Bondage: cosa c’è da sapere

Nei libri, si parla di Bondage. Probabilmente molti sapranno di cosa si tratta, o quanto, si saranno documentati via Google.

Il sito style.it ha pensato di creare una “mini guida” per far conoscere anche a chi ancora non sa cosa sia questa pratica tutti i “segreti”.

Ecco quindi che vi riportiamo un po’ di notizie, tratte direttamente dal sito, che ha collaborato con Beatrice Gigliuto, assistente del maestro di bondage Davide La Grecaalla Ritual LAB (Libera Accademia di Bondage) e autrice, insieme a lui, del libro “Bondage – La via italiana all’arte del legare”

Che cos’è esattamente il bondage?«È un’arte – sì, proprio così, un’arte – di origine giapponese (chiamata shibari)» spiega Beatrice Gigliuto «e consiste nel legare, con i dovuti modi e le necessarie accortezze, il corpo di una persona.

Ma cosa c’è di “artistico” in un corpo legato? «Quando un corpo è fermato da nodi particolari – spiega Gigliuto – può essere visivamente bello e sortire un certo impatto estetico».

E quali sarebbero le caratteristiche di un nodo bello? «È una questione di gusti, così come la scelta dei colori di un dipinto. Quello che rende i rigger professionisti degli artisti è la capacità di avvolgere il corpo in un intreccio che lo valorizzi».

Oggi il bondage è un’arte, in origine invece…Piccola nota storica: prima di diventare un’arte, peraltro assai praticata dalle geisha all’interno dei loro spettacoli, il bondage ha rappresentato qualcosa di diverso e ha avuto un altro scopo: è stato il metodo utilizzato dagli antichi giapponesi per legare e bloccare i prigionieri. All’epoca, infatti, i giapponesi non disponevano di grandi quantità di metallo (con cui poter realizzare, per esempio, le manette), mentre potevano contare su una notevole abbondanza di yuta, ovvero una fibra tessile naturale. L’ulteriore curiosità: il grande senso estetico, che da sempre ha contraddistinto i giapponesi, ha portato a differenziare i tipi di nodi da fare a seconda dei prigionieri e a crearne di migliori per quelli di maggior prestigio, come per esempio i samurai.

Legare e… poi?Slegare! Il bondage vero e proprio, spiega Beatrice Gigliuto, riguarda la sola arte del legare e slegare un corpo. E il piacere dovuto, per chi si lascia legare, all’emozione del donarsi a qualcun altro e, per chi lega, quello di ricevere in dono la libertà di un’altra persona e averne cura. Attenzione, quindi, a identificare automaticamente il bondage con qualcosa di erotico: in realtà, l’aspetto sessuale non è un fattore fondante di questa pratica. Può esserci – e molto spesso c’è – ma come un fattore “in più”. E in grado di dare al tutto una sfumatura diversa. Erotica, appunto.

Perché (e come) il bondage può diventare una pratica erotica?«Quando il proprio corpo è legato in maniera opportuna (ma anche quando viene sfiorato o toccato in certi punti da una corda), si possono provare sensazioni amplificate e quindi può aumentare l’intensità del piacere» spiega Beatrice Gigliuto. «E va da sé che, se aumenta il piacere di uno dei due partner, va ad aumentare, di riflesso, anche quello dell’altro. Ad ogni modo, più che associare il bondage all’atto sessuale in sé e dire cosa fare in tal senso, io direi di usare questa pratica per creare un’atmosfera sensuale. Quindi, in sostanza, vedrei il bondage più che altro come un preliminare. Come un gioco che inizia e finisce prima di passare ad altro».

È vero che nel bondage si prova dolore?«Questo è un pregiudizio diffuso, frutto della confusione che spesso e volentieri si fa tra bondage e sadomasochismo» risponde Beatrice Gigliuto. «E allora facciamo chiarezza: nella pratica del bondage non è previsto in alcun modo il dolore. Esula dalla natura fondante di questa pratica». E allora come mai si associa facilmente il bondage a pratiche che includono il dolore? «Perché il bondage è una branca del sadomasochismo e quindi, rispetto a tale pratica, ha sia dei punti in comune, sia degli aspetti diversi. Della differenza ne abbiamo appena parlato (nel bondage non c’è dolore, nel sadomasochismo sì). Il punto in comune, invece, va cercato nel medesimo principio di potere e dominazione. Ne approfitto per precisare anche che quello che comunemente viene chiamato sadomasochismo corrisponde in realtà al cosiddetto BDSM, sigla che indica rapporti inclusivi di Bondage, Dominazione, Sottomissione, Sadomaso».

Chi lega chi?Non ci sono regole precise ed è difficile che ci siano ruoli fissi. «Il più delle volte si procede in maniera alternata (una volta lego io, una volta tu), modalità che permette di sperimentare il bondage da entrambe le prospettive. Poi ovviamente possono esserci delle predisposizioni dovute al temperamento e allora può capitare che in una coppia una persona “tenda” a legare e viceversa. Direi comunque che sono rare le coppie nelle quali i ruoli sono sempre fissi» afferma Beatrice Gigliuto.

