CAPITOLO VI

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Durante la lettura potrebbero esserci evidenziati dei link “Soundtrack” che rimandano a delle canzoni. Vi consigliamo di aprirli per entrare appieno nell’atmosfera delle situazioni, continuando ad immergervi nelle parole della storia con un sottofondo da noi consigliato.

Aroma di vaniglia

Misuro a grandi passi la stanza passandomi entrambe le mani nei capelli. Mi fermo, “Perché Anastasia?” continuo a camminare su e giù. “Avresti dovuto dirmelo che eri vergine!” dico senza aspettare la sua risposta.

“Beh, scusi Mr Grey!” mi rimprovera “Solitamente non dico a chiunque incontri lo stato della mia verginità. Per di più il discorso non è nemmeno stato accennato prima d’ora. E comunque perché avrei dovuto? O cosa avrei dovuto dire? Il mio nome è Anastasia Steele, la vergine!” dice esasperata, arrabbiata e delusa. Mi chiede a voce bassa quasi con un senso di colpa, “Ad ogni modo, perché sei arrabbiato con me?”

Sospiro, “Perché adesso tu sai tante cose su di me. E non sono arrabbiato con te ma con me stesso. Sospettavo fossi inesperta, ma vergine!” Oddio sono davvero imbarazzato. Apro la bocca ma la richiudo subito. Ho perso le parole. Succede spesso con lei.

“Quello che ti ho appena mostrato…” dico puntando il dito verso il piano superiore. “O mio Dio. Che tu possa perdonarmi! Hai almeno baciato qualcun altro prima di me? O era la prima volta?”

Mi guarda sfidandomi “Ma certo che l’avevo già fatto!” mi rimprovera

“Ma, sei una donna bella e giovane! Nessun uomo ti ha mai fatto perdere la testa a tal punto da farci sesso?” chiedo esasperato

“Non ho mai conosciuto nessuno che mi piacesse abbastanza… Nessuno mi ha mai stregato a tal punto,” dice torturando le sue mani. “Perché continui ad urlare con me Christian?” chiede guardandomi con I suoi bellissimi occhi azzurri innocenti e feriti.

“Non lo sto facendo,” dico a bassa voce, “Ho presunto più di quanto avrei dovuto …” Tutto ad un tratto ho questa sensazione di schiacciamento. Potrebbe scivolare tra le dita. Non voglio approfittare di lei. Lei è più innocente di quanto pensassi. “Vuoi andartene?” sussurro.

Alza la testa di scatto “A dire la verità, no. Ma naturalmente se non mi vuoi, non voglio imporre la mia presenza.” Resto senza fiato. Non voglio che vada. Mai.

“Non,” sottolineo, “voglio che tu vada. Mi piaci qui. E ti stai mordendo il labbro,” le dico con voce rauca.

“Scusa,” mormora timidamente.

“Non c’è bisogno di scusarsi Anastasia. Volevo mordere quel labbro … forte … Dalla prima volta che ti ho vista.” dico con desiderio. Lei ansima rumorosamente mostrando la sua voglia. Sono creta nelle sue mani. Le offro la mano che lei prende distrattamente, “vieni con me,” dico. “Dobbiamo sistemare la tua situazione.” Lei sembra perplessa.

“Quale situazione?”

“La tua verginità. Voglio fare l’amore con te Anastasia,” Le dico guardandola col desiderio negli occhi.

“Sono una situazione adesso?” dice trattenendo il respiro.

“Tu hai una situazione, ma sia chiaro non voglio obbligarti. Cioè, se non vuoi, non dobbiamo farlo,” La guardo con desiderio, implorante. Si ferma sui suoi passi, la domanda e il desiderio attraversano i suoi occhi.

“Credevo avessi detto che tu non fai l’amore. Tu fotti senza pietà,” deglutisce. Le sue osservazioni semplici mi disarmano e aumentare il mio desiderio. Il mio sorriso è salace e pieno di desiderio.

“Intendo fare un’eccezione a questa regola, oppure combinare le due cose. Ma ora come ora, voglio fare l’amore con te. Voglio che questa cosa funzioni Ana! “Dico supplicandola “Non hai idea di quanto ti ho desiderato e voluto, sin dalla prima volta che sei caduta nel mio ufficio”. Ma no n voglio che lei si faccia un’idea sbagliata di me. Non son un tipo romantico. Ho bisogno di avere il controllo, di avere quello che voglio e quello che mi aspetto. “Non sono tutto cuori e fiori e questo non è romanticismo, ma l’inizio di una formazione. E’ il mezzo per arrivare ad uno scopo. E’ un accordo che spero di portare aventi. E spero che tu lo desideri quanto me!” Dico con fervore.

