CAPITOLO IV

by Emine Fougner. – Anastasia e Christian.

Racconto basato “Cinquanta Sfumature di Grigio” di E.L. James. Traduzione a cura di Fifty Shades Italy. Vietata la riproduzione anche parziale. All rights reserverd.

Durante la lettura potrebbero esserci evidenziati dei link “Soundtrack” che rimandano a delle canzoni. Vi consigliamo di aprirli per entrare appieno nell’atmosfera delle situazioni, continuando ad immergervi nelle parole della storia con un sottofondo da noi consigliato.

 

Il Contratto

Soundtrack

Apro lo sportello del passeggero del SUV nero Audi, e faccio entrare Anastasia. Lei si infila dentro e chiudo la portiera. Vado al lato guidatore, mi metto alla guida e metto in moto. La guardo attraverso la visione periferica. Riesco a vedere una miriade di emozioni passarle sul viso. Sembra persa. Per due volta sembra che stia per dire qualcosa, ma si trattiene. E’ colpita dal nostro bacio. Questo non potrà accadere di nuovo senza averne parlato prima. Perdere il controllo non è da me.

Esco in retromarcia dallo spazio in cui era parcheggiata l’auto, e poi fuori dal parcheggio. Metto un po’ di musica.

Arriva “The Flower Duet” di Delibes. I suoi occhi si illuminano e si gira verso di me. “Christian, cosa stiamo ascoltando? E’ magnifica!”

“Si, lo è. E’ un brano d’opera, da Lakmé.” Le dico. Vuole ascoltarla di nuovo, così metto il lettore MP3 in ripetizione. Mi chiede se mi piace la musica classica, cosa che è esatta, ma i miei gusti non si limitano solo a questo.

“Ho dei gusti eclettici, Anastasia. Cambiano a seconda del mio umore. Classica, moderna, musica corale religiosa, Tudor, tutto … qualsiasi cosa vada bene con il mio umore del momento. E invece tu?”

“Per me è lo stesso!” dice entusiasta.

La seguente è “Sex on Fire” dei Kings of Leon, quando la canzone inizia lei la riconosce. Il mio telefono suona, ed esco dal mio relax del momento per rientrare in modalità affari. Premo il pulsante del Bluetooth sul volante, “Grey” dico bruscamente. E’ Welch. Dice che ha le informazioni che gli avevo richiesto. Si tratta dei dettagli del contratto che voglio far leggere ad Anastasia e che spero accetti.

“Bene. Mandamelo via e-mail. Se non hai altro da aggiungere,” dico in modo interrogativo.

“No, signore.” Risponde. Chiudo la conversazione e la musica torna a riempire l’abitacolo. Lei mi da’ la sua occhiata da “sei così prepotente” che ormai ho imparato a riconoscere. Il telefono squilla di nuovo, e questa volta è Andrea. “L’accordo di riservatezza le è stato inviato via e-mail, Mr. Grey,” mi informa.

“Va bene. E’ tutto Andrea.” Dico e riattacco. Appena chiudo la telefonata con Andrea, il telefono squilla di nuovo, e questa volta è mio fratello Elliot.

“Hey fratello! Hai scopato la scorsa notte?”

“Ciao a te Elliott. Sei in viva voce, e non sono solo in auto,” mi faccio scappare un sospiro esasperato.

“Chi c’è con te?” chiede.

Gli dico che è Anastasia. Lui si riprende all’altro capo del telefono e saluta Anastasia come se la conoscesse da tutta la vita.

“Hey, Ana!”

“Ciao, Elliot,” risponde intimidita.

“Kate mi ha parlato molto di te, Ana!” dice tutto d’un fiato e riesco a percepire il suo ghigno.

“Spero che abbia detto solo cose belle, Elliot,” dice lei.

“Elliot, sto riaccompagnando Anastasia a casa. Hai bisogno di un passaggio?”

“Certo!”

“Ci vediamo presto, allora,” dico, dato che non voglio che flirti con Anastasia. Sento un’improvvisa morsa di gelosia.

