui si gira e le sorride, e uno scambio di sguardi appassionati li attraversa. Noto che Anastasia avvampa di imbarazzo. Sospira e mi guarda. Dannazione! Avvampa e stringe le gambe Sento la sua caviglia contro la mia mentre cerca di contenere la passione. Ed ecco che si morde il labbro.

Mi giro verso di lei, le prendo il viso e lo sollevo.

“Non morderti il labbro,” mormoro. “Voglio farlo io”

Mia madre e mia sorella prendono i nostri bicchieri da dessert e si dirigono verso la cucina, mentre mio padre, Katherine la rompipalle, ed Elliot discutono sull’utilità dei pannelli solari nello Stato di Washington. Cerco di partecipare alla loro conversazione mentre metto la mano sul ginocchio di Anastasia. Le mie dita iniziare a risalire verso la coscia. Il respiro di Anastasia si mozza, e stringe le gambe per fermare la mia mano. Oh, piccola, questa è la seconda volta che mi rifiuti durante la cena. Sono pieno di desiderio sessuale, e arrabbiato, e geloso del fotografo, cazzo. La mia energia sessuale, già repressa, mi sta frustrando, e lei mi ha appena rifiutato! Lei non si può negare, non può negarmi ciò che mi appartiene! Le sorrido. Questo aiuta a calmarmi, e se prima non mi prudevano le mani, adesso sto esplodendo, e null’altro che punirla e sottometterla cambierà questa sensazione. Sono combattuto tra strane emozioni.

Nessuna mai si era negata a me prima! Mai! Questa è la prima volta che qualcuno chiude le gambe al mio tocco. E’ estremamente sexy, e allo stesso tempo frustrante. Lei mi tortura mordendosi quel labbro … Io non ce la faccio. Devo toccarla! Devo esplorare i suoi luoghi sacri, che sono miei. Il suo linguaggio del corpo dice che mi desidera. E allora perché non cede? Devo portarla fuori di qui, fotterla, punirla, e calmare il mio mostro interiore!

Soundtrack

“Anastasia, posso farti fare un giro del parco?” Le chiedo apertamente, cosicché gli altri non vengano a ficcanasare. Conoscendola, mi direbbe di no, quindi gioco d’anticipo e mi alzo precedendola. Allungo la mano verso di lei, e lei la prende. Non appena ci tocchiamo la nostra solita connessione passa tra di noi, e lei sente la stessa cosa. I nostri sguardi s’incrociano e c’è un immenso desiderio.

Anastasia si gira verso mio padre, “Mi scusi,” e mi segue fuori dalla Sala da Pranzo.

La guido attraversare il corridoio fino alla cucina, dove Mia e mia madre stanno caricando la lavastoviglie.

“Mostro ad Anastasia il cortile di casa,” dico a mia madre con fare innocente. Questo è un qualcosa che un ragazzo, che sta portando la sua ragazza a casa dei suoi genitori per la prima volta, può fare. E’ un atto innocente. Mia madre ci sorride e Mia si dirige verso la sala da pranzo.

Facciamo un passo fuori sul patio lastricato grigio, illuminato dalle luci sul pavimento. Ci sono arbusti in vasi di pietra e un piccolo tavolo elegante con sedie in metallo posto in un angolo. Superiamo il tavolo, ed entriamo nel vasto prato che scende verso la baia. La città di Seattle è all’orizzonte, con le sue scintillanti luci brillanti. Due barche sono ormeggiate nella darsena e il riflesso argenteo della luna si specchia nell’acqua . Di solito presto parecchia attenzione al paesaggio, ma la mia mente è lontana da quello che mi circonda. Sono più occupato con quello che voglio fare a Miss Steele.

Sto tirando Anastasia dietro di me, e i suoi tacchi alti stanno affondando nell’erba soffice. E’ in difficoltà mentre mi segue.

“Fermati, per favore,” implora inciampando. Mi fermo. La guardo con espressione passiva. Sono tutt’altro in questo memento. Voglio fotterla come si deve, per ogni sua sfumatura ma solo dopo averla sculacciata come si deve!

“I miei tacchi. Ho bisogno di togliere le scarpe,” dice.

“Non importa,” dico, e mi chino prendendola sulla mia spalla. Lei strilla forte scioccata, e le do uno schiaffo molto forte sul dietro.

“Abbassa la voce,” io ringhio. In questo momento, io sono molto più che arrabbiato con lei, e sto per punirla.

“Dove stiamo andando?”

“Nella Rimessa delle barche,” dico.

Lei afferra le mie anche perché è a testa in giù, e mi propongo di farla rimanere cosi fino al secondo piano della rimessa delle barche e darle quello che si merita.

“Perché?” chiede.

“Ho bisogno di stare da solo con te,” rispondo.