Lei arrossisce sino all’attaccatura dei capelli

“Ma Christian. Non ho fatto nulla della tua lista, e non so nulla, o non so come soddisfare le tue richieste o i tuoi bisogni. Non se sono ….”arrossisce ancora di più, “in grado di darti quello che vuoi. Quello di cui hai bisogno…” abbassa lo sguardo

“Oh, hai molto di più di quello che voglio. E per regole. Si fottano! Al momento non me ne frega un cazzo! Sei tu quella che voglio. E so che mi vuoi o mi volevi. Ma dato che sei ancora qui, deduco che sia la prima opzione.” E sento come un rantolo di desiderio provenire da lei che conferma la mia teoria.

“Per favore Anastasia! Permettimi di fare l’amore con te! Stai come stanotte!” Dico con ardore, E le tendo la mano, nella speranza che lei dica ‘sì’. Mi guarda stupefatta. Scioccata. Desiderosa. Ma incapace di muoversi. Per convincerla e dimostrarle quanto la voglio, la tiro tra le mie braccia, la stringo a me, in un solo gesto repentino. Rimango senza fiato per la sua vicinanza, il suo profumo è inebriante. Il desiderio si riversa su di me, le passo le dita tra i suoi capelli luminosi fino al collo lungo. Lei abbassa lo sguardo intimidita, nascondendo i suoi bellissimi occhi. Voglio vederli. Le tiro i capelli verso il basso facendole alzare lo sguardo. Voglio vedere nei suoi occhi il desiderio. Il suo viso, il suo guardo dice che mi vuole. Mi desidera. Siamo stretti, incapaci di allontanarci l’uno dall’altra.

Si morde il labbro e la mia testa si perde. Con la mano destra le libero il labbro dalla stretta dei suoi denti, e lo prendo con la bocca, succhiando voracemente. Lei geme e questa è la mia rovina. La bacio con passione, la mia lingua invade la sua bocca. Lei risponde al mio bacio e ci perdiamo l’uno nell’altro per un tempo indefinito. La mia erezione preme contro di lei, esigendola.

“Per favore Anastasia” supplico “Ti voglio. Ho bisogno di te. Voglio fare l’amore con te”.

“Si,” sussurra. Quella singola parola, detta da lei mi blocca il respiro. Chiudo gli occhi e quando li riapro, il desiderio, la lascivia, sono già accesi per lei.

Soundtrack

Con la sua approvazione, le prendo la mano senza distogliere lo sguardo, e la porto in camera da letto. E’ grande con le finestre che partono dal pavimento e arrivano al soffitto, con la vista sulla città di Seattle. La mia camera è ultra moderna: pareti bianche e un arredo blu pallido. Il letto a baldacchino è di legno grigio. Le pareti hanno dipinti dell’Oceano. Lei dà un’occhiata in giro, ma trema come una foglia. Il suo respiro è superficiale come quello di un coniglio spaventato. Voglio che si senta a proprio agio. Mi tolgo l’orologio e lo poso sul comò. Prendo la mia giacca, l’appoggio delicatamente sulla sedia. Lei non distoglie mai lo sguardo. Guarda la camicia di lino bianco e gli occhi indugiano sui miei jeans. I suoi occhi viaggiano al mio torso e raggiungendo alla fine i miei capelli. Lascio la camicia fuori dai jeans, tolgo lentamente le scarpe e i calzini. Mi sono appena ricordato una cosa importante. Non voglio metterla incinta.

“Prendi anticoncezionali, Anastasia?” chiedo dubbioso.

Lei arrossisce, “No”, risponde. Annuisco. Le chiedo se lei preferisce le persiane chiuse, lei dice che non ha importanza. E’ talmente nervosa che non credo avrebbe risposto diversamente se le avessi chiesto di fare l’amore con me sul balcone. Improvvisamente dice, “Pensavo che non permettessi a nessuno di dormire nel tuo letto.”

Oh, ho altre cose in mente, e nessuno delle quali comporta dormire. “Non credo che dormiremo,” le rispondo con un bagliore malvagio.