Anastasia mi chiede perché insisto a chiamarla con il suo nome per intero, come mi piace. E anche tanto. Le dico semplicemente che lo faccio perché è il suo nome. Lei dice di preferire “Ana.”

“Dovrei iniziare?” la punzecchio. Lei arrossisce come se l’avessi accarezzata. Ma la mia mente è occupata; devo farle sapere che ho delle regole. Mentre ci avviciniamo al suo appartamento mi rivolgo a lei e le dico, “Quello che è accaduto nell’ascensore non accadrà di nuovo senza che ne avremo prima parlato, Anastasia.” Certo, mi piace fare anche altro oltre a quello, ma con le mie regole. Molto, molto più di quello … Lei sembra ferita e delusa. Arriviamo al suo appartamento. Mi infilo in uno dei posti nel parcheggio e fermo l’auto. Lei è imbronciata, silenziosa. Un po’ di colore la ravviva. Sembra imbarazzata mentre i miei occhi la studiano. Cosa pagherei per sapere cosa le passa per la testa!

Le do’ un’occhiata e le sorrido malizioso, e mi avvio dal lato del passeggero per aprirle la portiera. Lei esce dall’auto e mormora, “Mi è piaciuta davvero l’esperienza dell’ascensore,” sorprendendomi e facendomi tirare il fiato in modo udibile. Lei mi lascia lì immobile e shockato per un minuto e dopo avermi dato un’occhiata timida, si avvia al suo appartamento. Mi faccio coraggio e ricollego i piedi con il cervello così da muovermi per raggiungerla.

Entriamo nel suo appartamento e troviamo la sua coinquilina e mio fratello insieme, sembra che si siano conosciuti bene, si sorridono a vicenda come degli idioti e sono un po’ sconvolti. La coinquilina mi da’ un’occhiata sospettosa da mamma chioccia. Approvo il fatto che sembri molto protettiva nei confronti di Anastasia, ma quel comportamento tende anche a contraddire la mia possessività per Ana.

“Buongiorno Ana cara!” le dice, e quando si gira per darmi il buongiorno, il suo tono si raffredda parecchio. Annuisco comprendendo “Miss Kavanagh,” le dico formalmente.

Mio fratello è sempre così informale e mi sorprende quando la chiama “Kate,” poi si gira verso Anastasia facendo lo splendido “Ciao Ana!” e la abbraccia facendomi subito ingelosire. Vedo che Anastasia prova goffamente a ricambiare l’abbraccio mentre vedo che si morde il labbro. Questo mi fa scattare qualcosa dentro, soprattutto quando si trova quasi tentata da mio fratello anche se so che non è ciò che sta provando a fare. Continua a non piacermi la sua troppa confidenza con lei. “Meglio se andiamo, Elliot,” lo sollecito. “Va bene,” dice, e si gira verso la sua ragazza, le fa fare un casqué come se fosse Humphrey Bogart in Casablanca, e le da’ un bacio lungo e pieno di passione che stranamente mi scoccia, dato che dall’altro lato ho Anastasia che desiderosa mi fissa timidamente da sotto le lunghe ciglia. Quando lui dice “A dopo piccola,” a Kate, mi meraviglio nel vederlo sogghignare dato che è la frase che uso per andare via. Mi avvicino lentamente ad Anastasia e le metto a posto una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Lei sussulta al contatto mentre io sento l’elettricità che prontamente ci attraversa di nuovo. Voglio prenderla tra le braccia, e mi sta servendo tutto l’autocontrollo per non darle un bacio che non potrà mai dimenticare e lasciarle le labbra doloranti per ricordarle dove sono stato, impossessandomi di lei. Invece, faccio solo scorrere il mio pollice sul suo labbro inferiore. La connessione limitata mi fa effetto, mi fa sentire che mi sto eccitando. Non la bacerò, perché se lo facessi, perderei il controllo.