Quali requisiti dovrebbe possedere una coppia per poter sperimentare la pratica del bondage?«La giusta predisposizione mentale. In particolare – spiega Beatrice Gigliuto – occorrono tre ingredienti:
1) la voglia, assolutamente “condivisa”, di provare questa esperienza. Mai avvicinarsi a una pratica di questo genere solo per compiacere il partner: si andrebbe incontro a qualcosa di sgradevole
2) Il desiderio di “giocare”
3) Una buona dose di ironia

Cosa c’entra l’ironia? Ecco, è proprio questo il punto. Troppo spesso il bondage viene visto in maniera più seria del dovuto. Io invece, proprio per tener fede all’ottica di un “gioco di coppia”, direi di abbracciare una prospettiva più ludica e di pensare che eventuali gaffes e momenti buffi fanno parte del gioco. Anzi, sono proprio auspicabili perché possono rendere tutto ancora più divertente!».

Il primo step per una coppia che vuole avvicinarsi al bondage«Sedersi al tavolino e parlarne per bene» risponde Beatrice Gigliuto. «Prima di sperimentare un’esperienza del genere, bisogna chiarire cosa si vuole e dove (e fin dove) si vuole arrivare. Sì, è veramente essenziale capire e far capire all’altro in che direzione si vorrebbe andare. Poi suggerisco diinformarsi e documentarsi. O, perché no, frequentare un corso di bondage per principianti».

Quali limiti non superare sull’onda del piacere o della voglia di sperimentare?Questo è un punto che è bene chiarire a monte, prima di decidere se sperimentare o no la pratica del bondage. «I limiti – spiega Beatrice Gigliuto – bisogna concordarli prima di essere legati, considerando che tutto ciò che normalmente può avere un effetto, nell’ottica di una persona bendata e legata può averne un altro, sicuramente più forte o persino, questa l’eventualità da considerare, sgradevole. Un esempio? Il classico pizzicotto sul lato B: riceverlo in situazioni scherzose può essere divertente, mentre sentirlo da bendate o legate, a seconda delle persone, potrebbe acquistare un altro sapore. Per il resto, posso suggerire di contenersi e, quindi, di non avere fame di provare tutto e subito: è molto più piacevole sperimentare un certo percorso…».

Quali regole rispettare quando si pratica il bondage?Beatrice Gigliuto ricorda le seguenti, “fondamentali”, specificando che praticare bondage è come andare in macchina e farlo senza attenersi alle regole è come guidare contro mano in autostrada (incidente sicuro!):
Non legare mai alcune parti del corpo, perché a rischio. Mi riferisco al collo (bastano pochissimi secondi senza ossigeno per creare danni permanenti o per provocare proprio la morte) e tutte le parti del corpo con le vene in vista o poco protette, come l’interno gomiti e l’interno ginocchia. Per i principianti, poi, è meglio non fare legature nemmeno al viso e al seno.
Rispettare la consensualità: non si lega mai una persona contro la sua volontà (chi lo fa, commette un atto di violenza).
Scegliere un luogo sicuro: ricordiamoci che la persona legata, in caso di pericolo, non potrebbe scappare. Né deve rischiare di essere messa in condizioni di perdere l’equilibrio e cadere
Avere sempre a portata di mano delle forbici, perché può succedere di dover tagliare le corde per via di un improvviso mancamento della persona legata o per qualsiasi altro imprevisto.
Essere in condizioni psico-fisiche ottimali (guai a praticare bondage con una percezione alterata).
Regolarsi secondo il seguente criterio: la persona legata, dopo, e cioè una volta slegata, dovrà stare fisicamente come prima del bondage e mentalmente meglio. Perché dovrà essersi divertita.
Avere buon senso. È questa, se vogliamo, la regola generale che può riassumere tutte le altre.

Quali sono gli strumenti necessari per praticare il bondage e dove trovarli?Ce ne sono vari, risponde Beatrice Gigliuto. Per esempio…
Le manette. Ma occhio a non sceglierle troppo a buon mercato, perché il rischio è che poi non si riaprano! Ricordatevi che tutti i prodotti scadenti hanno una possibilità di rischio più alta.
Le corde di cotone o di yuta, perché più morbide. Si trovano nei negozi di ferramenta o nei punti vendita specializzati e sono da preferire a quelle sintetiche, più irritanti.
E poi, tra gli strumenti più casalinghi…
Sì alla cintura dell’accappatoio
Sì ai foulard, ma non a quelli costituiti da tessuti sottili, perché presentano nodi più difficili da sciogliere
– Sì alle cravatte, ma solo per bendare gli occhi e non per legare la persona (anche i nodi delle cravatte non si sciolgono facilmente)
Vorrei comunque ricordare che, per sperimentare la sensazione dell’essere “immobilizzati” non servono per forza le corde o strumenti specifici: bondage è anche, più semplicemente, bloccare i polsi dell’altra persona».

Cosa può aggiungere di positivo il bondage all’interno di un rapporto di coppia?«Una maggiore intimità – risponde Beatrice Gigliuto – a patto, ovviamente, che sia praticato in maniera consensuale e secondo le dovute regole. Per due persone che stanno insieme legare e farsi legare significa sperimentare un’esperienza all’insegna dello scambio di potere e di fiducia. Chi si fa legare cede la propria libertà, ben sapendo, però, che alla minima richiesta di “Stop”, l’altra persona sarà prontissima a fermarsi. D’altra parte, chi ha il compito di legare procede con la massima attenzione, cura e dedizione. E sapendo di non dover mai e poi mai tradire la fiducia ricevuta».

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