Lei inspira bruscamente dicendo: “Oh.”

Ora o mai più. L’attesa è esasperante, e io sono pronto ad esplodere. Vado verso di lei, i miei occhi sono in fiamme. Posso vedere il desiderio in lei. Ci guardiamo negli occhi. Lei è incredibilmente bella nella sua innocenza.

Voglio tirarla fuori dai quei vestiti. Le tolgo la giacca delicatamente. Poso il mio sguardo su di lei.

“Hai la minima idea di quanto ti desidero Anastasia?” le chiedo. Sono pieno di desiderio per questa bellissima donna. Mi ha sedotto, mi ha stregato. Guardo i suoi bellissimi occhi azzurri con fervore e mi chino iniziando lentamente a baciarla. Il mio bacio diventa pieno d’aspettativa e desideroso. Sento la voglia di lei crescere, e a quel punto io sono suo; sono completamente, assolutamente e irrimediabilmente legato a lei.

Voglio sentirla, le accarezzo la guancia, le labbra e il collo, e il desiderio ribolle dentro di me. “Ha idea di quanto io voglia fare l’amore con te?” Le chiedo sorprendendo anche me stesso. Mi chino e inizio a baciarle il visto, le labbra, il collo e lei chiude gli occhi, in estasi. Le tolgo la camicia. Lei è in piedi davanti a me, con indosso solo un reggiseno di pizzo azzurro e i jeans neri e dentro di me la vedo come se fosse la Venere di Botticelli, ma più bella, più innocente, più seducente. Mi perdo in lei. La sua pelle è così pallida e perfetta. Voglio baciarne e toccarne ogni singolo centimetro Quando capisce le mie intenzioni il suo respiro diventa affannoso e gli occhi si spalancano.

Tocco i suoi bellissimi capelli castani, “Adoro le brune” mormoro, e continuo ad accarezzarli con le dita. Le lambisco le guance con la punta delle dita la sensazione di scossa tra di noi, ancora una volta è palpabile. Non riesco a trattenermi e le afferro la testa e la bacio appassionatamente. Invado la sua bocca con la lingua incontrando la sua che timidamente ricambia il bacio. Gemo con passione. La stringo a me, portando la mano verso il basso e stringendola sempre di più al mio corpo, esplorando il suo fondoschiena fantastico. La mia erezione è al massimo e spinge per uscire dai jeans.

Mi chino per baciarla di nuovo, lei geme nella mia bocca, afferrando le mie braccia. E anche se per me il toccare è un limite assoluto, adesso non ho tempo per pensarci. Le sue mani si muovono tra i miei capelli, tirandoli, e per me è sorprendentemente seducente. L’attesa mi sta uccidendo e prendo l’iniziativa. La spingo verso il letto. Lei è in piedi, guardo il suo bel corpo, e muovo le dita su di lei dal busto, ai fianchi, cado in ginocchio afferrandole i fianchi tenendola ferma, e lei geme mentre giungo all’ombelico. Le mie labbra si muovono su e giù e di lato, sapientemente, facendola dimenare.

Le sue mani continuano a muoversi nei miei capelli, li tira, e la sua risposta è tremendamente erotica. Il mio sguardo non la lascia i nostri sguardi s’incrociano anche se lei ogni tanto chiude gli occhi e butta la testa all’indietro, un segno di piacere che alimenta il mio desiderio sempre di più. Il suo respiro aumenta e i nostri occhi sono pieni di cocente desiderio. Vado verso il basso, le prendo un piede per toglierle la scarpa. Ripeto il processo con l’altro piede. Lentamente le sfilo i calzini, mentre i suoi occhi sono ancora chiusi. Con le mani inizio a risalire i jeans, fermandomi strategicamente per massaggiarle le cosce. Allento il bottone e abbasso la zip. Lemie mani sfiorano le gambe dentro i suoi pantaloni, sapientemente e lentamente tirando verso il basso. Il suo respiro accelera, incendiando i suoi occhi azzurri. Le tolgo i jeans, e muovo le mani sulle gambe nude.

Le afferro i fianchi e inalo il suo profumo: non posso fare a meno di dirle quanto sia buono. La sua eccitazione è un profumo inebriante. Lei sussulta quasi con il mio tocco. La spingo sul letto. Afferro il suo piede costringendola a guardami e le sfioro il collo del piede conoscendo gli effetti sul suo corpo. Le sorrido salace senza distogliere lo sguardo dal suo. La mia lingua scorre lungo il collo del piede, e le succhio l’alluce. Lei emette un forte gemito buttando occhi e testa all’indietro. Potrei farla venire così. E’ così pronta per me.