“A dopo piccola,” mormoro copiando Elliot. Lei sorride. “Ti passo a prendere alle 8.” Lei annuisce, e mio fratello Elliot, l’idiota, manda un bacio a Kate come se fosse un adolescente innamorato. Riesco a vedere della gelosia sul viso di Anastasia prima che si giri di spalle. Se accetterai i miei termini stasera, avrai più di un bacio profondo e soddisfacente, le dico silenziosamente. Aspetta … Solo un altro po’ … Mi riporto all’ordine.

Mentre io ed Elliot camminiamo verso l’auto, lui ha un sorriso da orecchio a orecchio.

“Mi sono innamorato, fratello! Kate è magnifica!” dice. Annuisco senza preoccuparmi di rispondere. Elliot che è andato a letto con la maggior parte delle donne di Seattle, è innamorato? Difficile da credere. Senza aspettare la mia risposta, dice, “Allora?” mi guarda con sguardo interrogativo. “Hai scopato?”

“No!” dico fermamente.

“Huh,” dice, “pensavo che mi avessi convinto la scorsa notte del fatto che non sei gay!” dice senza vergogna.

“Non lo sono! Ma lei era ubriaca! Non mi approfitto delle ragazze quando non sono in grado di capire.” Lui sorride …

“Quindi c’è ancora qualche speranza per voi?”

“Forse. E’ troppo presto per dirlo.”

“Ti ho sentito dire che passerai a prenderla alle 8,” prova a sondare il terreno.

“Si,” dico seccamente.

“Ti piace? Non ti ho mai visto con una ragazza! Non riesci a toglierle gli occhi di dosso. E non pensare che non ti abbia notato mentre mi rimproveravi con lo sguardo quando l’ho abbracciata,” sorride. Io stringo i denti.

“Smettila di fare il santo, fratello! Approvo!”

“Come se tu avessi qualche scelta,” sorrido. Cambio discorso spostandomi su di lui, “allora, com’era la coinquilina?”

“Deliziosa! Meravigliosa! Bellissima! Sono innamorato!” sospira con gli occhi che gli brillano.

“Già?” gli chiedo scettico.

“Beh, finora, si. Nessuna mi ha preso a quel modo prima,” dice seriamente. Quelli sono i miei stessi sentimenti per Anastasia, ma non dico niente. Elliot aggiunge, “La rivedrò!” I miei pensieri si spostano su Anastasia. Non vedo l’ora che arrivi sera. Torniamo all’hotel in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.

Ho un sacco di lavoro da fare, ma non sono dell’umore giusto oggi. Devo muovermi, essere attivo per riuscire a superare la giornata. Mando un messaggio al mio braccio destro, Ros, con le direttive su quello che deve fare. Chiamo la mia assistente Andrea, e le dico che sarò irraggiungibile per tutta la giornata e quindi di prendere nota dei miei messaggi.

“Quali sono i tuoi piani per la giornata, fratello?” chiedo ad Elliot.

“Veramente non ho alcun piano. Cos’hai in mente?” indaga.

“Pensavo di andare a fare un’escursione al Riverside Trail.”

“Certo, ci sto!” dice. Sarà una lunga attesa, e voglio che la mia mente sia occupata da altro, che il mio corpo resti allenato, impaziente di cominciare.

***

Soundtrack

Torniamo dall’escursione verso le 6. Mi faccio una doccia per ripulirmi. Dopo che Elliot si è preparato, andiamo a prendere qualcosa da mangiare. Quando la cena è finita torniamo nella mia stanza. Devo andare a prendere Anastasia tra poco.

“Torni a Seattle?” chiedo ad Elliot. Lui sorride, “Così impaziente di liberarti di me. Ma veramente si, devo tornare per affari. Ma tornerò qui sabato.” Annuisco.

“Sei troppo teso, fratello! Assicurati di scopare stanotte! Quello ti rilasserà un po’.” Mi fa il suo sorriso più grande. Se solo sapesse, ma non sono affari suoi. Elliot prende le sue poche cose dalla mia stanza dell’hotel, e gli do’ la mano dicendo, “Grazie per avermi portato dei vestiti e per essere andato a fare l’escursione con me!”