“Per cosa?” chiede, come un bambino particolarmente fastidioso di due anni.

“Perché ho ​​intenzione di sculacciarti e poi fotterti.”

“Perché?” piagnucola.

“Lo sai perché,” sibilo. Perché lei mi ha negato ciò che è mio!

“Pensavo che fossi uno che vive il momento!” supplica quasi senza fiato a testa in giù .

“Anastasia, lo sono, credimi.”

Piccola, ho aspettato tutta sera questo momento, e adesso è arrivato il momento di punirti.

Passo attraverso la porta di legno della rimessa, accendo alcune delle luci. Sono fluorescenti, e ronzano. Sento un rumore di un motore che fluttua dolcemente nel buio delle acque. Ma non mi fermo. Prendo la scala di legno fino al secondo piano.

Mi fermo sulla soglia per accendere le luci alogene su al secondo piano, che sono più morbide per gli occhi. La camera è decorata con un tema nautico del New England. Non me ne importa un cazzo della decorazione di questa stanza o dei miei trofei. No! Ho due obiettivi in ​​mente, entrambi che coinvolgono la donna che sto portando sulla mia spalla come un uomo di Neanderthal avrebbe fatto migliaia di anni fa. Gli arredi sono pochi, ma c’è un divano che posso usare per fotterla. Al diavolo, non ho nemmeno bisogno di un divano per farlo!

Poso Anastasia sul parquet, in piedi. Non appena i suoi piedi poggiano a terra, il suo sguardo è su di me, ipotizzandomi, come lei lo è da me. E’ affascinante, mi guarda come una preda guarderebbe il suo predatore. Il mio respiro è duro per la rabbia. I miei occhi sono fiammeggianti di rabbia, il bisogno, genuino e pieno di desiderio, tutto per questa donna.

“Per favore non picchiarmi,” sussurra implorante, cogliendomi di sorpresa. Lei dovrebbe essere la mia sottomessa. Ma eccola qui, a negoziare la sua punizione con me, chiedendomi di non sculacciarla. Aggrotto la fronte, i miei occhi si allargano e sbatto le palpebre.

“Non voglio che tu mi sculacci, non qui, non ora. Per favore, non farlo,” implora ancora un po’.

Sono assolutamente sorpreso e scioccato dalla sua reazione. La voglio sculacciare, e poi fotterla, ma lei tira le corde del cuore, e mi rende incapace di fare quello che ho deciso di fare. E’ come se spegnesse il fuoco della mia rabbia con il suo estintore, è disarmante.

La sua mano si alza, e le sue dita mi sfiorano la guancia, lungo il bordo della basetta, fino alla barba sul mento. Il suo tocco è come un calmante, e io chiudo gli occhi per un momento. Il mio respiro è traballante. Sento il desiderio dentro di me. Nulla di meno di averla presa, mi avrebbe calmato. Sotto tutta questa rabbia, c’è paura. Non appena chiudo gli occhi, appoggio il mio viso sulla sua mano. Ho nostalgia del suo tocco. Niente è abbastanza con lei. Il mio respiro si mozza in gola, e qualcosa dentro mi fa male al cuore. Come se la sua mano stesse per raggiungerlo e scacciarlo. Io la voglio, nonostante il dolore! Sento l’altra mano raggiungere i miei capelli, dolcemente, delicatamente. Mi accarezza come un amante. Emetto un gemito involontario, appena udibile, e io apro gli occhi lentamente, con circospezione. Sono affascinato da questa donna che mi sta amando con la punta delle dita.

Fa un passo avanti e il suo corpo è completamente a filo con il mio. Lei tira dolcemente i capelli, portando la mia bocca sulla sua, e mi bacia! Insinua la sua lingua tra le mie labbra. Gemo. Voglio questo! L’abbraccio, forte, tirandola così vicino a me, nemmeno una molecola d’aria può passare tra noi. Le mie mani trovano la loro strada tra i suoi capelli. La bacio a mia volta, duro, e possessivo. Lei è mia. Voglio rivendicare ciò che è mio. Tra le nostre lingue è come un tango, che ci divora, e ci consuma. E’ il mio cibo per l’anima. Non posso fare a meno di lei. Ho bisogno di una vita affermando questa esperienza con lei. Ho bisogno di sapere che lei è mia.

Mi tiro indietro improvvisamente, entrambi i nostri respiri si mescono l’un l’altro, irregolari. Le sue mani scendono sulle mie braccia, e io guardo verso di lei con un misto incredulità, desiderio, bisogno, emozioni senza nome.

“Cosa mi stai facend?” sussurro. Mi hai completamente disarmato. Mi hai lasciato senza difese, mi fai sentire senza difese. Hai messo la mia vita fuori controllo, e sento come se il cuore mi si strappasse ogni volta che penso a te. Sono completamente confuso.