Le mie mani si muovono lentamente lungo le sue bellissime gambe. Indossa solo mutandine e reggiseno. Ho davanti a me una bellissima, timida e innocente donna.

Le parole mi scappano dalla bocca. “Anastasia sei bellissima. Non vedo l’ora di essere dentro di te,” sussurro. E’ completamente sotto la mia influenza e io sotto la sua. Le chiedo di masturbarsi. Con mia grande sorpresa mi dice che non l’ha mai fatto. Oh, le possibilità! Credo che dovremmo sistemare questa cosa. Mi tolgo i jeans. Le afferro le caviglie la tiro verso di me e le tengo le gambe facendola stare ferma. “Stai ferma Ana,” e le lancio uno sguardo pieno di passione. Inizio a baciarla nell’interno coscia fino ad arrivare le sue mutandine. Lei si agita sotto di me.

“Oh, piccola devo insegnarti a stare ferma,” dico, baciandole la pancia, risalendo fino al petto. Sta bruciando di desiderio per me e stringe le lenzuola tra le mani, le prendo una coppa del reggiseno e l’abbasso. Il suo seno esce e lo prendo con il palmo della mano. Con l’altra abbasso l’altra coppa e inizio a massaggiarle anche l’altro seno. Entriamo entrambi in estasi, e i suoi capezzoli hanno iniziato ad indurirsi sotto le mie mani. Inizio a leccarle uno dei suoi seni per poi soffiarci delicatamente sopra. Il suo capezzolo risponde indurendosi e le mie dita tirano l’altro capezzolo. Il pensiero di lei che non ha mai avuto un orgasmo mi dà un’idea. Tutto ad un tratto voglio farla venire in questo modo, sotto il mio controllo, sotto il mio sguardo, e avere il suo primo orgasmo sotto le mie dita. “Voglio farti venire in questo modo,” sussurro. Lei è senza fiato e senza parole. La sua reazione è sufficiente per annullarmi. Le mie dita e la lingua indugiano sui capezzoli, succhio e massaggio, succhio e massaggio.

Lei inarca la schiena ormai sopraffatta dal piacere e m’implora “Per favore Christian…”

“Avanti, piccola, vieni per me! Lasciati andare!” mormoro serrando sempre più forte i denti al capezzolo e stimolando l’altro con le dita mentre gli spasmi dell’orgasmo travolgono il suo corpo accrescendo il mio desiderio e portandomi a baciarla con passione. Le mie mani si muovono lungo i fianchi e il tronco, e attraverso i suoi seni. E’ molto sensibile al mio tocco e mi piace, ma è necessario lavorare sul controllo, soprattutto ora che ho intenzione di divertirmi parecchio con lei.

La mia mano va verso il basso e vicino alle sue mutandine di pizzo. Le mie dita le strappano con una mossa rapida. Il mio indice e il medio entrano dentro di lei, e il palmo della mia mano copre il clitoride, dandole piacere. Lei è così bagnata e pronta e io non vedo l’ora di essere dentro di lei alla fine. Tiro via i miei jeans e i boxer liberando la mia erezione in pieno alla cui vista lei sgrana gli occhi.

Le mie dita si muovono dentro di lei, e sentirla bagnata mi fa venire voglia di entrare dentro di lei. “Sei incredibilmente bagnata Ana! Oddio! Voglio entrare dentro di te. Adesso!” I suoi occhi sono pieni di desiderio e spaventati per la mia erezione. Cerco di calmarla dicendole che anche lei si sta allargando. Ma voglio essere certo che lei lo voglia davvero. Devo essere sicuro. Voglio ancora il suo permesso. La voglio e voglio che lei voglia me. Qui è dove lei attraverserà la linea per venire dalla mia parte. La voglio così tanto chef a male!

“Sei sicura Ana? Vuoi farlo davvero?”

“Si Christian. Per favore. Non farmi supplicare….” dice, causando il mio disfacimento.