“Quando vuoi, fratello! Ne è valsa la pena di fare questo viaggetto!” mi fa il suo sorrisetto da ragazzino dandomi un pugno sulla spalla e poi va via per Seattle.

Io e Taylor prenderemo Anastasia a lavoro e andremo all’eliporto Arriviamo presto da Clayton e aspettiamo che finisca di lavorare. Lei esce dalle doppie porte scorrevoli pochi minuti dopo le 8. Appena ne esce, io salto fuori dall’auto e cammino verso di lei sorridendole in modo caloroso. Lei è da mozzare il fiato con i suoi jeans neri a vita bassa e la camicetta chiara. Così semplice, ma così attraente.

“Buonasera Miss Steele,” dico dolcemente.

“Mr. Grey,” risponde in modo cortese annuendo. Apro la portiera posteriore dell’auto e la faccio entrare. Saluta Taylor cortesemente e Taylor risponde gentilmente. Io entro dall’altro lato del SUV, vicino a lei e le prendo la mano dandole una piccola stretta. Sento la scarica elettrica che passa tra di noi mentre so che lei sente lo stesso. Sento la sua temperatura corporea salire. Le chiedo com’è stato il suo giorno di lavoro.

“Molto lungo,” risponde con una voce bisognosa e rauca, quasi troppo bassa da sentire.

“E’ stata una lunga giornata anche per me,” dico seriamente senza riuscire a trattenermi. Lei è appena capace di sospirare una domanda su cosa ho fatto durante il giorno, provando a distrarsi dal mio sguardo intenso, ed io le dico che sono andato a fare un’escursione con Elliot mentre accarezzo le sue nocche e mi assicuro di non toccare nient’altro, facendo crescere l’aspettativa conoscendo benissimo gli effetti sensuali. Sento le sue pulsazioni aumentare, il suo respiro è profondo e pesante. Quando arriviamo all’eliporto, Taylor parcheggia l’auto, ed io esco per aprirle la portiera. Lei prende la mano che le porgo.

“Pronta?” le chiedo, lei annuisce incapace di articolare qualsiasi parola mentre sembra sia eccitata che nervosa. Taylor va via con l’auto mentre prendo la sua mano e mi avvio verso l’ascensore per andare all’elisuperficie. Mentre aspettiamo l’ascensore, i ricordi di questa mattina tornano alla mente, l’aria si carica tra di noi mentre la scarica elettrica continua ad passare da una all’altra delle nostre mani intrecciate. Le porte dell’ascensore si aprono, ed entriamo. Il suo respiro si ferma ricordando questa mattina e anche sapendo benissimo quando le è piaciuto. Mi ritrovo con un piccolo sorriso comparso sulle mie labbra mentre i nostri sguardi si incrociano. La prenderei proprio qui, subito, ma riesco a contenermi.

“Sono solo tre piani,” sospiro rauco vedendo la voglia nei suoi occhi. Presto le porte dell’ascensore si aprono di nuovo e siamo al terzo piano, sul tetto. Vado nell’ufficio per assicurarmi che tutti i controlli pre-volo siano completati. Il vecchio Joe è seduto alla scrivania, e mi informa che sono stati tutti completati. Lo ringrazio, e gli faccio un sorriso caloroso. Anastasia sembra sorpresa da questo piccolo scambio, quasi curiosa.

“Andiamo,” le dico facendoci strada verso Charlie Tango, con il nome della mia compagnia stampato in blu sulla fiancata: Grey Enterprises Holdings Inc. Apro la portiera, faccio sedere Anastasia e le ordino “Siediti e non toccare niente.” Torno al posto di comando. Mi giro verso Anastasia e la assicuro con le doppie cinture. Le stringo entrambe e sento una soddisfazione enorme e mi ritrovo incredibilmente eccitato vedendola tutta legata. Le sono così vicino mentre inalo e mi godo il suo profumo. Tutta vaniglia, aria aperta, e donna. Lei mi guarda curiosa. Io alzo lo sguardo e le sorrido con passione, accendendo il mio sguardo. Lei chiude gli occhi per scappare flebilmente al desiderio dimenticandosi di respirare.