“Ti sto baciando,” risponde semplicemente.

Cosa? Perché? “Hai detto no,” dico.

“Cosa?” risponde confusa. Non sa a cosa ha detto “no”.

“A tavola, a cena, con le tue gambe,” chiarisco. E lei realizza tutto. Si proprio per quello!

“Ma Christian,” critica, “eravamo a tavola con i tuoi genitori,” lei guarda verso di me smarrita. “E ‘inadeguato,” afferma semplicemente. Ho solo meraviglia nei miei occhi, e la lussuria aumenta.

“Nessuno mi ha mai detto di no prima.” Una sottomessa non l’avrebbe mai fatto. In effetti, se avessi voluto scopare una sottomessa mentre i miei genitori erano a cena, avrebbe aperto le gambe per me. Questo è ciò che fa una sottomessa. Sì, lei si stava negando a me, e Dio, questa è la cosa più sexy che mi sia mai stata fatta.

“E la tua negazione, anche se esasperante, è anche così, cazzo – sexy,” dico . Sono pieno di meraviglia e desiderio per lei. La mia mano si muove verso il basso verso il sedere. La tiro con decisione contro di me, e lei può sentire la mia piena erezione.

“Sei arrabbiato ed eccitato perché ho detto di no?” respira, scioccata.

“Sono arrabbiato perché non mi hai detto della Georgia. Sono arrabbiato perché sei andata a bere con quel tipo che ha cercato di sedurti quando eri ubriaca, e ti ha lasciato, in condizioni pessime, con un perfetto sconosciuto. Che razza di amico è? E io sono arrabbiato ed eccitato, perché hai chiuso le gambe,” ringhio pericolosamente, e le mie mani lentamente sollevano il lembo del vestito.

Voglio che sappia che posso averla solo io. Nessun altro. Il suo corpo è mio, e posso farne ciò che voglio. Non di un cazzo di fotografo che cerca di tornare con lei.

“Ti voglio, e ti voglio ora. E se non hai intenzione di lasciare che ti sculacci – cosa che meriteresti – ho intenzione di scoparti sul divano in questo momento, in fretta, e per il mio solo piacere. Tu non potrai venire.”

Alzo il vestito, e metà culo è visibile. Mi muovo improvvisamente e metto la mano a coppa il suo sesso, e affondare una delle mie dita in lei, mentre l’altra mano la tiene saldamente intorno alla vita. Lei reprime un gemito piacere.

“Questa è mia,” sussurro a denti stretti. “Tutta mia! Hai capito?” Voglio marcare il mio territorio. Sono incredibilmente possessivo con lei, la paura che qualche stronzo possa entrare entro di lei e portarla via da me, mi scuote. Il mio dito entra ed esce dal suo sesso, mentre la guardo, valuto la sua reazione, e cerco di vedere la sua risposta.

“Sì, tutta tua,” respira desiderosa, e calda per me, e pronta per essere scopata da me. Il sollievo mi attraversa. Corre attraverso il mio sangue. Il mio battito cardiaco e la suo si mescolano, come in gara tra loro, cercando di fuggire dai nostri petti, fondendosi.

In questo momento, non vedo nulla, non sento nulla, non mi viene in mente niente e nessuno, tranne Anastasia. Il mio intero essere è sinonimo di attenzione solo per lei. Nulla esiste in questo momento, io e lei solamente. Mi consuma, ha conquistato la mia anima e il mio corpo, e devo averla.

Faccio la mia mossa.

8 thoughts on “CAPITOLO XIX

  1. Mi sono sempre chiesta cosa avesse pensato Christian? e questa vostra versione della trilogia è… così vera, così carica di emozione! Leggo e rileggo spesso questi capitoli… BRAVI! veramente Bravi e GRAZIE!! Anche le musiche sono azzeccate, sembra di vedere scorrere un film…

  2. ma nooooo!! ma non si può velocizzare l’uscita di questi capitoli? magari un paio a settimana?! comunque braviiiiiiii davvero!!!!!!!!!!!!!!

  3. Ma seriamente… sei BRAVISSIMA!!! perchè non ci dai 1 capitolo ogni 2/3 giorni?! Pendiamo tutte dalle tue labbra in attesa dei capitoli!! Ci farai impazzire!! 😉

    • Ciao Vero.
      Dai, c’è poco da aspettare, domani sarà pubblicato il nuovo capitolo.
      Purtroppo non possiamo pubblicare troppo spesso sia per mancanza di tempo da dedicare alle traduzioni sia perché il terzo libro è ancora in fase di scrittura e alla fine ci sarebbe da aspettare comunque. =)

  4. ciao ripeto e condivido tutti i complimenti letti in tutti i 19 capitoli, mangiati in pochissimi giorni. Brava Brava…..

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