Le alzo le gambe per un facile accesso e più sensazioni. Strappo la bustina del preservativo con la bocca e lo srotolo sulla mia erezione. Il mio sguardo è in fiamme, “ho intenzione di fotterti senza pietà piccola…” dico, e entro dentro di lei. Lei urla un involontario “ah!” un dolore piacevole. La mia erezione lacera la sua verginità, e questa è la prima volta per me. Tutto ad un tratto mi sono riempito di un senso a me estraneo di proprietà totale e assoluta, e non posso, non voglio lasciarla andare. E’ tutta mia, e di nessun altro. La mia pretesa, il mio profumo, la mia virilità sono su di lei, sostenendola, amandola, facendo l’amore con lei, fottendola.

Rallento, e aspettare che si adatti alla sensazione, per lei straniera, di avermi dentro di lei. Ruoto l’anca una volta e mi tiro lentamente indietro dopo aver unito i nostri sguardi, lei annuisce, pronta a ricevermi di nuovo. Spingo dentro di lei ancora una volta, duramente. Lei geme lentamente. E’ vogliosa e pronta. Ne vuole ancora. Voglio che me lo dica. Le chiedo, “Di nuovo?”

“Per favore, si!” m’implora. Mi tiro indietro e ruoto i fianchi e spingo e spingo e spingo dentro di lei più volte, come a sostenere che lei è mia. In tutti i modi. In ogni modo. Tutta. Mia. Creiamo il nostro ritmo e lei impara a rispondere alle mie spinte. Mi perdo in lei, nel suo viso, lo afferro e invado la sua bocca baciandola con passione. La voglio in ogni modo! Inesorabilmente. I nostri corpi si adattano perfettamente, nel dare e ricevere, e si venerano, nel desiderio e nel sesso, lucidi coperti di sudore e calore. Il piacere e la tensione giungono. Io sono stretto a lei quando arriva l’irrigidimento del piacere. “Vieni per me, piccola,” ringhio, ad alta voce.

“Ti … voglio … fottutamente…! Oh Ana! “Urlo, il suo nome come una litania sulle labbra mentre crollo sul suo corpo. Il piacere scorre ancora attraverso i nostro corpi e il mio respiro è ancora affannato così come il suo. La bacio ancora una volta e esco da lei. Lei fa una smorfia. Le chiedo se le ho fatto male. Sta arrossendo. E si morde le labbra.

“Rispondimi Ana,” passo le mie dita sul labbro che adesso si sta mordendo.

“Non mi sono mai, … mai … sentita così bene, nono sono mai stata così in estasi prima…”mormora timidamente. Ghigno. “Vuoi farlo di nuovo?” Chiedo sfrenato.

“Assolutamente…” mi risponde

“Veramente?” sono compiaciuto, “sei una bambina esigente, Ana,” la prendo in giro. La faccio voltare e le tolgo il reggiseno. Faccio scorrere le dita attraverso la sua pelle perfetta. Lei nota che ho ancora indosso la camicia.

“Perché hai ancora la camicia?” chiede. Non voglio essere toccato, ma non voglio farle sapere quella parte di me. La tolgo rimanendo dietro di lei. Le sussurro all’orecchio con desiderio “Allora Miss Steele, vuoi che ti scopi di nuovo?” Le mie dita vanno dal fianco sino al seno, fino a formare una coppa suo sesso, mentre le mie labbra lasciano baci dalle orecchie al collo.

Non sono che all’inizio con lei. La blocco in quella posizione. Le sussurro che sto per fotterla da dietro. Le tengo la gamba e con facilità entro ed esco da lei con un movimento regolare, e la tengo ferma tra la mia mano e il mio corpo che inizia a muoversi, rivendicandola ancora una volta. “Tu. Sei.. Mia …”. Martello dentro di lei. Con ogni spinta rafforzo il mio diritto, la rendo mia, e la marco con il mio profumo, il mio corpo e il mio sesso.

Muovo le dita sul clitoride mentre il mio sesso sta lavorando magicamente dentro di lei “Ti piace così?” le chiedo dolcemente. Faccio entrare e uscire le mie dita da lei, e la sua riposte è un lamento di piacere. Quando ritiro il mio dito da dentro di lei, le faccio aprire la bocca, e le faccia assaggiare il suo stesso sesso. Lei succhia il mio dito. Con forza. Vorrei scoparla conla bocca. Ledico questo mentre entro dentro di lei. Lei è esausta, e vogliosa, e desiderosa, e me la prendo con calma. Mi faccio strada dentro e fuori, lentamente, deliberatamente, eccitandola, facendola diventare pazza, lasciandola ancora bisognosa di altro. Si sente così bene! E’ pronta per venire, ma non voglio che lo faccia ancora. Ho bisogno di molto di più. Non ho fatto il pieno di lei.