“Ora sei al sicuro, non puoi scappare via,” le sussurro nell’orecchio. Il suo respiro si mozza di nuovo dopo aver dato un’occhiata al mio sguardo appassionato.

“Respira, Anastasia,” dico dolcemente, toccando e accarezzando la sua guancia. Vorrei indugiare, ma le do’ solo un bacio casto sulle sue labbra dolci e morbide.

“Mi piacciono queste cinture,” sussurro, e lei mi guarda confusa. Sperando che piaccia anche a lei. Lo scoprirò stasera.

Indico le cuffie e le dico di indossarle durante il volo. Faccio tutti i controlli pre-volo, mi accordo con la torre di controllo, e mi alzo in direzione di Seattle. Vedo che Anastasia è un po’ nervosa, e mi guarda con i suoi grandi occhi blu chiedendomi:

“Sai quello che stai facendo, Christian?”

Sorrido. “Sono un pilota qualificato da quattro anni. Sei al sicuro con me, Anastasia,” le dico aggiungendo, “almeno mentre stiamo volando,” e ammicco divertito. Il sorriso che lei mi fa è abbagliante, da mozzare il fiato.

Lei mi chiede quanto tempo ci vorrà per arrivare a Seattle. Le dico che impiegheremo circa un ora. Sembra sollevata. E’ preoccupata di volare in sicurezza la notte. Le dico che stiamo volando in un EC135 Eurocopter ; uno dei più sicuri nella sua categoria ed è equipaggiato per il volo notturno.

“C’è un’elisuperficie sull’edificio in cui vivo, ed è lì che stiamo andando,” dico.

“Certo che c’è,” mormora a voce bassa alquanto seccata, triste; la sua reazione mi sorprende. Perché lo trova così sconvolgente? Lei mi guarda di traverso provando a memorizzare il mio viso come se stesse per non vederlo molto a lungo e vuole ricordarselo. C’è brama nei suoi occhi; desiderio anche. Il pensiero di tutto ciò e le possibilità mi rendono felice, soddisfatto.

Mi giro verso di lei e chiedo, “Stai bene Anastasia?”

La sua risposta è breve, e veloce, “si.” Le indico le forme di Seattle che emergono nella notte.

“Impressioni sempre le donne in questo modo con il tuo elicottero?” chiede. Oh, ecco quello che la secca. Però la sua domanda mi fa riflettere. In realtà non ho mai portato alcuna donna nel mio elicottero, lei è la prima, come è stata la prima donna con la quale ho dormito, o che ho avuto nel mio letto.

“No. Non ho mai portato una ragazza su Charlie Tango prima. Il mio elicottero intendo. Stai sperimentando un’altra prima volta con me, Anastasia,” le rispondo, guardandola con un rinnovato senso di riverenza.

“Sei impressionata?” mi ritrovo a chiederle.

“Christian, sono sbalordita. Anzi, sono intimorita!” Risponde.

“Intimorita?” Voglio saperne di più. Ha tutta la mia attenzione, le sue parole sono come una litania.

“Si,” sospira, “Sei incredibilmente capace … così … così competente,” sussurra.

Sono così spiazzato dalla sua risposta, mi ritrovo a dire “beh, grazie Miss Steele. Ci meritiamo sempre il meglio,” e non posso evitare di farle il mio sorriso da adolescente stupido. Lei sembra felice. Si rende conto che mi piace volare.

“Si,” le dico, “immensamente. Perché ci vuole molta concentrazione e controllo per volare … Come potrebbe non piacermi?” Ma poi le dico che planare mi piace ancora di più.

Seattle è assolutamente meravigliosa nelle luci della notte, e vedo dal suo sguardo che lo trova romantico, ma ho un qualcosa dentro che mi ricorda che non faccio cose romantiche.

Volo attraverso gli altissimi palazzi facendomi strada verso l’Escala. Pochi minuti dopo ci libriamo e atterriamo sul tetto dell’Escala, il mio palazzo.

“Eccoci arrivati,” dico dolcemente. In questo spazio piccolo e chiuso, l’aria è intensa tra di noi. Lei sembra entusiasta, nervosa, timida e il suo respiro è veloce, facendomi venire ancora di più voglia di lei. Mi allungo e le tolgo le cuffie. Sgancio la mia cintura e slaccio anche le sue. La mia eccitazione e il desiderio di lei sono difficili da contenere. Serro la mascella e i miei occhi restano fissi nello sforzo di contenere le mie emozioni per lei. La voglio, ma voglio anche proteggerla.

“Non devi fare niente che non ti va di fare. Lo sai, giusto Anastasia?” le dico ardentemente. In un certo senso spero che dica di no e se ne vada via, perché Dio sa quello che sono capace di fare. Sono legato a lei, mi ha stregato con tutta se stessa. Se solo sapesse quanto la desidero … Non riesco a tenere fuori dalla mia voce o dai miei occhi la voglia e la brama che ho di lei. Lei parla in modo calmo e con convinzione:

“Non farei mai qualcosa che non voglio, Christian.”

Annuisco, e dentro tiro un sospiro di sollievo, dicendole, “ok,” in modo delicato e difficilmente udibile. La guardo cauto, indeciso tra il tenerla qui, e non farla andare via, e il riportarla a Portland, e lasciarla con la sua innocenza intatta ad ignorare il mio mondo oscuro. Ma invece non ho mai desiderato nessuno quanto desidero lei proprio in questo momento! Mi mozza il fiato. Mi guarda con i suoi occhi blu, determinati e pieni di speranze e questo spazza via il mio ultimo briciolo di resistenza sconvolta e mi lascio andare.

Apro il mio sportello ed esco. Vado velocemente ad aprire il suo lato, per farla scendere devo tenerla stretta tra le braccia, devo stringerla a me. C’è molto vento sul tetto, e mi tocca urlare per farmi sentire, “Vieni!” le dico. Il vento è forte, e devo trascinarla al vano ascensore, e digito il mio numero sulla tastiera. Le porte si aprono e la devo spingere dentro. Una volta nell’ascensore, digito il codice del mio attico. Lei fissa le pareti ricoperte di specchi dell’ascensore, guardando al nostro riflesso infinito con ammirazione e soggezione.

L’ascensore ci impiega molto poco per arrivare all’attico e le porte si aprono. Entriamo nel mio ingresso completamente bianco adornato con un tavolo di legno scuro e dei fiori freschi, che rendono il tutto più piacevole. La mia scelta dei bellissimi dipinti della Madonna col bambino adornano le pareti. Lei li guarda come fece con i quadri sulla parete del mio ufficio durante la sua prima visita per intervistarmi. Apro le doppie porte ed entro nel salone principale anche se è più una casa a sé che un salone ordinario. Le pareti sono altissime e completamente bianche, con le pareti esterne di vetro che permettono di accedere ad una spaziosa balconata con vista sul magnifico Skyline della città di Seattle.

C’è un divano enorme a forma di U nell’area living principale, di fronte alla cucina aperta. Anche il camino acceso contribuisce a dare all’ambiente un qualcosa di sensuale e caldo.

“Posso prendere la tua giacca, Anastasia?” le chiedo dolcemente. Lei scuote la testa; sembra ancora infreddolita. Voglio scaldarla, ma mi distraggo chiedendole se vuole qualcosa da bere. Sembra sia confusa che divertita. Alzo leggermente le sopracciglia e le dico che mi piacerebbe bere un bicchiere di vino bianco, e le chiedo se le piacerebbe unirsi a me.