“Piano piccola…” sussurro, “Non ancora…”

“Per favore Christian!” supplica.

“No piccola! Ti voglio dolorante. Così dolorante che dovrai ricordarti di me ogni volta che cammini!” dico.

“Per favore. Sto per esplodere!” implora.

“Cosa vuoi?! Dimmelo Ana!” dico muovendomi dentro di lei.

“Ti voglio!” geme.

Questa è la mia rovina. Aumento la velocità, ruoto i fianchi e sbatto dentro di lei sempre più velocemente finché non veniamo entrambi rumorosamente. “Tu! Sei! Mia!” ringhio, nel momento in cui raggiungo il mio picco, con le mie parole, lei freme con piacere, e rimaniamo in contatto. Le scosse di piacere passano attraverso di noi.

“Cazzo Ana!” Dico completato sazio di piacere. La mia prima volta di sesso alla vaniglia è stata meglio di quello che pensavo o speravo. Lei è ciò che mi disarma, mi cattura, e questa ragazza innocente si sta addormentando tra le mie braccia esausta dal mio sesso, e la mia conquista del suo corpo e della sua anima. E’ esausta. Ci siamo scambiati i ruoli, e io mi sento possessivo nei suoi confronti adesso. Guardo il suo viso stanco che riposa. Alcune emozioni sconosciute s’insinuano fino a giungere in superficie. Lei è mia! In ogni modo. Non posso lasciarla andare adesso. Le sue mani mi cercano nel sonno. Gliele prendo e le stringo alle mie.

Non so per quanto tempo l’ho guardata dormire, ma alla fine la tristezza diventa un peso dentro di me. Lei è così innocente. E’ pronta per il mio mondo? Provo un turbinio di emozioni verso di lei in questo momento. Voglio davvero deturpala con la mia anima nera? Non so da dove arrivino tutte queste sensazioni. Non mi sono mai sentito così nei confronti di nessuno. Mai. Lentamente poso le sue braccia sul letto e scivolo fuori dal letto. Le rimbocco le coperte e mi metto i pantaloni del pigiama e lentamente e silenziosamente entro nella grande sala.

Mi siedo al pianoforte, e inizio a suonare distrattamente un pezzo di Chopin, che riflette perfettamente il mio stato d’animo. Suono il pezzo più volte così come il mio stato d’animo non cederà a pensieri felici. La sento vicino alla porta in piedi ancor prima di vederla. Quando mi fermo, dice “Mi dispiace Christian … Io “, fa una pausa,” Io non volevo disturbarti”.

“Dovrei essere io a scusarmi,” dico, “ti ho svegliata. Dovresti essere a letto,” le dico rimproverandola. Lei mi chiede cosa stavo suonando, e le dico che è un pezzo di Bach. Vuole sapere da quanto tempo suono. Le rispondo da quando avevo sei anni.

Mi rivolgo nuovamente a lei e le chiedo, “Come ti senti?”

“Sto bene,” risponde.

“Vieni,” le prendo la mano, e ci incamminiamo verso la camera da letto. Tiro il copripiumino, e vediamo il sangue, la prova della sua verginità perduta come una nuda dichiarazione sulle mie lenzuola bianche. Lei arrossisce e abbassa lo sguardo. Sorrido, al fatto che darò qualcosa a cui pensare alla mia governante Mrs. Jones domani. La faccio stendere a letto e mi sdraio accanto a lei. Ancora una volta mi ritrovo felice, rompendo le mie regole per lei.

Distesi i nostri corpi formano un cucchiaio, e dolcemente le sussurro all’orecchio, “Dormi, piccola, dormi,” ed entrambi chiudiamo gli occhi, cadendo un sonno profondo e tranquillo, come non mi succedeva da molto, molto tempo.

11 thoughts on “CAPITOLO VI

  1. uhmmm…inizio ad amare il mercoledi…chissa’ perchè…bellissimo conoscere un po di pensieri di Cristian….e mi unisco al commento sopra:
    TI PREGO CONTINUA X NOI ASINI CHE NON SAPPIAMO LEGGERE IN INGLESE!!! xd

    • Anch’io!!! Ho letto la serie due volte ma, leggerlo con i pensieri di Christian è favoloso!!
      Grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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