“Si, grazie,” risponde timidamente. Le dico quale vino bianco ho scelto, e le chiedo se per lei quella scelta va bene.

“Christian, non so niente di vini. Qualsiasi cosa berrai va bene,” dice esitante. E’ innocente e inesperta in qualsiasi campo, mi dice la mia coscienza. Annuisco, e le porgo un bicchiere. E’ troppo tranquilla, silenziosa. Sta avendo dei ripensamenti? Una parte di me se lo augura, mentre l’altra parte la desidera più di qualsiasi altra cosa. Ma devo chiederglielo e questa deve essere una sua scelta.

“Sei troppo silenziosa Anastasia, e sei anche pallida. Stai bene? Hai fame?” chiedo esitante.

Lei scuote la testa dicendo di no.

“Hai proprio una bella casa, Christian. E’ enorme,” osserva senza pensarci.

“Enorme?” la distraggo.

“Si, davvero enorme,” risponde. Quando nota il pianoforte mi chiede se so suonare.

“Si,” le rispondo con il mio sguardo fisso su di lei come un falco. Sono tentato, e desideroso, ed innamorato di lei. Questa ragazza innocente e bellissima che è appena cosciente di quanto è seducente.

“C’è qualcosa che non sai fare?” osserva quasi triste, come se fossi inarrivabile.

“Un paio di cose …” dico. “Vuoi sederti, Anastasia?” Le chiedo invitandola sul divano. Lei si siede e con un luccichio negli occhi sorride. Sono curioso di sapere cosa le sta passando per la mente in questo preciso istante. E’ così chiusa con me. Mi è davvero difficile leggere il suo linguaggio del corpo. E’ diversa da chiunque abbia mai incontrato.

“Cosa ti diverte, Ana?” osservo tranquillamente seduto vicino a lei, abbastanza vicino da toccarla. Mi appoggio al divano tenendo i gomiti dietro di me.

“Christian, perché mi hai dato i libri di Tess dei D’Ubervilles?” chiede attentamente. E’ difficile leggerla e quindi la sua domanda mi coglie di sorpresa.

“Sapevo che ti piace Hardy e ti dovevo un avvertimento su di me. Era l’unico modo a cui sono riuscito a pensare per farlo. Non sapevo se considerarti un ideale impossibile come Angel Clare, o svilirti a tal punto da diventare Alec D’Uberville,” mormoro lentamente con il mio sguardo che che sfavilla con il mio desiderio profondo che è acceso da sensualità oscura.

“Se mi stai offrendo solo due scelte, Christian, penso che deciderò per lo svilimento,” mi sussurra mordendosi il labbro e shockandomi completamente. Le suoi parole e la vista di lei con il labbro nella morsa dei suoi denti mi mozza il fiato e ho bisogno di fare un gran respiro, addirittura udibile, per rientrare in possesso della ragione. Lei mi fa sentire in soggezione. Scuoto la testa e parlo con attenzione, “Per favore, Anastasia, smettila di morderti il labbro! Mi sta completamente distraendo. Non sai davvero quello che stai chiedendo qui,” le dico, ancora sperando che mi dica di no.

“Sono qui, non è così?” dice determinata.

“Si, sei qui,” dico incapace di resisterle di più e alzo un dito, “potresti attendermi un minuto, per favore?” le dico scusandomi. Lei ha fatto la sua scelta, e sono già come creta tra le sue mani. Vado nel mio ufficio e stampo l’accordo di riservatezza che la mia assistente Andrea mi ha mandato via e-mail prima. Torno al soggiorno con il documento, e glielo do’ dicendole, “Ana, questo è un accordo di riservatezza. Visto chi sono, il mio avvocato insiste che tu lo firmi.” La guardo determinato, e le dico “se vuoi andare per lo svilimento, devi firmare questo.”

“Cosa succederebbe se non lo volessi firmare?” replica lei.

“Andrebbe bene,” dico, notando un filo di disappunto nel tono della mia voce, ma mi riprendo ed aggiungo, “in quel caso, ci saranno gli alti ideali di Angel Clare, e la maggior parte del libro per te.”

“A cosa serve questo accordo di riservatezza? Non so cosa significa.”

“Significa semplicemente che tu non puoi parlare di me e te e quello che accade tra di noi, a nessuno, niente di niente. Mai. Per niente al mondo …” dico chiaramente. Una sfilza di emozioni le attraversa il viso: una di incredulità, una di soprese, una di paura, e alla fine una di curiosità.

“Va bene, firmo,” dice e mi porge la mano per prendere la penna da me. Le do’ la penna nel frattempo, ancora incapace di nasconderle la sorpresa che mi si legge in viso.

“Non lo leggi prima?” le chiedo shockato.

“No,” dice determinata.

“Perché no?” le chiedo. Sento il bisogno di sgridarla, non è una cosa positiva se lei firma delle carte senza leggerle, “Anastasia, devi sempre leggere quello che firmi!”

“Bene,” dice esasperata, “chiaramente Christian, questo pezzo di carta,” tenendo tra le mani l’accordo di riservatezza come se fosse della pubblicità spazzatura di cui liberarsi, “significa più per te e per il tuo avvocato – al quale a quanto pare hai parlato di me – che per me. Non avevo intenzione di parlare di ‘noi’ a nessuno e in alcun modo. Quindi che io firmi o meno questo pezzo di carta, non parlerò a nessuno di noi, ecco tutto. Non parlerò! Nemmeno con Kate, la mia migliore amica,” dice disarmandomi completamente.

“Ben fatto, un punto per te, Anastasia,” dico completamente sedotto.

Lei scrive il suo nome sulla linea tratteggiata in uno stile esagerato, mi ridà l’accordo di riservatezza, e fa un bel sorso dal bicchiere di vino, quasi scolandoselo tutto. Vedo che sta provando a farsi coraggio e alla fine mi apre la sua mente:

“Dal momento che ho firmato l’accordo di riservatezza, questo significa che farai l’amore con me stanotte, Christian?” mi chiede ed immediatamente sembra pentirsene e arrossisce. Rimango a bocca aperta, completamente shockato dalle sue parole. Lei riesce a shockarmi! Io, Christian Grey, che non vengo shockato tanto facilmente, mi ritrovo spiazzato dalle parole di una ragazza innocente! Ma riprendo il controllo di me e le rispondo:

“No, Anastasia. Lasciami mettere in chiaro una cosa. Io non faccio l’amore. Mai. Mai fatto. Io fotto … senza pietà. E per questo, dovrai firmare altre scartoffie, e poi, ancora non sai quello in cui ti stai andando ad infilare.” La guardo. “Una volta che lo saprai, ho paura che potresti ancora scappare il più lontano possibile da me. Quindi, devo arrivare al punto e mostrarti quello che intendo. Vieni. Ti porto nella stanza dei giochi.” Dico, finalmente determinato a mettere tutte le carte in tavola.

“Stanza dei giochi? Dobbiamo giocare con la Wii, o la Xbox?” mi chiede sorpresa, e non posso evitare di ridere. Quella è la cosa più lontana in assoluto da quello che sta per vedere.

“No, Ana. Niente di tutto ciò. Vieni e vedi,” le dico e gentilmente le prendo la mano e la porto al corridoio e poi di sopra dove si trova la mia stanza dei giochi. Prendo la chiave per entrare, dato che la stanza rimane sempre chiusa. Faccio un respiro profondo, e le do’ un ultimo avviso, “puoi ancora andare via Anastasia. Se lo desideri, posso mandarti dovunque tu voglia; il mio elicottero è sopra che ti aspetta, oppure puoi restare per la notte e andare a casa domattina. Qualsiasi cosa tu decida va bene.”

Lei mi da’ un’occhiata esasperata, e brontola, “Oh, sta’ zitto e apri quella dannata porta, Christian!” disarmandomi completamente e lasciandomi senza fiato. Apro la porta e la lascio entrare.

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